Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Testi di spiritualità - Epoca Moderna

Alfonso M. de Liguori (1696 – 1787)

Del gran mezzo della preghiera

INTRODUZIONE

Io ho dato alla luce diverse operette spirituali, ma stimo di non aver fatta opera più utile di
questo libretto, in cui parlo della preghiera, per essere ella un mezzo necessario e sicuro, al fine
di ottenere la salute, e tutte le grazie che per quella ci bisognano. Io non ho questa possibilità,
ma se potessi, vorrei di questo libretto stamparne molte copie, quanti sono tutti i fedeli che
vivono sulla terra, e dispensarle ad ognuno, affinché ognuno intendesse la necessità, che
abbiamo tutti di pregare per salvarci.
Dico ciò, perché vedo da una parte quest’assoluta necessità della preghiera, tanto per altro
inculcata da tutte le Sacre Scritture, e da tutti i Santi Padri; ed al contrario vedo, che i cristiani
poco attendono a praticare questo gran mezzo della loro salute. E quel che più mi affligge, vedo
che i predicatori e confessori poco attendono a parlarne ai loro uditori e penitenti; e vedo che
anche i libri spirituali, che oggidì corrono per le mani, neppure ne parlano abbastanza. Mentre
invece tutti i predicatori, confessori e tutti i libri, non dovrebbero insinuare altra cosa con
maggior premura e calore, che questa del pregare. Essi infatti inculcano tanti buoni mezzi alle
anime per conservarsi in grazia di Dio: la fuga delle occasioni, la frequenza dei Sacramenti, la
resistenza alle tentazioni, il sentir la divina parola, il meditare le Massime eterne, ed altri mezzi
(non lo nego) utilissimi: ma a che servono, io dico, le prediche e meditazioni e tutti gli altri mezzi
che danno i maestri spirituali senza la preghiera, quando il Signore si è dichiarato che non vuol
concedere le grazie se non a chi prega?
Chiedete ed otterrete (Gv 16,24).
Senza la preghiera (parlando secondo la Provvidenza ordinaria) resteranno inutili tutte le
meditazioni fatte, tutti i nostri propositi, e tutte le nostre promesse. Se non preghiamo saremo
sempre infedeli a tutti i lumi ricevuti da Dio, ed a tutte le promesse da noi fatte. La ragione sta
qui: che a fare attualmente il bene, a vincere le tentazioni, ad esercitare le virtù, insomma ad
osservare i divini precetti non bastano i lumi da noi ricevuti, e le considerazioni e i propositi da
noi fatti, ma vi è bisogno di una grazia attuale di Dio; e il Signore questo aiuto attuale (come
appresso vedremo) non lo concede, se non a chi prega. I lumi ricevuti, le considerazioni ed i
buoni propositi concepiti, servono a stimolarci a pregare nei pericoli e nelle tentazioni per
ottenere il divino soccorso, che ci preservi poi dal peccato. Ma se allora non preghiamo, saremo
perduti.
Ho voluto, lettore mio, premettere questo mio sentimento a tutto quello che appresso scriverò,
affinché ringraziate il Signore, che, per mezzo di questo mio libretto, vi dona la grazia di
riflettere maggiormente sull’importanza di questo gran mezzo della preghiera; poiché tutti quelli
che si salvano (parlando degli adulti), ordinariamente per questo unico mezzo si salvano. E
perciò dico, ringraziatene Dio; perché è una misericordia troppo grande quella che Egli fa a
coloro ai quali dà la luce e la grazia di pregare. Io spero che voi, amato mio fratello, dopo aver
letta questa breve operetta, non sarete più trascurato d’ora innanzi a ricorrere sempre a Dio
coll’orazione, quando sarete tentato ad offenderlo. Se mai per il passato vi trovaste aggravata la
coscienza di molti peccati, intendiate che questa n’è stata la cagione: la trascuratezza di
pregare e di cercare a Dio l’aiuto per resistere alle tentazioni, che vi hanno assalito. Vi prego
intanto di leggerlo e rileggerlo e con tutta l’attenzione, non già perché è frutto del mio ingegno,
ma perché egli è mezzo che il Signore vi porge per bene della vostra eterna salute: dandovi con
ciò ad intendere in modo particolare, che vi vuol salvo. E dopo averlo letto; vi prego di farlo
leggere ad altri (come potrete) amici o paesani, con cui converserete. Or cominciamo in nome
del Signore.
Scrisse l’Apostolo a Timoteo: Raccomando adunque prima di tutto, che si facciano suppliche,
orazioni, voti, ringraziamenti (1 Tm 2,1). Spiega l’Angelico san Tommaso ( 2, 2.ae, q. 83, art.17), che l’orazione è propriamente il sollevare la mente a Dio. La postulazione
poi è propriamente la preghiera; la quale, quando la domanda contiene cose determinate, come
quando diciamo: Muoviti, o Dio, in mio soccorso … si chiama supplica. La obsecrazione
è una pia adiurazione, ossia contestazione, per impetrare la grazia, come quando diciamo:
Per la tua croce e passione, liberaci, o Signore.
Finalmente l’azione di grazie è il ringraziamento per i benefici ricevuti, col quale, dice san Tommaso, che noi meritiamo di ricevere benefici maggiori: Rendendo grazie meritiamo beni maggiori.
L’orazione presa in particolare, dice il santo Dottore, significa il ricorso a Dio; ma presa in
generale, contiene tutte le altre parti di sopra nominate; e tale noi l’intenderemo nominandola da
qui in avanti col nome di orazione o di preghiera.
Per affezionarci poi a questo gran mezzo della nostra salute quale è la preghiera, bisogna
considerare, quanto sia ella a noi necessaria, e quanto valga ad ottenerci tutte le grazie che da
Dio desideriamo, se sappiamo domandarle come si deve. Quindi parleremo prima della necessità e del Valor e del la preghiera, e poi delle condizioni della medesima, affinché ella riesca efficace appresso Dio.