Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Dizionario di spiritualità

Il dizionario di spiritualità si presenta come un’antologia di testi tratti dalla Sacra Tradizione della Chiesa Cattolica. La scelta dei temi, più che di rigore scientifico, è il frutto della risonanza che questi hanno prodotto nel cuore dei membri dell’Associazione che, avendone fatto oggetto di studio e di meditazione, li propongono ai lettori per condividere in pienezza la gioia di un incontro.

La lettura spirituale, infatti, situando il lettore nell’atto della Rivelazione, insegna, convince, corregge, forma alla giustizia l’uomo di Dio, abilitandolo a riconoscere in se stesso o a disporsi ad accogliere la stessa opera che Dio ha compiuto nell’autore, come un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

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Pasqua

Autore Rupnik M. I.

Proprio nel momento in cui si chiudono le porte, in cui all'uomo sembra che tutto sia finito, si apre il giorno, proprio quando un abisso insormontabile di solitudine circonda l'uomo, si aprono vie inaspettate e si gettano ponti. È la logica della Pasqua che è la logica tipica dell'amore e intrinseca ad esso. (M. I. RUPNIK, Cerco i miei fratelli. Lectio divina su Giuseppe d'Egitto, Lipa 2002, p. 40).

Autore Lubich C.

↗ Pasqua: dal dolore alla gioia

Autore Cromazio di Aquileia s.

VEGLIA PASQUALE - Il mondo intero, che celebra la veglia pasquale durante tutta questa notte, testimonia la grandezza e la solennità di questa notte. Ed è cosa giusta: in questa notte la morte è stata vinta, la Vita è viva, Cristo è risuscitato dai morti. Già Mosé aveva detto al popolo, a proposito di questa Vita: «Vedrete la vostra vita sospesa al legno di giorno e di notte» (Dt 28,66). [...]. Che si tratti di Cristo Signore, lui stesso lo mostra nel Vangelo, quando dice: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Dice di essere la via, perché conduce al Padre;  la verità, perché condanna la menzogna; e la vita, perché comanda alla morte [...]: «Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?» (1 Cor 15,55). Poiché la morte, che era stata sempre vittoriosa, è stata vinta dalla morte del suo vincitore. La Vita ha accettato di morire per mettere in fuga la morte. Come al sorgere del giorno le tenebre scompaiono, così la morte è stata annientata quando è sorta la Vita eterna [...].

Ecco allora il tempo di Pasqua. Già Mosé ne ha parlato al popolo dicendo: «Questo mese sarà per voi il primo mese dell'anno» (Es 12,2). [...] Il primo mese dell'anno non è quindi gennaio, dove tutto è morto, ma il tempo di Pasqua, dove tutto torna in vita. Poiché è adesso che l'erba dei prati, in certo modo, risuscita dalla morte, adesso spuntano i fiori sugli alberi, e le viti germogliano, adesso l'aria stessa sembra felice dell'inizio di un nuovo anno. [...] Questo tempo di Pasqua è dunque il primo mese, il tempo nuovo..., ed in questo giorno anche il genere umano è rinnovato.  Poiché oggi, nel mondo intero, innumerevoli popoli risuscitano attraverso l'acqua del battesimo ad una vita nuova... Noi, che crediamo che il tempo di Pasqua è veramente l'anno nuovo, dobbiamo dunque celebrare questo giorno santo con felicità, esultanza, e gioia spirituale, per poter dire in tutta verità il ritornello del salmo: «Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso» (CROMAZIO DI AQUILEIA S., Discorso 17, secondo per la Grande Notte, SC 154).

Autore Anonimo

Ecco venire l’ora in cui appare la luce benedetta di Cristo; si levano i puri raggi dello Spirito ed il cielo apre i tesori della gloria divina. La notte vasta e oscura è inghiottita, le spesse tenebre si disperdono, l’ombra triste della morte annega nel buio. La vita si riflette su ogni cosa ; tutto è riempito di luce senza fine. L’Aurora delle aurore sale sulla terra e «colui che era prima della stella del mattino» (Sal 110,3), prima degli astri, immortale e infinito, il grande Cristo brilla su tutti gli esseri più del sole. 

Per noi che crediamo in lui comincia un giorno di luce, vasto, eterno, che nulla spegnerà: è la pasqua mistica, celebrata in prefigurazione dalla Legge, compiuta in verità da Cristo, pasqua magnifica, meraviglia della potenza di Dio, opera di potenza, la vera festa, il memoriale eterno: la liberazione da ogni sofferenza nasce dalla Passione, l’immortalità nasce dalla morte, la vita dalla tomba, dalla ferita nasce la guarigione, dalla caduta il rialzarsi, dalla discesa agli inferi l’ascendere [...].

Sono le donne dapprima che l’hanno visto risorto. Come una donna per prima aveva introdotto il peccato nel mondo, così lei per prima, ancora una volta, porta la notizia della vita. Perciò loro sentono questa parola sacra: “Donne, rallegratevi ! » (Mt 28,9 greco) affinché la prima tristezza sia cancellata dalla gioia della risurrezione…

Alla vista di sì grande mistero – un uomo che sale ora con Dio – le potenze dei cieli gridavano con gioia alle schiere degli angeli : «Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria!» Esse hanno visto la meraviglia, la natura umana unita a quella di Dio ed hanno esclamato a loro volta: “Chi è questo re della gloria?” Altri hanno risposto: “Il Signore degli eserciti è il re della gloria, forte e potente in battaglia”.  (Sal 23,7ssLXX). (Omelia greca del IV secolo sulla santa Pasqua, §1 e 58ss ; PG 59, 743 ; SC 27 (ispirata da un’omelia perduta di Sant’IPPOLITO DI ROMA).

Autore Bonaventura da Bagnoregio s.

Cristo è la via e la porta. Cristo è la scala e il veicolo. È il propiziatorio collocato sopra l'arca di Dio (cfr. Es 26, 34). È «il mistero nascosto da secoli» (Ef 3, ). Chi si rivolge a questo propiziatorio con dedizione assoluta, e fissa lo sguardo sul crocifisso Signore mediante la fede, la speranza, la carità, la devozione, l'ammirazione, l'esultanza, la stima, la lode e il giubilo del cuore, fa con lui la Pasqua, cioè il passaggio; attraversa con la verga della croce il Mare Rosso, uscendo dall'Egitto per inoltrarsi nel deserto. Qui gusta la manna nascosta, riposa con Cristo nella tomba come morto esteriormente, ma sente, tuttavia, per quanto lo consenta la condizione di viatori, ciò che in croce fu detto al buon ladrone, tanto vicino a Cristo con l'amore: «Oggi sarai con me nel paradiso!» (Lc 23, 43).

Ma perché questo passaggio sia perfetto, è necessario che, sospesa l'attività intellettuale, ogni affetto del cuore sia integralmente trasformato e trasferito in Dio.

È questo un fatto mistico e straordinario che nessuno conosce se non chi lo riceve. Lo riceve solo chi lo desidera, non lo desidera se non colui che viene infiammato dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha portato in terra. Ecco perché l'Apostolo afferma che questa mistica sapienza è rivelata dallo Spirito Santo.

Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l'intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l'uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l'essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti.

Ora questo fuoco è Dio e questa fornace si trova nella santa Gerusalemme; ed è Cristo che li accende col calore della sua ardentissima passione. Lo può percepire solo colui che dice: L'anima mia ha preferito essere sospesa in croce e le mie ossa hanno prescelto la morte! (cfr. Gb 7, 15).

Chi ama tale morte, può vedere Dio, perché rimane pur vero che: «Nessun uomo può vedermi e restar vivo» (Es 33, 20). Moriamo dunque ed entriamo in questa caligine; facciamo tacere le sollecitudini, le concupiscenze e le fantasie. Passiamo con Cristo crocifisso, «da questo mondo al Padre», perché, dopo averlo visto, possiamo dire con Filippo: «Questo ci basta» (Gv 14, 8); ascoltiamo con Paolo: «Ti basta la mia grazia» (2 Cor 12, 9); rallegriamoci con Davide, dicendo: «Vengono meno la mia carne e il mio cuore; ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre» (Sal 72, 26). «Benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre, per sempre. Tutto il popolo dica: Amen» (Sal 105, 48). (BONAVENTURA DA BAGNOREGIO S., Itinerario della mente a Dio, Cap. 7, 1. 2. 4. 6; Opera omnia, 5, 312-313).