Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Dizionario di spiritualità

Il dizionario di spiritualità si presenta come un’antologia di testi tratti dalla Sacra Tradizione della Chiesa Cattolica. La scelta dei temi, più che di rigore scientifico, è il frutto della risonanza che questi hanno prodotto nel cuore dei membri dell’Associazione che, avendone fatto oggetto di studio e di meditazione, li propongono ai lettori per condividere in pienezza la gioia di un incontro.

La lettura spirituale, infatti, situando il lettore nell’atto della Rivelazione, insegna, convince, corregge, forma alla giustizia l’uomo di Dio, abilitandolo a riconoscere in se stesso o a disporsi ad accogliere la stessa opera che Dio ha compiuto nell’autore, come un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

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Parola di Dio

Autore Raspanti A.

PAROLA E SILENZIO - Come può una religione della parola, come è il Cristianesimo, essere attuale in un tempo di declino della parola? Come possiamo annunciare come parola di Salvezza una religione tutta centrata sulla Parola? [...] Dopo avere vinto lo scontro con i profeti di Ba'al sul monte Carmelo, Elia giunge all'Oreb, il monte santo, e sul monte farà l'esperienza di Dio. «Ecco il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto di fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco». Dunque il Signore non è in nessuno dei segni di potenza, né il fuoco, né il vento, né il terremoto. Dove abita Dio? «Dopo il fuoco ci fu un mormorio di vento leggero». La tradizione letterale è "la voce del silenzio". Elia conosce Dio nella voce del silenzio, anzi nel tenue silenzio. Che cosa significa questo? Che Dio non parla nei segni della potenza e della grandezza del mondo. Dio parla laddove la tua intelligenza e il tuo cuore non gli danno appuntamento, Dio parla sorprendentemente laddove è il "silenzio" a parlarti di Lui, voce del silenzio. Dunque se tu vuoi fare l'esperienza di Dio, del Dio dei padri, devi conoscere il silenzio di Dio. Ecco quello che ci dice la fenomenologia del Dio biblico. La domanda allora diventa questa: Perché Dio tace? Dio non è la risposta alle nostre domande; Dio è innanzitutto la sovversione delle nostre domande. Il Dio biblico divora le domande dell'uomo come un fuoco. [...] Il Logos crocifisso è il grido della Parola che muore, il paradosso dell'ora nona. La Parola non è tutto, se la Parola ci dona la vita morendo, se è nell'abbandono della Parola che si dà la vita, significa che la Parola nel suo morire, cioè nel silenzio, è la porta, schiude la vita, che è la casa della parola stessa a cui essa si rivolge per la sua salvezza. Questi è l'Altro, chiamato Padre nella fede, e potrebbe essere detto l'Origine della Parola e del Silenzio, Figlio/Spirito. La parola procede da una pienezza nel e per il silenzio. Gesù è la parola fatta carne, nel e per l'Amore, nel legame all'Origine, legame che è lo Spirito, ed insieme abitano la casa-origine. Comprendiamo che in principio non vi può essere solo il silenzio, perché di per sé esso non avrebbe avuto e non avrebbe l'energia di farsi parola e quindi rendersi visibile anche come silenzio. Ma non vi può essere nemmeno la parola tutta dispiegata, la parola già tutta detta sin dall'inizio, perché anche in questo caso non avrebbe senso il dire, vanificato in una parola ripetitiva e già morta sin dall'inizio, incapace di essere creativa come di fatto è la Parola, che ancora risuona nelle cose e nella storia in maniera inesauribile. Questa Parola che si dice nella carne può essere accolta in una nuova casa, l'uomo, solo in un modo: in un altro silenzio, il silenzio dello spirito, cioè l'accoglienza amorosa di essa che in noi la lascia abitare. Si pensi a Maria. Il Cristianesimo dunque è la fede in una Parola che esiste legata alla sua Origine nel Silenzio e a noi altrettanto nel silenzio, il silenzio dello Spirito che in noi lascia che la parola taccia e si dica nella vita. Legato indissolubilmente al silenzio-amore, il linguaggio è destinato a comunicare, a parlare, perché ad esso la parola affida il compito di esprimere le varie culture, i loro conflitti, le albe e i tramonti, finché tutto non sarà silenzio, nel qual caso non ci occorrerà più la parola; saremo noi stessi parola nella Parola. [...] Tu ascolti la parola non quando la ripeti chiassosamente, ma quando ti fai silenzio, perché la parola abiti in te, e questo silenzio accogliente è quello che il nuovo testamento chiama Spirito, chiama fede. La fede è l'unico modo per penetrare l'intreccio perfetto tra Parola e Silenzio-Amore che rifulge nel Crocifisso Risorto. Ascolti veramente la parola quando trasgredisci, oltrepassi la parola, quando ti abbassi per attraversarla, quando nel silenzio amoroso la segui perché essa ti schiuda il segreto nascosto. Per intendere la parola occorre prima aver camminato lungamente sui sentieri da lei indicati con e per il silenzio-amore. (RASPANTI A., Parola e silenzio. Relazione tenuta presso la Camera di Commercio di Trapani nell'ambito della conferenza "non solo parole" organizzata dall'A.M.M.I. Sezione provinciale di Trapani, il 17 ottobre 2009).

Autore Sant'Efrem

Chi è capace di comprendere, Signore, tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? È molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere. Siamo proprio come gli assetati che bevono ad una fonte. La tua parola offre molti aspetti diversi, come numerose sono le prospettive di coloro che la studiano. Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla.
  La sua parola è un albero di vita che, da ogni parte, ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo da ogni parte, una bevanda spirituale. Essi mangiarono, dice l'Apostolo, un cibo spirituale e bevvero una bevanda spirituale (cfr. 1Cor 10,2).
  Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia altro nella parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa fra molte altre. Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per la immensità di essa. Rallègrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. È meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere l'impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po' alla volta. (SANT'EFREM, Commenti sul Diatessaron 1,18-19, SCh 121,52-53)

Autore Agostino d'Ippona s.

vedi Voce

Autore Giovanni Paolo II S.

La Parola di Dio è la prima sorgente di ogni spiritualità cristiana. Essa alimenta un rapporto personale con il Dio vivente e con la sua volontà salvifica e santificante. È per questo che la lectio divina, fin dalla nascita degli Istituti di vita consacrata, ha ricevuto la più alta considerazione. Grazie ad essa, la Parola di Dio viene trasferita nella vita, sulla quale proietta la luce della sapienza che è dono dello Spirito. (GIOVANNI PAOLO II B., Vita consecrata n.94, Esortazione apostolica postsinodale, Figlie di San Paolo, 1996 Milano) 

Autore Rouly Schmith Jeanne

PAROLA DI DIO E FELICITÁ - Cercando di ritrovare un pensiero che avevo letto, mi accade, prendendo il libro del Vangelo di sentirmi immediatamente come sollevata al di sopra di me stessa. Non sono come se mi si parlasse e io ascoltassi, ma sono in una felicità infinita. Mi sento più vicina a Dio di quanto lo sarei se Lui mi rivolgesse delle parole. So che è la sua Parola, e le sento in me come una dolcezza e come un fuoco. Così questa mattina mentre cercavo altro e senza pensarci, mi fermo davanti a: «Egli fu trasfigurato davanti a loro e il suo viso risplendette come il Sole». Non sapevo più continuare e non sapevo neanche più la frase che cercavo. Ogni volta che prendo il Vangelo è la stessa cosa. È ancora tutt'altra impressione rispetto alle Lettere. È una felicità, una felicità che sembra soprattutto fatta come di un avvicinamento. Provo allora la felicità di quel che leggo. Così in quel momento, sentivo il rapimento di felicità degli Apostoli. Sentivo quanto Dio dava alla mia indegnità di poter sentire, ma lo provavo e ogni volta è così. Apro il Vangelo senza pensare a nulla se non a ricercare una frase o un episodio e cercando, comincio a sentire questa presenza della Parola. «Le mie parole sono spirito e vita». Credo che sia quello che si verifica in me o meglio: «Avrà la Luce della Vita, colui che mi segue». (JEANNE SCHMITZ ROULY, Journal spirituel. Le bonheur d'aimer Dieu. Ed. Parroisse et Famille, 4 trimestre 1998, p. 35. La traduzione è nostra).

Autore Rouly Schmith Jeanne

Vedi Felicità

Autore Panimolle Salvatore Alberto

La Parola costituisce il cibo che corrobora la comunità credente, la quale da tale nutrimento è alimentata in tutte le fasi della sua esistenza fino alla contemplazione di Dio e delle sue meravigliose gesta di salvezza.

L’ascolto devoto della sacra Scrittura forma l’olio che alimenta la lampada della fede, anzi fa sviluppare questa fiamma fino a bruciare il cuore nell’ammirazione estatica dell’inaudito amore del Padre celeste e del Figlio suo, rivelato nella storia della salvezza e registrato nella Bibbia. Come i discepoli di Emmaus furono infiammati di ardore nell’ascoltare Gesù risorto che spiegava loro le Scritture, così la chiesa sperimenta tale dolce comunione di carità di Dio e con il suo Sposo celeste, allorché si immerge sempre più profondamente nella Parola, fino alle vette sublimi della contemplazione pura.

Tutto il popolo di Dio quindi deve praticare continuamente la lectio divina, per sperimentare in profondità la vita d’amore con il Padre per mezzo del Figlio nello Spirito santo». (PANIMOLLE S. A., La «lectio divina» nella costituzione «Dei Verbum» del Concilio Vaticano II, in Pagana G., Il Mistero della Parola. Leggere la Scrittura in spirito e verità, Jabbok, San Gregorio di Catania 2008 p. 52).

Autore Pagana Giuseppe

Studio della Parola di Dio. Vedi Lettura spirituale.

Autore Anonimo del IV

Vedi Sacra Scrittura