Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Ritiri spirituali mensili

06/11/2011 | Categoria: Ritiro

H. U. von Balthasar. Vita dalla morte. Meditazioni sul mistero pasquale.

Il problema di fondo emergente dalla meditazione di V.Balthasar consiste nel portare alla luce la possibilità che il cristianesimo, con la sua pretesa di salvezza universale, in epoca post moderna, caratterizzata dal frantumarsi della fiducia nella condivisibilità di valori universali, sia in grado di dare risposte di senso alla persona smarrita, disorientata e rassegnata in un generale non senso, nel quale ai valori condivisi della tradizione subentrano disvalori di soggettivismo, relativismo,  solitudine, frammentazione dell'istituzione sociale e familiare e sia anche in grado di  offrire soluzioni idonee al superamneto delle intollerabili contraddizioni esistenziali.

La struttura del testo si articola in tre capitoli corrispondenti ai momenti cruciali della vita del Salvatore.

La vita nella morte. Il teologo tedesco riconduce il bisogno dell'uomo di autodeterminarsi, attraverso scelte responsabili che conferiscano valore infinito alla finitezza della vita - anche a costo di compromettersi esistenzialmente per realizzare qualcosa che sia essenziale e costitutivo della propria esistenza - all'atteggiamento di Gesù di continuo abbandono alla volontà del Padre, fino al supremo abbandono della morte di croce, nella quale porta a compimento tutto ciò che di irrisolto e incompiuto pesa nelle aspirazioni dell'umanità. Nel suo "Si" "tutto è compiuto" nel senso che riconduce alla beatitudine dell'obbedienza la debolezza trasgressiva dei discepoli che, vivendo  innestati in lui, non passeranno alla morte eterna. La fede nella morte e risurrezione di Gesù libera il cristiano dal non senso irreversibile della propria morte, permettendo anche ad alcuni discepoli la partecipazione ai patimenti di Cristo, espressione della carità che non avrà mai fine e risplenderà perfettamente trasfigurata dalla Sua Pasqua nei cieli nuovi, quando Dio sarà tutto in tutti.

La vita dalla morte. La pasqua di Cristo illumina la dinamica della vita sacramentale; il cristiano muore e risorge per la potenza dello Spirito del Risorto; l'autodeterminazione nell'accettazione dei dolori e delle morti sofferte fiduciosamente in unione al sacrificio di Gesù è vita donata che trionfa sulla morte. Questa non va pensata come annientamento ma come vita che, privata del corpo, ritorna a Dio, il solo che può ridare vita. La vita nuova passa attraverso l'esperienza della morte, acquistando potere su di essa e tuttavia ne conserva i segni significanti il totale abbandono, il lasciarsi prendere per amore, come l'Agnello immolato. Con il suo corpo glorioso e trasfigurato Cristo, esercitando la sua signoria eterna e universale, si mostra ai discepoli nello splendore della gloria del Padre, della quale si era spogliato, assumendo la forma di servo nell'incarnazione ed esercita la sua regalità donando lo Spirito che ammette i discepoli alla partecipazione della vita trinitaria superando le mediazioni veterotestamentarie e alla libertà dal male con il potere dato agli Apostoli di rimettere i peccati. Nella prassi sacramentale, specialmente nella confessione e nell'Eucaristia, il suo corpo offerto alla morte ha potere di dare "vita dalla morte". Nella comunione Eucaristica i discepoli sono abilitati a partecipare all'atto supremo di Gesù nella libera consegna dello Spirito, segno e compimento dell'autodonazione di sé

Una cosa sola attraverso la morte.  Nel tempo dello Spirito, alla comunione dei santi partecipano sia coloro che, avendo dato volontariamente la propria vita, vivono nel corpo eucaristicamente "nascosti con Cristo in Dio", sia coloro che hanno già oltrepassato la morte. Gli uni e gli altri seguono l'Agnello dovunque vada. Tra questi e coloro che si comunicano temporalmente non sussiste alcuna distanza. Lo iato tra la vita celeste e quella terrena è superato nel mistero eucaristico che arricchisce nella misura dell'espropriazione di sé; ognuno vive e muore per tutti gli altri. la forza dell'amore brilla anche nelle tenebre, senza conoscere la misura del dover morire a se stesso ma la sua forza è tale da rimuove la pietra sepolcrale e trionfare sulla morte.