Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Dizionario di spiritualità

Il dizionario di spiritualità si presenta come un’antologia di testi tratti dalla Sacra Tradizione della Chiesa Cattolica. La scelta dei temi, più che di rigore scientifico, è il frutto della risonanza che questi hanno prodotto nel cuore dei membri dell’Associazione che, avendone fatto oggetto di studio e di meditazione, li propongono ai lettori per condividere in pienezza la gioia di un incontro.

La lettura spirituale, infatti, situando il lettore nell’atto della Rivelazione, insegna, convince, corregge, forma alla giustizia l’uomo di Dio, abilitandolo a riconoscere in se stesso o a disporsi ad accogliere la stessa opera che Dio ha compiuto nell’autore, come un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

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Croce

Autore Cirillo di Gerusalemme s.

Senza dubbio ogni azione di Cristo è fonte di gloria per la Chiesa cattolica; ma la croce è la gloria delle glorie. È proprio questo che diceva Paolo: Lungi da me il gloriarmi se non nella croce di Cristo (cfr. Gal 6,14).

Fu certo una cosa straordinaria che quel povero cieco nato riacquistasse la vista presso la piscina di Sìloe: ma cos'è questo in paragone dei ciechi di tutto il mondo? Cosa eccezionale e fuori dell'ordine naturale che Lazzaro, morto da ben quattro giorni, ritornasse in vita. Ma questa fortuna toccò a lui e a lui soltanto. Che cosa è mai se pensiamo a tutti quelli che, sparsi nel mondo intero, erano morti per i peccati?

Stupendo fu il prodigio che moltiplicò i cinque pani fornendo il cibo a cinquemila uomini con l'abbondanza di una sorgente. Ma che cosa è questo miracolo quando pensiamo a tutti coloro che sulla faccia della terra erano tormentati dalla fame dell'ignoranza? Così pure fu degno di ammirazione il miracolo che in un attimo liberò dalla sua infermità quella donna che Satana aveva tenuta legata da ben diciotto anni. Ma anche questo che cos'è mai in confronto della liberazione di tutti noi, carichi di tante catene di peccati?

La gloria della croce ha illuminato tutti coloro che erano ciechi per la loro ignoranza, ha sciolto tutti coloro che erano legati sotto la tirannide del peccato e ha redento il mondo intero.    

Non dobbiamo vergognarci dunque della croce del Salvatore, anzi gloriàmocene. Perché se è vero che la parola «croce» è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, per noi è fonte di salvezza.    

Se per quelli che vanno in perdizione è stoltezza, per noi che siamo stati salvati, è fortezza di Dio. Infatti non era un semplice uomo colui che diede la vita per noi, bensì il Figlio di Dio, Dio stesso, fattosi uomo.    

Se una volta quell'agnello, immolato secondo la prescrizione di Mosè, teneva lontano l'Angelo sterminatore, non dovrebbe avere maggiore efficacia per liberarci dai peccati l'Agnello che toglie il peccato del mondo? Se il sangue di un animale irragionevole garantiva la salvezza, il sangue dell'Unigenito di Dio non dovrebbe recarci la salvezza nel vero senso della parola.  

Egli non morì contro la sua volontà, né fu la violenza a sacrificarlo, ma si offri di propria volontà. Ascolta quello che dice: Io ho il potere di dare la mia vita ed il potere di riprenderla (cfr. Gv 10,18). Egli dunque andò incontro alla sua passione di propria volontà, lieto di un'opera così sublime, pieno di gioia dentro di sé per il frutto che avrebbe dato cioè la salvezza degli uomini. Non arrossiva della croce, perché procurava la redenzione al mondo. Né era un uomo da nulla colui che soffriva, bensì Dio fatto uomo, e come uomo tutto proteso a conseguire la vittoria nell'obbedienza.    

Perciò la croce non sia per te fonte di gaudio soltanto in tempo di tranquillità, ma confida che lo sarà parimenti nel tempo della persecuzione. Non ti avvenga di essere amico di Gesù solo in tempo di pace e poi nemico in tempo di guerra.    

Ora ricevi il perdono dei tuoi peccati e i grandi benefici della donazione spirituale del tuo re e così, quando si avvicinerà la guerra, combatterai da prode per il tuo re.   

È stato crocifisso per te Gesù, che nulla aveva fatto di male: e tu non ti lasceresti crocifiggere per lui che fu inchiodato sulla croce per te? Non sei tu a fare un dono, ma a riceverlo prima ancora di essere in grado di farlo, e in seguito, quando vieni a ciò abilitato, tu rendi semplicemente il contraccambio della gratitudine, sciogliendo il tuo debito a colui che per tuo amore fu crocifisso sul Golgota. (CIRILLO DI GERUSALEMME s., Catechesi 13,1.3.6.23; PG 33,771-774.779.799.802).

Autore Francesco di Sales s.

Desidero che la vostra e la mia croce siano interamente croce di Gesù Cristo quanto all'imposizione e quanto alla scelta. Il buon Dio sa bene quello che fa e perché lo fa; e lo fa senza dubbio per il nostro bene. Quanto più una croce viene da Dio, tanto maggiormente la dobbiamo amare. Vengano tutte le aridità che vogliono, vengano tutte le sterilità: purché amiamo Dio. (FRANCESCO DI SALES, Lettere di amicizia spirituale, San Paolo 2003, p. 59).

Autore Andrea di Creta s.

GLORIA ED ESALTAZIONE DI CRISTO - Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
    Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell'albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l'inferno non sarebbe stato spogliato.
    È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell'inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l'universo.
    La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell'uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13,31-32).
    E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse»(Gv 17,5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12,28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (Gv 12,32). Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo. (ANDREA DI CRETA s., Discorso 10 sull'Esaltazione della santa croce, PG 97,1018-1019.1022-1023).

Autore Leone Magno s.

CROCE UNICA SPERANZA - «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). O mirabile potenza della croce! O ineffabile gloria della Passione, che racchiude in sé il tribunale del Signore, il giudizio del mondo e la potenza del crocifisso. Hai attirato davvero ogni cosa a te, Signore, e mentre stendevi tutto il giorno le mani verso il popolo che non credeva e ti scherniva (Is 65,2), donavi a tutto il mondo di intendere e proclamare la tua maestà. Hai attirato ogni cosa a te, Signore, quando [...] tutti gli elementi del creato pronunciarono un'unica sentenza  [...] e ogni creatura negò agli empi il suo servizio (Mt 27,5s) [...]. Hai attirato ogni cosa a te, Signore, affinché, quello che si compiva nell'unico tempio di Gerusalemme sotto il velo dei segni, fosse celebrato dovunque nella pienezza e l'evidenza del sacramento, dalla devozione di tutte le genti. [...].

Poiché la tua croce è la fonte di ogni benedizione, la causa di ogni grazia: per suo mezzo, vien data ai fedeli la forza nella sofferenza, la gloria nell'umiliazione, la vita nella morte. Ora poi, essendo venuta meno la verità dei sacrifici materiali, l'unica oblazione del tuo corpo e del tuo sangue sostituisce con pienezza l'offerta molteplice delle vittime: poiché sei tu il vero «Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo» (Gv 1,29). E così, in te porti a compimento tutti i misteri e le celebrazioni rituali, affinché, come uno solo è il sacrificio per ogni vittima, così pure uno sia il regno formato da tutti i popoli.  (LEONE MAGNO S., Discorso 8 sulla Passione del Signore, 7 ; SC 74 bis, 115).

Autore Stein E. (S. Teresa Benedetta della Croce)

SCIENZA DELLA CROCE - Quando parliamo di Scienza della Croce, non si deve intenderla nel significato corrente di scienza: non è una mera teoria, cioè un puro insieme di vere - reali o supposte - proposizioni, non una costruzione ideale, costruita con regolari processi di pensiero.

Una Teologia della Croce è una verità ben conosciuta, ma una Verità vivente, reale ed operante: viene seminata nell'anima come un granello di frumento, getta le radici e cresce; conferisce all'anima un'impronta peculiare e la caratterizza nel suo agire, tanto che l'irraggia ed è riconoscibile.

In questo senso si parla di una Scienza dei santi e noi parliamo di Scienza della Croce. Da questa forma e forza vivente, scaturisce nell'interiore profondissimo anche la concezione della vita, l'immagine di Dio e del mondo, che così possono trovare espressione in un'immagine di pensiero, in una teoria. (STEIN E., Scientia Crucis, DOBNER C. (Ed ), Editrice O.C.D. 2008, p. 5).

Autore Stein E. (S. Teresa Benedetta della Croce)

SCIENZA DELLA CROCE - Dove c'è una fede reale e viva, ci sono gli insegnamenti della fede, e le «grandi opere»di Dio strutturano il contenuto della vita, tutto il resto passa in seconda linea e ne viene configurato.

Questo è il realismo dei santi : una ricettività originaria ed interiore dell'anima rigenerata dallo Spirito Santo; quanto le si avvicina, ella lo accoglie nel modo appropriato e nella corrispondente profondità; e vi si trova una forza vivente, dinamica e pronta alla plasmazione, che si lascia soavemente e gioiosamente imprimere e condurre da quanto accolto, senza nessun freno assurdo e senza un irrigidimento impedente. Quando la forza di un'anima santa accoglie le verità della fede in questo modo, allora giunge alla Scienza dei santi. Il mistero della Croce diviene la sua forma interiore, giunge quindi alla Scienza della Croce. (STEIN E., Scientia Crucis, DOBNER C. (Ed ), Editrice O.C.D. 2008, p. 7).

Autore Ratzinger J.

ALBERO DELLA VITA - Gesù Cristo torna sui passi di Adamo. Ma, al contrario di Adamo, egli è veramente «come Dio» (cfr.: Gen 3,5). Ma essere come Dio, essere uguale a Dio, è «essere Figlio» e dunque totalmente relazione: «Il Figlio da sé non può fare nulla» (Gv 5,19). Perciò colui che è veramente uguale a Dio non tiene alla sua autonomia, al carattere illimitato del suo potere e del suo volere. Perché percorre la via opposta, diviene totalmente dipendente, diviene il servo. Perché non prende la via della potenza, ma quella dell'amore, può scendere fino alla menzogna di Adamo, fino alla morte, e là, affermare la verità, dare la vita.

Così Cristo diviene il nuovo Adamo da cui la vita umana prende un nuovo avvio [...]. La croce, luogo della sua obbedienza, diviene così il vero albero della vita. Cristo diviene l'immagine opposta al serpente, come dice Giovanni nel suo vangelo. Da quest'albero non viene la parola della tentazione, ma la parola dell'amore che salva, la parola dell'obbedienza, attraverso la quale Dio stesso si è fatto obbediente, e ci offre così la sua obbedienza come campo della libertà. La croce è l'albero della vita nuovamente accessibile. Nella Passione, Cristo, per così dire, ha superato la spada folgorante (Gen 3,24), ha attraversato il fuoco ed ha innalzato la croce come vero asse del mondo, sul quale il mondo si rialza. Perciò l'eucaristia, come presenza della croce, è l'albero della vita che resta sempre in mezzo a noi e ci invita a ricevere i frutti della vera vita.  (RATZINGER J. Omelie di Quaresima 1981).

Autore Stein E. (S. Teresa Benedetta della Croce)

La Croce è l'immagine simbolica di tutto quanto è aspro, opprimente e contrario alla natura, quasi una marcia verso la morte, quando lo si assuma su di sé. Questo fardello il discepolo di Gesù deve quotidianamente prenderlo su di sé. L'annuncio della morte mise l' immagine del Crocifisso davanti ai discepoli e la mette, anche oggi, davanti a chiunque legga o ascolti il Vangelo. Perciò, contiene un richiamo silente ad una risposta. [...]. Cristo dona la sua vita per aprire agli uomini l'accesso alla vita eterna. Allora essi, per guadagnare la vita eterna, devono sprezzare quella terrena. Devono morire con Cristo, per risorgere con Lui: la morte, perdurante tutta la vita, della sofferenza e del quotidiano rinnegamento di sé, se il caso, anche la morte di sangue del testimone della fede per il messaggio di Cristo. [...]. La forza redentrice è la potenza che risveglia la vita in coloro in cui la vita divina era morta per il peccato. La forza redentrice della Croce è entrata nella Parola della Croce e, attraverso questa Parola raggiunge tutti coloro che l' accolgono, coloro che si aprono, senza attendersi miracoli o ragioni di umana sapienza; in costoro, quanto chiamiamo Scienza della Croce, diviene forza formante ed irraggiante vita.[...]. La Croce non è fine a se stessa. Essa, ergendosi, indica la direzione verso l' alto. Quindi non è solo segno, è la forte arma di Cristo; la verga del pastore con cui il divino Davide esce incontro all'infernale Golia; con cui Egli bussa alla porta del Cielo e la spalanca. Allora sgorgano i flutti della luce divina e si estendono a tutti coloro che sono al seguito del Crocifisso. (STEIN E., Scientia Crucis, DOBNER C. (Ed), Editrice O.C.D. 2008, pp. 14-15; 18-20).

Autore Giovanni Crisostomo s.

Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini" (1Cor 1,25). Sì, la croce è stoltezza, debolezza, solo apparentemente [...]. La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta la terra servendosi dell'apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione, dell'ideale evangelico nella sua genuinità, della risurrezione e del giudizio futuro. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti. Ecco come la stoltezza di Dio è più saggia della sapienza degli uomini [...].

In che senso è più forte? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l'universo e ha attirato a sé tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l'effetto contrario. Questo nome rifiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente [...]. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l'hanno potuto vincere [...]. I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio [...]. Pensando a questo fatto, Paolo esclamava: «Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini». (GIOVANNI CRISOSTOMO S, Omelie sulla prima lettera ai Corinzi, n. 4, PG 61, 34-36).

Autore Stein E. (S. Teresa Benedetta della Croce)

Il peso della croce di cui Cristo si è caricato non è altro che la decadenza umana col seguito dei peccati e dei dolori di cui l’umanità soffre. Il senso della via della croce è liberare il mondo da questo fardello. E’ Poiché l’unione con Cristo è la nostra felicità ed il progresso verso questa unione è la benedizione per noi sulla terra, l’amore alla croce non è in contraddizione con la gioia di essere figli di Dio. Aiutare Cristo a portare la croce dà una gioia pura e profonda. Coloro che hanno questa possibilità e questa forza " i costruttori del Regno di Dio" sono i più autentici figli di Dio. La predilezione per la via della croce non significa affatto dispiacersi nel vedere l’opera della redenzione che è avvenuta e compiuta il venerdì santo: solo esseri salvati, figli della grazia possono portare la croce di Cristo. Solo l’unione al Capo divino dà alla sofferenza umana la forza penitenziale []. Stare in piedi e andare avanti nei sentieri difficili e fangosi di questa terra, restando seduti con Cristo alla destra del Padre; ridere e piangere con gli uomini del mondo e cantare senza sosta le lodi del Signore col coro degli angeli, questa è la vita del cristiano fino al momento in cui sorgerà il mattino dell’eternità. (STEIN E., L’amore della croce, Meditazione del 24/11/1934).

Autore Stein E. (S. Teresa Benedetta della Croce)

TEOLOGIA DELLA CROCE - Una Teologia della Croce è una verità ben conosciuta, ma una Verità vivente, reale ed operante: viene seminata nell'anima come un granello di frumento, getta le sue radici e cresce; conferisce all'anima un'impronta peculiare e la caratterizza nel suo agire, tanto che l'irraggia ed è riconoscibile. In questo senso si parla di una scienza dei santi e noi parliamo di Scienza della Croce. Da questa forma e forza vivente, scaturisce nell'interiore profondissimo anche la concezione della vita, l'immagine di Dio e del mondo che così possono trovare espressione in un'immagine di pensiero, in una teoria. (STEIN E. S., Scientia Crucis, Dobner C. (Ed), Editrice OCD 2008, p.6).

Autore Anonimo del XV sec.

Se porti la croce di buon animo, sarà essa a portarti e a condurti alla meta desiderata, cioè dove non soffrirai più; ma non sarà quaggiù. Se invece la croce tu la porti contro voglia, essa ti peserà, la renderai più pesante, e tuttavia la dovrai portare. Se scansi una croce, ne troverai senza dubbio un'altra, e forse più grave.

Credi forse di poter sfuggire a ciò che nessun mortale poté mai evitare? Quale santo è stato mai in questo mondo senza croce e senza tribolazione? Neppure Gesù Cristo, nostro Signore, durante la sua vita, passò una sola ora senza il dolere della passione. "Era necessario - diceva - che il Cristo patisse, e risorgesse da morte per entrare nella sua gloria" (Lc 24, 46 ss). E perché mai tu vai cercando una via diversa da questa via maestra, che è quella della santa croce? [...].

Tuttavia, costui, in mezzo a tante afflizioni, non manca di consolante sollievo, giacché sente crescere in sé i frutti della pazienza di sopportare la sua croce.  Mentre si sottopone alla croce volontariamente, tutto il peso della tribolazione si trasforma in sicura fiducia di conforto divino. [...].

Non che ciò avvenga per forza umana, ma per la grazia di Cristo; la quale tanto può e tanto fa, nella nostra fragile carne, da farle affrontare ed amare con fervore di spirito ciò che, per natura, essa fugge e rifiuta. 

Non è secondo la natura umana portare e amare la croce. [...]. Se guardi alle tue forze, non potresti far nulla di tutto questo. Ma se poni la tua fiducia in Dio, ti verrà forza dal cielo, e saranno sottomessi al tuo comando il mondo e la carne. E neppure temerai il diavolo nemico, se sarai armato di fede e porterai per insegna la croce di Cristo. (ANONIMO DEL XV SEC., L'imitazione di Cristo, cap. 12).

Autore Giovanni Crisostomo s.

ESALTAZIONE DELLA CROCE - Oggi nostro Signore Gesù Cristo è in croce e noi siamo in festa, affinché sappiate che la croce è una festa e una celebrazione spirituale. Un tempo la croce designava un castigo, ora è diventata oggetto di onore. Una volta simbolo di condanna, eccola ora principio di salvezza. Infatti è per noi causa di beni innumerevoli: ci ha liberati dall'errore, illuminati nelle tenebre e riconciliati con Dio; eravamo divenuti per lui dei nemici e degli stranieri lontani, lei ci ha ridato la sua amicizia e riavvicinati a lui. È per noi la distruzione dell'inimicizia, il pegno della pace, il tesoro dai mille beni.

            

Grazie a lei, non erriamo più nei deserti, perché conosciamo la vera strada. Non restiamo più fuori dal palazzo reale, perché abbiamo trovato la porta. Non temiamo più le armi infuocate del diavolo, perché abbiamo scoperto la fontana. Grazie a lei, non siamo più nella vedovanza, perché abbiamo ritrovato lo Sposo. Non abbiamo paura del lupo, perché abbiamo il buon pastore. Grazie alla croce, non temiamo l'usurpatore, poiché sediamo accanto al Re.

 

Per questo motivo siamo in festa nel celebrare la memoria della croce. San Paolo stesso ci invita alla festa in onore della croce: « Celebriamo dunque la festa, dice, non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità » (1Cor 5, 8). Ne ha dato il motivo dicendo: « Infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato per noi » (1Cor 5, 7). (GIOVANNI CRISOSTOMO S., Omelia 1 sulla Croce e il Ladrone, PG 49, 399-401).

Autore Favre Pietro beato

Il movimento e l’inclinazione del cuore devono sempre condurci accanto alla croce, perché Cristo crocifisso è la strada verso la glorificazione del corpo e dell’anima come è anche la verità e la vita. 

Se dunque tu hai cura di te stesso, se cerchi di fortificarti, di ricevere la vera consolazione e di progredire, bada a tendere verso il basso, cioè verso ciò che appartiene alla croce. [...]. Cerchiamo, prima di tutto, la potenza di Cristo crocifisso e dopo, la potenza di Cristo glorioso e non il contrario. Questa potenza consistette nel fatto che si è offerto lui stesso alla morte e alle sofferenze, secondo il piacimento dei suoi nemici. Per mezzo di essa, egli distrusse la morte che s’insediava in noi, che ancora s’insedia e si fortifica grazie alla paura delle sofferenze e della morte. Lui solo ha veramente distrutto la morte e l’ha ridotta a niente, perché lui solo ha voluto prendere per noi un corpo e consegnarlo a tutte le sofferenze della morte. 
Noi dobbiamo armarci degli stessi pensieri e della stessa volontà e offrirci per lui alle sofferenze e alla morte affinché sia distrutto il corpo del peccato e otteniamo un giorno il corpo nato dalla grazia e dalla gloria di Dio, in Cristo Gesù Nostro Signore nel quale il nostro spirito deve trovare l’essere, la vita e il movimento. [...]. 
Tu, tu hai desiderato la deposizione di croce prima della morte; ma Cristo è morto sulla sua croce. Perché dunque esitare a morire sulla tua propria croce? Tu vorresti solamente essere castigato e corretto, al fine di poter essere rinnovato in questa stessa vita. La vivificazione del tuo spirito però, considerando le consolazioni accidentali che furono le sole di cui tu hai avuto fin qui esperienza e percezione, si limitava alla gioia di sentirti legato a Dio, e meno trascinato dalle inclinazioni naturali del vecchio Adamo; e di constatare qualche frutto delle tue mani che potesse nutrire te stesso e i testimoni delle tue buon opere. Adesso desidera morire alla tua vita presente perché è troppo effimera e allo stesso tempo incostante e mutevole. Quando tu sarai morto di una morte patita sulla croce, e pubblica, quando tu sarai così seppellito, fuori della memoria, della vista, dell’ammirazione, dei sospetti, del disprezzo o dell’attesa di tutti gli uomini, allora ti sarà dato di avere almeno il desiderio di gettare le basi di una nuova forma di consolazione per il tuo spirito. E tu farai così l’esperienza di un’altra vita, attraverso la resurrezione del corpo, dell’anima e dello spirito. E di questa altra vita, la radice, il tronco, i rami, le foglie e i frutti non saranno come quelli presenti; essi acquisteranno ciascuno la loro essenziale stabilità. (PIETRO FAVRE B., Memoriale, 2-3 gennaio, 26 marzo 1543, in Semi di contemplazione n. 66 (7) 2005, p, 1).