Semi di contemplazione

Semi di Contemplazione, foglio di spiritualità con cadenza mensile, è la traduzione curata dalla Confraternita Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, del bollettino Oraison edito dall’Association Saint Jean de la Croix con sede nella diocesi di Bourges a Mers-sur-Indre, una piccola località del Berry, nel cuore della Francia, il cui moderatore è il padre Max Huot de longchamp.

Il foglio si compone di un passo tratto da un testo della Tradizione cristiana con un breve commento sull’autore e sul contenuto, e di un approfondimento di una tematica connessa alla vita di preghiera. Una breve rubrica, a cura del moderatore della Confraternita, Mons. Antonino Raspanti, chiude il foglio. Dal numero 100 conclusa l’Orazione dalla A alla Z, p. Max risponde alle domande più frequenti in materia di Orazione attraverso le parole dei grandi amici di Dio, dando vita a L’Orazione in domande.

Il foglio intende sostenere coloro che, toccati da Cristo, hanno deciso di accogliere la Sua proposta di condividere pienamente la loro vita con Lui, lasciando entrare Cristo in ogni angolo dell’esistenza, per non dividersi mai da lui; il salmista li chiama beati perché hanno deciso nel loro cuore di intraprendere il santo viaggio. Le parole dei grandi amici di Cristo sono fonte di luce e di gioia, come sa bene chi l’ha provato: fonte di luce perché aiutano a comprendere se stessi e la strada che si sta percorrendo, spesso avara di luci; fonte di gioia perché la condivisione fraterna delle meraviglie divine operate nei fedeli accresce la gioia di ogni cristiano.
Quando Dio agisce nel credente, crea sempre qualcosa di nuovo e di irrepetibile, che compie la naturale singolarità della persona. Discernere quest’opera per assecondarla è una necessità e un travaglio, che la stessa persona vive talvolta in modo doloroso. Ella cerca riscontri che non sempre le sono concessi, con il pericolo che, delusa e scoraggiata, abbandoni il cammino. In realtà il Signore la conduce e la sostiene nella comunione dei santi, cioè la Chiesa, dove ella scopre lentamente la sua singolarità esaltata nella relazionalità.

Ci auguriamo che il presente foglio fornisca qualche piccola luce a quei beati in cammino mentre, certo, non recherà dispiacere a coloro che sono avanti in esso.

Anno:    2012  2011  2010  2009  2008  2007  2006  2005  2004  2003  2002  2001  2000  1999 

Numero 134 - Febbraio 2012

Al vertice della contemplazione

S. Lorenzo Giustiniano nel testo L’ Albero della vita studia i diversi modi di fare orazione, dalla preghiera di domanda alla pura contemplazione, divisa in sei gradi, di cui il più alto corrisponde all’unione trasformante di s. Giovanni della Croce.

La vita spirituale nasce da un incontro, e un incontro suppone che i partner si vedano prima di tutto da lontano e poi avvicinandosi di più si scoprano a poco a poco. Nell’incontro con Dio, il ruolo della meditazione caratterizza spesso la preghiera dei principianti. L’uomo e Dio si scorgono in qualche modo in un faccia a faccia l’uno dell’altro.

Nell’orazione intesa come preghiera contemplativa l’uomo e Dio si percepiscono ormai, per una grazia gratis data, nel contatto l’uno con l’altro (“l’uomo attaccato a Dio”).

Giovanni della Croce ci direbbe che nella “vista vera e certa” della contemplazione giunta alla maturità, l’uomo e Dio si colgono allora trasformati l’uno nell’altro. Questa trasformazione così come la descrive Lorenzo Giustiniano, qui, è un abbozzo di quello che svilupperà lungamente Teresa d’Avila nella sesta e settima mansione del Castello interiore, o Giovanni della Croce in Fiamma viva: spogliata di se stessa e posseduta da Dio, l’anima sperimenta una felicità indescrivibile ed eternamente crescente, riferito dopo i Padri alla Prima Lettera ai Corinzi 6,17: “formare con il Signore un solo spirito”.  

L’orazione in domande risponde a: «Lo sviluppo di una vita di orazione è legato a una pratica frequente della confessione?».

Il tema della rubrica è: La purificazione dell’amicizia divina.

Autore: S. Lorenzo Giustiniano,1381-1456

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Numero 133 - Gennaio 2012

Vera e falsa contemplazione

Antonio de Molina, teologo e direttore spirituale, in 300 piccole pagine, ci dà uno dei trattati più classici sulla pratica dell’orazione. La questione che egli tratta è quella sull’origine dei desideri, della volontà, o semplicemente delle idee che nascono in noi quando siamo nell’atteggiamento di fede, poiché l’autenticità della fede è per definizione non verificabile se non secondo criteri sovrannaturali.

Poiché è accoglienza della luce di Dio, la fede ci mette nella verità, e dunque nell’umiltà.

Nel giorno dell’Annunciazione, Maria fu turbata, non impaurita; Dio destabilizza, ma non distrugge niente, e ben presto una pace profonda accompagna il nuovo equilibrio che la sua grazia rende possibile. Invece, sotto l’influenza del demonio, una volta passata la soddisfazione tutta animale del peccato, la vita si complica e il peccatore finisce per passare da uno squilibrio a un altro.

L’albero si riconosce dai frutti, e la vera unione a Dio, dalle azioni conformi alla sua volontà.

Quanto si sente di gradevole o sgradevole nell’orazione non è mai determinante, ed è meglio non preoccuparsene. Poiché si tratta di amare, in una vita contemplativa si deve considerare solo la volontà del Diletto. E per questo chi la conduce, si mette ad amare sempre più, ciò che Gesù ha amato, a disprezzare quello che egli ha disprezzato, e a vivere quello che ha vissuto.

L’orazione in domande risponde a: «Si può considerare l’adorazione del Santissimo Sacramento come tempo di orazione? L’una può sostituire l’altra?».

Il tema della rubrica è: Il sacrificio di Cristo raffigurato in Isacco.

Autore: Antonio de Molina, 1550-1612

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Numero 132 - Dicembre 2011

Amare in verità

Aereldo di Rievaulx, amico di s. Bernardo scrive dietro sua richiesta lo Specchio della carità. Redatta in una lingua curata, questa lunga meditazione si articola in tre libri che indagano sulle differenti forme dell’amore. Lungo il percorso, Aelredo affronta le questioni del tempo: il rapporto tra grazia e libertà, l’eccellenza della via monastica, o ancora l’essenza della beatitudine.

L’affetto (affectus) è usato da Aelredo nel significato moderno di sentimento, più che di un attaccamento volontario, anche se questo secondo significato era quello più usuale nel Medioevo. Anche se chiamiamo questo sentimento “amore” in realtà ne è soltanto una preparazione, poiché l’amore, propriamente detto, suppone di metterci al servizio di colui che amiamo, e nel caso di Dio, di “volere questo o quello per il solo fatto di sapere che è solamente Dio a volerlo”. Solo la carità, cioè l’amore in atto, misura la nostra vitalità cristiana, poiché Dio è carità. Accettare quello che ci impone colui che amiamo, e fare quello che ci domanda, ne sono i due versanti; finché questa carità non si traduce nei nostri atti, essa è “virtuale”, ma non reale.

Certo, i sentimenti vengono da Dio: la dolcezza d’amare è proprio il segno della sua presenza. Ma Egli non è meno presente quando questa presenza è invisibile, senza eco nella nostra sensibilità, perché infine, «Dio nessuno l’ha mai visto» (Gv 1,18) e meno si fa sentire, più si fa amare.

L’orazione in domande risponde a: «Perché alcuni sono “programmati” per essere contemplativi e altri no? In che misura una persona vicina (coniuge, parente, sacerdote…) può aiutarci a passare nella categoria dei contemplativi, se siamo “programmati non contemplativi”?».

Il tema della rubrica è: Natale: ripartire da dentro di sé.

Autore: S. Aelred di Rievaulx, 1109-1167

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Numero 131 - Novembre 2011

Orazione in sordina

Marie-Noël è conosciuta per una dozzina di raccolte in versi liberi, soprattutto per Les Chansons et les Heures, pubblicato nel 1922. Le sue Notes intimes (1959), una specie di diario della sua anima scritto in una lingua perfetta, ma di una semplicità ingannevole, hanno fatto scrivere al critico André Blanchet: «Ecco uno dei libri più veri che io conosca. Una vita – la vita di noi tutti – si riflette, con i suoi giorni di sole e i giorni di pioggia, le sue lacrime e i suoi sorrisi, il suo cielo, il suo purgatorio, pure il suo inferno… Citatemi uno scrittore tra noi che abbia così ben mantenuto il naturale nel sovrannaturale!».

Marie-Noël viveva continuamente alla presenza di Dio, ma senza parole, senza molte idee o sentimenti, nell’evidenza di questa presenza: “Dio è nella mia casa”.

In una vita così unita a Dio, si vedono tutte le cose nella sua luce quando bisogna decidere “ si chiama, si consulta”. Ma la maggior parte del tempo, l’umile fedeltà senza grandi sentimenti mantiene l’unione, anche quando psicologicamente non resta più niente: “vivo della vostra stessa parola quando Vi ho perduto”.

Questo piccolo testo sottolinea la vertiginosa, sebbene discreta, notte dell’anima che riempie tutta l’opera di Marie-Noël, ma senza dramma, nell’assenso molto semplice a non essere niente, a essere “sempre piccola” nella mano di Dio. Si pensa, qui, a Teresa del Bambino Gesù, molto apprezzata da Marie-Noël, che si trova continuamente sull’orlo dell’abisso, ma troppo umile per rischiare di cadervi.

L’orazione in domande risponde a: «Ho l’abitudine di pregare per i defunti. Ma mi domando perché. È efficace? Quelli della mia famiglia che nomino nella mia preghiera, usciranno prima degli altri dal purgatorio?».

Il tema della rubrica è: Leggere e contemplare.

Autore: Marie-Noël, 1883-1967

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Numero 130 - Ottobre 2011

Un'anima trasparente

Maria dell’Incarnazione ci mostra che non bisogna confondere la perfezione spirituale, misurata solo dalla santità, con l’impeccabilità: i santi più grandi sono i più coscienti delle loro debolezze, difetti e cadute dovuti alla fragilità della natura umana.

La perfezione spirituale è di essere trasformati talmente in Gesù da essere disponibili a fare la volontà del Padre là dove ci invia: non ci si occupa più di Dio, ma di ciò di cui Dio si occupa. Maria è simultaneamente “legata alla sua divina Maestà”, e attenta “agli affari, sia necessari sia indifferenti”, mentre “l’anima non interrompe per nulla il suo amore attuale”. Questo è l’equilibrio contemplativo, attivo e passivo contemporaneamente, senza opposizione tra i due.

Maria abita totalmente in Dio, vede le cose come Dio, le ama come Dio, agisce come Dio, non per imitazione, ma per trasformazione in Lui. Niente più la fa vacillare, perché domina tutto come Dio stesso; è letteralmente divinizzata, ha lasciato che Gesù la conducesse alla sua perfetta somiglianza, alla perfetta filiazione divina.

L’orazione in domande risponde a: «Lei non cessa di ripetere che la preghiera è grazia. Se la grazia è veramente preveniente, a che serve andare al catechismo, o invitare la gente a pregare? E in ogni caso, come e perché cominciare se la grazia non c’è?».

Il tema della rubrica è: Il senso della vita.

Autore: Beata Marie de l’Incarnation, 1599-1672

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Numero 129 - Settembre 2011

Mistica e santità

Il breve cammino della Perfezione cristiana di Paul de Lagny è un eccellente manuale di orazione, e inoltre, una solida introduzione a tutta la vita spirituale.

Siamo tutti capaci di una “vita mistica”: Dio non domanda niente che non cominci col dare, e il bambino battezzato ne è l’esempio perfetto. Al contrario, la nostra capacità di sviluppare la “teologia mistica”, dipende dal nostro temperamento, dalla nostra storia, da mille cose simili ai doni artistici: tutti gli uomini vedono e capiscono, ma alcuni hanno una qualità di sguardo o ascolto tale che ne farà dei geni della pittura o della musica.

Come ci sono dei falsari nella pittura o nella musica, soprattutto tra i più dotati, così ve ne sono nella vita cristiana. L’errore sarebbe quello di fidarsi dell’impressione: “Alcuni non fanno per niente differenza tra Dio e il sentimento di Dio, tra la fede e il sentimento della fede; questo è un grande difetto e ignoranza” ci dice san Francesco di Sales. La sola garanzia di autenticità cristiana è di “morire a se stessi, per vivere in Dio solo, facendo la sua santa volontà, con tutta la fedeltà che ci sarà possibile”.

L’orazione in domande risponde a: « È necessario darsi un tempo minimo di orazione? … ».

Il tema della rubrica è: Infelicità ed inferno.

Autore: Paul de Lagny, † 1694

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Numero 128 - Luglio/Agosto 2011

Piccola esperienza contemplativa

Malaval incarna il meglio della spiritualità provenzale della fine del secolo XVII, e nella sua Pratica facile per elevare l’anima alla contemplazione, sotto forma di dialogo tra Filotea e il suo direttore, ci parla di una “contemplazione acquisita” che si esperisce “facendo tacere tutti i propri pensieri, tutti gli affetti della propria volontà e tutti i discorsi”. Lì siamo nel punto di contatto tra il naturale (= quello che dipende da noi ) e il sovrannaturale (= quello che dipende da Dio) nella preghiera. Da Dio dipende parlare, da noi ascoltarlo.

All’inizio di una relazione con qualcuno, abbiamo bisogno di molte informazioni su di lui; all’inizio della relazione con Dio abbiamo bisogno di ascoltare “i predicatori, i direttori, i libri spirituali” che ci informano su di lui. Ma una volta stabilita solidamente la relazione, è Dio stesso che ci parla.

L’orazione in domande risponde a: « Si può fare orazione guidando l’auto?».

Il tema della rubrica è: Conversione, amore e Crocifisso.

Autore: François Malaval, 1627-1719

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Numero 127 - Giugno 2011

L'orazione continua

Il terzo libro delle Memorie sulla vita e le virtù di Jeanne-Françoise Frémyot di Chantal, scritto da Madre de Chaugy nel 1642, traccia, con un linguaggio superbo e leggermente prezioso, un ritratto della sua zia Giovanna di Chantal segnato dall’affetto, ma anche da una grandissima penetrazione spirituale.

Una vita spirituale arrivata alla maturità non è più né contemplativa, né attiva: è unita a Dio, vedendo, volendo, facendo ogni cosa con gli occhi, con il cuore e con la mano di Dio, senza attenzione alle impressioni o ai sentimenti provati nelle regioni periferiche dell’anima.

Pregare per qualcuno che si raccomanda a noi, non è “pensare” a lui, ma entrare nell’intenzione di Dio su di lui. Allora la nostra preghiera diviene quella di Gesù, al quale il Padre non rifiuta mai nulla, e colui per il quale preghiamo, può essere certo di ricevere tramite noi il meglio di quel che desidera.

Se pregare non è “pensare”, pregare non è neppure “parlare”: “l’amore parla un linguaggio muto, fatto di sguardi o di semplici gesti”.

L’orazione in domande risponde a: «Penso che la nostra epoca abbia un grande bisogno non tanto di essere messa in guardia contro gli eccessi della mortificazione, quanto piuttosto di essere incoraggiata a rischiare nella sequela del Signore sulla via dello sforzo e del sacrificio…».

Il tema della rubrica è: La perla della fragilità.

Autore: Françoise-Madeleine di Chaugy, 1611- 1680

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Numero 126 - Maggio 2011

Contemplativi apostolici

La Dottrina spirituale è una raccolta di appunti presi dagli allievi di Lallemant  nel corso delle sue conferenze del “terzo anno ”, destinate a dare ai giovani gesuiti il vero spirito della Compagnia.

Vi si legge che l’efficacia dell’evangelizzazione è proporzionata all’unione a Dio di chi evangelizza: il Vangelo è un modo di essere, ancor prima di essere una dottrina, e il miglior modo di annunciarlo è in primo luogo quello di viverlo. Allora, l’orazione, poiché è lo strumento fondamentale dell’unione a Dio, è la chiave dell’evangelizzazione.

Predicare non è quindi parlare di Dio, ma lasciar parlare Dio: “la predicazione è una funzione sovrannaturale”. Il predicatore non annuncia, rivela. Deve dunque scomparire, perdersi in Dio, per lasciare apparire Dio.

E’ l’amore per Dio che libera la grazia, e quindi provoca la conversione di chi ascolta, e non l’intelligenza o il prestigio del predicatore. Una conversione per dei motivi naturali sarebbe una conversione al naturale, e dunque senza alcun valore sovrannaturale, una falsa e inutile conversione.

L’orazione in domande risponde a: « Una malattia psichica è di ostacolo a una vita di orazione?»

Il tema della rubrica è: Il Deserto nella città.

Autore: Louis Lallemant, 1588-1635

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Numero 125 - APRILE 2011

L'orazione oltre l'orazione

Dopo un anno dalla morte di san Francesco di Sales, Giovanna di Chantal scrisse a don Giovanni di Saint-François una lunga lettera sulla vita spirituale del suo “diletto Padre”, e nello stesso tempo un memoriale di una decina di pagine sul ruolo che lui ebbe nella sua vocazione, due documenti fondamentali per cogliere l’intimo dell’anima di Francesco e di Giovanna, e della relazione eccezionale che li univa.

Quando non abbiamo più voglia di niente, e malgrado tutto avanziamo ancora nella fedeltà a qualcuno che amiamo, avanziamo “sulla punta estrema dell’anima”, nella “fede nuda e semplice”. Questo equilibrio è quello del puro amore, è quello dei santi che non cercano né fuggono le gioie legittime, ma non vi prestano nessuna attenzione, troppo occupati come sono da Colui che essi amano.

L’orazione non ha senso se non per unirci a Dio, cioè alla carità. L’orazione ne è la via migliore: una madre che prega vivrà molto meglio la sua vocazione di madre; ma ognuno comprende che se, dietro il pretesto dell’orazione, trascurasse i suoi figli, questa orazione sarebbe falsa perché invece di nutrire la carità, la impedirebbe. Gesù stesso, che si ritirava per pregare appena ne aveva la possibilità, ci dona l’esempio di un superamento dell’orazione, quando “avendo compassione della folla, […] si mise a insegnar loro molte cose” (Mc 6, 34). In realtà, tutto diventa orazione: “egli voleva, amava, vedeva soltanto Dio in ogni cosa”.

L’orazione in domande risponde a: «La pratica dell’orazione può essere un rimedio a certi mali psichici?»

Il tema della rubrica è: L’amore fa crescere l’altro.

Autore: Santa Jeanne di Chantal, 1572-1641

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Numero 124 - Marzo 2011

Sulla mortificazione ...

François Libermann cerca nuove vie alla penitenza cristiana, fondate sul Vangelo.

Nella sua Lettera all’abate Dat, del 13 febbraio 1846 precisa che per la “mortificazione afflittiva” è necessaria “un’attrazione interiore molto chiara e molto certa”.

Se le nostre mortificazioni “mettono l’anima in un certo stato di malessere”, non insistiamo, e volgiamoci verso altre penitenze, “privative”, che “consistono nel sottometterci di gran cuore a tutte le pene e le privazioni che la divina Provvidenza ci manda”.

Anche con molti sforzi, non ci si innamora. Invece, quando si è innamorati, si scoprono le esigenze dell’amore, e privarsi di questa o quella cosa può allora apparire come un cammino per meglio amare: la mortificazione non sarà stata inventata da noi, ma “ispirata” dalla grazia.

 “Dona la tua anima a Dio e vivi totalmente per lui”: ecco l’amore. Dilata l’anima invece di ripiegarla su se stessa. Lei non si occupa più delle sue prestazioni, ma di Dio.

L’orazione in domande risponde a: «So bene che l’orazione è un tempo donato a Dio, ma io ho ugualmente l’impressione di “perdervi” il mio tempo, mentre ci sarebbero tante cose utili da fare per i miei fratelli!». «Malgrado tutti i miei sforzi,durante l’orazione mi addormento! Che fare?».

Il tema della rubrica è: In cammino verso la maturità di figli.

Autore: François Libermann, 1802-1852

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Numero 123 - Febbraio 2011

Volere quello che Dio vuole

La Pratica della conformità della nostra volontà a quella di Dio, di Marie de Beauvilliers, riassume tutta la vita spirituale nell’obbedienza sovrannaturale alla volontà di Dio, chiave della regola di s. Benedetto: “Tutti i modi che vi sono prescritti non tendono ad altro fine né ad altro scopo se non quello della volontà divina, tramite la via di una sottomissione semplice di un figlio verso il padre” (Lettera di prefazione alle sue sorelle).

«Questa è la vita eterna, che conoscano te…» (Gv 17,3) dice Gesù a suo Padre parlando dei suoi discepoli. Questa conoscenza biblica è un’adesione vitale, più che una scienza intellettuale, e in questo senso, noi comprendiamo che “Dio dimora continuamente nell’anima tramite la sua volontà”. Vivendo questa volontà, vediamo tutte le cose come Dio, e decidiamo ogni cosa secondo Dio: la contemplazione non consiste nel vedere Dio, ma nel vedere ciò che Dio vede, così la santità non è fare le cose per Dio, ma lasciare che Dio le faccia in noi.

L’orazione in domande risponde a: «Mi si domanda spesso di pregare per questa o quella persona. Ciò serve a qualcosa? Posso cambiare la volontà di Dio sugli altri? La preghiera di intercessione fa parte dell’orazione? Quando penso a una persona precisa, mi sembra di pregare meno bene…».

Il tema della rubrica è: Il Messia che illumina i popoli

Autore: Marie de Beauvilliers, 1574-1657

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Numero 122 - Gennaio 2011

Cosa è l'orazione

Il Trattato sull’orazione mentale di Marguerite d’Arbouze, destinato a una monaca di Val-di-Grầce, mira direttamente all’unione con Dio.  

“L’orazione è un dono di Dio”, l’orazione è continuazione del mistero di Gesù nei suoi discepoli.

La logica è sovrannaturale, logica d’amore, inversa a quella della natura: Dio deve “mettere nei nostri cuori degli affetti totalmente contrari a noi stessi”, cioè una volontà di seguire “Gesù Cristo umiliato, abbassato e sofferente per noi”. Questo capovolgimento è esattamente quello che l’orazione opera in noi. Esso è normalmente sconosciuto a chi vive “nell’affezione alle cose sensibili e periture”: l’amore è totalmente incomprensibile a chi non ne fa esperienza, che vorrebbe prendere là dove si tratta di donare, e dominare là dove si tratta di servire.

Bisogna che Dio susciti in noi questa percezione “amorosa” di Gesù, occorre la sua grazia preveniente, affinché l’anima trovi logico entrare nella logica dell’amore, del dono di sé, e di seguirvi Cristo: essa è entrata nell’orazione, e un legame permanente è stabilito tra Dio e lei. Ne conseguirà una progressiva “spoliazione da tutto ciò che non è Dio o per Dio” nella sua vita.

L’orazione in domande risponde a: «Nel corso dell’orazione, sono disturbato da pensieri orribili, da tentazioni blasfeme e da altre immagini ossessive … Il demonio c’entra qualcosa? Devo continuare a fare orazione in queste condizioni? C’è un rimedio?».

Il tema della rubrica è: Il travaglio di Giuseppe

Autore: Marguerite d’Arbouze, 1580-1626

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Numero 121 - Dicembre 2010

I vantaggi del peccato!

L’insegnamento spirituale di Jean-Nicolas Grou culmina nel Manuale delle anime interiori, in cui si riconosce la tradizione salesiana dell’abbandono assieme a un’estrema finezza di analisi psicologica;i brevi colloqui che lo compongono sono una vera enciclopedia a uso delle “anime interiori”, cioè di quelle che hanno compreso che tutta la vita cristiana consiste nell’intimità tra Cristo e il suo discepolo.

Perché ci lamentiamo del peccato, visto che Dio non se ne lamenta? Riconoscerci semplicemente peccatori ci mette nell’umiltà che è, al dire di tutti i maestri, la madre di tutte le virtù. E di un’occasione perdente, ne facciamo una vincente. Può sembrare dannoso invitare a questo oblio del peccato appena commesso. Dimenticare il peccato, si! Ma dimenticare Dio, no! È proprio per poterci occupare di lui, che non dobbiamo fermarci sul passato, qualunque esso sia. Non sono i rimorsi che ci faranno progredire nell’amore, ma l’amore stesso!

La santità non consiste nell’evitare il peccato, ma nell’amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le proprie forze. Cosicché “vi è più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”. Saremo giudicati per il nostro amore, non per le nostre prestazioni. Non si pecca solo fin tanto che si dorme; è questo forse, un buon motivo per dormire tutto il giorno?

L’orazione in domande risponde a: « Come spiegare le visioni, le rivelazioni, le stigmate e gli altri fenomeni straordinari nella vita contemplativa? Tra questi fenomeni, come discernere i veri dai falsi?».

Il tema della rubrica è: La maternità di Maria e della Chiesa

Autore: Jean-Nicolas Grou, 1731-1803

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Numero 120 - Novembre 2010

Ancora l'abbandono ...

Magdeleine di Siry, affidata alla Visitazione all’età di nove anni, rappresenta insieme a P. Milley la grande tradizione salesiana sull’abbandono.

Queste note sul ritiro sono un bell’esempio di abbandono radicale. Le parole come “perdita”, “morte”, “annientamento” non devono crearci delle illusioni: non si tratta di distruzione di sé, ma indifferenza a se stessi nella fede totale in Colui che ha bisogno solo della nostra fiducia per occuparsi di noi.

L’abbandono vero alla volontà di Dio suppone di sacrificargli la nostra stessa volontà. Entriamo allora nella logica dell’amore, nella logica di Dio. Dio non ci dona né ci vende la salvezza: è lui stesso la nostra salvezza! La salvezza sta interamente nella relazione d’amore con lui, gratuita e disinteressata.

La fede delega tutte le nostre decisioni e azioni al Signore. Allora, vediamo ogni cosa con i suoi occhi, agiamo con la sua forza, comprendiamo con la sua intelligenza: regolando in ogni momento la nostra condotta sulla sua sola parola. Questo è contemporaneamente la felicità dell’essere costantemente uniti a lui, e il segreto dell’efficacia dei santi: invece di agitarsi in progetti che non riescono, perché in fondo Dio non li vuole, essi eseguono al momento opportuno l’azione giusta che corrisponde a quello che Dio vuole produrre in quel momento lì.

L’orazione in domande risponde a: «Qual è il ruolo degli angeli nella vita spirituale? E in primo luogo, esistono?».

Il tema della rubrica è: La fede squarcia la follia

Autore: Magdeleine de Siry, † 1738

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Numero 119 - Ottobre 2010

Lasciare Dio per Dio

Jacques Nouet fu uno dei grandi educatori della fine del Secolo d’Oro della spiritualità francese.

Noi opponiamo spesso azione e contemplazione, mentre sia l’una sia l’altra si devono riferire al solo amore di Gesù, cioè alla nostra unione a lui. «Sapete che la contemplazione è meglio dell’azione e della vita attiva; ma se nella vita attiva vi si trova più unione, essa è migliore»(S. Francesco di Sales). […] «Bisogna amare l’orazione, ma occorre amarla per amore di Dio. Ora chi l’ama per amore di Dio, ne vuole quanto Dio vuole donargliene, e Dio ne vuole donare tanto quanto consente l’obbedienza» (Idem).

Quando Dio ci mostra chiaramente, tramite la voce del superiore, per chi ne ha uno, ma già attraverso le esigenze del dovere di stato o la pressione delle circostanze, che ci attendono sul campo d’azione, siamo certi che “non permetterà che le nostre occupazioni compromettano il progresso della nostra perfezione. Dio si preoccuperà di farci agire senza che questo sia avvertito come distrazione. Meglio: il gusto di Dio che l’orazione ci avrà donato, ci inciterà ancor di più a “stringerci” a lui attraverso un’adesione perfetta alla sua volontà, quando l’azione sembrerà minacciare la nostra unione con lui, così il risultato sarà ancora una maggiore unione.

L’orazione in domande risponde a: «Qual è il ruolo della Vergine Maria nella vita di orazione? … Ma c’è rischio di abuso nel dare tanto spazio a Maria?».

Il tema della rubrica è: I santi colorano la nostra preghiera

Autore: Jeacques Nouet, 1605-1680

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Numero 118 - Settembre 2010

La fede, misura dell'amore

Olier nella lettera di direzione spirituale indirizzata a una figlia spirituale un po’ troppo preoccupata dei vari stati della sua anima, fa appello alla fede pura e semplice, diffidando di ogni illuminismo e racchiudendo tutta la vita spirituale in un amore incondizionato alla persona di Gesù.

Dopo il peccato originale, noi preferiamo l’impressione alla realtà, ivi compreso nella vita spirituale: invece della fede tutta semplice, cioè del solo ascolto della parola di Dio, in cui sussiste ciò che è, si rimane alle apparenze e si perde così il vero gusto di Dio, che conoscono solo quelli che l'hanno sperimentato nella fede.

Non siamo, dunque, privati di nulla se la nostra orazione è secca e senza grandi sentimenti: la fede ci dona Dio stesso, con o senza visioni, e tanto meglio se la purezza di questa fede obbliga ad un amore più radicale, meno sensibile, ma tanto più intenso. In fondo, c’è meno piacere, ma tanta più felicità.

L’orazione in domande risponde a: «C’è una posizione migliore di un’altra per fare orazione?».

Il tema della rubrica è: Obbediente fino alla morte di croce

Autore: Jean-Jacques Olier, 1608-1657

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Numero 117 - Luglio/Agosto 2010

La vera santità

Claudine Moine percorre un itinerario mistico di rara intensità, di cui sono testimonianza le quattro "relazioni spirituali" che lei redige su richiesta dei suoi direttori.

La santità non è non peccare, ma vivere della vita divina. Solo se ci "gettiamo in un sol colpo in Gesù Cristo" è lui stesso che ci trasformerà in lui, è lui stesso che ci fornirà l'energia, poiché l’unico nostro sforzo sarà quello di unirci a Lui volendo in ogni momento ciò che egli vuole, senza che ci sia bisogno poi di prendere alcuna decisione particolare di praticare questa o quella cosa…”.  Ed è questa unione a Gesù che fa i santi, e non le loro prestazioni. La santità non è nel corpo (le "veglie, i digiuni, le preghiere, le penitenzeetc.), che può anche essere quello di un criminale o di un santo, ma nelle "comunicazioni di Dio con l’anima e dell’anima con Dio, ovvero nella comunione di vita con Lui: Dio non ci domanda di "fare" questo o quello per lui, ma di unirci a Lui, perché possa realizzarsi in noi quello che desidera, che possa incarnarsi in noi; quello che ci chiede è la fede, e non le opere, è l’abbandono alla sua volontà, o se si preferisce, "l’esercizio dell’orazione e dell’amore".

L’orazione in domande risponde a: ««Amo molto i testi che ogni mese leggo in Semi. … Perché non veniamo educati all’orazione fin dall’inizio della vita cristiana?». «S. Teresa d’Avila e molti altri ci parlano delle meraviglie del “matrimonio spirituale” e altre situazioni paradisiache per coloro la cui vita spirituale si sarà sviluppata fino al culmine. Una tale felicità è realmente possibile, o questo è solo un modo di dire? … ».

Il tema della rubrica è: La domanda sull’uomo

Autore: Claudine Moine, 1618-?

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Numero 116 - Giugno 2010

La vera orazione

André Du Val fu l'autore di numerose vite di santi, come L'ammirevole vita di suor Maria dell'Incarnazione (1621), che mostra la concezione della vita spirituale legata alla sua direzione del Carmelo francese.

Ciò che caratterizza il cristiano, nell'orazione come altrove, è la fede e questa sarà tanto più grande quanto più l'anima avrà coscienza «del suo essere nulla davanti a Dio e della sua miseria e impotenza». L'incapacità di «pensare» a Dio (è questo il senso dell'orazione mentale) contribuisce  a metterci nella fede. Questo Dio che noi amiamo, «nessuno l'ha mai visto» (Gv 1,18), così le idee e i sentimenti che ci formiamo su di lui non potrebbero, in realtà, corrispondere a quello che egli è in se stesso.

Un'anima nella fede pura si trova nell'unione pura con Dio; Maria dell'Incarnazione non si fida affatto, delle soavità che Dio può donare nell'orazione, ci domanda semplicemente di «sottometterci umilmente alla volontà di Dio».

 L’orazione in domande risponde a: «Come sapere se si ha una “vocazione”?» (segue).

 Il tema della rubrica è: Il bisogno di una nuova visione evangelica della vita.

Autore: André Du Val, 1564-1638

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Numero 115 - Maggio 2010

Purezza del cuore e perfezione

Cassiano è un monaco che raccoglie in Egitto gli insegnamenti dei Padri del deserto. Nelle sue 24 Conferenze si rivolge a dei monaci, ma il monaco non fa che coltivare più intensamente quello che è la verità di ogni vita cristiana: se la vita eterna dipende da Dio, "la purezza del cuore" dipende da noi. La purezza del cuore è un orientamento della nostra volontà tale che "il nostro spirito si attacchi sempre a Dio e alle realtà divine". Essere uno con Dio per essere unificati con se stessi.

Invitandoci ad un equilibrio sovrannaturale, Cassiano non ci propone di ritirarci lontano dal mondo per coltivare orgogliosamente sublimi sentimenti, ma un innesto alla sorgente stessa della vita e dell’amore, di cui traboccheremo a favore dei fratelli e nello stesso tempo di noi stessi: "non respirare, comprendere e parlare che Dio". 

 L’orazione in domande risponde a: «Come sapere se sono chiamato alla vita contemplativa? Come sapere se ho una “vocazione”?».

  Il tema della rubrica è: Vivere Maria.

Autore: Giovanni Cassiano, † 440?

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