Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Dizionario di spiritualità

Il dizionario di spiritualità si presenta come un’antologia di testi tratti dalla Sacra Tradizione della Chiesa Cattolica. La scelta dei temi, più che di rigore scientifico, è il frutto della risonanza che questi hanno prodotto nel cuore dei membri dell’Associazione che, avendone fatto oggetto di studio e di meditazione, li propongono ai lettori per condividere in pienezza la gioia di un incontro.

La lettura spirituale, infatti, situando il lettore nell’atto della Rivelazione, insegna, convince, corregge, forma alla giustizia l’uomo di Dio, abilitandolo a riconoscere in se stesso o a disporsi ad accogliere la stessa opera che Dio ha compiuto nell’autore, come un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

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Solitudine

Autore Eckahrt M.

SOLITUDINE INTERIORE - Mi è stato chiesto : Molta gente vorrebbe ritirarsi totalmente dal mondo e vivere nella solitudine per trovarvi la pace, oppure rimanere in chiesa ; è forse questo che si può fare di meglio ? Rispondo di no. Ed ecco perché. L'uomo dall'atteggiamento retto, sta bene in ogni luogo e con tutti ; invece chi manca di rettitudine sta male in ogni luogo e con tutti. Chi possiede Dio solo ha in vista Dio solo, e ogni cosa diviene per lui Dio solo. Tale uomo porta Dio in ogni sua opera e in ogni luogo, e la sua intera attività assume un carattere divino. […] Certo, per questo occorrono zelo e amore, una sorveglianza attenta della propria coscienza, un'intelligenza vigilante, vera e effettiva, che orienti tutto il nostro atteggiamento spirituale riguardo alle cose e agli uomini. Non si può acquistare tale intelligenza con un atteggiamento evasivo, sfuggendo le cose per rifugiarsi lontano dal mondo esteriore, nella solitudine. Bisogna invece imparare una solitudine interiore, dovunque ci si trovi, e in compagnia  di chiunque ci si trovi. Bisogna imparare a penetrare nel profondo delle cose per afferravi Dio.  […]  In questo modo dobbiamo essere impregnati dalla presenza di Dio, rimodellati secondo la forma del Dio dell'amore ed essere con lui una cosa sola, perché la presenza di Dio ci illumini senza il minimo sforzo. (MEISTER ECKHART,  Colloqui spirituali).

Autore Guigo il Certosino

      Gesù stesso, che è Dio e Signore, la cui fortezza non aveva bisogno di trovare sostegno in alcun ritiro, e non veniva intralciata dalla compagnia degli uomini, purtuttavia ebbe cura di lasciarci un esempio. Prima del suo ministero di predicazione e prima di fare miracoli, si è sottomesso, nella solitudine, alla prova della tentazione e del digiuno (Mt 4,1s). La Scrittura ci riferisce che, trascurata la folla dei discepoli, saliva sul monte a pregare, solo (Mc 6,46). Poi, nell'ora in cui la sua Passione si avvicina, abbandona i suoi discepoli per andare a pregare solo (Mt 26,36). Questo è un esempio adatto per farci capire quanti vantaggi la preghiera trae dalla solitudine, visto che egli non vuole pregare accanto a dei compagni, fossero anche i suoi apostoli.
      Non bisogna passare sotto silenzio tale mistero che ci riguarda tutti. Lui, il Signore, il Salvatore del genere umano, offre nella sua persona un esempio vivo: solo, nel deserto, si dedica alla preghiera e agli esercizi della vita interiore - il digiuno, le veglie, e altri frutti di penitenza - superando così le tentazioni dell'Avversario con le armi dello Spirito.
      O Gesù, accetto che all'esterno, non ci sia nessuno con me; ma purché dentro di me, io sia maggiormente con te. Guai all'uomo solitario, se non sei con lui! Quanti uomini mentre stanno nella folla, sono veramente soli, perché non sono con te. Vorrei, con te, non essere mai solo. Poiché in questo momento, anche se nessuno è con me, io non sono solo: da solo sono una folla. (GUIGO IL CERTOSINO, Meditazioni, 1, 1-49).

Autore Merton Thomas

Sarebbe fatale cercare un risveglio interiore e un'autoconsapevolezza puramente e semplicemente ritirandosi. Un certo movimento di ritiro è necessario se vogliamo raggiungere quella prospettiva che solo la solitudine può aprire. Però questa separazione è nell'interesse di un'unione più alta in cui la nostra solitudine non va perduta quanto piuttosto perfezionata. La solitudine è necessaria per la libertà spirituale. Ma una volta che tale libertà è stata raggiunta, essa deve essere messa in attività a servizio di un amore in cui non c'è più assoggettamento o schiavitù. Il semplice ritirarsi, senza il ritorno alla libertà nell'azione, condurrebbe a un'inerzia dello spirito, statica e mortale in cui l'io interiore non si sveglierebbe affatto. (Merton T., L'esperienza interiore. Note sulla contemplazione, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005, p. 58).

Autore Merton Thomas

FECONDITA' DELLA SOLITUDINE - Sento che mi dici: Ti darò ciò che tu desideri. Ti condurrò nella solitudine. Ti guiderò nella via che tu non potrai capire, perché voglio che sia la più rapida.E perciò tutte le cose che ti circondano sorgeranno in armi contro di te per rinnegarti, ferirti, darti dolore e perciò ridurti alla solitudine. A causa della loro inimicizia tu sarai presto solo. Ti respingeranno, ti abbandoneranno  e ti rifiuteranno. E allora sarai tutto solo. Ogni cosa che ti toccherà ti brucerà, e allora ritrarrai la mano con dolore, sinché ti sarai allontanato da tutte le cose. E allora sarai tutto solo. Ogni cosa desiderabile ti scotterà, ti segnerà col marchio del fuoco e tu fuggirai da lei in pena, per essere solo. Ogni gioia creata verrà a te soltanto come pena, e tu morirai alla gioia e rimarrai solo. Tutti i beni che gli altri amano, desiderano e cercano verranno a te, ma soltanto come assassini per tagliarti dal mondo e dalle sue occupazioni. Sarai lodato, e sarà come essere bruciato al rogo. Sarai amato, e questo ti spezzerà il cuore e ti spingerà nel deserto. Avrai doni, ed essi ti schiacceranno sotto il loro peso. Avrai piaceri della preghiera, ed essi ti nauseranno e tu li fuggirai.

E dopo che sarai stato un poco lodato e un poco amato, Io ti priverò di tutti i doni e di tutto l'amore e di tutta la lode e tu sarai completamente dimenticato e abbandonato e sarai un nulla, una cosa morta, un relitto. E in quel giorno comincerai a possedere la solitudine che hai tanto a lungo desiderato. E la tua solitudine porterà frutti immensi nelle anime di uomini che non vedrai mai sulla terra. Non chiedermi quando ciò avverrà, né dove, né come: su una montagna o in una prigione, in un deserto o in un campo di concentramento, in un ospedale o al Getsemani. Questo non ha importanza. E quindi non chiedermelo perché non ti risponderò. Non lo saprai sino a quando non sarà giunto il momento. Ma gusterai la vera solitudine della mia angoscia e della mia povertà e ti guiderò sulle vette della mia gioia e tu morirai in Me e troverai tutte le cose nella Mia misericordia che ti ha creato per questo fine [...] affinché tu possa diventare il fratello di Dio e imparare a conoscere il Cristo degli uomini ardenti. (MERTON T., La montagna dalle sette balze, Garzanti 2004, p. 496).

Autore Merton Thomas

UNITA' E SOLITUDINE - Alcuni uomini si sono forse fatti eremiti pensando che la santità può essere raggiunta solo con la fuga da altri uomini. Ma la sola giustificazione di una vita di deliberata solitudine è la convinzione che essa possa aiutarvi ad amare non solo Dio, ma anche gli altri uomini. Se andate nel deserto solo per appartarvi dalla folla che disprezzate, non troverete né pace né solitudine: non farete che isolarvi con una tribù di demoni.

L'uomo cerca l'unità perché è fatto ad immagine del Dio Uno. L'unità implica solitudine, quindi la necessità di essere fisicamente soli. Ma unità e solitudine non sono isolamento metafisico. Colui che si isola per godere un certo tipo di indipendenza nel suo io egoistico ed esteriore non trova l'unità perché si disintegra in una molteplicità di passioni contrastanti e infine si perde in una confusione ed in una totale irrealtà. La solitudine non è, e non potrà mai essere, un dialogo narcisistico dell'ego con se stesso. (MERTON T., Semi di contemplazione, B. TASSO - E. LANTE ROSPIGLIOSI (Edd), Ed. Garzanti, 1991, p. 48).

Autore Merton Thomas

La solitudine fisica, il silenzio esteriore ed un reale raccoglimento sono tutti moralmente necessari a chi vuole condurre una vita contemplativa; ma, come ogni altra cosa del creato, questi non sono altro che mezzi per un fine, e se non comprendiamo il fine faremo un cattivo uso dei mezzi.

Non ci ritiriamo nel deserto per fuggire gli altri, ma per imparare a trovarli; non lasciamo gli altri per non aver più nulla a che fare con loro, ma per trovare il modo di far loro un bene maggiore. Ma questo è sempre e soltanto un fine secondario.

Il solo fine che comprende tutti gli altri è l'amore di Dio. Come può la gente agire e parlare come se la solitudine fosse cosa di nessuna importanza per la vita interiore? Solo coloro che non hanno mai sperimentato la vera solitudine possono asserire con leggerezza che questa non ha importanza e che solo la solitudine del cuore ha importanza! Una solitudine deve condurre all'altra!

La vera solitudine non è qualcosa al di fuori di voi, non è l'assenza di uomini o di suoni intorno a voi: è un abisso che si apre nel centro della vostra anima.

E questo abisso di solitudine interiore è creato da una fame che non sarà mai soddisfatta da cosa creata.

Solo attraverso fame, sete, dolore, povertà e desiderio si trova la solitudine, e l'uomo che ha trovato la solitudine è vuoto, come se fosse stato vuotato dalla morte.

Egli si è spinto oltre ogni orizzonte. Non rimangono direzioni in cui incamminarsi. È questo un paese il cui centro è dovunque e la cui circonferenza non è in alcun luogo. Non lo si trova viaggiando, ma restando fermi.

Pure proprio in questa solitudine si iniziano le attività più profonde. Qui si scopre l'atto senza moto, la fatica che è profondo riposo, la visione nell'oscurità, e, al di là di ogni desiderio, un appagamento i cui limiti si estendono all'infinito. (MERTON T., Semi di contemplazione, B. TASSO - E. LANTE ROSPIGLIOSI (Edd), Ed. Garzanti, 1991, pp. 67-68).

Autore Giovanni della Croce s.

Vedi Distacco