Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Testi di spiritualità - Epoca Patristica

Evagrio Pontico (345-399)

La preghiera

Ero febbricitante
per il fuoco delle passioni impure, quando tu, com’è tua abitudine, mi hai dato
ristoro contattandomi con la tua pia lettera: hai arrecato conforto al mio
intelletto sfinito tra le più turpi sollecitazioni, facendoti, così,
felicemente emulo del nostro grande precettore e maestro. E non è stata una
sorpresa! Meritare, invero, doti insigni è stata sempre la tua prerogativa,
come anche del benedetto Giacobbe. Dopo avere, infatti, prestato buoni servigi
per ottenere Rachele, ed avere ricevuto Lia, tu aspiri anche alla desiderata
Rachele, per la quale hai compiuto altresì il settennato. Quanto a me, però,
non potrei negare che, pur avendo faticato tutta la notte, non ho preso nulla.
Cionondimeno, sulla tua parola, ho calato la rete e ho pescato una gran
quantità di pesci, non grossi invero – a mio parere –, ma sono, tuttavia,
centocinquanta, e te li mando – come da te richiestomi – in forma di capitoli
di eguale numero nel cesto della carità. Io ti ammiro e ti invidio molto per
l’eccellente tuo proposito, poiché sei vivamente desideroso dei capitoli sulla
preghiera – desideroso non semplicemente di questi che sono a portata di mano e
consistono in carta vergata d’inchiostro, ma di quelli che hanno dimora
nell’intelletto mediante l’amore e l’oblio delle offese ricevute.

Ma dato che «tutte
le cose sono a coppia, l’una di fronte all’altra», come dice il sapiente Gesù,
accogli quanto ti mando secondo la lettera e secondo lo spirito, e considera
che in ogni caso la lettera presuppone l’intelletto: non essendoci questo, non ci
sarà neppure la lettera. Pertanto, anche la preghiera comporta due modi:
l’attivo e il contemplativo; così pure è per il numero: esso esprime
immediatamente la quantità, e nel suo significato profondo la qualità. Avendo
quindi diviso il trattato sulla preghiera in 153 capitoli, te lo invio come
alimento evangelico, perché tu trovi diletto nel simbolismo del numero: una
figura triangolare combinata con una esagonale, indicanti rispettivamente
l’adorabile scienza della Trinità e la linea che connota l’attuale ordinamento
del mondo. Peraltro, il numero cento è di per se stesso quadrangolare, mentre
il 53 è triangolare e circolare, poiché 28 è triangolare e 25 è circolare in
quanto 5 volte 5 fa 25.

Hai dunque nella
figura quadrangolare il quaternario delle virtù; ed hai anche, nel numero
venticinque, la vera conoscenza di questo secolo, a causa del corso ciclico dei
tempi: la settimana, infatti, succede alla settimana e il mese succede al mese,
il tempo volge da un anno all’altro col suo moto circolare, e una stagione
succede a un’altra, come vediamo per il movimento del sole e della luna, per il
subentrare dell’estate alla primavera, e così via. La figura triangolare,
dunque, può significarti la scienza della Santa Trinità. Secondo un’altra
interpretazione, se consideri il centocinquanta come triangolare in base alle
tre cifre del numero, ecco che vi cogli la pratica, la contemplazione naturale
e la teologia; o, ancora, la fede, la speranza e la carità, l’oro, l’argento e
le pietre preziose. Ma ciò non riguarda che il numero.