Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Dizionario di spiritualità

Il dizionario di spiritualità si presenta come un’antologia di testi tratti dalla Sacra Tradizione della Chiesa Cattolica. La scelta dei temi, più che di rigore scientifico, è il frutto della risonanza che questi hanno prodotto nel cuore dei membri dell’Associazione che, avendone fatto oggetto di studio e di meditazione, li propongono ai lettori per condividere in pienezza la gioia di un incontro.

La lettura spirituale, infatti, situando il lettore nell’atto della Rivelazione, insegna, convince, corregge, forma alla giustizia l’uomo di Dio, abilitandolo a riconoscere in se stesso o a disporsi ad accogliere la stessa opera che Dio ha compiuto nell’autore, come un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

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Regno di Dio

Autore Marmion Columba

Il Regno di Dio si edifica sopratutto nel silenzio; è sopratutto interiore
e nascosto nelle profondità dell'anima (Col. III, 3). Senza dubbio, la grazia possiede una virtù 
che si rivela quasi sempre al di fuori mediante l'irraggiamento delle opere di carità, ma il principio
della sua potenza è del tutto intimo. È in fondo al cuore che domina veramente l'intensità della
vita cristiana, perché qui abita Dio adorato e servito nella fede, nel raccoglimento, nell'umiltà,
nell'obbedienza, nella semplicità, nel lavoro e nell'amore.
La nostra attività esteriore non ha né base né fecondità soprannaturale che in quanto si riannoda a
questa vita interiore. Noi non risplenderemo fruttuosamente al di fuori che in proporzione degli
ardori del focolare soprannaturale della nostra intima vita. Che cosa si potrebbe fare di più grande quaggiù che promuovere il regno di Cristo
nelle anime? Quale altra opera le si può uguagliare o potrebbe sorpassarla? È tutta l'opera di
Gesù e della Chiesa. Non potremo pertanto riuscirvi con mezzi migliori di quelli adoperati dal
nostro capo divino. Convinciamoci profondamente che noi lavoreremo meglio per il bene della
Chiesa, la salute delle anime, la gloria del nostro Padre celeste, procurando sopratutto di rimanere
uniti a Dio con una vita di fede e di amore di cui egli solo è l'oggetto, che con una attività divoratrice
e febbrile che non ci lascerebbe né il tempo né la possibilità di ritrovare Dio nella solitudine,
nel raccoglimento, nella preghiera e nel distacco da noi stessi. Ora niente favorisce tanto
questa intensa unione dell'anima con Dio quanto la vita nascosta.
Ed ecco perché le anime interiori, illuminate dai raggi dell'alto, amano tanto contemplare la vita
di Gesù a Nazareth: vi trovano un incanto particolare e grazie abbondanti di santità. (MARMION COLUMBA, Cristo nei suoi misteri, IV).

Autore Ronchi Ermes

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. [...]»

Gesù, con due parabole simili, brevi e lampeggianti, dipinge come su un fondo d'oro il dittico lucente della fede. Evoca tesori e perle, termini bellissimi e inusuali nel nostro rapporto con Dio. Lo diresti un linguaggio da romanzi, da pirati e da avventure, da favole o da innamorati, non certo da teologi o da liturgie, che però racconta la fede come una forza vitale che trasforma la vita, che la fa incamminare, correre e perfino volare. Annuncia che credere fa bene! Perché la realtà non è solo questo che si vede: c'è un di più raccontato come tesoro, ed è accrescimento, incremento, intensità, eternità, addizione e non sottrazione . «La religione in fondo equivale a dilatazione» (G. Vannucci). Siamo da forze buone misteriosamente avvolti: Qualcuno interra tesori per noi, semina perle nel mare dell'esistenza, «il Cielo prepara oasi ai nomadi d'amore» (G. Ungaretti). Trovato il tesoro, l'uomo va, pieno di gioia, vende tutto e compra quel campo. Si mette in moto la vita, ma sotto una spinta che più bella non c'è per l'uomo, la gioia. Che muove, mette fretta, fa decidere, è la chiave di volta. La visione di un cristianesimo triste, che si innesca nei momenti di crisi, che ha per nervatura un senso di dovere e di colpa, che prosciuga vita invece di aggiungerne, quella religiosità immatura e grigia è lontanissima dalla fede solare di Gesù. Dio ha scelto di parlarci con il linguaggio della gioia, per questo seduce ancora. Viene con doni di luce avvolti in bende di luce (Rab'ia). Vale per il povero bracciante e per l'esperto mercante, intenditore appassionato e ostinato che gira il mondo dietro il suo sogno. Ma nessun viaggio è lungo per chi ama. Noi avanziamo nella vita non a colpi di volontà, ma per una passione, per scoperta di tesori (dov'è il tuo tesoro, là corre felice il tuo cuore, cfr Mt 6,21); avanziamo per innamoramenti e per la gioia che accendono. I cercatori di Dio, contadini o mercanti, non hanno le soluzioni in tasca, le cercano. Aver fede è un verbo dinamico: bisogna sempre alzarsi, muoversi, cercare, proiettarsi, guardare oltre; lavorare il campo, viaggiare, scoprire sempre, interrogare sempre. In queste due parabole, tesoro, perla, valore, stupore, gioia sono nomi di Dio. Con la loro carica di affetto, con la travolgente energia, con il futuro che dischiudono. Si rivolgono alla mia fede e mi domandano: ma Dio per te è un tesoro o soltanto un dovere? È una perla o un obbligo? Mi sento contadino fortunato, mercante dalla buona sorte. E sono grato a Colui che mi ha fatto inciampare in un tesoro, in molte perle, lungo molte strade, in molti giorni: davvero incontrare Cristo è stato l'affare migliore della mia vita! (XVII Domenica del Tempo Ordinario. Nessun viaggio è lungo per chi ama, a cura di Ermes Ronchi).