Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Scuola di orazione

È necessario darsi un tempo minimo di orazione? Anche se si tratta solo di dieci o quindici minuti, questo “obiettivo” mi sembra che mi faccia concentrare sul mio orologio… Un principiante può non fissare alcun termine di tempo, provando a essere attento semplicemente alla presenza del Signore per quanto lo può, anche se questa è senza dubbio all’inizio molto modesta…?
La seconda parte di questa domanda risponde in buona parte alla prima: non si tratta di fare a qualsiasi costo un quarto d’ora di orazione, quanto fondamentalmente di essere attenti a Dio presente. Vediamo con più attenzione:

1) La preghiera è un dono di Dio, e non una produzione umana:

 

L’orazione non è un bene della natura, ma un dono della grazia; non è un’opera dell’uomo, ma un dono di Dio stesso; non è un’invenzione della mente umana, ma un’infusione dello Spirito Santo. Da ciò deriva che non dobbiamo pensare di poterla acquisire a forza di braccia, cioè con lo studio e l’elevazione del nostro intelletto e con gli sforzi della nostra volontà, neanche tramite il proprio industriarsi e tramite un’arte composta.

François Bourgoing (1585-1662), Direzione per l’orazione, Primo consiglio

 

Per questo l’orazione non è misurata dalla nostra capacità di concentrarci su quello, che in realtà, sarebbe soltanto l’idea di Dio: il bambino dorme sereno nella sua culla perché sa che la sua mamma è là, ma non ne ha alcuna idea. Ecco “l’attenzione semplice e amorosa” di cui ci parla san Giovanni della Croce per definire la contemplazione. L’orazione consiste non nel molto pensare, ma nel molto amare, ci direbbe santa Teresa d’Avila. Quindi, la giusta durata dall’orazione sarà quella che ci permetterà di ben formare in noi quest’ attenzione più amorosa che intellettuale. (Vedere Semi n. 105). Lì, senza che ci sia nulla da rimproverarsi, l’orazione è generalmente più facile agli inizi che in seguito, perché si accompagna di solito a belle idee e bei sentimenti che procurano più soddisfazione all’amor proprio. Infatti,

 

Come il cammino ordinario della grazia è attirarci a Dio con una certa dolcezza e con gusti sensibili, il santo amore nei principianti è sempre mescolato con l’amor proprio; e Dio non si offende per nulla di tale miscuglio, che è una conseguenza necessaria della nostra miseria. Dio si serve anche di quest’amor proprio per staccarci dalle cose della terra, e donarci il gusto per quelle del cielo; se ne serve per farci intraprendere agli inizi una quantità di sacrifici che altrimenti non faremmo. È proprio l’amore di Dio che ci porta a questi distacchi, a questi sacrifici, alla pratica della mortificazione e dell’orazione; ma se l’amor proprio non vi trovasse affatto qualche cibo che gli sembrasse delizioso e superiore a tutti i piaceri della terra, mai abbraccerebbe la vita interiore.

Jean-Nicolas Grou (1731-1803), Manuale delle Anime interiori, Sull’amore puro

 

 

Ma amare in quel modo, è amare da bambini. L’infanzia è meravigliosa, ma la maturità dell’amore non sta tanto nel trovare che Dio è gentile, quanto nel donarsi a lui. E per educarci a questo:

 

Dio spegne tutta questa luce, chiude la porta e taglia la sorgente di questa dolce acqua spirituale, che si gustava in lui tutte le volte e per tutto il tempo che si voleva.

S. Giovanni della Croce (1542-1591), Notte Oscura, I, 8

 

E se il bambino è stato abituato a non seguire i suoi capricci, avrà uno svezzamento più facile. Ecco perché, amico lettore che poni questa domanda, è importante che tu abbia un tempo di orazione senza regolarti sulle tue capacità di pensare o no a Dio; non siamo lì per fabbricare idee, ma perché sappiamo che qualcuno ci attende nel silenzio:

 

Bisogna avere una grande determinazione di non abbandonare mai l’orazione, malgrado qualunque difficoltà vi si possa incontrare, e andarvi senza alcuna preoccupazione né desiderio di esservi consolati e soddisfatti.

S. Francesco di Sales (1568-1622), Veri Colloqui spirituali, Sui Sacramenti

 

2) Occorre pertanto cronometrare il nostro tempo di orazione? Fino alla fine del Medio Evo, si viveva senza orologio, e non ci si preoccupava della durata della preghiera più di quanto si facesse per le altre occupazioni: la vita era fatta d’incontri e sorprese e non di appuntamenti. Come ritrovare oggi questa necessaria libertà dell’amore, fondamento stesso di tutta la vita spirituale?

 

La nostra anima, dice Teresa d’Avila, è un giardino che il Signore visita per il suo piacere: se il cronometro ci assilla, facciamo, allora, orazione durante una passeggiata, come il monaco del Medio Evo passeggiava nel chiostro. Quando si passeggia, è per piacere, e non si guarda il proprio orologio, anche se si sa che occorrerà certo rientrare a casa propria. Quindi, invece di fissare un tempo, fissiamo un percorso: andare fino alla fine di quel sentiero, o fino alla chiesa del villaggio dove faremo una pausa davanti al S.S. Sacramento, etc. E se piove o se abitiamo in città, il rosario recitato lentamente può renderci lo stesso servizio. Ciascuno deve trovare ciò che favorirà la sua attenzione a Dio: ve ne sono alcuni che fanno orazione meravigliosamente, perfino, tra la folla; come altri camminando sulla spiaggia in un giorno di tempesta. Tuttavia bisogna accettare, una buona volta per tutte, di perdere il proprio tempo nella preghiera, e pertanto di non mercanteggiarlo col Buon Dio. A questo prezzo vivremo nell’eternità:

 

Nell’orazione occupatevi con semplice libertà, di tutto ciò che vi aiuterà a entrare in orazione e che nutrirà in voi il raccoglimento. Non vi preoccupate. Sollevate la vostra immaginazione ora impaziente ora esaurita. Servitevi di tutto ciò che potrà calmarla e facilitarvi uno scambio familiare d’amore con Dio. Tutto ciò che sarà di vostro gusto e di vostra necessità, in questo scambio d’amore, sarà buono. “Là dove c’è lo spirito di Dio, c’è libertà”. Questa semplice e pura libertà consiste nel cercare ingenuamente nell’orazione il nutrimento d’amore che ci fa occupare più facilmente del Diletto.

Fénelon (1651-1715), Lettera 106