Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Semi di contemplazione

Semi di Contemplazione, foglio di spiritualità con cadenza mensile, è la traduzione curata dalla Confraternita Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, del bollettino Oraison edito dall’Association Saint Jean de la Croix con sede nella diocesi di Bourges a Mers-sur-Indre, una piccola località del Berry, nel cuore della Francia, il cui moderatore è il padre Max Huot de longchamp.

Il foglio si compone di un passo tratto da un testo della Tradizione cristiana con un breve commento sull’autore e sul contenuto, e di un approfondimento di una tematica connessa alla vita di preghiera. Una breve rubrica, a cura del moderatore della Confraternita, Mons. Antonino Raspanti, chiude il foglio. Dal numero 100 conclusa l’Orazione dalla A alla Z, p. Max risponde alle domande più frequenti in materia di Orazione attraverso le parole dei grandi amici di Dio, dando vita a L’Orazione in domande.

Il foglio intende sostenere coloro che, toccati da Cristo, hanno deciso di accogliere la Sua proposta di condividere pienamente la loro vita con Lui, lasciando entrare Cristo in ogni angolo dell’esistenza, per non dividersi mai da lui; il salmista li chiama beati perché hanno deciso nel loro cuore di intraprendere il santo viaggio. Le parole dei grandi amici di Cristo sono fonte di luce e di gioia, come sa bene chi l’ha provato: fonte di luce perché aiutano a comprendere se stessi e la strada che si sta percorrendo, spesso avara di luci; fonte di gioia perché la condivisione fraterna delle meraviglie divine operate nei fedeli accresce la gioia di ogni cristiano.
Quando Dio agisce nel credente, crea sempre qualcosa di nuovo e di irrepetibile, che compie la naturale singolarità della persona. Discernere quest’opera per assecondarla è una necessità e un travaglio, che la stessa persona vive talvolta in modo doloroso. Ella cerca riscontri che non sempre le sono concessi, con il pericolo che, delusa e scoraggiata, abbandoni il cammino. In realtà il Signore la conduce e la sostiene nella comunione dei santi, cioè la Chiesa, dove ella scopre lentamente la sua singolarità esaltata nella relazionalità.

Ci auguriamo che il presente foglio fornisca qualche piccola luce a quei beati in cammino mentre, certo, non recherà dispiacere a coloro che sono avanti in esso.

Anno: 2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010 2009 2008 2007 2006 2005 2004 2003 2002 2001 2000 1999

Numero 196 - Ottobre 2017

Solo l'amore verifica l'amore

Autore: Nöel Courbon

Commento di padre max Hut de Longchamp:

L’AUTORE Vedere Semi n°171

IL TESTOAccanto alle sue Istruzioni familiari sull’orazione mentale, Courbon è l’autore di molte piccole opere sullo stesso tema, fra cui La felicità di un’anima che ha trovato Dio nell’orazione e che si riposa in lui, che sviluppa in dieci colloqui il modo di comportarsi nell’orazione di quiete. Come sempre Courbon mostra una notevole chiarezza e semplicità, e si inserisce nella tradizione di Teresa d’Avila e di Francesco di Sales (al punto da dare il nome di Teotimo al suo interlocutore, nome del destinatario del Trattato dell’Amore di Dio)...

L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi

Sul desiderio del cielo (segue)

III,49. Il desiderio della vita eterna (segue)

Adesso, allora, chinati umilmente sotto le mani di tutti, e non preoccuparti di chi ti dice o ti ordina questa o quella cosa. Ma fai grande attenzione a ciòche segue: che sia un superiore, o qualsiasi altro più giovane di te o della tua età, che ti domanda o ti comanda qualcosa, accettalo assolutamente come un bene, e applicati a compierlo con volontà sincera. L’uno cerca questo, l’altro cerca quello; questi pone la sua gloria in una tale cosa, quello in altro, e riceve mille e mille elogi: tu, invece, non mettere la tua gioia né in questo né in quello, ma nel disprezzo di te stesso, nel mio solo beneplacito e nel mio onore. Ecco quello che devi scegliere, perché nella vita come nella morte, Dio sia sempre glorificato in te...

Il tema della rubrica è La morte di Gesù

Numero 195 - Settembre 2017

Sii Gesù

Autore: Charles Gay

Commento di p. Max Huot de Longchamp:

L’AUTORE Cfr. Semi n.91

IL TESTO Le 124 Elevazioni sulla vita e la dottrina di Nostro Signore Gesù Cristo sono altrettante meditazioni nelle quali Charles Gay dà una sua visione d’insieme del mistero cristiano. La loro profondità fa collocare il loro autore come uno tra i più grandi teologi del XIX sec., ma di una teologia che non deve quasi niente ai libri e quasi tutto alla preghiera. Rifacendosi al realismo del Nuovo Testamento, Charles Gay vede il cristiano incorporato quasi fisicamente...

L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi

Sul desiderio del cielo(segue)

III,49. Il desiderio della vita eterna, e quanto belle sono le realtà promesse a quelli che combattono (segue).

[Il Signore]: In effetti, tu non ricevi ciò per il tuo pensiero oper il tuo sforzo, ma per la sola generosità della grazia sovrannaturale e perché Dio ti guarda, affinché tu cresca nelle virtù e guadagni in umiltà, e ti prepari ai futuri combattimenti e perché ti leghi a me con tutto l’ affetto del tuo cuore, e ti applichi a servirmi con volontà fervente...

Il teme della rubica è

Pregare sempre, senza stancarsi

 

 

Numero 194 - Luglio agosto 2017

Nel torpore dell'estate

Autore: Fenelon (François de Salignac de la Mothe)

Anteprima del commento di P. max Huot de Longchamp:
La lettera presentata qui è rivolta a una persona del mondo non identificata. La corrispondenza di Fénelon è stato oggetto di molte edizioni, più spesso di antologie più o meno fedeli;solo recentemente si è iniziata una edizione scientifica. Fénelon, e con lui il meglio della spiritualità francese della fine del XVII sec., scontain questo modo le accuse di quietismo avanzate con scarso discernimento verso il circolo di Madame Guyon (cf. Semi n° 85); ciò ha privato il mondo religioso di testi molto più nutrienti di quelli degli avversari gallicani e più o meno giansenisti. Questa lettera è un buon esempio di direzione spirituale da parte di Fénelon, dolce e insieme ferma, molto salda nei suoi fondamenti spirituali e audace nella radicalità della fede alla quale invita...
Anteprima de L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradottoe commentato per i lettori di Semi
Sulle sciagure dei tempipresenti (segue)
III,47. Bisogna sopportare tutte le prove in vista della vita eterna (segue)
Il Signore: (Oh! Se tu avessi visto nel cielo le corone immortali dei santi) tu non cercheresti tanto i giorni di festa in questa vita, ma gioiresti piuttosto di conoscere, per Dio, le tribolazioni, e tu considereresti come il più grande guadagno, quello di essere considerato un nulla tra gli uomini.
Oh! Se tu sentissi tutto questo! E se questo penetrasse profondamente nel tuo cuore, come oseresti lamentarti, anche per una sola volta? Tutte le prove non devono forse essere sopportate in vista della vita eterna? Non è cosa da niente perdere o guadagnare il regno di Dio!
Alza dunque la testa verso il cielo: tu vedi che io e tutti i miei santi con me, i quali hanno conosciuto grandi combattimenti in questo mondo, siamo adesso nella gioia e nella consolazione. Essi sono nella sicurezza e nel riposo, e dimoreranno per sempre con me nel regno di mio Padre.
Sul desiderio del cielo
III,48. Il giorno dell’eternità e le angosce di questa vita

Il tema della rubrica é:
Il Re Messia prende possesso del Regno del Padre.

Numero 193 - Giugno 2017

Quando la preghiera dà l'emicrania

Autore: Aumont Jean

Commento di padre max Huot de Lonchamp: L’AUTORE cfr. Semi n. 169 IL TESTO. La prima metà dell’opera di Aumont è ricca di considerazioni diverse e di varia qualità sulla vita spirituale, di cui alcune costituiscono dei veri piccoli trattati sulla vita spirituale. Il titolo dell’eccellente capitolo qui citato pone molto bene la questione delicata che intende trattare, ovvero del passaggio con dolcezza da un’orazione soprattutto meditativa all’accoglienza molto semplice della contemplazione quando Dio vi conduce l’anima: così l’anima, tramite l’orazione del cuore, deve moderare e calmare l’attività della mente troppo frettolosa che agisce naturalmente nella sua testa, per abbassarla e ricondurla dolcemente a Gesù Cristo nel suo intimo, a lui che vuole attirarla lì tramite la segreta e intima mozione e attrazione della sua grazia... L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO Tradotto e commentato per i lettori di Semi Sulle sciagure dei tempi presenti (segue) I,22. Riflessione sulla miseria umana (segue) Sciagura per coloro che non conoscono la propria miseria! E più ancora per coloro che amano questa vita misera e corrotta! In effetti, alcuni si attaccano tanto ad essa-quando lavorare ed elemosinare procura loro appena il necessario-che se potessero vivere in questo mondo per sempre, non si preoccuperebbero per niente del regno di Dio. Oh cuori insensati e infedeli! Sono così invischiati nelle cose terrene che hanno gusto solo per le cose della carne; ma quando verrà la loro fine, questi sventurati sentiranno la vacuità e la nullità di ciò che hanno amato.

Invece i santi di Dio e tutti gli amici devoti  di Cristo non si sono curati di quello che potrebbe piacere alla carne, né di quello che potrebbe essere alla moda, ma tutta la loro speranza ed il loro intento tendevano ai beni eterni. Tutto il loro desiderio si elevava alle realtà durature e invisibili, per non essere trascinati verso il basso dall’amore di quelle che sono visibili... Il tema della rubrica è: Il discernimento vocazionale di un giovane.

Numero 192 - Maggio 2017

L'orazione continua

Autore: Louis Thomassin

Commento di padre Max Huot de Longchamp
L’AUTORE Nato ad Aix in Provenza, Louis Thomassin appartiene a una famiglia di parlamentari borgognoni. Brillante allievo degli Oratoriani di Marsiglia, entra nella loro congregazione all’età di 13 anni e passerà la sua vita ad insegnare, a Saumur, poi a Parigi...
IL TESTO Accanto a una produzione teologica molto ricca, il Trattato sull’Ufficio divino, pubblicato nel 1686, è l’unica opera specificamente spirituale diThomassin. In 500 pagine molto argomentate secondo la Tradizione, si impegna a mostrare che l’orazione mentale è l’anima di ogni preghiera e anche di ogni occupazione veramente cristiana...

§1. La preghiera è una relazione tra Dio e noi, ma essere in relazione con qualcuno non è tanto pensare costantemente a lui quanto vivere costantemente per lui. Pregare non è tanto riflettere su Dio, quanto «riferire alla sua gloria tutto ciò che facciamo e che siamo»...
§2. Noi procediamo nella vita solo tramite la forza del desiderio. Ora, tutti i nostri desideri si riconducono al desiderio di Dio, della vita eterna e senza limite, «desiderio di giustizia, di santità, di eternità»...
§3. Desiderio e orazione sono altri nomi dell’amore, così che tutto ciò che è fatto per amore ci unisce segretamente a Dio, perché è lui che vive allora in noi...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
I, 21 Sulla compunzione del cuore  
Se vuoi fare qualche progresso, mantieniti nel timor di Dio e non essere troppo libero; controlla tutti i tuoi sensi grazie alla disciplina e non lasciarti andare a una gioia insensata. Dedicati alla compunzione del cuore e troverai la devozione. La compunzione dona l’accesso a diversi beni che la dissipazione fa abitualmente perdere subito.
È cosa sorprendente che l’uomo si rallegri perfettamente in questa vita, pur vedendo e pensando che è in esilio e che la sua anima corre tanti pericoli! Infatti, davanti ai nostri difetti, per la nostra leggerezza di cuore e la nostra negligenza, non sentiamo i dolori della nostra anima, ma spesso ridiamo scioccamente quando avremmo di che piangere! Non c’è vera libertà né sana allegria, se non nel timor di Dio associato a una buona coscienza...
Le disgrazie dei tempi
I,22 Riflessione sull’umana miseria
Sarai sempre sventurato, dovunque tu sia o dovunque vada, se non ti volgi verso Dio.
Perché ti turbi quando le cose non accadono come tu le vorresti e le desideri? Chi dunque vedrà ogni cosa obbedire alla sua volontà? Né io, né tu, né alcun altro sulla terra! Nessuno, in questo mondo, è senza qualche tribolazione o angoscia, che sia re o papa! E chi è colui che se la cava meglio? Di sicuro, chi può sopportare qualcosa per Dio.
Molte delle persone deboli e limitate dichiarano: «Ah! Che bella vita è quella di quell’uomo! Quale ricchezza, quale grandezza, quale potenza, quale nobiltà!». Ma guarda i beni celesti e vedrai che tutte queste realtà temporali non sono niente, sono piene di incertezze e anzi sono degli ostacoli, perché non vengono mai possedute senza preoccupazione né senza timore. La felicità dell’uomo non risiede nell’abbondanza dei beni temporali: una giusta misura gli è sufficiente...
Il tema della rubrica è:
L’uomo trasformato dal Sangue di Cristo

Numero 191 - Aprile 2017

Vero e falso abbandono

Autore: Bossuet Jacques-Bénigne

Commento di padre MaxHuot de Longchamp:
L’AUTORE Nato a Digione in una famiglia borghese, Bossuet studia presso i gesuiti e avrà tutti gli onori come predicatore, vescovo e uomo di corte, al punto da imporsi come il più ufficiale rappresentante della Chiesa di Francia sotto Luigi XVI.Questo implicò una forte tendenza gallicana e più pietà che misticismo, come... 
IL TESTO Come i suoi contemporanei, Bossuet ha letto e venerato Francesco di Sales, e frequentato san Vincenzo de’ Paoli: dal primo, ha preso l’invito a una fiducia senza limiti nella Provvidenza; dal secondo, l’esigenza di una vita cristiana che si incarni nell’azione. Questi due aspettisi associano armoniosamente in questo opuscolo, di una decinadi pagine, rappresentativo delle meditazioni scritte da Bossuet per le numerose persone da lui dirette spiritualmente...
 
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
I,19 Gli esercizi del buon religioso (seguito)
Tuttavia, gli esercizi corporali  sono da praticare con moderazione e non sono adatti a tutti nello stesso modo.
Gli esercizi non comunitari non devono essere mostrati all’esterno, perché è più sicuro praticare in segreto gli esercizi privati. Tuttavia, fa attenzione a non essere pigro nel praticare quelli comunitari,dando prova di maggiore zelo per quelli a te propri. Ma quando avrai assolto pienamente e fedelmente a quelli obbligatori e comandati, se ti resta del tempo, ritorna a quello che ti è proprio come la tua devozione desidera. Non tutti possono avere gli stessi esercizi: l’uno conviene a questi, l’altro a quegli. Così una varietà di esercizi si addice in tempi diversi: alcuni sono più gradevoli nei giorni di festa, altri nei giorni feriali; durante le tentazioni abbiamo bisogno di alcuni, di altri durante la pace e la quiete; nei momenti di tristezza ci piace pensare ad alcuni, ad altri quando siamo nella gioia del Signore...
Il titolo della rubrica è: La Pasqua di Cristo in noi.

Numero 190 - Marzo 2017

Il buon direttore spirituale

Autore: Jean Hugues Quarré

Commento di p. Max Huot de Longchamp:


L’AUTORE Nato a Dôle,nel Giura, nel 1590, ordinato prete nel 1613, Jean HuguesQuarréentra nell’Oratorio di Francia, e su ordine di Condren (Semi n° 36), risponde all’appello di Giansenio e di Saint- Cyran che lo chiamano nelle Fiandre, dove succede al Padre Bourgoing (Semi 88) per...
IL TESTO Autore di diverse opere di storia religiosa e spirituale, Jean Hugues Quarré fu subito conosciuto per lasua opera Il Tesoro spirituale (Bruxelles 1632, spesso ripubblicato). In 500 paginette, Quarré sviluppa una spiritualità battesimale e una pratica della vita interiore fondate sull’ unione al Verbo incarnato, sulla linea del suo maestro Bérulle. Vi si trova questa presentazione molto rara della direzione spirituale come frutto dell’unione del direttore a Cristo tramite la sua vita di preghiera...

L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
I,17 La vita monastica
Bisogna che impari a spezzare te stesso in molte cose se vuoi mantenere la pace e la concordia con gli altri.Non è cosa facile rimanere nei monasteri o in una congregazionee viverci senza lamentarsi, restandovi fedele fino alla morte. Felice colui che vi avrà vissuto come deve e vi si sarà speso felicemente fino alla fine!
Se vuoi tenere il tuo posto come occorre e progredire, considerati come un esiliato ed un pellegrino sulla terra. Occorre che tu diventi folle per Cristo, se vuoi condurre la vita religiosa. L’abito e la tonsura contano poco, ma sono la conversione dei costumi e la mortificazione completa delle passioni,a fare il vero religioso...

Il tema della rubrica è: Ritirarsi per esercitare lo spirito

Numero 189 - Febbraio 2017

Verso la fede semplice

Autore: Catherine Ranquet

Commento di padre Max Huot de Lonchamp:

1 Ecco la mia opinione sulle modalità che possono condurre un’anima verso le vie di una fede semplice e delle più pure ed intime comunicazioni di Dio: […] la prima cosa è l’attrattiva di Dio. La si può conoscere tramite una difficoltà, se non addirittura una impossibilità, ad operare sensibilmente con le potenze dell’animacosì come tramite alcuni lumi divini.Questi,talvolta, sebbene raramente, penetrano l’anima e le dànno maggiorestima e percezione della magnificenza di Dio e del nulla di tutte le cose create, di quanta se ne possa acquisire mediante tutti i suoi ragionamenti. […]

2. La seconda consiste in una fedeltà assoluta che l’anima deve avere per lavorare sul distacco e lo spogliamento continuo da tutte le cose create, fino alle più piccole e minute che toccano il corpo e la mente, tramite una vera e propria rinuncia e un annientamento perpetuo di sé, per attaccarsi in tutte le cose naturali e sovrannaturali unicamente a Dio solo ed alla sua santissima e unica volontà; al fine di poter essere ridotta alla perfetta nudità e purezza, senza la quale non si può quasi avanzaresu questo cammino.

3. Ho incontrato molte anime nelle quali l’attrazione di Dio appare in modo sensibile e vantaggioso, ma confesso che ve ne sono poche che hanno abbastanza coraggio per arrivare a questa grande euniversale rinuncia. Alcunesi fermano per debolezza, altre per una certa ignoranza, altre ancora per non volersi convincere e persuadere quanto sia importanteaffrancarsi dalle cose così piccole elievi, e rendersi vittoriose sulle imperfezioni anche le più piccole.[…]

4. Così vorrei ridurre tutti gli altri mezzi, dai primi fino agli ultimi, più sublimi e potenti per elevare l’anima alla più alta e più perfetta unione con Dio, a questa via semplice,a questa generosa, delicata e assoluta rinuncia. Questa mi sembra l’unica e la sola cosa necessaria.

5. Ma vorrei che questa uscita e liberazione da se stessi, che è l’essenza di questa perfetta rinuncia, si facesse soltanto per andare dritto a Dio, dove l’anima trova il suo riposo e la sua felicità senza fermarsi, se possibile, né guardare la pena e la sofferenza, né altra difficoltà che incontra sul suo cammino, poiché è creata per godere del sommo bene e non per soffrire. La sofferenza e tutto quello che accade nella vita,sonosoltanto mezzi di cui bisogna servirsi per andare prontamente alla meta, pertanto non bisogna affatto fermarsi, ma guardare semplicemente Dio, senza volgere lo sguardo altrove e lasciarlo fare. Catherine Ranquet (1602-1651), Lettera del 12 marzo 1647 a P. Balthazar de Bus

 Commento di padre Max Huot de Lonchamp:

L’AUTORE Seconda figlia di una famiglia di negozianti di Lione, Caterina entra all’età di 12 anni presso le Orsoline di quella città. A 21 anni è priora del monastero di Grenoble, poi di quello di Chambéry, prima di fondare a Gap e di ritornare a Lione che non lascerà più. La sua intensa vita interiore passerà dal fervore alla desolazione nei suoi primi anni… 

IL TESTO Di Caterina ci restano un centinaio di pagine di note, raccolte dalla sua segretaria e delle lettere inserite nella sua biografia da Gaspard Augeri vent’anni dopo la sua morte. Redatte con eleganza, quasi tutte sono indirizzate al gesuita Balthazar de Bus, nipote del beato César de Bus, e mostrano in Caterina una padronanza spirituale profonda e sperimentata

§ 1. Quando Dio dona a un’anima di contemplarlo, ella entra nelle vie di una fede semplice”, vedendo man mano i misteri svelarsi, come un paesaggio nascosto dalle nuvole si rivela nel momento in cui il sole riappare… 

L’Imitazione di Gesù Cristo

Tradotto e commentato per i lettori di Semi

Sopportare il prossimo (segue)

I,16. Bisogna sopportare i difetti degli altri

Quello che l’uomo non riesce a correggere in se stesso o negli altri, bisogna sopportarlo con pazienza, finché Dio non disponga diversamente. Rifletti: forse è meglio che sia così per provarti e insegnarti la pazienza, senza la quale i nostri meriti non valgono molto. Però tu devi supplicare Dio quando ti trovi davanti a simili difficoltà, perché possa venire in tuo aiuto e perché possa sopportarle con bontà… 

Il tema della rubrica è: L’universale chiamata alla santità.

Numero 188 - Gennaio 2017

Contemplativa suo malgrado!

Autore: Margherita Maria Alacoque

Commento di p. Max Huot de Longchamp:

1. Mi sentivo così fortemente attratta dall’orazione, che mi faceva soffrire molto di non sapere né potere apprendere come bisognava farla, poiché non frequentavo alcuna persona spirituale e non avevo altro che quella parola d’orazione che rapiva il mio cuore. Essendomi rivolta al mio sovrano Maestro, egli m’istruì su come lui voleva che la facessi e ciò mi è servito per tutta la vita...
L’AUTORE Quinta figlia di una famiglia borghese di Borgogna, precocementeorfana, avrà un’ infanzia e un’adolescenza difficili, a causa della sua cattiva salute e delle vessazioni ricevute dal suo ambiente. Molto sensibile religiosamente, si consacra a Dio all’età di 5 anni, ma entrerà solo a 24 anni presso la Visitazione di Paray le Monial...
IL TESTO ... i due passi che citiamo, mostrano ancora una volta che la contemplazione è un dono di Dio che può essere vissuto da quelli che ne beneficiano senza che sappiano identificarla e senza che quelli che dovrebbero aiutarli, la identifichino...
§§ 1-2. ... la maggior parte dei principianti si mette allora a meditare, Margherita, invece, è portata immediatamente nella contemplazione del mistero stesso: “impegnava così fortemente il mio spirito, tenendo la mia anima e tutte le mie potenze inghiottite in lui, che non sentivo per niente le distrazioni”...
Dio è più forte di Margherita e la obbliga a tacere; a lasciarsi amare.Questo è il miglior modo di “rendergli amore per amore”...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
Le tentazioni(segue)
III,35. In questa vita, non si può essere al sicuro dalle tentazioni
Il Signore: Figlio mio, in questa vita non sei mai al sicuro efinché tu vivrai, le armi spirituali ti saranno sempre necessarie . Avanzerai in mezzo ai nemici e sarai attaccato da ogni parte; allora se tu non ti proteggi ovunque con lo scudo della pazienza, non resterai per lungo tempo indenne.
Di più, se tu non fissi il tuo cuore in me, con la volontà piena di sopportare ogni cosa a causa mia, non potrai sopportare questo assalto, né ottenere la palma dei beati. Occorre, allora, attraversare con forza ogni cosa, e affrontare gli ostacoli con mano potente. In effetti, proprio al vincitore viene donata la manna... 
Non impicciarsi degli affari degli altri
III,24. Bisogna evitare di curiosare sulla vita degli altri
Il Signore: Figlio mio, non essere curioso, e guardati dalle preoccupazioni vane. Cosa ti importa di questa o quell’altra cosa? Tu, segui me! (Gv 21,22).Cosa ti importa, effettivamente, se quella persona sia così o in altro modo? O che faccia o dica in certo modo piuttosto che in un altro? Non hai bisogno di rispondere per gli altri, ma renderai conto per te stesso; allora, di cosa ti immischi?
Ecco, io conosco ogni uomo e vedo tutto quello che accade sotto il sole; so la condizione di ciascuno: ciò che pensa, ciò che vuole e qual è il fine di ogni sua intenzione. Bisogna affidarsi a me per ogni cosa, mentre tu devi metterti il cuore in pace. E lascia agitarsifin tanto che vorrà colui che si agita: ricadrà su di lui tutto quello che farà o dirà, perché in ogni modo, non potrà ingannarmi ...
Il tema della rubrica è: L’amore folle dello Sposo.

Numero 187 - Dicembre 2016

Gesù al centro dell'orazione

Autore: Jean Aumont

Commento di P. Max Huot de Longchamp:

L’AUTORE: Cfr. Semi n° 169 
IL TESTO Il posto di Cristo e della sua umanità nella preghiera del cristiano, domina le 500 pagine dell’opera di Aumont,trattandone per una mezza dozzina di capitoli. Il titolo di quello, da cui abbiamo tratto questo brano, è da solo una risposta all’eterna tentazione di confondere la preghiera con un esercizio di concentrazione mentale, cancellando ogni immagine e ogni idea della persona di Gesù: Gli oggetti materiali non impediscono la vera spiritualità e la perfetta contemplazione, ma solo gli attaccamenti che vi si possono avere per la sregolatezza dell’amor proprio che si appropria e si attacca a ogni cosa. Bisogna liberarsi di questo amor proprio e non lasciare l’umanità di Gesù Cristo, tanto necessaria sia per i perfetti che per i principianti nell’orazione....
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
tradotto e commentato per i lettori di Semi
Sulle prove della vita (segue)
III,38. Come comportarsi bene nelle cose esteriori e ricorrere a Dio nei pericoli
Il Signore: Ecco, figlio mio, a cosa devi tendere con diligenza: in ogni luogo, in ogni azione o occupazione esteriore, sii interiormente libero e padrone di te stesso, abbi il controllo su ogni cosa e non essere sottomesso a loro . Ancor di più, sii un vero israelita affrancato, condividendo le sorti e la libertà dei figli di Dio: stabiliti al disopra delle realtà presenti, contemplano quelle eterne; guardando con l’occhio sinistro le cose che passano e conil destro le realtà eterne; essi non sono per niente trascinati ad attaccarsi alle cose terrene, ma sono piuttosto loro che le trascinano a servire bene, secondo l’ordine di Dio, e secondo quello per cui sono statecostituite dall’Artefice supremo che non ha lasciato niente in disordine in ciò che ha creato.
Così, in ogni evento, non ti fermare a ciò che appare all’esterno e non portare il tuo sguardo sensibile verso le cose che tu vedi o senti. Ma se, qualunque sia la causa, tu entri velocemente con Mosè nel santuario per consultarvi Dio, sentirai talvolta la risposta di Dio e ne uscirai istruito su molte cose presenti e future. In effet...
Il tema della rubrica è:
La miseria e la misericordia.

Numero 186 - Novenbre 2016

Un'anima perduta in Dio

Autore: André duVal

Commento di Padre Max Huot de Longchamp 

L’AUTORE Cfr.: Semi n° 116. IL TESTO Nella seconda parte della biografia di Maria dell’Incarnazione (= signorina Acarie al secolo, da non confondere con Maria dell’Incarnazione Guyart, evangelizzatrice del Québec), consacrata alla vita spirituale, André du Val parla della perfetta uguaglianza dell’anima della diletta, dovuta a una subordinazione armoniosa dei differenti livelli della sua anima, permettendo, per analogia, di comprendere come i santi, cominciando da Gesù stesso, sono presenti al mondo e alle sue difficoltà,rimanendo, in modo assoluto, completamente presenti a Dio...
 L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO Tradotto e commentato per i lettori di Semi. Le prove della vita III,18 Sull’esempio di Cristo, le miserie terrene si devono sopportarecon uniformità d’anima. Il Signore: Figlio mio, sono disceso dal cielo per la tua salvezza; ho preso su di me la tua miseria, non per necessità, ma per il fascino della carità, perché tu apprenda la pazienza e porti come conviene le miserie terrene. In effetti dal momento della mia nascita fino alla mia morte in croce, l’essere sottomesso al dolore non mi è mancato; ho mancato enormemente delle cose umane; ho spesso ascoltato delle lamentele nei miei confronti; ho sofferto con bontà tafferugli e insulti; ho ricevuto ingratitudine in cambio di miei benefici, blasfemia in cambio di miracoli, rimproveri in cambio di miei insegnamenti... Il Servo: Signore, perché tu sei stato paziente durante la tua vita, compiendo perfettamente in ciò la volontà di tuo Padre, è giusto che io, miserabile peccatore, mi accetti pazientemente, secondo la tua volontà, e che porti, finché tu lo vorrai per la mia salvezza, il peso di questa vita corruttibile. Infatti, anche se la vita presente è percepita come pesante, la tua grazia fa sì che già adesso essa divenga piena di meriti, e che sull’esempio tuo e alla sequela dei tuoi santi, divenga più sopportabile e luminosa. Ѐ molto più consolante che non al tempo... 
Il tema della rubrica è: 
Debolezza umana e tenerezza del Padre.

Numero 185 - Ottobre 2016

Dio in fondo all'anima

Autore: Claude Séguenot

Commento di Padre Max Huot de Longchamp L’AUTORE Cfr. Semi n° 178 IL TESTO Questo breve trattato, inizialmente rivolto, ci dice l’autore, ad una “piccola anima”, che si scontra con le “pene e difficoltà” comuni nella pratica dell’orazione, si mantiene sull’essenziale, ma va in fondo alle questioni più centrali, con una chiarezza tutta cartesiana, nel momento in cui il classicismo francese raggiunge il suo apogeo. Séguenot ci spiega qui come Dio risiede nella nostra anima, e perché ella deve accettare la sua incapacità a controllare quello che lui solo opera nella sua sommità, dove penetra in lei con la sua grazia…


L’IMITAZIONE DI GESÚ CRISTO 
Tradotto e commentato per i lettori di Semi 
Sulle prove della vita
L’utilità delle avversità.
Ci fa bene, talvolta, provare delle situazioni pesanti e delle avversità, perché spesso riportano l’uomo al suo centro , facendogli prendere coscienza che è in esilio, impedendogli di riporre la sua speranza in qualche realtà mondana qualunque essa sia. Ѐ bene talvolta sopportare delle contraddizioni, e che si pensi male di noi e che siamo imperfetti, anche se abbiamo agito bene e con retta intenzione. Queste cose spesso servono all’umiltà e ci difendono dalla vana gloria. In effetti, noi interiormente prendiamo meglio Dio come testimone quando esteriormente siamo vilipesi dagli uomini e siamo scarsamente stimati. Per questo l’uomo dovrebbe tanto appoggiarsi su Dio, da non essergli più necessario cercare molte consolazioni umane… 
Il tema della rubrica è “La necessità di discernere gli spiriti”.

Numero 183 - Luglio - agosto 2016

Ancora Marta e Maria

Autore: Grou Jean-Nicolas

Commento di p. Max Huot de Longchamp: “Agire” è spostare materialmente le cose; “contemplare” è scoprire il senso delle cose. Meglio offrire un piccolo fiore con molto amore, che uno grande con poco amore; ecco perché la contemplazione sarà sempre più importante e prioritaria nella nostra vita dell’azione... 

Maria, sorella di Lazzaro, sembra perdere il suo tempo restando presso Gesù. Non solo non produceva niente materialmente, come Marta le rimproverava, ma non produceva niente mentalmente... La contemplazione è pura e trasparente relazione con colui che si contempla, alla sorgente..."
 L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO Tradotto e commentato per i lettori di "Semi di contemplazione" 
II,1. Il comportamento interiore.
 Il Regno di Dio è dentro di voi, dice il Signore (Lc 17,21). Convertiti al Signore con tutto il cuore, abbandona questo mondo miserabile, e la tua anima troverà riposo. Impara a disprezzare le realtà esteriori e a dedicarti a quelle interiori, e vedrai venire il Regno di Dio in te. Infatti, il Regno di Dio è pace e gioia nello Spirito Santo (Rom 14,17); questo non è concesso agli empi. Se, nel tuo intimo, avrai preparato una dimora, Cristo verrà in te, mostrandoti la sua consolazione. Tutta la sua gloria e la sua bellezza sono nell’intimo, e in questo sta la sua gioia. Viene frequentemente a visitare l’uomo interiore, si intrattiene dolcemente con lui, lo consola gentilmente con un’abbondanza di pace e con un’incredibile familiarità. Andiamo anima fedele! Prepara il tuo cuore a questo Sposo, perché si degni di venire a te e abitare in te. Infatti egli ha detto: «Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola, noi verremo a lui e dimoreremo in lui» (Gv 14,23) Fai dunque posto a Cristo, e non permettere al resto di entrare... Il tema della rubrica è: Il valore del monaco.

Numero 182 - Giugno 2016

Lettura spirituale

Autore: Jean Hamon

Commento di P. max Huot de Lonchamp:
L’AUTORE Nato a Cherbourg, Jean Hamon fu medico prima di far parte degli “eremiti di Port Royal”, signori della piccola nobiltà e dell’alta borghesia, ritiratisi nella Valle di Chevreuse per condurvi la vita semplice del mondo rurale, dedicandosi ad attività intellettuali, lontane dal frastuono dei salotti parigini...
IL TESTO Autore di numerose piccole opere di pietà, Jean Hamon dimostra la sua originalità con il Trattato sulla preghiera continua. L’idea iniziale è che la preghiera è semplicemente una vita cristiana cosciente e che gli esercizi di preghiera non fanno altro che rendere questa coscienza più viva. Hamon rilegge così tutte le nostre attività affinché divengano preghiera: pregare lavorando, pregare riposandosi, etc. e qui, pregare leggendo e leggere pregando...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
Sulla pace interiore
III,21. Bisogna riposare in Dio al di sopra di ogni bene e di ogni dono
Il Servo: Al di sopra di tutto e in tutto, o anima mia, il tuo riposo è sempre nel Signore, perché è lui il riposo eterno dei santi.
Donami di riposare in te al di sopra di ogni creatura, o Gesù, così dolce e pieno d’amore; al di sopra di tutto ciò che è salute e bellezza, di tutto quello che è gloria ed onore, di tutto quello che è potenza e dignità, al di sopra di tutto quello che è scienza e finezza di spirito, al di sopra di tutte le ricchezze e le opere d’arte, al di sopra di tutto ciò che è gioia ed esultanza, al di sopra di...
Il tema della rubrica è "Gli occhi spirituali"

Numero 181 - Maggio 2016

Domandare nella preghiera

Autore: S. Agostino

Commento di P. Max Huot de Longchamp:
§ 1. Perché domandare a Dio quello che ci darà ad ogni modo per il nostro bene, o che non ci darà in alcun modo in caso contrario? La preghiera non è fatta per cambiare la volontà di Dio, ma per appropriarsene: occorre entrare nel modo di vedere e volere di Dio, vivere più coscientemente la nostra relazione filiale con lui. In tal senso la preghiera basta a se stessa e non è finalizzata ad altro che a se stessa, così come una conversazione tra due persone che si amano, mira solo a coltivare la felicità di amarsi...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
L’obbedienza e l’umiltà (seguito e fine)
III,13. L’obbedienza dell’umile religioso sull’esempio di Gesù (fine)
Impara ad obbedire, tu che sei polvere! Impara ad umiliarti, tu che sei terra e fango, e ad abbassarti sotto i piedi di tutti! Impara a spezzare la tua volontà, e ad abbandonarti in tutta sottomissione; sii determinato con te stesso, non permettere all’orgoglio di vivere in te, ma mostrati così sottomesso e così piccolo che tutti possano camminare su di te e calpestarti come il fango sulla piazza pubblica...
Il tema della rubrica è:
Ottimismo o speranza?

Numero 180 - Aprile 2016

Elogio del raccoglimento

Autore: Jean Croiset

Commento di p. Max Huot de Longchamp: L’AUTORE Non sappiamo niente della famiglia di Jean Croiset, nato a Marsiglia, ed entrato a 20 nella Compagnia di Gesù. Ancora studente, entra in relazione con santa Margherita-Maria, divenendo molto velocemente il più efficace diffusore della devozione al Sacro Cuore. La sua carriera di professore di filosofia e teologia si svolgerà nelle case gesuitiche della valle del Rodano, tra Lione e Marsiglia, dividendosi tra l’insegnamento, la predicazione di ritiri e la direzione spirituale. Autore ricco, le sue opere destinate ad un vasto pubblico e oggi molto dimenticate, formeranno alla vita spirituale generazioni di cristiani.
IL TESTO Questo manuale di pietà redatto da Croiset, ancor prima della sua ordinazione sacerdotale, riprende ed amplia, all’indomani della morte di santa Margherita-Maria un testo che circolava a Paray-le-Monial. Il suo rapido successo contribuì molto direttamente alla diffusione, tra l’altro combattuta, del culto del Sacro Cuore. Comprende molti consigli spirituali di grande qualità, che attestano la maturità del loro autore quando era ancora solo un giovane religioso in formazione all’epoca della pubblicazione.
§ 1. Dio entra nelle nostre anime “dal centro più profondo”, direbbesan Giovanni della Croce, attraverso quel punto verso cui convergono tutte le componenti della nostra vita...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Traduzione e commento per i lettori di Semi
L’amicizia (seguito)
III,42 Non bisogna contare sugli uomini per trovare la pace (seguito)
Il Signore: tu devi essere talmente morto alle affezioni delle amicizie umane, che per quello che dipende da te, sceglierai di non avere niente in comune con nessuno : l’uomo si avvicina tanto più a Dio se si ritira da ogni consolazione terrena; si eleva sempre più verso Dio, se si abbassa più profondamente e si disinteressa di se stesso. Colui che si attribuisce qualcosa di buono, impedisce alla grazia di Dio di venire in lui, perché la grazia dello Spirito Santo richiede sempre un cuore umile. Se tu sapessi annientarti perfettamente e ritirarti da ogni amore creato, alloraio dovreispandermi in te con l’abbondanza della mia grazia.
Quando guardi le creature, la vista del Creatore ti è tolta. Impara in ogni cosa a controllarti per il Creatore, e potrai arrivare alla conoscenza divina. Per quanto poco sia, amare e guardare in modo disordinato ritarda e ostacola la nostra salita...
Il tema dell rubruca è: Vivere nel presente - Senza rimpianti e senza "se"

Numero 179 - MARZO 2016

Due tipi di orazione

Autore: Louis-François di Argentan

Commento di p. Max Huot de Longchamp: L’AUTORE Jean Yver nasce ad Argentan nel 1615, ed entra a 15 anni presso i cappuccini nel momento in cui in Normandia c’ è una grande fioritura mistica...
IL TESTO Gli Esercizi del cristiano interiore,redatti sullo stesso filone e senza dubbio con la stessa dipendenzada Berniéres deI Cristiano interiore, e che avranno ugual successo, integrano (Esercizio XI) un magistrale piccolo trattato di un centinaio di pagine sull’orazione. Chiaro, semplice, preciso, esso permette al lettore di orientarsi perfettamente nei differenti stati spirituali. Tuttavia resta originale, in quanto le distinzioni che esistono tra progredienti o perfetti non corrispondono, in lui, all’uso degli autori classici.
§ 1. Con una semplificazione del vocabolario che gli è propria, padre L.F. d’Argentan parla di orazione, laddove si parlerebbe abitualmente di contemplazione, acquisita o infusa (cfr. Semin° 72 e 128); allo stesso modo“quelli che profittano” sono da identificarsi con i “progredienti”secondo una terminologia più classica...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
La natura e la grazia
III,55 La corruzione della natura e l’efficacia della grazia divina
I ll Servo (seguito): È per questo, mio Dio,che trovo nella tua legge la mia gioia quanto all’uomo interiore (cfr. Rom 7,22), sapendo che quello che tu comandi è buono, giusto e santo, opponendomi così al male e fuggendo il peccato, ma nella mia carne servo tuttavia la legge del peccato, obbedendo più alla sensualità che alla ragione. Ne consegue che volere il bene è alla mia portata, ma non riesco a compierlo (cfr. Rom 7,18). Per questo mi propongo spesso tante cose buone, ma poiché mi manca la grazia che venga in aiuto alla mia infermità, il minimo ostacolo mi fa rinunciare e venir meno. Da tutto questo risulta che io conosco il cammino della perfezione e che vedo con sufficiente chiarezza come dovrei agire, ma che, oppresso dalla pesantezza della mia corruzione, non mi elevo a ciò che è perfetto...
Il tema della rubrica è: Le disposizioni per pregare bene.

Numero 178 - 2016

Una luce tenebrosa

Autore: Claude Séguenot

Commento di p. Max Huot de Longchamp:
L’AUTORENato in Borgogna Claude Séguenot fece i suoi primi studi a Digione prima di studiare il diritto a Bourges. A 28 anni, entra all’Oratorio, dove i suoi maestri saranno Guillaume Gibieuf e Charles di Condren ( Semi n° 36 e n° 114). Poiché prese le difese di Port-Royal, senza condividerne il giansenismo, Richelieu lo fece imprigionare per quattro anni alla Bastiglia. Solo in seguitoebbe diversi incarichi nel governo dell’Oratorio.
IL TESTOLa Guida all’orazione per le anime che incontrano difficoltà,pubblicata nel 1634, èla prima, e la sola veramente importante, delle opere di Séguenot. Henri Brémond (cf. Semi n° 89) vi scorge «una chiara, intensa e breve esposizione della filosofia di Bérulle sulla preghiera». Piuttosto breve per l’epoca (250 paginette), come indica il suo titolo, viene incontro alle difficoltà solite che s’incontrano nella pratica dell’orazione, con grande senso pedagogico, perché, ci dice all’inizio di queste pagine, «è cosa molto strana, che dei tanti che praticano l’orazione, ve ne sianopochi a riuscirci e a credere di riuscirci»...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
La natura e la grazia
III.54 Sui differenti movimenti della natura e della grazia (seguito)
  La natura si compiace di avere molti amici e parenti, si vanta della nobiltà delle sue origini e della sua nascita; sorride ai potenti, adula i ricchi e si congratula con i suoi simili.La grazia, invece, ama anche i nemici e non si vanta di avere un gran numero di amici; non dà importanza alle origini e alla nascita,a meno chenon coincida con una virtù più grande. Essa agevola il povero, piuttosto che il ricco; la sua compassione va verso l’innocente piuttosto che verso i potenti; partecipa alla gioia di chi serve la verità e non la menzogna. Esorta sempre i buoni a cercare “i carismipiù grandi” (1Cor 12,31), e ad assomigliare al Figlio di Dio con le loro virtù.
  La natura si lamenta continuamente per tutto quello che le manca o per quello che la opprime; la grazia invece sopporta le mancanze con costanza.
  La natura riferisce tutto a sé, combatte e perora la sua causa, mentre la grazia riconduce tutto a Dio, in cui ogni cosa ha origine; non attribuisce niente di buono a se stessa e non pretende niente con arroganza. La grazia non entra in conflitto e non impone agli altri il suo punto di vista, ma si sottomette alla sapienza eterna e al giudizio divino per tutto quello che concerne il sentire e il comprendere...
Il tema della rubrica è: Peccatori sì, corrotti no!

Numero 177 - Gennaio 2016

L'orazione di santa Giovanna

Autore: Françoise-Madelaine di Chaugy

1.Possiamo assicurare che l’orazione di questa buona Madre era continua, secondo il consiglio di s.Paolo; non mi sovviene altro per meglio fare vedere quale fosse la sua attrazione e la sua vita interiore, se non dire che era un continuo e semplice sguardo di Dio in tutte le cose e ogni cosa in Dio, una perpetua adesione a Dio, un fiat voluntas senza discontinuità. 
Se la secchezza le toglieva la tenerezza e la soavità, non se ne dava pena; se le dure privazioni, le pene e le tentazioni le facevano guerra, la sua fedeltà era sempre irremovibile, quella casa di preghiera era inespugnabile. Sia che le mammelle dello Sposo fossero migliori del vino, per il gusto di quella Diletta, sia che la nutrisse con pane di tribolazione e acqua di angoscia, lei non usciva affatto dal luogo segreto del suo ritiro interiore per andare a cercare altro cibo; ella aderiva alla guida di Dio su di lei e il calore del suo amore la sosteneva, senza vacillamenti spirituali.
Commento di P. Max Huot de Longchamp: 
Nipote e segretaria di s. Giovanna di Chantal, scrittrice di gran classe, Madeleine di Chaugy è per noi la migliore testimone della vita interiore di sua zia. Ci dà qui il perfetto ritratto spirituale della fondatrice della Visitazione.
§ 1. “Un continuo e semplice sguardo di Dio in tutte le cose e di ogni cosa in Dio”. Lo sguardo contemplativo non ci porta in un mondo diverso da quello da noi abitato, ma lo vede nella profondità del suo radicarsi nel Verbo, vede che «in lui tutto viene all’esistenza» (Gv 1,3), che «in lui tutte le cose che sono in cielo e sulla terra sono state create»(Col 
1,16). Il contemplativo sperimenta che ogni cosa sussiste in Dio, così che vede contemporaneamente il creatore e la creatura e non dovrà mai scegliere tra i due. È nell’aderire a Dio tramite la volontà (“fiat voluntas tua: sia fatta la tua volontà!”) che si forma questo sguardo contemplativo: l’orazione non è questione di conoscenza, ma d’amore, e allora da questo amore nasce la conoscenza nuova che ci mostra le cose così come Dio le vede. Questa unione a Dio tramite la volontà avviene nella punta dell’anima, laddove siamo più noi stessi, perché essa è fuori portata dalle “privazioni, pene e tentazioni”. Queste non spariscono, ma in un’anima perfettamente aderente a Dio, non fanno che passare...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
La natura e la grazia
III,54. Sui differenti movimenti della natura e della grazia 
Figlio mio, osserva con attenzione i movimenti della natura e della grazia, perché agiscono in modo del tutto contrario, ma in modo sottile: è difficile discernerli; tranne che per l’uomo spirituale e illuminato dal più profondo di se stesso. Tutti, certamente, cercano il bene e, con le loro parole o i loro atti, tendono al bene e per questo molti sono ingannati sotto le parvenze di un falso bene.  La natura è astuta, coinvolge molti, li seduce e li inganna; non ha altro fine che se stessa. Ma la grazia procede con semplicità, si allontana da tutto ciò che sembra male e non tende trappole, fa ogni cosa solamente per Dio, nel quale riposa come nel suo termine...
Il tema dell rubrica è: 
Segnati dalla preghiera

Numero 176 - Dicembre 2015

Buon senso soprannaturale

Autore: Vincent Huby

Commento di P. Max Huot de Longchamp: 

 Ricordiamo che padre Huby fu un grande pedagogo della vita interiore alla scuola di s. Ignazio aprendoper i laici delle case consacrate alla pratica dei suoiEsercizi. Fu l’occasione per lui, di moltiplicare i consigli e i pareri spirituali, talvolta semplicemente affissi nelle celle di chi faceva gli esercizi, raccolti durante le molteplici edizioni in parte rimaneggiate delle sue opere.Citiamo qui l’edizione che rimane come riferimento, quella di padre Lenoir-Duparc del 1755, nella sua ristampa del 1772.
§1-3. Tutti i maestri spirituali affermano assolutamente che l’amore per la solitudine e per il silenzio è una condizioneindispensabile a una vita contemplativa un po’ sviluppata. Perché? Perché Dio entra in noi tramite il fondo dell’anima, e da lì ci parla; così per ascoltarlo, occorre invertire il flusso abituale della nostra vita mentale. Questo vuol dire che per quanto concerne il sapere, non dobbiamo più cercare di elaborare le informazioni provenienti dall’esterno, ma raccoglierci nell’attenzione a questa Parola interiore.Per ciò che riguarda la volontà, non dobbiamo più architettare progetti, ma cercare di compiere la sola volontà di Dio; in breve, “tenere la propria mente raccolta per ascoltare Dio, e il cuore libero per seguirlo"...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
Sulle passioni
I,6 Sugli affetti disordinati
Appena l’uomo desidera qualcosa in modo disordinato, subito cade nell’inquietudine. L’orgoglioso e l’avaro non sono mai sereni; il povero e l’umile di spirito vivono nella pace in tutte le sue forme. L’uomo che non è perfettamente morto a se stesso, è ben presto tentato, ed è vinto da sciocchezze...
Il tema dell rubrica è:
Il Natale e l’Apocalisse

Numero 175 - Novenbre 2015

Quando Dio si nasconde...

Autore: Simon di Bourg-en-Bresse

Commento di P. Max Huot de Longchamp:
L’AUTORE Di Simon di Bourg-en-Bresse sappiamo solo le date della sua professione religiosa presso i cappuccini della provincia di Lione nel 1652 e della sua morte a Saint-Étienne nel 1694. Nella sua unica opera conosciuta, Le sante elevazioni dell’anima a Dio, mediante tutti i gradi di orazione, edita nel 1657 e redattaapiù riprese fino al XIX secolo, si presenta come grande lettore della tradizione, come dimostrano le numerose citazioni che arricchiscono il suo testo...
IL TESTO Privata da tutti gli echi sensibili degli inizi della vita spirituale, spesso l’anima non percepisce più che un vuoto angosciante là dove prima “sentiva” Dio. Padre Simon la invita a leggere positivamente quello che lei interpreta, a torto, come un abbandono o una punizione di Dio.
§ 1. «Quando diciamo che non possiamo trovare Dio e che ci sembra così lontano da noi, vogliamo dire che non possiamo avere il sentimento della sua presenza… Molti non fanno per nulla differenza tra Dio e il sentimento di Dio, tra la fede e il sentimento della fede. Questo è un grande errore!» ci direbbe Francesco di Sales. L’amore non è sentire l’amore, ma viverlo come dono di sé a colui che si ama. Ecco perché non si può amare Dio e contemporaneamente voler sentire di amarlo. Questo non vuol dire che l’amore deve rendere infelici, ma che la vera sensazione d’amare è quella di amare ancora e sempre senza interessarsi di sé. Anche se “il vecchio uomo” che non finisce mai di morire in noi, risente dolorosamente questa perdita, la fedeltà ad amare malgrado quest’assenza nell’essere ricambiati, prova che Dio produceallora in noi “atti molto nobili del suo amore”.
§ 2.Questa insensibilità nella preghiera segue...
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO
Tradotto e commentato per i lettori di Semi.
La vera scienza (seguito)
I,5. Sulla lettura delle Sacre Scritture 
Nella Sacra Scrittura bisogna cercare la verità, e non l’eloquenza. Tutta la Sacra Scrittura deve essere letta nello Spirito con cui è stata redatta.Prima di tutto dobbiamo cercare l’utilità più della sottigliezza dei ragionamenti. Dobbiamo, anche, leggere volentieri sia i libri pii e semplici che quelli elevati e profondi. 
Il tema della rubrica è:
La superbia, tentazione della mente

Numero 174 - Ottobre 2015

Evviva le distrazioni!

Autore: Maximien di Bernezay

Commento di p. Max Huot de Longchamp: 


L’AUTORE Tutto quello che sappiamo di Maximien di Bernezay proviene da quanto scritto nell’imprimatur che appare all’inizio della sua opera stampata a Orléans nel 1686: Maximien apparteneva alla famiglia francescana dei recolletti della provincia della valle della Loira, e il suo nome sarebbe quello del suo villaggio di origine nel Poitou. 
IL TESTO Sotto questo titolo Trattato sulla vita interiore, questo sconosciuto ci lascia un eccellente manuale di vita spirituale, molto piacevole da leggere, totalmente molto originale, di una chiarezza e di una profondità di analisi notevoli. Le sue prime 350 pagine, divise in tre libri, affrontano in successione la vita interiore in generale e poi la pratica dell’orazione. Sono seguite da un insieme di meditazioni sulla Passione, alla quale sono dedicate una cinquantina di pagine, a volte riedite separatamente. 
§1. Non si fa orazione per se stessi, ma perché Dio lo chiede; e lo chiede perché «pone le sue delizie tra i figli dell’uomo» (Prv 8,31), sapendo, ci direbbe s. Bernardo, «che coloro che lo ameranno, saranno per questo amore stesso felici».Quindi ciò che importa è essere lì, a sua disposizione con o senza sentimenti, idee, immagini o…
L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO 
Tradotto e commentato per i lettori di Semi
La vera scienza (seguito) 
I,3 Sulla dottrina della verità (seguito) 
È importante distinguere tra generi e specie? Colui al quale il Verbo eterno parla, è dispensato dalla molteplicità di opinioni: l’unico Verbo dice ogni cosa e ogni cosa dice l’unico Verbo, che è il principio che ci parla[1]. Nessuno può capire, né giudicare correttamente senza di lui... 
Il tema della Rubrica è: Un grido senza risposta?

Numero 173 - 2015

Se Dio vi impedisce di pregare...

Autore: Achille Gagliardi

Commento di P. Max Huot de Longchamp.

 

L’AUTORE.  Nato da una nobile famiglia di Padova, Achille Gagliardi entra a 21 anni nella Compagnia di Gesù con due dei suoi fratelli. Condiscepolo di s. Roberto Bellarmino e di Possevino, diventa collaboratore di s. Carlo Borromeo a Milano, dove incontra e dirige la mistica Isabella Bellinzaga. Dai loro dialoghi nasce ilCompendio sulla perfezione cristiana. La dottrina radicale di quest’opuscolo, l’audacia riformatrice di Gagliardi, la sua opposizione al generale Aquaviva nel governo della Compagnia e non poche gelosie provocarono il suo allontanamento da Milano; morì a Modena nel 1607. 

 

L’OPERA Pubblicato in francese nel 1596, prima dell’originale italiano pubblicato nel 1611, il Compendio sulla perfezione cristiana descrive, in un centinaio di piccole pagine, dal punto di vista letterario molto aride, i gradi che l’anima deve superare per arrivare a una perfetta spoliazione e all’unione a Dio, odeificazione. Tramite un adattamento fatto da Bérulle nel 1597, così come tramite i discepoli del gesuita Luigi Lallemant (Semi n° 12), ilCompendio avrà una considerevole influenza sulla spiritualità francese del XVII secolo, offuscando tutte le scuole… 

 

L’IMITAZIONE DI GESÚ CRISTO 

tradotto e commentato per i lettori di Semi.

 

Sull’umiltà (seguito)

III,14. Considerazioni sui giudizi nascosti di Dio, per non vantarsi delle proprie opere.

 

Oh quanta umiltà e disprezzo di sé bisogna avere! Come devo considerare poca cosa quel poco di bene…

 

Il tema della Rubrica è: L’uomo di Dio è sottoposto alla tentazione

Numero 172 - Luglio -Agosto 2015

Un martirio d'amore

Autore: Paul Ragueneau

Commento di p. Max Huot de Longchamp:

 IL TESTO Paul Ragueneau, alla richiesta del primo vescovo del Québec, Mons. de Laval, scrive la vita della beata Caterina di s. Agostino (1632-1668), religiosa agostiniana arrivata in Canada nel 1648 all’età di 16 anni per prendersi cura dei coloni e degli indigeni. Ella vi condusse una vita mistica, sotto la direzione del nostro autore, tra le più impressionanti. La pagina appena letta, è tratta da una lettera che egli scrisse alla superiora di Caterina rimasta in Francia, e che sarà inserita nella sua biografia. Si parla dello stato abituale della sua diretta, contemporaneamente “ossessionata dai demoni e posseduta da Dio”; infatti la più perfetta pace interiore coesisteva in lei con i più violenti assalti demoniaci nelle facoltà dell’anima...

L’IMITAZIONE DI GESÚ CRISTO

Tradotto e commentato per i lettori di Semi. 

Sull’umiltà (seguito)

III,4. Bisogna comportarsi davanti a Dio in verità e umiltà (seguito)...

Il tema della rubrica è: L'esilio in terra straniera

Numero 171 - Giugno 2015

PENSARE O PREGARE?

Autore: Noël Courbon

Commento di P. max Huot de Longchamp: 

L’AUTORE Si sa molto poco di Noël Courbon; dottore in teologia a Parigi, poi curato di Saint-Cyr, vicino Versailles, fino al 1703. Questo è tutto. Si conoscono sedici libri scritti di suo pugno, sebbene pubblicati senza nome, essenzialmente dedicati alla vita di preghiera, in modo particolare all’orazione mentale. E lì, si scorge un uomo di grande esperienza, eccellente pedagogo, discepolo di san Francesco di Sales, ma anche un buon conoscitore dei Padri della Chiesa e del Carmelo. Il suo insegnamento entrerà in tutti i manuali di preghiera dei sec. XVIII e XIX.

IL TESTO Pubblicato sotto forma di dialogo tra maestro e discepolo, le Istruzioni familiari sull’orazione mentale formano una guida completa di vita spirituale, scritta con rara chiarezza. Il passo qui riportato, riguarda l’entrata nella contemplazione, quando l’anima abituata a meditare, si sente attirata a una semplice presenza a Dio presente, ma non osa tuttavia abbandonarvisi. 

L’IMITAZIONE DI GESÚ CRISTO 

Tradotto e commentato per i lettori di Semi) 

L’indifferenza alle cose del mondo (fine) III, 53. La grazia di Dio non si compromette con quelli che godono delle cose terreni.

Il tema della rubrica èTutto ciò che esiste è santo

Numero 170 - 2015

Un Dio inafferrabile

Autore: San Bernardo

Commento di P. Max Huot de Longchamp:

L’AUTORE Vedere il n°5 di Semi (Amare l’Amore

IL TESTO La raccolta degli 86 Sermoni sul Cantico dei Cantici, colloqui di s. Bernardo con i suoi monaci dell’abbazia di Chiaravalle, si può considerare come l’inizio della letteratura mistica occidentale. Essi fanno del Cantico dei Cantici, definitivamente, il punto di riferimento obbligatorio di ogni esposizione sull’itinerario spirituale e costituiscono una miniera alla quale attingono tutti gli autori successivi. Per la prima volta vi si vede l’esperienza contemplativa analizzata per se stessa, in attesa degli sviluppi che ne daranno Teresa d’Avila o Francesco di Sales. Precisiamo che questi sermoni portano la traccia delle lunghe conversazioni di Bernardo con il suo amico Guglielmo di Saint-Thierry, il cui frutto sarà, per quest’ultimo, il Commentario sul Cantico dei Cantici, non meno importante dei sermoni di Bernardo per il seguito della tradizione spirituale.

§ 1. Dio è immutabile, tuttavia come il sole brilla o è velato, talvolta, dalle nuvole, noi sentiamo “delle stagioni” sulla base della percezione che ne abbiamo:in certi giorni, la sua presenza è quasi sensibile per noi e la preghiera ci è facile; in altri, ci sembra assente e la preghiera è tediosa. Ma in tutto questo è la nostra percezione che evolve e non Dio che si allontana o si avvicina...

L’IMITAZIONE DI GESU' CRISTO

Tradotto e commentato per i lettori di Semi. 

Sull’ indifferenza nei confronti delle realtà mondane (seguito).

Il tema della rubrca è: Il grido a metà della notte: “Ecco lo Sposo”

Numero 169 - Aprile 2015

Quando la luce diventa tenebra

Autore: Jean Aumont

Commento di p. Max Huot de Longchamp:

L’AUTORE L’opera da cui è tratta questa pagina fu pubblicata senza altra indicazione da parte dell’autore se non quella di «un povero campagnolo senza scienza né studi se non quelli di Gesù Cristo crocifisso». Un’annotazione manoscritta su una delle rare copie conservate riporta che si tratta di un certo Jean Aumont, «vignaiolo di Montmorency, ritiratosi dopo a Parigi presso il sig. Prévost, commerciante di formaggio, in via des Prêtres piazza della Halle; sepolto dalle figlie penitenti in via Saint-Denis», con la data della sua inumazione a 80 anni. Tuttavia i consensi dei dotti, in testa all’edizione, mostrano che questo vignaiolo non era né un ingenuo, né uno sconosciuto per i suoi contemporanei.

IL TESTO Il titolo completo dell’opera, secondo l’uso del secolo, è esplicativo di tutto il contenuto: L’Apertura interiore nei nostri cuori del Regno dell’Agnello ucciso; con la totale sottomissione dell’anima al suo divino impero. Verrà trattato brevemente dell’orazione vera e santa e del raccoglimento interiore. Insieme di cose più importanti e necessarie per la perfezione cristiana, etc. L’opera commenta, in 600 pagine, l’apertura dei sette sigilli dell’Apocalisse, come altrettante tappe dell’anima portata dalla grazia fino alla consumazione della sua unione a Cristo. 

L’IMITAZIONE DI GESÙ CRISTO

Tradotto e commentato per i lettori di Semi

Cap. 1. L’indifferenza alle realtà mondane. 

Il tema della rubrica è: L'amicizia spirituale 

Numero 168 - Marzo 2015

Perchè tanto sangue?

Autore: San Claudio La Colombière

Commento di p. Max Huot de Longchamp: 

L’AUTORE Nato in una famiglia borghese del Delfinato, che aveva tra i suoi componenti sei figli, dei quali quattro diventarono religiosi, Claude La Colombière a 17 anni entra tra i Gesuiti. La brevità della sua vita non gli impedì di essere successivamente precettore dei figli di Colbert, professore a Lione, direttore spirituale di s. Margherita Maria a Paray-le-Monial, cappellano a Londra della duchessa di York, e infine formatore dei suoi giovani confratelli.

IL TESTO Claude La Colombière ci lascia sei volumi di sermoni, di lettere e di note spirituali, spesso redatti nel corso dei suoi ritiri personali. Il testo che citiamo e che troviamo in una serie di dieci meditazioni sulla Passione, corrisponde probabilmente a una predicazione di un venerdì di quaresima a Londra. Queste meditazioni centrate sull’amore e l’affetto di Gesù per noi, appartengono al periodo durante il quale La Colombière approfondisce le rivelazioni di Paray-le-Monial alle quali, poco prima, è stato associato, e vi si scorge l’inizio del rinnovamento moderno della devozione al Sacro Cuore.

§ 1-2.Gesù Cristo ha sofferto più di quel che doveva soffrire… Quando si ama, per quanto si faccia, non sarà mai abbastanza. La Passione di Cristo si spiega solamente con la sua volontà...

L'orazione in domande risponde a: 

«Nel nostro tempo, gli scandali si moltiplicano all’interno della Chiesa intorno a fondatori per lungo tempo considerati autentici profeti. Come essere sicuri che un maestro spirituale non sia un menzognero e che il suo insegnamento non ci trascini fuori dalla vera fede?».

Il tema della rubrica è:  Privazione della preghiera

Numero 167 - Febbraio 2015

Orazione o unione?

Autore: S. Vincenzo de Paoli

Commento di p. Max Huot de Longchamp:

 L’AUTORE Terzo figlio di una famiglia contadina modesta, Vincenzo nacque probabilmente vicino a Dax. Ordinato prete nel 1600, la sua vita fino al 1610 rimane oscura per gli storici. Vicino alle più grandi famiglie di corte, formatore del clero, rifugio di tutte le miserie, fondatore di una congregazione missionaria, direttore di coscienze, … In lui solo si riassume il secolo d’oro della Chiesa francese.

IL TESTO Le Conferenze di s. Vincenzo de Paoli, accuratamente trascritte dai suoi ascoltatori, formano una raccolta preziosa di formazione spirituale, estremamente solida e pratica. Egli estende l’orazione a tutto quello che può favorire l’unione a Dio, dalla lettura spirituale alle opere di carità fatte con la volontà attuale di servire Cristo. Così predica contemporaneamente la centralità dell’orazione nella vita apostolica e una grandissima docilità nel modo di viverla...

L'orazione in domande risponde a: 

«Bisogna darsi dei tempi precisi di preghiera? Posso pregare il rosario durante questo tempo o almeno una parte di questo tempo? O meglio questo tempo deve essere riservato alla sola meditazione della parola di Dio?».

Il tema della rubrica è: Potete bere questo calice?

Numero 166 - gennaio 2015

Lasciate fare a Dio! Autore Alexandre Piny

Autore: Alexandre Piny

Commento di p. Max Huot de Longchamp:

L’AUTORE Cfr. Semi n° 51

IL TESTO In 250 paginette, padre Piny, fedele alla ricerca del puro amore che occupa questa fine del XVII sec., analizza nell’Orazione del cuore, opera pubblicata nel 1683, una preghiera priva di ogni sostegno naturale, una preghiera di pura fede che si appoggia sulla certezza che Dio è presente e che ci ama, senza preoccuparsi della secchezza, delle distrazioni e della pigrizia della nostra volontà. Se Piny è un grande maestro spirituale, non è però un grande scrittore e il trattato sull’Orazione del cuore è scritto molto male; così ci siamo permessi qualche ritocco di stile nel testo proposto, senza peraltro alterarne minimamente il contenuto.

§ 1. Piny fu per prima cosa un direttore spirituale, conscio del fatto che tutte le difficoltà delle anime di orazione si riassumono nell’assenza di percezione sensibile della fede: “oh! come è difficile questo stato e come è pesante questa croce, soprattutto quando dura a lungo!”. Così il ruolo principale del direttore è di rassicurarle e di proibire ogni verifica sul loro stato, come si proibisce a un malato di grattarsi una piaga che prude, in quanto questo aggraverebbe soltanto il male. In realtà un’anima non ha niente da temere finché ha paura di perdere Dio: un’anima veramente smarrita non se ne rende nemmeno conto!...

L'orazione in domande risponde a:

«Ho una regola personale che prevede un tempo di orazione quotidiana di circa mezz’ora. Agli inizi vi ero fedele al minuto; adesso ho l’impressione che questa precisione sia un po’ artificiosa. È così importante che la durata dell’orazione sia precisamente rispettata?».

Il tema della rubrica è: Pazienza e carità

Numero 165 - Dicembre 2014

Non c'è tempo di pregare?

Autore: Madeleine Delbrêl

Commento di p. Max Huot de Longchamp.

L’AUTORE Madeleine Delbrêl, figlia unica di una famiglia indifferente sotto l’aspetto religioso, si convertì a 20 anni frequentando giovani amici cristiani. Diventata assistente sociale nella periferia rossa di Parigi, formò con alcune compagne una confraternita missionaria, molto legata alle lotte sociali e ai tentativi di evangelizzazione del mondo operaio. La sua intensa vita interiore si riflette nelle sue note personali, raccolte in vista della sua beatificazione in corso dal 1990.

IL TESTO Le note, i saggi, i poemi ed altri articoli di Madeleine Delbrêl occupano più di una decina di volumi in corso di pubblicazione e testimoniano contemporaneamente le convulsioni della Chiesa francese all’indomani della seconda guerra mondiale e una esperienza religiosa fuori dal comune. La gioia di credere raccoglie quello che tocca più direttamente la vita spirituale, la pagina qui riportata, risale al 1956.

§ 1-2. Tutta la vita del vero cristiano è un santo desiderio, ci dice s. Agostino; Dio, facendosi attendere, estende il desiderio; facendosi desiderare, dilata l’anima; dilatando l’anima, la rende capace di ricevere (Sulla prima Lettera di s. Giovanni Apostolo 4,6). È questo desiderio che ci fa pregare; infatti, la preghiera cerca sempre di “raggiungere colui che amiamo”; il resto, cioè il tempo che vi passeremo o le parole che useremo, servono solo a estendere il nostro desiderio”, e non servono a niente senza di lui...". 

L'orazione in domande risponde a: 

«Fare orazione, è riposare in Dio, abbandonarsi alla sua volontà. Questo riposo non è forse impossibile o meglio non sarebbe forse molto egoista, vedendo l’angoscia e lo stress dei nostri contemporanei vittime dell’ateismo e dell’assurdità di certe ideologie?».

Il tema della Rubrica è: L’ad-venire di Dio

Numero 164 - Novenbre 2014

Il bacio dello Sposo

Autore: Guglielmo di Saint-Thierry

Commento di p. Max Huot de Longchamp; 

L’AUTORE Cf. Semi n° 19

 

IL TESTO

Il Commento al Cantico dei Cantici cominciato nel 1138 e mai ultimato, deve essere considerato come la prima opera della letteratura cristiana dedicata all’analisi dell’esperienza spirituale studiata in se stessa. Elaborato in parallelo alle omelie di s. Bernardo sul Cantico, frutto delle loro conversazioni all’infermeria di Chiaravalle dieci anni prima, vi si può seguire tutto lo sviluppo di una vita spirituale, dalle prime sollecitazioni divine a ciò che s. Giovanni della Croce chiamerà “unione trasformante”. La trama consiste nell’applicazione del Cantico dei Cantici all’itinerario dell’anima con una chiave interpretativa spesso mutuata da Origene, s. Ambrogio e s. Gregorio Magno, letti e riletti da Guglielmo fin dall’inizio della sua vita monastica. Si sente un testo molto lavorato e a cui doveva tenere molto, poiché rivela una profondità spirituale raramente eguagliabile, un testo assolutamente fondamentale nella letteratura mistica occidentale, tenuto conto del ruolo giocato dal suo autore, congiuntamente a s. Bernardo...

L'orazione in domande risponde a:

«Come conciliare la vita cristiana come amore incondizionato di Cristo e i nostri affetti terreni, come per esempio quello per uno sposo o per un amico?»


Il tema della rubrica è: 

Fuggire i riflettori verso l’intimità con Cristo

Numero 163 - Ottobre 2014

Consolazione e desolazione

Autore: S. Ignazio di Loyola

Commento di p. Max Huot de Longchamp: 

L’AUTORE Tredicesimo di una famiglia della piccola nobiltà basca, Ignazio fu per prima cosa un uomo di corte e un soldato, fino a che una ferita ricevuta, mentre era nella sede di Pamplona nel 1521, non fu occasione di una profonda conversione. All’epoca aveva 30 anni, e iniziò una vita eremitica, poi di pellegrino fino a Gerusalemme, e infine studente ad Alcalá, Salamanca e Parigi nel momento in cui la sua università ospitava le più vivaci controversie tra protestanti e cattolici. Nel 1534 fonda proprio lì, con ...

IL TESTO Gli Esercizi spirituali raccolgono in 200 pagine, le note elaborate da s. Ignazio nella sua pratica di direzione spirituale, che diventeranno la guida classica di ritiri e altri raccoglimenti predicati da quattro secoli dai gesuiti. Si tratta di condurre le anime verso una presa di coscienza della scelta fondamentale per Cristo, quella cioè del battesimo, e alla scoperta della propria specifica vocazione per seguirlo. In questo cammino, gli Esercizi hanno come ...

L'orazione in domande risponde a:

«In che modo un amore particolarmente intenso, per esempio, come quello di uno sposo per la sua sposa, o di una madre per il proprio figlio, può contribuire a una maggiore santità? E aldilà, come conciliare la vita cristiana come amore incondizionato per Cristo e i nostri affetti umani?». Il tema della rubrica è: Solitudine e sete di Dio

Numero 162 - 2014

Una orazione di semplice presenza

Autore: Marie Lataste

Commento di p. Max Huot de Longchamp.

L’AUTORE Nata nel 1822 vicino a Dax, nelle Lande, in una famiglia contadinanumerosa e religiosa, Marie Lataste beneficiò, a partire dall’età di 17 anni, di numerosissime rivelazioni sotto forma di conversazioni familiari con Gesù Cristo. Entrata a 22 anni presso le religiose del Sacro Cuore, morì tre anni dopo nel loro convento di Rennes.

IL TESTO Un centinaio di lettere di Marie Lataste, così come delle istruzioni su diversi temi di vita cristiana scritte in circa 500 pagine, sono state raggruppate e pubblicate a partire dal 1862 dall’abate Pascal Darbins, nipote dell’abate Pierre Darbins, curato e confessore di Marie, che le aveva chiesto di mettere per iscritto le sue rivelazioni. Vi si trovano molte banalità, ma anche presentazioni estremamente chiare di certi aspetti della vita spirituale, il che sorprende in una giovane contadina senza alcuna istruzione scolastica, che citapassi interi di s. Tommaso d’Aquino! Si può pensare che possa esserci l’intervento dell’editore, ma rimane comunque il fatto che le più belle pagine rivelano una chiara autenticità, come si può vedere da quelloche presentiamo qui.

§ 1. L’essenza dell’orazione risiede nella nostra volontà di fare la volontà di Dio. Ecco tutto, e questo è amare. Che ciò sia accompagnato o no da parole, da idee o da immagini nella nostramente è solo accidentale: Colui che agisce così, dice tutto a Dio senza dirgli niente, e senza domandargli niente, gli domanda tutto”...

L'orazione in domande risponde a: 

«Avete parlato il mese scorso di una via “di inutilità e di affezione”, aldilà dell’infanzia spirituale e dell’abbandono, “via del cuore per quelli che mancano di forza fisica; potete precisare questa via, mentre i maestri ci consigliano piuttosto di diffidare dei sentimenti nella vita spirituale?». 

Il tema della rubrica è: La Chiesa, un popolo dai molti volti.

Numero 161 - Luglio 2014

Orazione per chi è un disastro

Autore: Juan di Bonilla

Commento di P. Max Huot de Longchamp.

L’AUTORE. Non si sa quasi niente di questo francescano spagnolo, se non che era superiore del suo convento a Palencia (250 Km a nord di Madrid) nel 1571. Nel 1580apparveil suo piccolo Trattato sulla pace dell’anima,a volteintitolato anche Sentiero delParadiso. Il successo fu immenso in tutte le lingue. Manifestatamente plagiato dieci anni più tardi dal teatino Lorenzo Scupoli(cf. Semi n° 74) nel suo Combattimento spirituale, fu diffuso in tutta Europa spesso sotto il nome di quest’ultimo.

 IL TESTO. Una quindicina di brevi capitoli che ci aiutano a mettere la nostra anima in pace. Una generazione prima di s. Francesco di Sales che ne approfitterà tramite Scupoli, questo piccolo manuale di vita cristiana annuncia i maestri del secolo successivo. Bonilla rimane a un livello semplice e pratico, piuttosto che mistico, sviluppando con equilibrio e buon senso sovrannaturale le ragioni per abbandonarsi senza riserve alla bontà divina.

§ 1. Dio non inquieta mai; il demonio inquieta sempre. E perciò userà qualsiasi pretesto per raggiungere il suo scopo: giocherà sulla nostra (falsa) umiltà per farci credere che non siamo degni di essere amati da Dio, alimenterà i nostri scrupoli, soprattutto, per invitarci prudentemente a diffidare di Lui. Invece non sbaglieremo mai quando ci getteremo con fe.…

L'orazione in domande risponde a:

«Dopo essermi entusiasmata per la radicalità di s. Giovanni della Croce (tutto e niente), ho trovato subito che questo era difficile: “scegliete sempre ciò che è più faticoso, meno piacevole, etc.!” Allora ho preferito provares. Teresa del Bambini Gesù, la via dell’infanzia spirituale che sembrava a prima vista più alla mia portata. Anche lì, però, mi sono presto scoraggiata: avendo contato 35 volte la parola “sacrificio” nella sua Storia di un’anima, ho pensato che questo era ancora troppo forte per me!Tuttavia, vorrei conoscere questa felicità d’amare di cui testimoniano i santi: allora cosa potrebbe propormi che non sia decisamente al di sopra delle mie deboli forze?».

Il tema della rubrica è: Un solo volere con Dio

Numero 160 - Giugno 2014

Nel cuore della notte

Autore: Épiphane Louys

Commento di p. Max Huot de Longchamp. 

L’AUTORE Nato a Nancy, Nicolas Louys entra a 17 anni presso i Premostranti di Verdun, ricevendo il nome religioso di Epifanio. Quest’ordine di canonici fondato nel 1120 da s. Noberto conobbe allora una fervente riforma, che porterà Epifanio ad assumere importanti responsabilità dal 1650 in poi. Abate di Étival, nei Vosgi, unendo vita apostolica e vita monastica, parteciperà da vicino alla fondazione delle Suore della Carità di Nancy, e tramite i suoi legami con Caterina da Bar (Semi n° 40), a quella delle Benedettine del Santo Sacramento.

IL TESTO Epifanio Louys ci lascia diversi scritti legati a queste fondazioni, ma l’essenziale del suo insegnamento spirituale è contenuto nelle sue Conferenze mistiche sul raccoglimento dell’anima per giungere alla contemplazione del semplice sguardo di Dio tramite i lumi della fede,il cui titolo già riassume le finalità dell’autore: introdurci nell’atto di fede perfetto, che il Carmelo del suo tempo avrebbe chiamato “contemplazione acquisita”, che ci mette nella disponibilità necessaria al dispiegamento dell’azione divina, o “contemplazione infusa”. Le 450 pagine di questo trattato rileggono tutta la vita spirituale come la formazione di quest’atto di fede, denunciando una a una tutte le false piste di una spiritualità più “attiva”, al punto da aver esposto Epifanio all’accusa di quietismo.

 

§ 1. È normale che la presenza di Dio trovi sempre meno echi sensibili in noi, via via che si sviluppa la nostra orazione, ...

L'orazione in domande risponde a: «Angela da Foligno fa dire a Gesù che lei è la sua preferita, lo stesso Caterina da Siena e molti altri! Dio può avere delle preferenze tra i suoi figli? Una maggiore intimità con alcuni piuttosto che con altri?».

Il tema della rubrica è: Il nardo di Betania e la liturgia.

Numero 159 - 2014

Per chi non ha mai fatto orazione

Autore: Anonimo

Commento di p. Max Huot de Longchamp. L’AUTORE Abbiamo già incontrato (Semi n° 104) questo piccolo manuale d’orazione pubblicato, senza il nome dell’autore,  nel 1687 a Parigi. Solitamente attribuito al gesuita René Rapin, è più probabile che sia del suo confratello Jean Rigoleuc  (Semi n° 9).  IL TESTO § 1. L’intenzione di chi pratica l’orazione è quella di sviluppare il suo amore per Dio, di  convertirsi a lui tramite la penitenza, le virtù, etc….; in breve, di “stimolarsi nella pratica del bene”. L’orazione serve dunque a formare la volontà effettiva di condurre una vita più cristiana: essa raccoglie tutti i dati della nostra attività mentale, tutto ciò che in noi conosce e decide, per formare una tale volontà. Per meglio conoscere questa volontà, abbiamo il modello di Gesù nei vangeli e, per meglio comprenderli, abbiamo le meditazioni dei santi, per esempio quelle dell’Imitazione di Cristo. Questa lettura serve meno per istruirci, e perfino per distrarci santamente, che per svegliare in noi il desiderio di conformare la nostra volontà a quella di Dio, cioè di far nascere delle affezioni, come l’amore per Dio, per la penitenza o per qualche altra virtù; ci si propone di praticarla quando l’occasione si presenterà...". L'orazione in domande risponde a: «Credo di avere delle buone abitudini religiose: recito una o due preghiere mattina e sera, vado a messa la domenica, ma non ho fatto mai seriamente orazione. E a forza di leggere questo foglio, mi è venuta la voglia di provare. Allora, come cominciare?». Il tema della rubrica è: La preghiera feconda l’anima per il bene.

Numero 158 - Aprile 2014

I benefici della secchezza

Autore: S. Pietro d'Alcantara

Commento di p.Max Huot de Longchamp.

Siamo nella seconda parte dell’eccellente Trattato sull’orazione, generalmente omessa dagli editori. Dopo aver guidato in modo sistematico il suo discepolo nell’organizzazione della propria meditazione, s. Pietro d’Alcantara vi raccoglie dei consigli sulle principali difficoltà riscontrate da quelli che vi saranno fedeli, come anche considerazioni generali sulla vita spirituale. Si coglie il direttore esperto e pratico, le cui osservazioni costituiscono una base solida per l’educazione alla preghiera.

§ 1. «È l’amore che dona la perfezione e il valore alle nostre opere» (S. Francesco di Sales). L’amore consiste nella volontà di mettersi alle dipendenze di chi si ama, a prescindere dal fatto che questo produca un risultato o meno. Quando non ve n’è alcuno, è tanto più chiaro che l’amore era puro. Nell’orazione, questo corrisponde a quelle ore passate a girare in tondo, a cadere da una distrazione all’altra, a non poter portare l’attenzione nemmeno su una pagina del Vangelo, etc.…Queste ore sono, allora, ore di amore puro ...

L'orazione in domande risponde a: «In Semi si afferma sempre che non bisogna avere paura di Dio; ma a forza di voler rassicurare gli scrupolosi, non crede che finiremo per mancargli di rispetto?».

Il tema della rubrica è: Tacere per ascoltare.

Numero 157 - Marzo 2014

Si prega come si vive

Autore: Giovanni Cassiano

Commento di p. Max Huot de Longchamp.

L’AUTORE (Cfr.: Semin° 115). Nel corso dei suoi anni passati vicino agli anacoreti del deserto di Egitto, prima di fondare l’abbazia di s. Vittore di Marsiglia, Cassiano recupera un insegnamento che sarà all’origine delle sue Collationes (tradotte poi con Conferenze) fondamento della spiritualità monastica occidentale nei secoli successivi, come testimonia già la regola di s. Benedetto.

IL TESTO La parola Collatio significa contemporaneamente dialogo e raccolta. Le 24 Collationes Patrum di Cassiano, divise in tre parti, facendo intervenire una ventina di interlocutori, sono anche raccolte di sentenze dei Padri del deserto su tutti gli argomenti d’interesse per la vita monastica. Sono esposte ora da Cassiano stesso, ora presentate sotto forma di dialoghi in forma diretta. Secondo la regola di s. Benedetto,si leggevano durante il pasto serale nei monasteri occidentali, ed è questa l’origine della nostra abitudine di chiamare “colazione” un pasto leggero.

§ 1. La nostra preghiera riflette la qualità della nostra vita cristiana. Non possiamo quindi contemporaneamente domandare il compimento di questa volontà, e non volerla vivere. Questo vuol dire che la preghiera non è per ottenere da Dio questa o quella cosa, ma per conformare sempre più consapevolmente, e quindi liberamente, la nostra volontà alla sua. Il primo passo, dunque, di tutta la vita d’orazione consiste nel rimettere in ordine la parte più esteriore della nostra vita: eliminare la preoccupazione delle cose da fare”, “dimenticare le critiche, le chiacchiere inutili”, etc. Questo è quello che si chiama peraltro la “via purgativa” dei “principianti”...

L'orazione in domande risponde a: «Perché Dio permette che i suoi migliori amici siano spesso quelli più provati? Perché l’insieme incredibile di malattie di Marta Robin? Perché le stigmate di Padre Pio? Perché la derelizione interiore di Madre Teresa? Perché alcuni aggiungono ancora dell’altro, flagellandosi, digiunando, dormendo sulla nuda terra?».

Il tema della rubrica è: La scuola quaresimale.

Numero 156 - Febbraio 2014

L'orgoglio degli scrupoli

Autore: Ambroise de Lombez, 1708-1778

Nel suo Trattato sulla pace interiore, Ambrogio di Lombez  dedica una cinquantina di pagine, a dire il vero un meraviglioso piccolo trattato, agli scrupoli esaminati sotto il profilo psicologico, morale e soprattutto spirituale  [...].

Citiamo tre dei trentotto consigli dati da padre Ambrogio alle anime pusillanimi.

§ 1.  [...] guardare a Dio, come Adamo guardava il suo Creatore, venendo al mondo, e non si penserà nemmeno più a sé e all'immagine che rispecchia. § 2.  [...]. Questa "cupa timidezza "crea essa stessa il "profondo abisso" che fa così paura, quando basterebbe guardare Gesù perché diventi l'abisso del suo amore. § 3.  [...]. Al posto di evitare il vizio, pratichiamo la virtù, cioè l'amore di Dio e dei nostri fratelli; il viaggiatore che teme di sbagliare strada, perde il suo tempo nell'evitare di perdersi, ma chi sa, dove andare, avanza "allegramente, arditamente e velocemente" direbbe s. Francesco di Sales, onnipresente in Ambrogio di Lombez (Trattato sull'Amore di Dio, IX, 2).

L'orazione in domande risponde a: «Come sapere quando è arrivato il momento di non fare più ricorso al direttore spirituale, o di non meditare, o di lasciare questo o quel metodo d'orazione? Più genericamente, come sapere se si può rischiare di "volare con le proprie ali" nella vita spirituale?». (Seguito del numero precedente e conclusione).

La rubrica propone due testi di Clemente Rebora, introdotti da un breve profilo biografico dell'autore.

 

 

Numero 155 - Gennaio 2014

Siamo semplici!

Autore: Alexandrin de La Ciotat, 1629-1706

La perfetta spoliazione è un manuale per le anime alla ricerca del “puro amore”, grande questione della seconda metà del secolo XVII. Le sue 500 pagine rivelano tracce del maestro cappuccino Benedetto di Canfield (Semi n° 42), ma anche del domenicano provenzale Alessandro Piny (cf. Semi n° 51), che ne redige un’ottima prefazione, forse per coprire con la sua autorità dottrinale frate Alexadrin nel momento in cui i sospetti di quietismo sono onnipresenti (e che d’altronde non risparmieranno Piny). L’opera è divisa in tre giornate, a loro volta in 20-30 “passi” corrispondenti al cammino che Mosè chiede al faraone, di poter fare nel deserto (Es 5, 3), immagine dell’itinerario contemplativo.

 

Nell’orazione come altrove, Dio ci domanda di fare tutto quello che possiamo, ma non di più; e ci giudica sulla base delle nostre intenzioni, non sui risultati. L’intenzione di chi prova, è certamente migliore se si vede incapace dei risultati. Da questo punto di vista, amare senza sentire che si ama “è una croce molto grande e molto pesante”, ma croce che fu quella di Gesù al calvario e che garantisce la purezza dell’amore.

 

L’orazione non è fatta per occuparsi dell’orazione, ma per occuparsi di Dio. L’orazione riuscita è quella cercata nonostante le distrazioni, le secchezze e altre incapacità a trovarla: una tale orazione testimonia un certo disinteresse di chi la vive, e quindi la purezza del suo amore.

In generale, volere dei punti di riferimento nella propria vita spirituale è una tentazione: la fede è perdita di se stessi, annegamento, non bagno, nell’oceano dell’amore di Dio. In fondo, poco importa l’origine e l’autenticità di quello che sentiamo o non sentiamo, nell’orazione, se ce ne serviamo per perderci in Dio, senza alcun ritorno su noi stessi. Da questo punto di vista, “tutte le dolcezze, tutte le croci e tutte le luci sono tutte buone, anche se venissero dal demonio”, così che non dobbiamo troppo preoccuparci della loro origine.

Quanto alle “dolcezze amare” che spesso proviamo durante la preghiera, mostrano bene che la presenza di Dio, se è sempre dolce, non è tuttavia sempre facile né gradevole: pensiamo a quelle pietà nelle quali la Vergine della tenerezza è tuttavia invasa da tristezza, stringendo Gesù tra le braccia, come nei giorni della sua infanzia in cui lo teneva stretto al suo cuore.

 

L’orazione in domande risponde a:  ««Come sapere quando è giunto il momento di non fare più ricorso al direttore spirituale, o di non meditare più, o di lasciare questo o quel metodo d’orazione? Più genericamente, come sapere se ci si può azzardare a “volare con le proprie ali” nella vita spirituale?».

  

Il tema della rubrica è: La dimensione contemplativa della vita

Numero 154 - Dicembre 2013

Un’attenzione senza tensione

Autore: S. Pietro di Alcantara, 1499-1562

Il Trattato sull’orazione e sulla meditazione, piccolo manuale di dodici capitoli, diventato un classico, termina con una serie di raccomandazioni pratiche di cui citiamo la quarta e la quinta. Questo testo redatto nel 1555, corrisponde al momento in cui l’orazione metodica moderna non era ancora completamente strutturata, e le linee di demarcazione tra orazione, meditazione, contemplazione, lettura o preghiera vocale, erano meno nette, rispetto a 30 anni dopo.

 

L’orazione contemplativa, poiché è amorosa, non ha bisogno di sforzarsi, ma poiché Dio non è percepibile con i sensi, essa ha tuttavia bisogno di essere sostenuta dalla volontà per non divagare nel vuoto della mente. L’esperienza mostra che questo equilibrio è delicato, poiché dopo il peccato originale, noi siamo abituati, nella preghiera come altrove, a conquistare più che ad accogliere. Il segreto sta nel non fare attenzione ai nostri pensieri, ma a Colui al quale si pensa, perché l’orazione non è un’attività intellettuale volta a produrre idee, ma l’intrattenere una relazione di cui Dio ha preso l’iniziativa.

 

Quest’attenzione senza tensione deve essere sistemata nel momento del passaggio da una preghiera meditativa a una preghiera propriamente contemplativa, momento in cui una direzione spirituale avveduta permette di evitare delle contrazioni: da un lato, l’anima sente una “dolcezza di devozione”, che la mette in riposo (si parla qui di orazione di quiete), ma dall’altro lato, quando essa ritorna su se stessa (cosa che non dovrebbe fare), non sente più la sua attività, cosa che la porta a concludere sull’assenza di Dio. Da qui, l’alternanza tra i momenti della venuta del Signore e i momenti di attesa alla porta del sacro palazzo di Sua Maestà”, secondo che l’uno o l’altro s’imponga al primo livello della coscienza. Qui, bisogna mostrare all’anima la logica di quello che vive perché non se ne preoccupi, invitarla a entrare in un abbandono sempre più radicale a questo Signore che lei non sente, ma di cui deve bastarle sapere  che è lì, molto più intensamente rispetto a tutto quello che lei sente. Questa logica è quella del Vangelo: chi perde la sua vita, la trova, cioè la riscopre a un livello molto più profondo, nella preghiera come in altro.

 

Mentre la meditazione vera e propria, che caratterizza spesso gli inizi di una vita spirituale seria, affatica l’anima che non prova più gusto, la lettura spirituale può prenderne il posto come ponte verso la contemplazione; non più la lettura degli inizi, destinata a fornire i dati della meditazione, ma un semplice sostegno all’attenzione tramite qualche parola d’amore cercando di sentire quello che stai leggendo”. Il silenzio di una relazione sempre più trasparente si adatterà  meglio con qualcuna di queste parole piuttosto che col vuoto assoluto, poiché le nostre facoltà mentali hanno bisogno di mettere qualcosa tra i denti. Un libro come l’Imitazione di Gesù Cristo, per esempio, gioca molto bene questo ruolo, in quanto riconduce senza sosta il suo lettore a questa presenza silenziosa di Dio in lui.

 

L’orazione in domande risponde a:  «Una grandissima sensibilità è un handicap in una vita spirituale?»

 

Il tema della rubrica è: La gioia del Vangelo

Numero 153 - Novembre 2013

Gli amici nascosti di Dio

Autore: Istituzioni tauleriane

Sono gli amici nascosti di Dio che trattengono la sua giustizia e la convertono in misericordia: come Abramo che intercede per Sodoma (Gn 18), essi obbligano Dio ad andare fino all’apice della sua logica, e donar loro per amore, ciò che non può dar loro per giustizia. Non che gli impongano i loro capricci, ma se costringono Dio a piegarsi alla loro volontà, è perché in primo luogo questa è perfettamente unita a quella di Dio e accettando per se stessi la sua misericordia, sono diventati intercessori per i loro fratelli peccatori. Si potrebbe pensare che questa intercessione non sia necessaria, che l’amore infinito di Dio basti alla salvezza di tutti; ma in realtà, Dio stesso dà ai suoi amici, spiritualmente uniti alle piaghe del Salvatore, la straordinaria responsabilità di essergli associati nella salvezza dei loro fratelli.

 

 La loro santità passa inosservata: coloro che fanno la volontà di Dio vivono nell’armonia di un comportamento sempre esattamente adatto alla situazione nella quale la sua provvidenza li mette. Per questo passano inosservati agli occhi di coloro che avvicinano. Gli amici di Dio sono nascosti, perché il miglior modo di nascondersi è proprio quello di non nascondersi: non si nota la gente che vive questa armonia, cioè la gente normale.

 

Gli amici di Dio sono disprezzati, ignorati, spregiati perché non rientrano in alcuno dei calcoli di coloro che vedono solo il valore mondano delle cose, e sono incapaci di apprezzarne la bellezza e la bontà. I santi e la loro bontà fanno sì che il mondo sia sopportabile, ma loro sono percepiti come insopportabili: «Voi cercate di uccidermi, perché la mia parola non trova accoglienza in voi» (Gv 8,37). Il servo non è al di sopra del suo padrone, e proprio alla scuola della Passione di Cristoi suoi amici apprendono che il mondo non può accoglierli.

 

L’orazione in domande risponde a:  «Quando leggo Teresa d’Avila o Giovanni della Croce, o tanti altri autori citati in Semi, ho spesso l’impressione che parlino di cose che non mi accadranno mai, e questo mi scoraggia un po’… “Notti dell’anima”, “unione trasformante”, “matrimonio spirituale”…sono proprio necessari per essere un buon cristiano? La santità è così eccezionale?»

 

Il tema della rubrica è: L’amore alla Chiesa

Numero 152 - Ottobre 2013

Consolazione e desolazione

Autore: Honoré di Cannes,1632-1694

 

Honoré di Cannes lascia diverse opere di pietà legate alla sua azione missionaria. L’intenzione era di mettere i suoi uditori in orazione, e per loro scrive la sua Pratica dell’orazione mentale, di un centinaio di pagine, vendute in occasione delle sue predicazioni. Si tratta di un manuale semplice e classico, con frequenti riferimenti a san Francesco di Sales.

 

Come tutti i maestri, Honoré non disprezza le consolazioni nell’orazione, l’essenziale è di “non attaccarsi a esse”. Ma esse non sono che un modo mediante il quale Dio supplisce alla nostra debolezza; è permesso rallegrarsene, ma non cercare di trattenerle, e in nessun caso devono essere una condizione per la nostra applicazione nell’orazione.

 

Poiché Dio è in se stesso invisibile e impalpabile, “è più consueto per le anime che si dedicano all’orazione esserci senza gusto che con dolcezze”. I gusti e le dolcezze non sono che riflessi di questo Dio non percepibile dalla nostra sensibilità, e un riflesso indica sempre una dispersione di luce; quindi un’ orazione senza gusto è solo più trasparente. Invece di desolarcene, approfittiamone per fare della nostra orazione un atto di fede più radicale, che ci immerge letteralmente nella luce divina.

 

La fede non si regola su quello che sperimentiamo tramite il gioco naturale delle nostre facoltà, ma sulla Parola di Dio rivelata in modo soprannaturale; in questo modo la fede trasferisce in Dio la nostra conoscenza, e da lì la nostra volontà. Occorre soltanto la nostra fedeltà a “guardare sempre la volontà di Dio che si deve amare più di tutte le consolazioni”. La pratica è molto semplice: “spogliarsi di ogni cosa e di se stessi, per attaccarsi solo a Dio”. L’orazione serve per prenderne piena coscienza, e in ciò l’orazione riassume tutta la vita cristiana, come Honorè insegnava nelle sue predicazioni al popolo.

 

L’orazione in domande risponde a:  «Qual è la differenza tra la meditazione buddhista e l’orazione contemplativa cristiana?»

 

 

Il tema della rubrica è: I rischi e l’aiuto nel percorso interiore

Numero 151 - Settembre 2013

Un riposo operante

Autore: Jacques Bertot,1620-1681

Bertot risponde a tredici interrogativi centrali della vita mistica, con la profondità e l’esattezza che caratterizzano il suo insegnamento.

 

Ci si sarebbe aspettato dal Figlio di Dio che avesse fatto in modo di essere riconosciuto. Sarebbe stato come dimenticare che la sua azione è sovrannaturale e non si deve appoggiare su un’efficacia visibile: mai il Vangelo ce lo mostra alla ricerca del successo; non per modestia, ma perché il suo unico scopo è l’unione al Padre conformandosi alla sua volontà, proprio come la nostra salvezza consiste nel dono reciproco della nostra persona e della sua, dono che si opera “nel fondo dell’anima, dove tutto è silenzio e nel riposo”.  In effetti, questo fondo è il punto di contatto tra noi e Dio, là dove ci dona di essere e di vivere, punto situato al di sopra e all’origine della nostra vita mentale, “là dove l’azione è riposo, come il riposo è azione”, azione da parte di Dio che dona, riposo da parte dell’uomo che riceve.

 

L’azione nasce dalla contemplazione nell’unione a Dio, così come il massimo di libertà corrisponde al massimo della sottomissione a Dio, il massimo di efficacia corrisponde al massimo di passività, etc. La sola cosa che dipende da noi, è quella di mantenerci in questo centro, cioè di formare e riformare in ogni istante il nostro atto di fede, la nostra adesione alla sua persona.

 

I veri contemplativi si riconoscono in questo testo: il loro bisogno d’interiorità e di raccoglimento è il segno più fondamentale della loro vocazione, che li attira in certo qual modo in Dio, “imprimendo nel loro interiore la stessa inclinazione che Gesù ebbe all’inizio della sua vita”.

 

L’orazione in domande risponde a:  ««Se piove, è Dio che lo vuole!», scrivevate in Semi di qualche mese fa; ma se qualcuno muore in un incidente, o quando si scatena uno tsunami, voi dite che è sempre Dio che lo vuole? Come rispondere a chi si rivolta contro Dio davanti ad eventi del genere?».

 

 

Il tema della rubrica è: La preghiera contemplativa

Numero 150 - Luglio/Agosto 2013

La pace nell'orazione

Autore: Beata Maria Maddalena Martinengo, 1687-1737

Gli scritti di Maria Maddalena rivelano una delle più grandi mistiche della tradizione femminile italiana. Interiormente conobbe tanto le più profonde derelizioni causate da un’apparente assenza di Dio, quanto le vette della più completa trasformazione in Lui. La più assoluta secchezza nell’orazione, è solitamente associata al più estremo desiderio di possedere Dio; l’anima sperimenta contemporaneamente la sua impotenza radicale davanti al Totalmente Altro, e la forza di un’attrazione in un al di là di se stessa che lei percepisce come il suo vero centro. Una sola soluzione: “attaccarsi” a questo Totalmente Altro, volendo ciò che lui vuole, sapendo che quel che lui vuole, è proprio trasformarci in lui. Quando facciamo la volontà di Dio senza alcuna soddisfazione sensibile, è chiaro che solo l’amore ce la fa fare, perciò siamo in perfetta salute spirituale. Quindi, non preoccupiamoci delle nostre impressioni e non turbiamoci di non “riuscire” nella nostra orazione: questo timore è ancora un sottile ritorno su noi stessi, che bisogna “lasciarle molto dolcemente morire”. Rassicuriamo noi stessi “ponendo in essere atti” per Dio, perché dopo il peccato originale ci crediamo capaci di negoziare con lui l’acquisto del paradiso. Ma il paradiso, è lui stesso, non è qualcosa di altro rispetto a lui; è il suo amore gratuito, da cui ci allontaniamo tanto più, quanto più cerchiamo di ottenerlo. Pertanto ci sfiniamo nel “fare per Dio”, quando la cosa saggia sarebbe di “lasciar fare a Dio”. L’orazione in domande risponde a: «In qualche numero di Semi invitate a non fare e a non cercare altro se non la sola volontà di Dio; ma come conoscere la volontà di Dio?». Il tema della rubrica è: La donna vestita di sole

Numero 149 - Giugno 2013

Non riesco a meditare

Autore: Alfonso Rodriguez, 1538-1616

L’ Esercizio della perfezione e delle virtù cristiane, riprende le conferenze che Rodriguez tenne ai novizi, e costituisce una vera sintesi della vita spirituale alla scuola dei santi. Il suo successo ne farà, per tre secoli, il libro più letto tra i devoti, dopo la Bibbia e l’Imitazione di Gesù Cristo. La pratica metodica dell’orazione assegna un posto importante alla meditazione, per chi inizia: se lo scopo dell’orazione è di formare atti d’amore per Dio, è logico cominciare, cercando di conoscerlo bene, e perciò leggere e meditare la sua parola, fare delle considerazioni partendo da un testo delle Scritture o molto semplicemente da una verità rivelata, per esempio, il mistero dell’Incarnazione. L’orazione è questione di volontà e di affezione (nel senso di attaccamento alla volontà di Dio) più che d’intelletto e di speculazione, essa «non consiste nel molto pensare, ma nel molto amare» dirà santa Teresa d’Avila. C’è il pericolo per i sapienti che si compiacciono nelle elevate idee su Dio, che ritardino altrettanto l’equilibrio contemplativo consistente nel fatto che “la volontà riposa in Dio solo e si adopera interamente ad amare e godere del bene sovrano”. Alludendo agli Esercizi di sant’Ignazio, Rodriguez precisa bene in cosa consiste il lavoro di meditazione raccomandato in tutti i metodi d’orazione: appoggiandosi per esempio su un racconto evangelico, si tratta di focalizzare l’attenzione sulla persona stessa di Cristo al quale si rivolge la nostra preghiera, e così formare rapidamente l’immagine più semplice possibile (mediante “una considerazione elementare e semplice”), per trarre qualche invito forte, a vivere quello che Egli vuole vivere, oggi, in noi. L’orazione in domande risponde a: «La nostra preghiera in che cosa può essere utile ai nostri defunti? Perché “pregare per le anime del purgatorio”? Dio attende la nostra preghiera per far loro misericordia?». Il tema della rubrica è: Il martirio di p. Puglisi

Numero 148 - Maggio 2013

Sulla lettura spirituale

Autore: Jean Mabillon, 1632-1707

Don Mabillon nel Trattato sugli studi monastici, sviluppa una concezione umanistica del monachesimo; in essa la lettura spirituale domina una vita intellettuale collegata in permanenza all’orazione. L’orazione è un dialogo continuo tra Dio e l’uomo: la grazia di Dio che viene verso di noi ha bisogno dell’ ascolto silenzioso; la nostra risposta a questa grazia, ci fa al contrario prendere la parola. Questo andirivieni tra parola divina e parola umana è quello della lettura spirituale, senza la quale non sapremmo comprendere la Parola di Dio, né risponderle in modo libero e consapevole con parole umane piuttosto che con gridi di bestia. Qui è tutta la posta in gioco di una cultura cristiana, e semplicemente di una cultura, senza la quale la nostra preghiera diventerà “secca e languente” in mancanza di comprendere “la lingua che Dio parla” (san Giovanni della Croce), o si perderà tra le “misere consolazioni” di un sentimentalismo pietistico. La lettura spirituale porta sulle “parole di vita”, cioè sui testi che sviluppano, spiegano, trasmettono il testo principale della Rivelazione che è la Sacra Scrittura. Questi testi appartengono alla Tradizione, e i più importanti tra di loro sono, del resto, esplicitamente riconosciuti come tali dalla Chiesa, particolarmente quando canonizza i loro autori, e più direttamente ancora quando li eleva nel novero dei “dottori”. Così la lettura spirituale fa parte della vita cristiana allo stesso titolo della lettura biblica: in ultima analisi, è Gesù stesso che parla in quei testi, ed essi vogliono essere letti con l’intenzione di vivere la sua parola, “perché si possa poi diffondere in tutte le potenze della nostra anima e in tutte le parti del nostro corpo, per santificarne tutte le azioni”. La lettura spirituale conosce le stesse secchezze e difficoltà dell’orazione, alla quale è strettamente legata. Il superamento di queste difficoltà è sempre in una fede più radicale, più semplice, più abbandonata. È per compiere quest’atto di fede che i testi dei santi ci aprono il cammino e sono insostituibili. L’orazione in domande risponde a: «Questa lettura spirituale (o lectio divina), che ci raccomanda tanto, è proprio necessaria? La Santa Vergine o la stessa Teresa di Lisieux, per non parlare del curato d’Ars, non ne facevano tanta! E la maggior parte dei suoi lettori non ha fatto studi necessari per leggere gli autori che presenta o, molto semplicemente, non ha il tempo di leggerli perché deve lavorare o dedicarsi ai propri figli…». Il tema della rubrica è: Non conoscenza e fede

Numero 147 - Aprile 2013

Per strani cammini ...

Autore: Beato Henri Suso, 1295?-1366

Il lirismo del Libro della eterna Sapienza di Suso, il realismo e la tenerezza delle sue descrizioni dell’umanità di Cristo o di Maria, o ancora del fascino del paradiso atteso, aprono un nuovo capitolo della spiritualità cristiana.

Il “principiante nella vita spirituale” per poter essere introdotto nella via contemplativa dei progredenti e dei perfetti, deve per prima cosa ri-orientare fondamentalmente la propria vita. Disperso nel mondo esteriore (“smarrito sulla via che allontanava da Dio”, eco dell’errare di s. Agostino nella “regione della dissomiglianza”), deve entrare nella via del raccoglimento, attirato da Dio che risiede al centro della sua anima. Ma non sa ancora che è proprio Dio che “ora con la dolcezza, ora con l’amarezza” degli avvenimenti, l’attira sul “retto sentiero della verità divina”. Dio è riconoscibile solo nella fede, perché è in se stesso spirituale, e perciò invisibile, ineffabile e dunque indicibile. Così l’anima avanza verso qualche cosa di cui è certa, e che tuttavia ignora: questa è la dotta ignoranza di s. Agostino, che fa da sfondo a tutto questo brano.

 

Questa dotta ignoranza è il motore della crescita spirituale, perché se la certezza fa avanzare l’anima, l’ignoranza la condanna a molteplici tentativi. Man mano che crescono le sue delusioni, il suo desiderio si affina, fino a divenire “struggente”, espressione cara ai mistici nordici per esprimere l’esasperazione della ricerca di Dio da parte dell’anima che ne è innamorata

 

 “Adesso, apri i tuoi occhi interiori”: l’anima infine è vinta nel combattimento amoroso. E allora tutta la sua storia diventa coerente agli occhi della fede: attraverso gli ostacoli e le storture della vita, è Dio che la insegue fino a che lei non si arrenderà a lui. Questo è il vero di ogni esistenza umana, questo è ancora più vero per quelli che Dio “vuole riservare interamente per se stesso”, e le cui prove spesso incomprensibili per i comuni mortali, fanno parte, in verità, della tattica del loro Diletto che non vuole lasciarli scappare.

 

L’orazione in domande risponde a: «La ricerca della solitudine nella vita contemplativa non è forse una mancanza di carità verso i nostri fratelli?».

 

Il tema della rubrica è: Il battezzato è nascosto con Cristo in Dio

Numero 146 - Marzo 2013

Meditazione e contemplazione

Autore: Jean-Jérôme Baiole, 1588-1653

Il Trattato per guidare le anime all’intima unione d’amore con Dio di Baiole presenta con chiarezza lo svolgimento tipico di una vita spirituale, soprattutto riguardo all’orazione.

 

La “meditazione ordinaria” è il regime abituale dell’orazione, quando prendiamo l’iniziativa di praticarla, che alimentiamo tramite riflessioni su un testo (per esempio, una pagina del Vangelo), e che cerchiamo di applicare nella nostra vita mediante buone risoluzioni. In breve, si tratta di una preghiera mentalmente molto attiva. Questa fase della vita spirituale dura, più o meno a lungo se non per tutta la vita, quasi sempre secondo le vocazioni e risponde all’invito di Dio, di volgerci verso di lui come suoi figli.

 

La “contemplazione soprannaturale” (ma non dimentichiamo che già la grazia di Dio ci ha spinto verso la “meditazione ordinaria”) indica nella maggior parte degli autori un’orazione che fa passare in secondo piano quest’attività mentale, senza tuttavia mai sopprimerla completamente. S’impone a noi piuttosto che essere il frutto della nostra iniziativa, e assume le tre caratteristiche enunciate qui da Baiole, che cita quasi letteralmente s. Giovanni della Croce ne La Salita del Carmelo. La parola “straordinaria” non deve qui farci concludere sulla rarità di quest’orazione, ma indica soltanto la nostra impotenza a dominarla: Dio ci ha fatto letteralmente “innamorare” di lui, il che vuol dire che nient’altro al di fuori di lui ci interessa veramente (primo e secondo segno), e che dopo averlo laboriosamente cercato nella meditazione, egli ci accompagna ormai, sempre e ovunque, con la sua dolce e indefinibile presenza (terzo segno).

 

Certo, esistono delle contraffazioni di questa “orazione straordinaria”: la pigrizia, molto semplicemente, o la stanchezza che fanno spesso confondere la contemplazione con la depressione. In questi casi, l’anima sembra in riposo, ma sembra solamente, perché la pigrizia o la stanchezza determinano una battuta di arresto dell’anima, mentre la contemplazione ne è, al contrario, il perfetto funzionamento, proprio come un motore che, se ben rodato, non fa più alcun rumore. Così può unicamente essere individuata solo se “vi è il terzo segno”: l’innamorato non s’interessa più a niente, tranne - ecco la differenza ed è essenziale - che a colui o colei che ama; e allora ritrova tutta la sua forma e molto più ancora, perché non è più lui che vive, ma colui che ama vive in lui. Non deve più affannarsi per il suo Diletto, ma solamente “lasciarsi andare semplicemente all’attrazione e all’operazione divine” che si dispiegheranno in lui molto al di là delle sue stesse capacità. A quel punto, voler resistere in nome di un dover mal compreso di “fare” a tutti i costi la preghiera (ecco cosa indica la parola indiscrezione nell’accezione dell’epoca) vuol dire tornare al punto di partenza, privando Dio e l’anima della felicità della loro vita comune.

 

L’orazione in domande risponde a: «Lei ci invita spesso a non scoraggiarci davanti al tedio, alle distrazioni e ad altre aridità dell’orazione; ma nonostante le buone intenzioni non noto nessun miglioramento, e dopo anni, io sono sempre così stanco, distratto e arido…: non è piuttosto segno che non sono fatto per questo?».

 

Il tema della rubrica è: La fede del Sabato Santo: Maria, madre dei credenti

Numero 145 - Febbraio 2013

Perdete il vostro tempo!

Autore: Jean Rigoleuc (1595-1658), Lettera XIII

Rigoleuc, nella Lettera XII, risponde ad una religiosa orsolina che si preoccupa dell'impressione di vuoto proprio della contemplazione ai suoi inizi: pregare così, è forse perdere il proprio tempo? No, questo tempo è quello della fede, della trasparenza di Dio, ritornare alla meditazione creerebbe uno schermo mentale tra lui e noi, nel momento in cui viene a noi "direttamente", e non più attraverso i testi o le idee degli altri.

Bisogna pertanto rifiutare le "consolazioni spirituali" quando ve ne sono? No, la fede non domanda né rifiuta niente; è indifferente, e non contraria a tutte le impressioni, gradevoli o sgradevoli; "l'abnegazione" a cui invita Rigoleuc non consiste nel resistere agli stati dell'anima, ma nel non fermarvisi. Quel che conta nell'orazione è Dio, e non l'orazione in sé.

Voler cacciare le distrazioni, è ancora una distrazione, e questa volta volontaria, e l'unica soluzione è quella di occuparcene il meno possibile. Così le distrazioni restano al loro posto, vale a dire alla periferia dell'anima, mentre alla sua vetta ("la punta dello spirito"), restiamo nell'intenzione (nell' "adesione") di ascoltare Dio e di parlargli, ed è quello che definisce l'orazione.

La grande tentazione nell'orazione, e più in generale in tutta la vita cristiana, è di volere a ogni costo, che essa serva a qualcosa. Invece essa non ha altro scopo che se stessa: occuparsi di Dio, che si occupa di noi, ecco la vita cristiana!

L'orazione in domande risponde a: «I testi di Semi ci invitano spesso a vivere secondo il "beneplacito" di Dio e a seguire le sue "ispirazioni". Ma come conoscere questo beneplacito, al di là dei dieci comandamenti? Come sapere, per esempio, se una decisione, come quella di fare un ritiro durante le mie vacanze, quando nessun comandamento me la impone chiaramente, sia proprio "ispirata" da Dio?».

Il tema della rubrica è: La creatura si affida al creatore

Numero 144 - Gennaio 2013

Il cuore a cuore mistico

Autore: Armelle Nicolas , 1606-1671

Analfabeta, Armelle non ha scritto niente, ma ebbe il privilegio di incontrare sul suo cammino dei grandi direttori spirituali che faranno in modo che fossero trascritti i colloqui che lei ebbe, in particolare, con una delle sue amiche orsoline, Giovanna della Natività. Questo fu all’origine di una consistente opera, Trionfo dell’Amore divino nella vita di una grande serva di Dio chiamata Armelle Nicolas, pubblicata un anno dopo la sua morte, che costituisce una testimonianza di primo ordine su un’esperienza mistica di rara potenza.

 

Armelle prende piena coscienza del fondamento di ogni vita cristiana: una relazione stretta, cuore a cuore, con Gesù. Solitamente il cristiano sa questo per fede. E cerca di viverlo nel miglior modo possibile tramite la carità; nell’esperienza mistica, questa fede diventa luminosa e la carità calorosa. Quello che si sapeva per averlo appreso diviene evidente, e quello che si faceva per amore di Dio diviene l’amore stesso di Dio che vive in noi.

 

L’eucarestia è il mezzo dato da Gesù perché noi ricevessimo quaggiù la vita dell’aldilà, perché il suo cuore si riversi nel nostro: invisibile ai nostri occhi dopo l’Ascensione, egli è realmente presente sotto l’apparenza del pane, più realmente di quanto sarebbe, se fosse davanti a noi, e Armelle si vede letteralmente assorbita in colui che lei chiama “mio Amore” in tutti i suoi racconti.

 

Questa “fiamma santa e divina” è quella che noi vediamo nelle innumerevoli immagini del Sacro Cuore: amare è bruciare e consumare. Ma amare è essere Dio, e amare noi, per Dio, è Dio che ama se stesso in noi.

 

Ormai “consumata e ridotta” nel suo Amore, Armelle sperimenta ciò che Giovanni della Croce chiama “unione trasformante”, compimento della promessa di Gesù: «In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio, e voi in me ed io in voi» (Gv 14,20). Gesù ha finito di penetrare il cuore di Armelle, nella “stanza segreta” da cui la anima ormai in modo sovrannaturale: “quello non era per niente un amore umano, ma la carità di Dio stesso che era traboccante in me”.

 

L’orazione in domande risponde a: «La devozione al Sacro Cuore, con ciò che evoca di sensibile e di sentimentale, non è in concorrenza, se non addirittura in contraddizione, con la fede pura e semplice alla quale i santi non cessano di invitarci?».

 

Il tema della rubrica è: Discernere la chiamata alla preghiera

Numero 143 - Dicembre 2012

Sulle anime che non avanzano ...

Autore: Pierre de Poitiers, † 1684

Il passo tratto da “Il Giorno mistico”  testimonia bene la necessità, per gli spirituali, di difendere la contemplazione sovrannaturale di fronte al giansenismo invadente alla fine del secolo XVII francese.

 

L’orazione di quiete, questa attenzione “amorosa” a Dio percepita in un quasi riposo della vita mentale, è talvolta piena di dolcezza e di luce, talvolta così secca (“senza pensieri e senza gusto”) che sembra inesistente, come se Dio non fosse più là. Ora, qualunque ne sia l’eco psicologico, questa presenza è puramente spirituale, dunque solo la fede può coglierla: «Né l’alta comunicazione e presenza sensibile di Dio testimonia di più la sua presenza, né l’aridità e la mancanza di tutto questo nell’anima è testimonianza di una minore presenza di Dio in essa» (Giovanni della Croce, Cantico spirituale,1). Eppure, anche se tutti lo sanno più o meno, molti abbandoneranno l’orazione nei momenti di secchezza, per mancanza di una fede tutta semplice nella presenza di Dio nell’anima dei suoi amici.

 

L’orazione è un dono di Dio, e non una costruzione dell’uomo. Ecco perché anche se siamo nella insensibilità spirituale, anche se le condizioni esteriori (rumore, agitazione…) o interiori (preoccupazioni, stanchezza) sono sfavorevoli, l’orazione resta intatta, purché la nostra intenzione sia quella di offrirci alla grazia di Dio con un po’ di buona volontà.

 

Molte anime contemplative non supereranno questo scoglio della fede semplice, e troveranno più rassicurante il “fare” delle cose per Dio, invece esse sono chiamate a lasciar fare a Dio in loro, anche se questo dovesse prendere la forma dell’ “orazione senza gusto”.

 

Anche se la dottrina unanime dei santi ci mette in guardia contro la ricerca di una preghiera “utile”, come se la grazia non fosse gratuita, si cade sempre nello stesso tranello: “Ho sottolineato che molti non fanno affatto differenza tra Dio e il sentimento di Dio, tra la fede ed il sentimento della fede, questo è un grande difetto”. (s. Francesco di Sales).

 

 L’orazione in domande risponde a: ««Le “notti dell’anima” di cui ci parla s. Giovanni della Croce, sono obbligatorie per il progresso della vita spirituale?».

 

Il tema della rubrica è: L’attenzione e la preghiera

Numero 142 - Novembre 2012

Perchè fare orazione

Autore: Antoine de Molina, 1550-1612

Il brano qui presentato risponde a una domanda molto semplice: perché fare orazione? Anche la risposta sarà molto semplice: perché tale è il beneplacito di Dio!

 

 A che serve pregare? Domanda assurda. Si prega soltanto nella gratuità, nella grazia: «È pericoloso contare i propri anni di orazione, perché si deve sempre temere di compiacersi nel pensiero di aver meritato qualcosa. Non nego che un’anima che, dopo tanti anni, persevera umilmente nell’orazione, non faccia dei progressi, e che Dio non le conceda dei favori, ma dico che essa non deve per niente ricordarsi di questi anni…» (Teresa d’Avila, Libro della vita, 39).

 

Certamente la presa di coscienza dell’amore di Dio per noi è consolante, e ogni preghiera autentica è equilibrante perché ci stabilisce nella verità della nostra filiazione divina. Resta il fatto che questa filiazione non è percepita che al “centro dell’anima”, mentre il resto della nostra coscienza può essere agitato da mille turbolenze dolorose che, pur non compromettendo questa felicità profonda, ci impediscono di sentirne il piacere, cioè l’eco nella nostra sensibilità.

 

Occorre, dunque, essere perfettamente indifferente alla nostra vita spirituale, “abbandonare l’abbandono stesso” (Fénelon). Ci resterà allora la felicità assoluta di amare Dio assolutamente, senza riguardo ai piaceri volubili degli stati d’animo, può darsi notevoli, ma che, ad ogni modo al massimo dureranno solo il tempo del nostro passaggio su questa terra: «Un buon modo per mantenersi alla presenza di Dio, è di essere, e volere, sempre e per sempre, essere nel suo beneplacito! ... Perché, insomma, questo è il colmo dell’estasi amorosa di non avere la propria volontà nella propria soddisfazione, ma in quella di Dio, o di non avere la propria soddisfazione nella volontà propria, ma in quella di Dio» (S. Francesco di Sales, Trattato dell’Amore di Dio, VI,11).

 

L’orazione in domande risponde a: «S. Francesco di Sales ci dice che è l’amore a dare il valore a tutte le nostre opere. Ma l’amore non si sente e non si quantifica! Allora, come sapere se le cose si fanno con molto o con poco amore? E quale posto dare nell’amore ai sentimenti?».

 

Il tema della rubrica è: La stabilità della presenza

Numero 141 - Ottobre 2012

Gesù, unico Direttore

Autore: Archange Enguerrand, 1631-1699

La vita spirituale è una traversata del deserto verso il centro della nostra anima, là dove Dio risiede misteriosamente: «Avanza senza riferimenti sullo stretto sentiero che ti condurrà nella via del deserto» (Poema anonimo del XIV sec.). Solo Dio fatto uomo, Gesù Cristo, conosce questo sentiero: “affidarsi a lui tramite lo spirito di fede” è l’atteggiamento senza il quale non raggiungeremo mai la meta. In tutte le sue lettere, Archange Enguerrand ricolloca le anime in questa fede in Gesù tanto semplice e ragionevole quanto cieca, che porta in sé le “grandi promesse del Vangelo”, laddove i sentimenti, le luci e altre massime non sono che appigli umani su un cammino che supera radicalmente le capacità dell’uomo. A tutti i suoi diretti, a Madame Guyon in primo luogo, Archange insegnerà di non inquietarsi quando “tutte queste provviste ti saranno tolte”.

 

Si confondono spesso l’orgoglio e la vanità, il fariseo e il debole. Ora l’orgoglio non consiste nel mostrare i propri muscoli, ma nel fare affidamento solo su se stessi e ciò è la negazione stessa dell’amore; la causa può essere la paura o la pigrizia, come pure la presunzione. Questo orgoglio è tanto più difficile da scoprire e da combattere quanto più spesso è introdotto “tramite l’astuzia e la scaltrezza”, nascoste sotto le apparenze di una buona volontà, se non di una buona fede.

 

Come combattere questo orgoglio? Rinunciando all’“idea che ci siamo fatta della vita interiore e dei suoi progressi”, per delegare a Gesù Cristo la cura della nostra vita spirituale. Concretamente, questo vuol dire vivere umilmente il Vangelo, la Parola di Dio, nella certezza che allora è Cristo stesso che ci conduce. In quest’ abbandono alla sua volontà, “la fede illumina le nostre tenebre” e tutti gli eventi della nostra esistenza assumono un senso: laddove i nostri progetti si scontrano con quello che noi chiamiamo sfortuna o ostilità degli uomini, “Dio si serve di queste contrarietà per attaccare, per ferire, per abbattere  questo fondo d’amor proprio che vive in noi”.

 

L’orazione in domande risponde a: «I santi, e in primo luogo Gesù stesso, ci invitano a portare la nostra croce. Questa è una conseguenza del peccato? La Santa Vergine l’ha provato? Senza peccato originale, Adamo ed Eva avrebbero conosciuto la croce? Eva avrebbe evitato i dolori del parto?»

 

Il tema della rubrica è: La vita solitaria nuovamente apprezzata

Numero 140 - Settembre 2012

Preghiera vocale e contemplazione

Autore: S. Teresa d’Avila, 1515-1582

Teresa d’Avila nel Cammino di perfezione ricorda che non esiste alcuna vita spirituale la quale non poggi sull’umiltà e sull’obbedienza, e se la contemplazione conduce alle vette che descrive nel Castello interiore, essa è già presente, nelle sue forme più elementari di preghiera, nella semplice recita del Padre Nostro di cui il Cammino di perfezione  non è, in fondo, che un lungo commento.

 

Tutta l’arte di Teresa consiste nel mostrarci che, in realtà, la contemplazione è il motore di tutta la vita spirituale, anche se essa passa in primo piano nella coscienza soltanto quando Dio s’impone all’anima tramite “l’orazione di quiete”.

 

Quando la preghiera diviene contemplativa, non si cerca più Dio, perché si presenta da solo, e, quindi “sospende i nostri pensieri” e “lega la nostra lingua” facendo sparire o quasi, l’orazione mentale come quella vocale.

 

Dio entra in noi dal vertice dell’anima, dove sappiamo prima di riflettere e dove amiamo prima di volere; così riflettere o volere questa o quell’altra cosa particolare, anche se nel nome di Dio, mentre Lui stesso si impone con evidenza, ci obbligherebbe a ricreare una distanza tra Lui e noi, che ci farebbe perdere il “godimento di questa felicità” di possederlo. Ecco perché le anime contemplative godono “senza sapere come godano”, amano “senza sapere come amino”, e possiedono “senza sapere come possiedano”.

 

Voler riprendere l’iniziativa per comprendere ciò che accade, distruggerebbe immediatamente la contemplazione che consiste nell’accogliere, e non nel produrre Dio che si manifesta all’anima perché “Nostro Signore vi opera da solo: è solo opera sua, e siccome questa opera è al di sopra della natura, la natura non vi ha parte alcuna”.

 

L’orazione in domande risponde a: «In fondo, qual è lo scopo della vita spirituale? È l’orazione? L’unione con Dio? Vivere quaggiù secondo la volontà di Dio?».

 

Il tema della rubrica è: La gioia misteriosa della Presenza

Numero 139 - Luglio/Agosto 2012

Trasparenza dell'unione

Autore: Séverin Rubéric, XVII sec.

Gli Esercizi sacri sull’amore di Gesù, suddivisi secondo le tre vie classiche della vita spirituale (purgativa, illuminativa, unitiva), alternando meditazioni e consigli pratici, formano una guida completa a uso dei religiosi interessati alla vita contemplativa. Nella via unitiva, si rilevano rari sviluppi sulla perfezione mistica, particolarmente sul matrimonio spirituale e la morte d’amore, che bastano a classificare Séverin Rubéric , autore poco conosciuto, tra i grandissimi.

 

Chiama la  purificazione abnegazione: non si tratta di sforzo morale di rinuncia, ma di una presa di coscienza di colui che sperimenta che senza Dio è niente. Appoggiandosi quindi su Dio solo, l’anima può unirsi a lui con una fede intera, senza intermediari (“bocca a bocca”).

 

Quest’ unione senza intermediari tende alla trasparenza di una completa trasformazione dell’anima in Dio: così come la luce è invisibile, ma fa vedere ogni cosa, anche la trasformazione in Dio non si nota, ma dona di vedere quello che Dio vede, e di vivere quello che egli vive.

 

Contemplazione ed azione, passività ed attività, sono i due lati dell’unione dell’anima con Dio. Cioè lo riceve e lo dona nello stesso atto, poiché è sospesa a lui con “l’attenzione nuda e semplice dello spirito”.

 

 Libera da se stessa per agire, quest’ anima non lo è meno per godere di Colui che si dona a lei senza riserve. E proprio come agisce con spigliatezza, lei gode senza turbamento, senza “luci né sapori” straordinari, senza inquietarsi di godere o non godere (“spesso essa ignora perfino in quale stato si trovi”). Poiché l’unione dello Sposo e della sposa si forma nel più profondo di quello che essi sono, le loro “comunicazioni sono segretissime” e niente si nota dall’esterno. Quest’ anima è equilibrata “nel fondo del suo spirito”, al riparo dalle turbolenze delle sue passioni, come un pesce nuota calmo nel fondo del mare in mezzo a una terribile tempesta.

 

L’orazione in domande risponde a: «Si parla spesso di “offrire” le nostre preoccupazioni, dolori, e altre prove al Buon Dio, come se questo gli facesse piacere, o ancora di privarci di questa o quella cosa piacevole per offrirla in sacrificio a Lui: il buon Dio ama veramente vederci soffrire?».

 

Il tema della rubrica è: La Gloria di Dio

Numero 138 - Giugno 2012

L’essenza dell’orazione

Autore: Marguerite d’Arbouze, 1580-1626

In una trentina di pagine Marguerite d’Arbouze dà una descrizione perfettamente cartesiana di quello che è l’orazione mentale. Tutto si integra in una sintesi chiara e semplice, che insiste sulla grazia da parte di Dio, e sulla spoliazione radicale di sé, che ne è la conseguenza, da parte dell’uomo.

 

Noi pensiamo spesso che nella preghiera, facciamo la metà del cammino verso Dio, mentre Dio fa l’altra metà verso di noi. Ma non è così, la preghiera è una grazia, “un dono di Dio che il suo Spirito divino dona a chi gli piace, quando gli piace e nel modo che gli piace”, il nostro compito non è di costruirla, ma di accoglierla, di “abbandonarsi a Lui”.

 

Il nostro primo passo nella preghiera, il semplice fatto di avere voglia di provare a pregare, attesta che la grazia di Dio ha già cominciato il suo lavoro. Questo desiderio, è già “gustare le opere di Dio”. Non si tratta (o non abitualmente) di una sensazione, di un sentimento, di una illuminazione, ma semplicemente di una evidenza e di un’attrazione più profonda di ogni altra impressione proveniente dall’esterno: Dio arriva dall’interiore, ci impone come un nuovo equilibrio mentale (“l’anima non trova più per sé un posto piacevole sulla terra”); ci mettiamo a vedere e volere come lui (“illumina” e “attira” contemporaneamente), “ci fa un’unica cosa con lui”, generandoci alla sua stessa vita, adozione divina che definisce la vita cristiana.

 

L’effetto della grazia è di staccarci nelle nostre vite da tutto quello che è meno di Dio, e di donarci il desiderio di “vivere sopra il livello comune degli uomini”. E l’anima deve così scegliere. Anche se la grazia di Dio è motore nello sviluppo di una vita spirituale, l’anima serba tutta la responsabilità di questo sviluppo, la responsabilità di “un assoluto disimpegno e spoliazione da tutto quello che non è Dio o per Dio”.

 

L’orazione in domande risponde a: «Gli autori che lei cita, soprattutto Francesco di Sales, ci invitano spesso all’abbandono. Ma come sapere se questo abbandono non è semplicemente la tiepidezza di un’anima che, con il pretesto di lasciar fare al Buon Dio, è in realtà indifferente a Gesù?»

 

Il tema della rubrica è: Gli Abdâl islamici e l’offerta vittimale cristiana

Numero 137 - Maggio 2012

Cadere in Dio

Autore: Robert de Langeac (= Augustin Delage) 1877-1947

 «Dio è il centro dell’anima», ci dice s. Agostino, nel senso di “centro di gravità”; così che lei è spontaneamente attratta da lui come la pietra lo è dal centro della terra. Tutta la vita spirituale è la storia di questa discesa, durante la quale il nostro unico lavoro è di rimuovere gli ostacoli, cioè di lasciarci semplificare, interiorizzare, fino a che il nostro equilibrio sia in Dio stesso.

 

Non immaginiamo l’unione a Dio come una specie di visione fredda e tutta intellettuale: essa è quella che prova il bambino quando riposa sul cuore della madre, spirituale e così carnale contemporaneamente, ma mille volte, dieci mila volte, amplificato. Il metafisico deve qui tacere perché pensa alla distinzione delle cose, invece l’anima sperimenta l’unità delle persone, essenzialmente inesprimibile che fa conoscere, fa amare, ma è in se stessa inconoscibile e inafferrabile. Si sa che l’altro è altro, e tuttavia è noi stessi (“si è tutto quello che egli è”) in una comunione che non è confusione, perché “si gusta, se ne gode, se ne vive”.  Giovanni della Croce introdurrebbe qui il tema della morte d’amore, ultimo atto di questa esplosione di vita, “vita che si è ricevuta, vita che si è ”, e che bisogna adesso donare, finché cada “l’ultimo velo”, nuova allusione a s. Giovanni della Croce, alla fine della prima strofa di Fiamma viva.

 

Questo è tutto l’organismo spirituale che è così ristabilito: nel nostro primo atto di fede, noi ci siamo donati a Gesù; e da lì in poi, tutta la nostra anima si è poco a poco riorganizzata, rivoltata come un guanto. Ci siamo messi a sentire secondo Gesù, a immaginare secondo Gesù, a pensare e a volere secondo Gesù e, una volta in pieno possesso del suo tesoro, l’anima si mette con lui a “donare, donare, donare ancora. Quale beatitudine!”. Allusione, questa volta, a Teresa di Avila alla fine del suo Castello interiore: “E adesso, opere, opere!”.

 

L’orazione in domande risponde a: «Molta gente pretende di aver incontrato Gesù, e di averne ricevuto direttamente dei messaggi molto chiari. Ma dall’uno all’altro, questi messaggi fanno dire a Gesù delle cose contraddittorie. Come sapere se vengono realmente da lui?».

 

Il tema della rubrica è: Thomas Merton: il deserto della compassione

Numero 136 - Aprile 2012

Seguire l’invito dello Spirito

Autore: Pierre de Clorivière, 1735-1820

Clorivière focalizza il punto più decisivo della crescita spirituale: il concatenarsi della meditazione con la contemplazione vera e propria. Lasciando la meditazione, l’anima perde ogni controllo su se stessa e si tuffa nella fede, cosa che troppo spesso le fa paura; così si irrigidisce preoccupandosi di “fare” bene, proprio quando, invece, occorrerebbe “lasciar fare” a Dio. Viceversa, essa può, per pigrizia o presunzione, immergersi prematuramente, non nello stupore della fede, ma nell’oscurità di un semplice vuoto mentale. Clorivière ci mostra come evitare di confondere i due stati.

 

Nella meditazione, l’oggetto da conoscere è illuminato dalla luce di Dio come tramite un proiettore laterale che permette di esaminarlo da diverse angolazioni: noi cerchiamo di “penetrare gli oggetti che la fede ci presenta”. Nella  contemplazione, lo stesso oggetto “brilla”, in certo qual modo, appena noi lo guardiamo, perché la luce di Dio è in noi, e noi stessi siamo il proiettore; così che invece di illuminarlo dall’esterno, questa luce “ce ne fa penetrare la profondità”.

 

 “L’anima si sente dolcemente chiamata a qualcosa di più perfetto”. Questo è il punto delicato: quando Dio chiama un’anima a lasciarsi fare da lui (questo è quello che Clorivière chiama qui “orazione affettiva”), ella prova contemporaneamente desiderio e timore. Desiderio, perché non appena cede al suo invito, si rende conto che “lo spirito, senza quasi alcuna fatica da parte sua, penetra ben più avanti di quanto non facesse prima con l’aiuto del ragionamento, negli oggetti che gli sono proposti” e nello stesso tempo la sua volontà “produce come da se stessa gli atti più generosi e ferventi”. Ma ella tuttavia teme di essere vittima di un’illusione, e ciò perché dal peccato originale in poi, non riusciamo più a credere che Dio possa amarci per noi stessi, abbandonandoci molto semplicemente a questo amore.

 

L’orazione in domande risponde a: «S. Teresa D’Avila, nel suo Libro delle fondazioni , ripete che “ non c’è alcun cammino che conduca più velocemente alla suprema perfezione se non quello dell’obbedienza». Qual è il posto dell’obbedienza in una vita di orazione?».

 

Il tema della rubrica è: La sete di Gesù dona lo Spirito

Numero 135 - Marzo 2012

Pregare i Santi

Autore: Henri-Marie Boudon, 1624- 1702

Gli “stati più sublimi” sono caratterizzati dall’intensità dell’amore per Dio, non dall’elevazione del pensiero. Lungi dall’immergerlo nei ragionamenti, l’intensità dell’amore semplifica il pensiero. Una volta esaurite tutte le ragioni di amare, - “amo perché amo”, e basta - direbbe s. Bernardo. Per questo “quando l’attrazione (= attrazione divina) ci unisce direttamente a Dio: questa percezione ”diretta” è esattamente l’esperienza contemplativa.

 

Questa evidenza della presenza di Dio, è nello stesso tempo evidenza della presenza in lui, di tutti quelli che vivono di lui: Gesù nella sua umanità, ma anche la Vergine ed i santi, e oltre, di tutta la creazione.

 

“La Santa Vergine e i santi non ricevono le anime se non per donarle a Dio”. Cosa vogliono i santi per noi ? “Essi vogliono da noi, solo, che siamo uniti a Dio assieme a loro”. Questo è tutto il mistero della comunione dei santi, che ci unisce gli uni agli altri nella misura in cui siamo uniti a Dio, come i raggi di una ruota sono uniti dal suo centro.

 

Amare i nostri fratelli, non è pensare a loro, ma vivere per loro. Un padre di famiglia non pensa ai suoi figli mentre lavora, ma al lavoro, eppure è per loro che lavora. Anche amare i santi, è amare quello che essi amano, e quello che amano, è la volontà di Dio. Ogni santità è santità di Cristo, in lui stesso o nei santi. Ecco perché venerare i santi e pregarli, è ancora venerare Cristo e pregarlo, e viceversa.

 

L’orazione in domande risponde a: «La lectio divina può sostituire l’orazione? Qual è il loro rapporto? Come praticare la prima in vista della seconda?».

 

Il tema della rubrica è: Amare egualmente tutti

Numero 134 - Febbraio 2012

Al vertice della contemplazione

Autore: S. Lorenzo Giustiniano,1381-1456

S. Lorenzo Giustiniano nel testo L’ Albero della vita studia i diversi modi di fare orazione, dalla preghiera di domanda alla pura contemplazione, divisa in sei gradi, di cui il più alto corrisponde all’unione trasformante di s. Giovanni della Croce.

 

La vita spirituale nasce da un incontro, e un incontro suppone che i partner si vedano prima di tutto da lontano e poi avvicinandosi di più si scoprano a poco a poco. Nell’incontro con Dio, il ruolo della meditazione caratterizza spesso la preghiera dei principianti. L’uomo e Dio si scorgono in qualche modo in un faccia a faccia l’uno dell’altro.

 

Nell’orazione intesa come preghiera contemplativa l’uomo e Dio si percepiscono ormai, per una grazia gratis data, nel contatto l’uno con l’altro (“l’uomo attaccato a Dio”).

 

Giovanni della Croce ci direbbe che nella “vista vera e certa” della contemplazione giunta alla maturità, l’uomo e Dio si colgono allora trasformati l’uno nell’altro. Questa trasformazione così come la descrive Lorenzo Giustiniano, qui, è un abbozzo di quello che svilupperà lungamente Teresa d’Avila nella sesta e settima mansione del Castello interiore, o Giovanni della Croce in Fiamma viva: spogliata di se stessa e posseduta da Dio, l’anima sperimenta una felicità indescrivibile ed eternamente crescente, riferito dopo i Padri alla Prima Lettera ai Corinzi 6,17: “formare con il Signore un solo spirito”.  

 

L’orazione in domande risponde a: «Lo sviluppo di una vita di orazione è legato a una pratica frequente della confessione?».

 

Il tema della rubrica è: La purificazione dell’amicizia divina.

Numero 133 - Gennaio 2012

Vera e falsa contemplazione

Autore: Antonio de Molina, 1550-1612

Antonio de Molina, teologo e direttore spirituale, in 300 piccole pagine, ci dà uno dei trattati più classici sulla pratica dell’orazione. La questione che egli tratta è quella sull’origine dei desideri, della volontà, o semplicemente delle idee che nascono in noi quando siamo nell’atteggiamento di fede, poiché l’autenticità della fede è per definizione non verificabile se non secondo criteri sovrannaturali.

 

Poiché è accoglienza della luce di Dio, la fede ci mette nella verità, e dunque nell’umiltà.

 

Nel giorno dell’Annunciazione, Maria fu turbata, non impaurita; Dio destabilizza, ma non distrugge niente, e ben presto una pace profonda accompagna il nuovo equilibrio che la sua grazia rende possibile. Invece, sotto l’influenza del demonio, una volta passata la soddisfazione tutta animale del peccato, la vita si complica e il peccatore finisce per passare da uno squilibrio a un altro.

 

L’albero si riconosce dai frutti, e la vera unione a Dio, dalle azioni conformi alla sua volontà.

Quanto si sente di gradevole o sgradevole nell’orazione non è mai determinante, ed è meglio non preoccuparsene. Poiché si tratta di amare, in una vita contemplativa si deve considerare solo la volontà del Diletto. E per questo chi la conduce, si mette ad amare sempre più, ciò che Gesù ha amato, a disprezzare quello che egli ha disprezzato, e a vivere quello che ha vissuto.

 

L’orazione in domande risponde a: «Si può considerare l’adorazione del Santissimo Sacramento come tempo di orazione? L’una può sostituire l’altra?».

 

Il tema della rubrica è: Il sacrificio di Cristo raffigurato in Isacco.

Numero 132 - Dicembre 2011

Amare in verità

Autore: S. Aelred di Rievaulx, 1109-1167

Aereldo di Rievaulx, amico di s. Bernardo scrive dietro sua richiesta lo Specchio della carità. Redatta in una lingua curata, questa lunga meditazione si articola in tre libri che indagano sulle differenti forme dell’amore. Lungo il percorso, Aelredo affronta le questioni del tempo: il rapporto tra grazia e libertà, l’eccellenza della via monastica, o ancora l’essenza della beatitudine.

L’affetto (affectus) è usato da Aelredo nel significato moderno di sentimento, più che di un attaccamento volontario, anche se questo secondo significato era quello più usuale nel Medioevo. Anche se chiamiamo questo sentimento “amore” in realtà ne è soltanto una preparazione, poiché l’amore, propriamente detto, suppone di metterci al servizio di colui che amiamo, e nel caso di Dio, di “volere questo o quello per il solo fatto di sapere che è solamente Dio a volerlo”. Solo la carità, cioè l’amore in atto, misura la nostra vitalità cristiana, poiché Dio è carità. Accettare quello che ci impone colui che amiamo, e fare quello che ci domanda, ne sono i due versanti; finché questa carità non si traduce nei nostri atti, essa è “virtuale”, ma non reale.

Certo, i sentimenti vengono da Dio: la dolcezza d’amare è proprio il segno della sua presenza. Ma Egli non è meno presente quando questa presenza è invisibile, senza eco nella nostra sensibilità, perché infine, «Dio nessuno l’ha mai visto» (Gv 1,18) e meno si fa sentire, più si fa amare.

 

L’orazione in domande risponde a: «Perché alcuni sono “programmati” per essere contemplativi e altri no? In che misura una persona vicina (coniuge, parente, sacerdote…) può aiutarci a passare nella categoria dei contemplativi, se siamo “programmati non contemplativi”?».

Il tema della rubrica è: Natale: ripartire da dentro di sé.

Numero 131 - Novembre 2011

Orazione in sordina

Autore: Marie-Noël, 1883-1967

Marie-Noël è conosciuta per una dozzina di raccolte in versi liberi, soprattutto per Les Chansons et les Heures, pubblicato nel 1922. Le sue Notes intimes (1959), una specie di diario della sua anima scritto in una lingua perfetta, ma di una semplicità ingannevole, hanno fatto scrivere al critico André Blanchet: «Ecco uno dei libri più veri che io conosca. Una vita – la vita di noi tutti – si riflette, con i suoi giorni di sole e i giorni di pioggia, le sue lacrime e i suoi sorrisi, il suo cielo, il suo purgatorio, pure il suo inferno… Citatemi uno scrittore tra noi che abbia così ben mantenuto il naturale nel sovrannaturale!».

 

Marie-Noël viveva continuamente alla presenza di Dio, ma senza parole, senza molte idee o sentimenti, nell’evidenza di questa presenza: “Dio è nella mia casa”.

In una vita così unita a Dio, si vedono tutte le cose nella sua luce quando bisogna decidere “ si chiama, si consulta”. Ma la maggior parte del tempo, l’umile fedeltà senza grandi sentimenti mantiene l’unione, anche quando psicologicamente non resta più niente: “vivo della vostra stessa parola quando Vi ho perduto”.

 

Questo piccolo testo sottolinea la vertiginosa, sebbene discreta, notte dell’anima che riempie tutta l’opera di Marie-Noël, ma senza dramma, nell’assenso molto semplice a non essere niente, a essere “sempre piccola” nella mano di Dio. Si pensa, qui, a Teresa del Bambino Gesù, molto apprezzata da Marie-Noël, che si trova continuamente sull’orlo dell’abisso, ma troppo umile per rischiare di cadervi.

 

L’orazione in domande risponde a: «Ho l’abitudine di pregare per i defunti. Ma mi domando perché. È efficace? Quelli della mia famiglia che nomino nella mia preghiera, usciranno prima degli altri dal purgatorio?».

 

Il tema della rubrica è: Leggere e contemplare.

Numero 130 - Ottobre 2011

Un'anima trasparente

Autore: Beata Marie de l’Incarnation, 1599-1672

Maria dell’Incarnazione ci mostra che non bisogna confondere la perfezione spirituale, misurata solo dalla santità, con l’impeccabilità: i santi più grandi sono i più coscienti delle loro debolezze, difetti e cadute dovuti alla fragilità della natura umana.

La perfezione spirituale è di essere trasformati talmente in Gesù da essere disponibili a fare la volontà del Padre là dove ci invia: non ci si occupa più di Dio, ma di ciò di cui Dio si occupa. Maria è simultaneamente “legata alla sua divina Maestà”, e attenta “agli affari, sia necessari sia indifferenti”, mentre “l’anima non interrompe per nulla il suo amore attuale”. Questo è l’equilibrio contemplativo, attivo e passivo contemporaneamente, senza opposizione tra i due.

Maria abita totalmente in Dio, vede le cose come Dio, le ama come Dio, agisce come Dio, non per imitazione, ma per trasformazione in Lui. Niente più la fa vacillare, perché domina tutto come Dio stesso; è letteralmente divinizzata, ha lasciato che Gesù la conducesse alla sua perfetta somiglianza, alla perfetta filiazione divina.

 

L’orazione in domande risponde a: «Lei non cessa di ripetere che la preghiera è grazia. Se la grazia è veramente preveniente, a che serve andare al catechismo, o invitare la gente a pregare? E in ogni caso, come e perché cominciare se la grazia non c’è?».

 

Il tema della rubrica è: Il senso della vita.

Numero 129 - Settembre 2011

Mistica e santità

Autore: Paul de Lagny, † 1694

Il breve cammino della Perfezione cristiana di Paul de Lagny è un eccellente manuale di orazione, e inoltre, una solida introduzione a tutta la vita spirituale.

Siamo tutti capaci di una “vita mistica”: Dio non domanda niente che non cominci col dare, e il bambino battezzato ne è l’esempio perfetto. Al contrario, la nostra capacità di sviluppare la “teologia mistica”, dipende dal nostro temperamento, dalla nostra storia, da mille cose simili ai doni artistici: tutti gli uomini vedono e capiscono, ma alcuni hanno una qualità di sguardo o ascolto tale che ne farà dei geni della pittura o della musica.

 

Come ci sono dei falsari nella pittura o nella musica, soprattutto tra i più dotati, così ve ne sono nella vita cristiana. L’errore sarebbe quello di fidarsi dell’impressione: “Alcuni non fanno per niente differenza tra Dio e il sentimento di Dio, tra la fede e il sentimento della fede; questo è un grande difetto e ignoranza” ci dice san Francesco di Sales. La sola garanzia di autenticità cristiana è di “morire a se stessi, per vivere in Dio solo, facendo la sua santa volontà, con tutta la fedeltà che ci sarà possibile”.

 

L’orazione in domande risponde a: « È necessario darsi un tempo minimo di orazione? … ».

 

Il tema della rubrica è: Infelicità ed inferno.

Numero 128 - Luglio/Agosto 2011

Piccola esperienza contemplativa

Autore: François Malaval, 1627-1719

Malaval incarna il meglio della spiritualità provenzale della fine del secolo XVII, e nella sua Pratica facile per elevare l’anima alla contemplazione, sotto forma di dialogo tra Filotea e il suo direttore, ci parla di una “contemplazione acquisita” che si esperisce “facendo tacere tutti i propri pensieri, tutti gli affetti della propria volontà e tutti i discorsi”. Lì siamo nel punto di contatto tra il naturale (= quello che dipende da noi ) e il sovrannaturale (= quello che dipende da Dio) nella preghiera. Da Dio dipende parlare, da noi ascoltarlo.

 

All’inizio di una relazione con qualcuno, abbiamo bisogno di molte informazioni su di lui; all’inizio della relazione con Dio abbiamo bisogno di ascoltare “i predicatori, i direttori, i libri spirituali” che ci informano su di lui. Ma una volta stabilita solidamente la relazione, è Dio stesso che ci parla.

 

L’orazione in domande risponde a: « Si può fare orazione guidando l’auto?».

Il tema della rubrica è: Conversione, amore e Crocifisso.

Numero 127 - Giugno 2011

L'orazione continua

Autore: Françoise-Madeleine di Chaugy, 1611- 1680

Il terzo libro delle Memorie sulla vita e le virtù di Jeanne-Françoise Frémyot di Chantal, scritto da Madre de Chaugy nel 1642, traccia, con un linguaggio superbo e leggermente prezioso, un ritratto della sua zia Giovanna di Chantal segnato dall’affetto, ma anche da una grandissima penetrazione spirituale.

 

Una vita spirituale arrivata alla maturità non è più né contemplativa, né attiva: è unita a Dio, vedendo, volendo, facendo ogni cosa con gli occhi, con il cuore e con la mano di Dio, senza attenzione alle impressioni o ai sentimenti provati nelle regioni periferiche dell’anima.

 

 

Pregare per qualcuno che si raccomanda a noi, non è “pensare” a lui, ma entrare nell’intenzione di Dio su di lui. Allora la nostra preghiera diviene quella di Gesù, al quale il Padre non rifiuta mai nulla, e colui per il quale preghiamo, può essere certo di ricevere tramite noi il meglio di quel che desidera.

 

Se pregare non è “pensare”, pregare non è neppure “parlare”: “l’amore parla un linguaggio muto, fatto di sguardi o di semplici gesti”.

 

L’orazione in domande risponde a: «Penso che la nostra epoca abbia un grande bisogno non tanto di essere messa in guardia contro gli eccessi della mortificazione, quanto piuttosto di essere incoraggiata a rischiare nella sequela del Signore sulla via dello sforzo e del sacrificio…».

Il tema della rubrica è: La perla della fragilità.

Numero 126 - Maggio 2011

Contemplativi apostolici

Autore: Louis Lallemant, 1588-1635

La Dottrina spirituale è una raccolta di appunti presi dagli allievi di Lallemant  nel corso delle sue conferenze del “terzo anno ”, destinate a dare ai giovani gesuiti il vero spirito della Compagnia.

 

Vi si legge che l’efficacia dell’evangelizzazione è proporzionata all’unione a Dio di chi evangelizza: il Vangelo è un modo di essere, ancor prima di essere una dottrina, e il miglior modo di annunciarlo è in primo luogo quello di viverlo. Allora, l’orazione, poiché è lo strumento fondamentale dell’unione a Dio, è la chiave dell’evangelizzazione.

 

Predicare non è quindi parlare di Dio, ma lasciar parlare Dio: “la predicazione è una funzione sovrannaturale”. Il predicatore non annuncia, rivela. Deve dunque scomparire, perdersi in Dio, per lasciare apparire Dio.

 

E’ l’amore per Dio che libera la grazia, e quindi provoca la conversione di chi ascolta, e non l’intelligenza o il prestigio del predicatore. Una conversione per dei motivi naturali sarebbe una conversione al naturale, e dunque senza alcun valore sovrannaturale, una falsa e inutile conversione.

 

L’orazione in domande risponde a: « Una malattia psichica è di ostacolo a una vita di orazione?»

 

Il tema della rubrica è: Il Deserto nella città.

Numero 125 - APRILE 2011

L'orazione oltre l'orazione

Autore: Santa Jeanne di Chantal, 1572-1641

Dopo un anno dalla morte di san Francesco di Sales, Giovanna di Chantal scrisse a don Giovanni di Saint-François una lunga lettera sulla vita spirituale del suo “diletto Padre”, e nello stesso tempo un memoriale di una decina di pagine sul ruolo che lui ebbe nella sua vocazione, due documenti fondamentali per cogliere l’intimo dell’anima di Francesco e di Giovanna, e della relazione eccezionale che li univa.

 

Quando non abbiamo più voglia di niente, e malgrado tutto avanziamo ancora nella fedeltà a qualcuno che amiamo, avanziamo “sulla punta estrema dell’anima”, nella “fede nuda e semplice”. Questo equilibrio è quello del puro amore, è quello dei santi che non cercano né fuggono le gioie legittime, ma non vi prestano nessuna attenzione, troppo occupati come sono da Colui che essi amano.

 

L’orazione non ha senso se non per unirci a Dio, cioè alla carità. L’orazione ne è la via migliore: una madre che prega vivrà molto meglio la sua vocazione di madre; ma ognuno comprende che se, dietro il pretesto dell’orazione, trascurasse i suoi figli, questa orazione sarebbe falsa perché invece di nutrire la carità, la impedirebbe. Gesù stesso, che si ritirava per pregare appena ne aveva la possibilità, ci dona l’esempio di un superamento dell’orazione, quando “avendo compassione della folla, […] si mise a insegnar loro molte cose” (Mc 6, 34). In realtà, tutto diventa orazione: “egli voleva, amava, vedeva soltanto Dio in ogni cosa”.

 

L’orazione in domande risponde a: «La pratica dell’orazione può essere un rimedio a certi mali psichici?»

 

Il tema della rubrica è: L’amore fa crescere l’altro.

Numero 124 - Marzo 2011

Sulla mortificazione ...

Autore: François Libermann, 1802-1852

François Libermann cerca nuove vie alla penitenza cristiana, fondate sul Vangelo.

Nella sua Lettera all’abate Dat, del 13 febbraio 1846 precisa che per la “mortificazione afflittiva” è necessaria “un’attrazione interiore molto chiara e molto certa”.

 

Se le nostre mortificazioni “mettono l’anima in un certo stato di malessere”, non insistiamo, e volgiamoci verso altre penitenze, “privative”, che “consistono nel sottometterci di gran cuore a tutte le pene e le privazioni che la divina Provvidenza ci manda”.

 

Anche con molti sforzi, non ci si innamora. Invece, quando si è innamorati, si scoprono le esigenze dell’amore, e privarsi di questa o quella cosa può allora apparire come un cammino per meglio amare: la mortificazione non sarà stata inventata da noi, ma “ispirata” dalla grazia.

 “Dona la tua anima a Dio e vivi totalmente per lui”: ecco l’amore. Dilata l’anima invece di ripiegarla su se stessa. Lei non si occupa più delle sue prestazioni, ma di Dio.

 

L’orazione in domande risponde a: «So bene che l’orazione è un tempo donato a Dio, ma io ho ugualmente l’impressione di “perdervi” il mio tempo, mentre ci sarebbero tante cose utili da fare per i miei fratelli!». «Malgrado tutti i miei sforzi,durante l’orazione mi addormento! Che fare?».

 

Il tema della rubrica è: In cammino verso la maturità di figli.

Numero 123 - Febbraio 2011

Volere quello che Dio vuole

Autore: Marie de Beauvilliers, 1574-1657

La Pratica della conformità della nostra volontà a quella di Dio, di Marie de Beauvilliers, riassume tutta la vita spirituale nell’obbedienza sovrannaturale alla volontà di Dio, chiave della regola di s. Benedetto: “Tutti i modi che vi sono prescritti non tendono ad altro fine né ad altro scopo se non quello della volontà divina, tramite la via di una sottomissione semplice di un figlio verso il padre” (Lettera di prefazione alle sue sorelle).

 

«Questa è la vita eterna, che conoscano te…» (Gv 17,3) dice Gesù a suo Padre parlando dei suoi discepoli. Questa conoscenza biblica è un’adesione vitale, più che una scienza intellettuale, e in questo senso, noi comprendiamo che “Dio dimora continuamente nell’anima tramite la sua volontà”. Vivendo questa volontà, vediamo tutte le cose come Dio, e decidiamo ogni cosa secondo Dio: la contemplazione non consiste nel vedere Dio, ma nel vedere ciò che Dio vede, così la santità non è fare le cose per Dio, ma lasciare che Dio le faccia in noi.

 

L’orazione in domande risponde a: «Mi si domanda spesso di pregare per questa o quella persona. Ciò serve a qualcosa? Posso cambiare la volontà di Dio sugli altri? La preghiera di intercessione fa parte dell’orazione? Quando penso a una persona precisa, mi sembra di pregare meno bene…».

 

Il tema della rubrica è: Il Messia che illumina i popoli

Numero 122 - Gennaio 2011

Cosa è l'orazione

Autore: Marguerite d’Arbouze, 1580-1626

Il Trattato sull’orazione mentale di Marguerite d’Arbouze, destinato a una monaca di Val-di-Grầce, mira direttamente all’unione con Dio.  

“L’orazione è un dono di Dio”, l’orazione è continuazione del mistero di Gesù nei suoi discepoli.

 

La logica è sovrannaturale, logica d’amore, inversa a quella della natura: Dio deve “mettere nei nostri cuori degli affetti totalmente contrari a noi stessi”, cioè una volontà di seguire “Gesù Cristo umiliato, abbassato e sofferente per noi”. Questo capovolgimento è esattamente quello che l’orazione opera in noi. Esso è normalmente sconosciuto a chi vive “nell’affezione alle cose sensibili e periture”: l’amore è totalmente incomprensibile a chi non ne fa esperienza, che vorrebbe prendere là dove si tratta di donare, e dominare là dove si tratta di servire.

 

Bisogna che Dio susciti in noi questa percezione “amorosa” di Gesù, occorre la sua grazia preveniente, affinché l’anima trovi logico entrare nella logica dell’amore, del dono di sé, e di seguirvi Cristo: essa è entrata nell’orazione, e un legame permanente è stabilito tra Dio e lei. Ne conseguirà una progressiva “spoliazione da tutto ciò che non è Dio o per Dio” nella sua vita.

L’orazione in domande risponde a: «Nel corso dell’orazione, sono disturbato da pensieri orribili, da tentazioni blasfeme e da altre immagini ossessive … Il demonio c’entra qualcosa? Devo continuare a fare orazione in queste condizioni? C’è un rimedio?».

 

Il tema della rubrica è: Il travaglio di Giuseppe

Numero 121 - Dicembre 2010

I vantaggi del peccato!

Autore: Jean-Nicolas Grou, 1731-1803

L’insegnamento spirituale di Jean-Nicolas Grou culmina nel Manuale delle anime interiori, in cui si riconosce la tradizione salesiana dell’abbandono assieme a un’estrema finezza di analisi psicologica;i brevi colloqui che lo compongono sono una vera enciclopedia a uso delle “anime interiori”, cioè di quelle che hanno compreso che tutta la vita cristiana consiste nell’intimità tra Cristo e il suo discepolo.

 

Perché ci lamentiamo del peccato, visto che Dio non se ne lamenta? Riconoscerci semplicemente peccatori ci mette nell’umiltà che è, al dire di tutti i maestri, la madre di tutte le virtù. E di un’occasione perdente, ne facciamo una vincente. Può sembrare dannoso invitare a questo oblio del peccato appena commesso. Dimenticare il peccato, si! Ma dimenticare Dio, no! È proprio per poterci occupare di lui, che non dobbiamo fermarci sul passato, qualunque esso sia. Non sono i rimorsi che ci faranno progredire nell’amore, ma l’amore stesso!

 

La santità non consiste nell’evitare il peccato, ma nell’amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le proprie forze. Cosicché “vi è più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”. Saremo giudicati per il nostro amore, non per le nostre prestazioni. Non si pecca solo fin tanto che si dorme; è questo forse, un buon motivo per dormire tutto il giorno?

 

L’orazione in domande risponde a: « Come spiegare le visioni, le rivelazioni, le stigmate e gli altri fenomeni straordinari nella vita contemplativa? Tra questi fenomeni, come discernere i veri dai falsi?».

 

Il tema della rubrica è: La maternità di Maria e della Chiesa

Numero 120 - Novembre 2010

Ancora l'abbandono ...

Autore: Magdeleine de Siry, † 1738

Magdeleine di Siry, affidata alla Visitazione all’età di nove anni, rappresenta insieme a P. Milley la grande tradizione salesiana sull’abbandono.

 

Queste note sul ritiro sono un bell’esempio di abbandono radicale. Le parole come “perdita”, “morte”, “annientamento” non devono crearci delle illusioni: non si tratta di distruzione di sé, ma indifferenza a se stessi nella fede totale in Colui che ha bisogno solo della nostra fiducia per occuparsi di noi.

 

L’abbandono vero alla volontà di Dio suppone di sacrificargli la nostra stessa volontà. Entriamo allora nella logica dell’amore, nella logica di Dio. Dio non ci dona né ci vende la salvezza: è lui stesso la nostra salvezza! La salvezza sta interamente nella relazione d’amore con lui, gratuita e disinteressata.

 

La fede delega tutte le nostre decisioni e azioni al Signore. Allora, vediamo ogni cosa con i suoi occhi, agiamo con la sua forza, comprendiamo con la sua intelligenza: regolando in ogni momento la nostra condotta sulla sua sola parola. Questo è contemporaneamente la felicità dell’essere costantemente uniti a lui, e il segreto dell’efficacia dei santi: invece di agitarsi in progetti che non riescono, perché in fondo Dio non li vuole, essi eseguono al momento opportuno l’azione giusta che corrisponde a quello che Dio vuole produrre in quel momento lì.

 

L’orazione in domande risponde a: «Qual è il ruolo degli angeli nella vita spirituale? E in primo luogo, esistono?».

 

Il tema della rubrica è: La fede squarcia la follia

Numero 119 - Ottobre 2010

Lasciare Dio per Dio

Autore: Jeacques Nouet, 1605-1680

Jacques Nouet fu uno dei grandi educatori della fine del Secolo d’Oro della spiritualità francese.

 

Noi opponiamo spesso azione e contemplazione, mentre sia l’una sia l’altra si devono riferire al solo amore di Gesù, cioè alla nostra unione a lui. «Sapete che la contemplazione è meglio dell’azione e della vita attiva; ma se nella vita attiva vi si trova più unione, essa è migliore»(S. Francesco di Sales). […] «Bisogna amare l’orazione, ma occorre amarla per amore di Dio. Ora chi l’ama per amore di Dio, ne vuole quanto Dio vuole donargliene, e Dio ne vuole donare tanto quanto consente l’obbedienza» (Idem).

 

Quando Dio ci mostra chiaramente, tramite la voce del superiore, per chi ne ha uno, ma già attraverso le esigenze del dovere di stato o la pressione delle circostanze, che ci attendono sul campo d’azione, siamo certi che “non permetterà che le nostre occupazioni compromettano il progresso della nostra perfezione. Dio si preoccuperà di farci agire senza che questo sia avvertito come distrazione. Meglio: il gusto di Dio che l’orazione ci avrà donato, ci inciterà ancor di più a “stringerci” a lui attraverso un’adesione perfetta alla sua volontà, quando l’azione sembrerà minacciare la nostra unione con lui, così il risultato sarà ancora una maggiore unione.

 

L’orazione in domande risponde a: «Qual è il ruolo della Vergine Maria nella vita di orazione? … Ma c’è rischio di abuso nel dare tanto spazio a Maria?».

 

Il tema della rubrica è: I santi colorano la nostra preghiera

Numero 118 - Settembre 2010

La fede, misura dell'amore

Autore: Jean-Jacques Olier, 1608-1657

Olier nella lettera di direzione spirituale indirizzata a una figlia spirituale un po’ troppo preoccupata dei vari stati della sua anima, fa appello alla fede pura e semplice, diffidando di ogni illuminismo e racchiudendo tutta la vita spirituale in un amore incondizionato alla persona di Gesù.

Dopo il peccato originale, noi preferiamo l’impressione alla realtà, ivi compreso nella vita spirituale: invece della fede tutta semplice, cioè del solo ascolto della parola di Dio, in cui sussiste ciò che è, si rimane alle apparenze e si perde così il vero gusto di Dio, che conoscono solo quelli che l'hanno sperimentato nella fede.

Non siamo, dunque, privati di nulla se la nostra orazione è secca e senza grandi sentimenti: la fede ci dona Dio stesso, con o senza visioni, e tanto meglio se la purezza di questa fede obbliga ad un amore più radicale, meno sensibile, ma tanto più intenso. In fondo, c’è meno piacere, ma tanta più felicità.

 

L’orazione in domande risponde a: «C’è una posizione migliore di un’altra per fare orazione?».

 

Il tema della rubrica è: Obbediente fino alla morte di croce

 

Numero 117 - Luglio/Agosto 2010

La vera santità

Autore: Claudine Moine, 1618-?

Claudine Moine percorre un itinerario mistico di rara intensità, di cui sono testimonianza le quattro "relazioni spirituali" che lei redige su richiesta dei suoi direttori.

La santità non è non peccare, ma vivere della vita divina. Solo se ci "gettiamo in un sol colpo in Gesù Cristo" è lui stesso che ci trasformerà in lui, è lui stesso che ci fornirà l'energia, poiché l’unico nostro sforzo sarà quello di unirci a Lui volendo in ogni momento ciò che egli vuole, senza che ci sia bisogno poi di prendere alcuna decisione particolare di praticare questa o quella cosa…”.  Ed è questa unione a Gesù che fa i santi, e non le loro prestazioni. La santità non è nel corpo (le "veglie, i digiuni, le preghiere, le penitenzeetc.), che può anche essere quello di un criminale o di un santo, ma nelle "comunicazioni di Dio con l’anima e dell’anima con Dio, ovvero nella comunione di vita con Lui: Dio non ci domanda di "fare" questo o quello per lui, ma di unirci a Lui, perché possa realizzarsi in noi quello che desidera, che possa incarnarsi in noi; quello che ci chiede è la fede, e non le opere, è l’abbandono alla sua volontà, o se si preferisce, "l’esercizio dell’orazione e dell’amore".

 

L’orazione in domande risponde a: ««Amo molto i testi che ogni mese leggo in Semi. … Perché non veniamo educati all’orazione fin dall’inizio della vita cristiana?». «S. Teresa d’Avila e molti altri ci parlano delle meraviglie del “matrimonio spirituale” e altre situazioni paradisiache per coloro la cui vita spirituale si sarà sviluppata fino al culmine. Una tale felicità è realmente possibile, o questo è solo un modo di dire? … ».

 

 

Il tema della rubrica è: La domanda sull’uomo

Numero 116 - Giugno 2010

La vera orazione

Autore: André Du Val, 1564-1638

André Du Val fu l'autore di numerose vite di santi, come L'ammirevole vita di suor Maria dell'Incarnazione (1621), che mostra la concezione della vita spirituale legata alla sua direzione del Carmelo francese.

Ciò che caratterizza il cristiano, nell'orazione come altrove, è la fede e questa sarà tanto più grande quanto più l'anima avrà coscienza «del suo essere nulla davanti a Dio e della sua miseria e impotenza». L'incapacità di «pensare» a Dio (è questo il senso dell'orazione mentale) contribuisce  a metterci nella fede. Questo Dio che noi amiamo, «nessuno l'ha mai visto» (Gv 1,18), così le idee e i sentimenti che ci formiamo su di lui non potrebbero, in realtà, corrispondere a quello che egli è in se stesso.

Un'anima nella fede pura si trova nell'unione pura con Dio; Maria dell'Incarnazione non si fida affatto, delle soavità che Dio può donare nell'orazione, ci domanda semplicemente di «sottometterci umilmente alla volontà di Dio».

 L’orazione in domande risponde a: «Come sapere se si ha una “vocazione”?» (segue).

 Il tema della rubrica è: Il bisogno di una nuova visione evangelica della vita.

Numero 115 - Maggio 2010

Purezza del cuore e perfezione

Autore: Giovanni Cassiano, † 440?

Cassiano è un monaco che raccoglie in Egitto gli insegnamenti dei Padri del deserto. Nelle sue 24 Conferenze si rivolge a dei monaci, ma il monaco non fa che coltivare più intensamente quello che è la verità di ogni vita cristiana: se la vita eterna dipende da Dio, "la purezza del cuore" dipende da noi. La purezza del cuore è un orientamento della nostra volontà tale che "il nostro spirito si attacchi sempre a Dio e alle realtà divine". Essere uno con Dio per essere unificati con se stessi.

Invitandoci ad un equilibrio sovrannaturale, Cassiano non ci propone di ritirarci lontano dal mondo per coltivare orgogliosamente sublimi sentimenti, ma un innesto alla sorgente stessa della vita e dell’amore, di cui traboccheremo a favore dei fratelli e nello stesso tempo di noi stessi: "non respirare, comprendere e parlare che Dio". 

 L’orazione in domande risponde a: «Come sapere se sono chiamato alla vita contemplativa? Come sapere se ho una “vocazione”?».

  Il tema della rubrica è: Vivere Maria.

 

 

Numero 114 - Aprile 2010

Il silenzio di Maria, nel mistero dell'Incarnazione

Autore: Guillaume Gibieuf,1583-1650

Gibieuf riprende a proposito della Vergine Maria le meditazioni di Bérulle sulla Vita di Gesù e le sue Grandezze. Dio parla sorprendentemente laddove è il “silenzio” a parlarti di Lui, voce del silenzio. Dunque se si vuole fare l'esperienza di Dio, del Dio dei padri, si deve conoscere il silenzio di Dio.

Questo silenzio è silenzio di pienezza e di presenza, come quello di un concerto che sta per iniziare e non un silenzio vuoto per semplice assenza di rumore: «silenzio di luce e di estasi, più eloquente, dell’eloquenza stessa» perché contiene segretamente e interamente la Parola di Dio «nella sua divinità abbassata».

Quello che è vero per Maria deve diventarlo per ogni discepolo di Gesù: imitiamo il silenzio umano di Gesù, potrà «attirarci» nel silenzio divino.

L’orazione in domande risponde a: «Qual è il posto di Satana nella vita spirituale? Come sapere se non sono vittima dei suoi inganni quando io credo di avere a che fare con Dio?».

Il tema della rubrica è: La conoscenza di sé è frutto della preghiera.

Numero 113 - Marzo 2010

Dal paradiso all'inferno

Autore: Giovanni Taulero, 1300? - 1361

Il sermone 9 di Taulero associa parecchi temi: la verticalità di una spiritualità del «tutto o niente», che l’autore condivide con Maestro Eckart, l’unione a Dio «senza intermediari», l’abbandono radicale al Dio di misericordia, più che di giustizia, l’annientamento necessario di tutto quello che siamo nel tutto di Dio.

Creati per una totale comunione di vita con Dio, vederlo pur rimanendo lontani da lui, è quello che di peggio può capitarci. Dopo il peccato originale, questa è, tuttavia, la nostra situazione; e quando la consideriamo lucidamente, sì, la nostra sventura è totale.

L’ abbandono al Dio di misericordia, riepilogo dell’amore filiale, è la chiave della vita spirituale. La santità non consiste nel «fare», anche cose virtuose, ma nel «lasciar fare» Dio, più desideroso di noi stessi della nostra felicità totale  ed eterna: «Un piccolo istante vissuto in queste disposizioni ci sarebbe più utile di quaranta anni di pratiche scelte da noi».

L’orazione in domande risponde a:«Si può fare orazione durante la messa? Quando il mio dovere di stato non mi permette di aver tempo sufficiente per la messa e per l’orazione, che scegliere?».

Il tema della rubrica è: Aridità o nascondimento di Cristo?

Numero 112 - Febbraio 2010

Non fermatevi al peccato

Autore: Sébastian Zamet, 1588-1655

Sébastien Zamet, un eccellente maestro della vita interiore, pieno di equilibrio e di buon senso soprannaturale nelle sue Ammonizioni spirituali ci mostra come il peccato è sempre un cattivo pretesto per non fare orazione. Il peccato, infatti, è soltanto un'interruzione dell'orazione, poiché questa è fondamentalmente un dialogo amoroso tra Dio e noi. Così dal momento che riprendiamo questo dialogo il peccato è sparito («Siete caduti? Rialzatevi, e volgetevi verso il medico della vostra anima; vi aprirà le viscere della sua misericordia. Siete caduti una seconda volta? Rialzatevi nuovamente, gemete e gridate: colui che ha sparso il sangue per voi, vi riceverà nella sua grazia. Siete caduti una terza, una quarta volta? Rialzatevi ancora, piangete, sospirate, umiliatevi e Dio non vi abbandonerà affatto, perché egli non rifiuta assolutamente i cuori umiliati, né coloro che ritornano a lui con la penitenza. Tante volte vi rialzerete altrettante volte egli vi accoglierà»). Non dipende da noi sentire il pentimento, ma dipende da noi il convertirci, è la sola cosa che conta.

L’orazione in domande risponde a: « La pratica dell’orazione porta alla vita apostolica?».

Il tema della rubrica è: Contemplare: vedere e agire

Numero 111 - Gennaio 2010

La grazia del momento presente

Autore: William Faber, 1814-1863

William Faber, nato nello Yorkshire in ambiente anglicano, si converte al cattolicesimo nel 1845. In Conferenze spirituali, Vocazione speciale illustra come la scoperta dell'ìdentità personale avvenga nell’ambito di una relazione originaria, quella tra Dio ed ognuno di noi: proprio perché Dio mi ama, io prendo coscienza di me stesso, di “questo me differente dagli altri”, di questo “qualcosa che non ha nome e che Dio ha preferito”. che mi permette di essere me stesso, e non un altro. Noi siamo amabili solo perché lui ci ama, ed esistiamo solo perché egli ci ama per primo. Dio non ama l’umanità in generale, egli ama me “con tanta tenerezza e intensità” come se fossi solo al mondo, e come se il mondo e i suoi abitanti non fossero stati creati che per me solo. Quest'amore singolare di Dio per me determina la mia vocazione particolare, poiché il mio destino è interamente nel dialogo con lui, di cui il primo atto fu la mia creazione. Durante questo dialogo, facendo sempre meglio conoscenza di Dio, scoprirò sempre più questa vocazione tramite “il buon uso del momento presente”. E ogni momento della mia vita diviene allora la parola d’amore di Dio per me, nell’istante stesso in cui mi dona di viverla, fornendomi la luce e la grazia necessarie proprie per quell’istante.

  L’orazione in domande risponde a: «Da quale età un bambino può praticare l’orazione? … C’è un metodo specifico d’orazione per i bambini?».

  Il tema della rubrica è: Conoscenza di sé e di Dio.

Numero 110 - Dicembre 2009

Perdersi in Dio ...

Autore: Donatien de Saint-Nicolas, †1683

Il vero spirito del Carmelo mette insieme gli appunti dettati da Jean de Saint-Samson a Donatien, al quale si attribuisce la paternità adottiva di questo magnifico testo, perfettamente rappresentativo di una spiritualità dominata dai temi dell’annientamento, della fede pura e dell’incognito mistico. Non c’è riuscita spirituale se non al di là di ogni preoccupazione di riuscita spirituale, se non nella nostra perdita in Dio. Anche quando è privata di ogni appoggio sensibile, l’anima sente bene che le basta: "aderire molto nudamente e semplicemente a Dio" per restare in pace, per essere libera, libera per amare. Ed un’anima libera non si fa notare: a che pro se è libera? Occorre perciò avere accettato la sola, vera morte, la morte al peccato di cui il nostro battesimo è segno. Quest'accettazione non si fa in un sol colpo: tutto il combattimento spirituale è di lasciarsi vincere da Dio, di cui proviamo le "angosciose operazioni" fino a che non ci lasciamo fare, ma che si rivelano i deliziosi amplessi del suo amore nel momento in cui cessiamo di ribellarci.

L’orazione in domande risponde a: «Amare Dio «con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le proprie forze» lascia posto a un fidanzato o a dei figli?».

Il tema della rubrica è: Gesù davanti a Pilato.

Numero 109 - Novembre 2009

Ancora l'aridità

Autore: Alfonso de Liguori s., 1696 - 1787

Alfonso de Liguori fondò la Congregazione dei Rendetoristi, missionari vicini ai fedeli abbandonati. Scrittore infaticabile in tutti i campi, la sua teologia morale, volgendo le spalle al rigorismo giansenista, gli valse il titolo di Dottore della Chiesa. Pedagogo della vita spirituale; si riconosce in lui l’eredità della dolcezza e della benevolenza di S. Francesco di Sales. In seno ad un’opera monumentale, la raccolta delle Riflessioni pie su diversi punti di spiritualità raggruppa quarantacinque meditazioni atte a nutrire l’orazione di coloro che, senza essere portati alle sommità mistiche, prendono sul serio il proprio battesimo: riflessioni molto concrete, pratiche, realistiche, che ne fanno un eccellente piccolo trattato d’iniziazione alla vita spirituale.

L’orazione in domande risponde a: «… più ci sono secchezze, prove, distrazioni nella vita spirituale, meglio è! Bisogna allora rifiutare tutto ciò che è gradevole? [...] Recitare il rosario non è forse un modo di fare orazione?».

Il tema della rubrica è: Abacuc, l’attesa.

Numero 108 - Ottobre 2009

Amare senza sentire che lo si ama

Autore: Mauro di Gesù Bambino, 1617-1690

Mauro di Gesù Bambino, grande direttore spirituale, rivolgendosi ad un’anima nella secchezza e nella desolazione, tentata di credersi spiritualmente morta, spiega che un’anima è spiritualmente viva quando è “rassegnata tra le mani di Dio, e nella sua divina volontà”. Noi confondiamo spesso l’amore con il sentimento dell’amore. Ma cercare di sentire che si ama, è già un ripiegamento su se stessi, una mancanza di amore. Mauro ci spinge al massimo dell’indifferenza per noi stessi, fuori dalla quale Dio non potrebbe regnare in noi: è noi che egli ama, non quel che facciamo, sarebbe capace di fare molto meglio di noi se lo volesse.

L’orazione in domande risponde a: «Non riusciamo a pregare insieme in famiglia… È possibile avere una vita di preghiera intensa, quando il coniuge non lo comprende?».

Il tema della rubrica è: L’umiltà, unica arma nella lotta contro il male.

Numero 107 - Settembre 2009

Un amore disinteressato

Autore: Milley François-Claude, 1668-1720

Il pensiero della nostra vita spirituale è spesso il più grande nemico della nostra vita spirituale. Perché? Perché non ci si può occupare contemporaneamente di sé e di Dio. Ora, per quanto dipende da noi, la vita spirituale non è che occuparsi di Dio, “l’unico che merita di occupare tutta la nostra attenzione”. Bisogna allora trascurare la nostra vita spirituale per farla riuscire? No, ma nutrirla non è un fine; Dio solo è il fine. Il vero valore dei nostri atti non è nella loro efficacia, ma nell’unione a Dio, unico efficace, che essi manifestano.

L’orazione in domande risponde a: «…perché riservare dei momenti particolari all’orazione?».

Il tema della rubrica è: Sorpresa e gratitudine.

Numero 106 - Luglio/Agosto 2009

Natura o grazia?

Autore: Surin Jean-Joseph, 1600-1665

Questa lettera di direzione spirituale rappresenta bene la finezza della pedagogia di Surin, tutta orientata dalla ricerca diretta dell’unione con Dio: bisogna vivere con la sola volontà di fare le cose perché il Signore ce le chiede, e per restare a lui uniti. La vita stipata di cose che Surin chiama «indifferenti», nel senso di inconsistenti, è «vuota»: «questo vuoto è ciò che non è Dio, ciò che non tende a Dio, ciò che non ha Dio in sé». Dio solo è la meta, e «la grazia e la retta ragione», e non gli istinti, sono la bussola verso questa meta. Si tratta di non distogliere gli occhi dalla meta, e per questo di non nutrire le passioni e i desideri naturali, lasciando la preda per l’ombra; in altri termini, «non essere mai contenti se non sono in Dio, agendo per Dio, unendosi a Dio».

L’orazione in domande risponde a: «… esiste un metodo d’orazione? …».

Il tema della rubrica è: Riposo e cura delle relazioni.

Numero 105 - Giugno 2009

A cosa si pensa nella preghiera?

Autore: Fisher John s., 1469-1533

Il Trattato della preghiera è un piccolo manuale sulla pratica dell’orazione, in cui Fisher si rivela non solo un pastore terreno, ma anche un maestro spirituale. Fissare la nostra attenzione nella preghiera è l’oggetto del trattato. Sia che recitiamo un salmo o il rosario, o che meditiamo una pagina di Vangelo, la nostra attenzione può portarsi su tre livelli facili da distinguere: attenzione alle parole che leggiamo, attenzione al senso delle parole che leggiamo, attenzione a colui che ci parla in quel testo. Questa terza attenzione è la migliore, “attenzione semplice e amorosa” che definisce la contemplazione (Giovanni della Croce).

L’orazione in domande risponde a: «Quanto tempo devo riservare ogni giorno all’orazione? …».

Il tema della rubrica è: I gesti della preghiera.

Numero 104 - Maggio 2009

Quando Dio s'impone a un'anima

Autore: Rapin René, 1620-1687

L’orazione senza illusione, piccolo manuale sullo svolgimento di una vita di orazione, enuncia cinque segni che permettono di verificare un’autentica contemplazione insieme ad una perfetta fedeltà a seguire i movimenti della Spirito Santo ed alla volontà di unione con Dio, fuori dalla quale l’anima non potrebbe che essere infelice.

L’orazione in domande risponde a: «Cerco da diversi anni un direttore spirituale, e vado da un fallimento all’altro …».

Il tema della rubrica è: Abramo amico di Dio.

Numero 103 - Aprile 2009

Raccoglimento attivo o passivo?

Autore: Salignac de la Mothe-Fénelon François de, 1651-1715

Fénelon, grande direttore spirituale, scrisse numerose lettere che contengono indicazioni preziose per una vita di orazione. Questa lettera, che costituisce in sé un piccolo trattato sul discernimento della vita spirituale, differenzia il “raccoglimento attivo e di azione” che dipende da noi, dal “raccoglimento passivo” che è “riposo nel profondo” al di sotto di ogni nostra attività mentale.

L’orazione in domande risponde a: «Come sapere se sono chiamato ad una vita di orazione più sviluppata? [...] Devo ricorrere ad un direttore spirituale per saperlo?».

Il tema della rubrica è: Il direttore spirituale è un amico fedele.

Numero 102 - Marzo 2009

Fino al culmine dell'amore

Autore: Giovanni della Croce s., 1542-1591

Scritto di un sol getto, questo breve testo del grande dottore di teologia, descrive la fine dell’esistenza terrena di un’anima totalmente abbandonata all’amore di Dio e la cui preghiera è perfettamente in sintonia con la Sua volontà. L’unica richiesta dell’anima è "l’amore senza modo", cioè universale e illimitato, possibile in questo mondo ma qui riferito piuttosto all’amore dei beati nell’aldilà.

L’orazione in domande risponde a: «Nonostante le buone risoluzioni la mia orazione trascorre a fantasticare…».

Il tema della rubrica è: Digiuno e astinenza.

Numero 101 - Febbraio 2009

L'orazione quando si è ammalati

Autore: Bertot Jacques, 1620-1681

Indirizzata ad una persona vicina a Jeanne Guyon, questa lettera fa parte di una raccolta in quattro volumi intitolata Il direttore mistico, descrizione degli stati più radicali dell’unione con Dio.

L’orazione in domande risponde a: «Dopo mesi di impegno per mantenere la fedeltà alla vita di orazione ho l’impressione di essere sempre meno fedele alla mia vita cristiana».

Il tema della rubrica è: Entrare gioiosamente nella penitenza.

Numero 100 - Gennaio 2009

Niente di così semplice come l'orazione

Autore: Francesco di Sales s., 1567-1622

Questo stralcio di un sermone pronunciato da s. Francesco alla fine della sua vita per la festa della Presentazione alla Visitazione, è un esempio di pedagogia spirituale salesiana imperniata sull’arte di sdrammatizzare le difficoltà.

L’orazione in domande risponde a: «Ho l’impressione di perdere il mio tempo nell’orazione».

Il tema della rubrica è: Efficace è la Parola di Dio.

Numero 99 - Dicembre 2008

Orazione senza farlo apposta

Autore: Royer Jeanne le, 1731-1798

La maggior parte delle persone fa orazione senza saperlo, come i bambini amano la propria mamma prima di sapere ciò che vuol dire amare: ecco cosa rivela questo passo, di toccante ingenuità, tratto dai ricordi spirituali di Jeanne le Royer, figlia di coltivatori bretoni, entrata a 19 anni presso le clarisse di Fougères. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo V come Volontà di Dio. Il tema della rubrica è: Volontà di Dio e volontà proprie.

Numero 98 - Novembre 2008

Orazione nell'azione

Autore: Crasset Giovanni, 1618-1692

Centrati sull’orazione, gli scritti spirituali di Crasset, divenuto gesuita a 20 anni a Parigi, occupano una decina di volumi. L’opuscolo da cui è tratto questo passo fa parte dei suoi trattati sull’iniziazione alla vita interiore: molto ignaziano, dà grande spazio alle difficoltà dei principianti. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo V come Vocazione. Il tema della rubrica è: Gli impulsi dello carne e dello spirito.

Numero 97 - Ottobre 2008

Pregate incessantemente

Autore: Newman John Henry, 1801-1890

L’opera monumentale di J.H. Newman è impregnata dalla grandissima sensibilità spirituale di cui testimonia questo passo di un sermone parrocchiale, che rivela una percezione molto interiore del mistero cristiano. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo V come Visioni. Il tema della rubrica è: L’umiltà.

Numero 96 - Settembre 2008

Se l'orazione vi fa paura

Autore: Michel Boutauld, 1604-1689

Il Metodo per conversare con Dio, opera di questo autore gesuita, professore e predicatore, riassume in poche pagine avvincenti l’atteggiamento di fiducia e di semplicità nei confronti di Dio, disposizione necessaria per un rapporto di intimità filiale, in cui Egli può condividere tutto quello che ha e tutto quello che è. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo V come Virtù. 

Numero 95 - Luglio/Agosto 2008

In orazione con Maria

Autore: Grignion de Montfort Louis Marie, 1673-1716

Per la sua insistenza sui privilegi di Maria, il Trattato sulla vera devozione, segna una svolta nella teologia mariana cristiana: la santità dei santi, e prima di tutto della Vergine Maria, non si aggiunge a quella di Cristo ma ne è l’incarnazione nella Chiesa che è il suo corpo; così, unirci a loro vuol dire unirci a Lui e ciò permette la crescita di questo corpo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo V come Verità. Il tema della rubrica è: Contemplazione della maternità di Maria.

Numero 94 - Giugno 2008

Un amore crocifisso

Autore: Étampes Marziale di, 1575-1635

Tratta da Esercizi dei tre chiodi, una lunga meditazione sulla crocifissione di Gesù ad opera di questo autore entrato presso i cappuccini nel 1597, questa perla mistica invita a non confondere il dolore legato ai limiti della creazione con la sofferenza che nasce dal nostro rifiuto della volontà di Dio e dunque dalla nostra separazione da Lui. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo U come Unione. Il tema della rubrica è: “Non abbiate paura, voi valete più di molti passeri!”

Numero 93 - Maggio 2008

Le mille vie dell'orazione

Autore: Boudon Henri-Marie, 1624-1702

H.M Boudon lascia una trentina di opere sulla vita interiore, di cui la prima e più conosciuta è Il Regno di Dio nell’orazione mentale, una raccolta delle sue note di lettura, miniera di consigli tanto semplici quanto profondi per una vita di orazione in cui l’adagio “Dio solo” riassume la sua volontà di ricondurre tutto alla fede e all’amore puro. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo T come Trinità. Il tema della rubrica è: Non indagare la preghiera perfetta.

Numero 92 - Aprile 2008

Dio porta solo a Dio

Autore: Saint-Joseph Madeleine de, 1578-1637

Prima priora francese della riforma teresiana del Carmelo, donna di governo e di intensa vita interiore l'autrice di questa Lettera ad una priora del suo ordine tratta da La vita di Madre Madeleine de Saint-Joseph, opera pubblicata nel 1670 da un prete dell’Oratorio, invita a non fermarsi agli effetti di Dio in noi, cioè ai nostri stati d’animo, che non sono altro che riflessi della Sua luce. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo T come Tentazione. Il tema della rubrica è: La lotta spirituale.

Numero 91 - Marzo 2008

Dal dono all'abbandono

Autore: Gay Charles, 1818-1892

All’inizio di un’opera molto abbondante, il trattato Sulla vita e le virtù cristiane sviluppa gli insegnamenti del 1849 di C. Gay al Carmelo di Limoges. Rielaborati per un pubblico più vasto, essi costituiscono una somma spirituale completa volta all’unione viva con Gesù, sintesi di ogni vita cristiana. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Soprannaturale. Il tema della rubrica è: La gradualità nella preghiera.

Numero 90 - Febbraio 2008

Se avete delle apparizioni

Autore: Bona Giovanni, 1609-1674

Nel suo Trattato sul discernimento degli spiriti, G. Bona, uomo di studio, ascesi e preghiera, entrato a 15 anni presso i Foglianti, ramo particolarmente austero dei cistercensi, distingue ciò che viene da Dio da ciò che viene dal demonio o da noi stessi nella vita spirituale, dando su ogni questione le risposte della Tradizione. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Spirituale (Vita). Il tema della rubrica è: Il cuore penitente.

Numero 89 - Gennaio 2008

Chi è un mistico

Autore: Brémond Henri, 1865-1933

Estratta da un breve saggio su Pascal, questa pagina raccoglie le conclusioni dell’autore al termine di lunghi anni di lettura dei mistici. Lontano dal conformismo teologico, egli ci insegna ad accostarci ai loro testi come irruzione di Dio nelle anime e non per il loro valore di edificazione o di verifica di un sistema dottrinale. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Sofferenza. Il tema della rubrica è: L’attenzione nella preghiera.

Numero 88 - Dicembre 2007

L'orazione è una grazia

Autore: Bourgoing François, 1585-1662.

Uno dei fondatori e il terzo superiore dell’Oratorio di Francia, F. Bourgoing dedica la sua vita alla riforma e alla formazione del clero. I ventiquattro Avvisi contenuti nella Direzione per l’orazione sono indicazioni essenziali per la vita spirituale, perfetta sintesi della pratica dell’orazione nella Scuola francese di spiritualità. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Solitudine. Il tema della rubrica è: Sciogliersi dal pensiero passionale.

Numero 87 - Novembre 2007

Per finirla con le distrazioni

Autore: Guilloré François, 1615-1684

Entrato a 20 anni nella Compagnia di Gesù, compagno di Huby e Rigoleuc, F. Guilloré fa parte della migliore scuola gesuitica francese accanto a Lallemant o Surin. Nelle sue Massime spirituali per la guida delle anime sono raccolti, in due tomi, numerosi consigli per quelle che hanno fame di questa vita interiore e divina e ne cercano le vie. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Silenzio.Il tema della rubrica è: Il ritorno al Padre.

Numero 86 - Ottobre 2007

Discendere per salire

Autore: Huby Vincent, 1608-1693

Entrato a 17 anni nella Compagnia di Gesù, predicatore di ritiri, V. Huby ci dà il segreto quasi infantile della perfetta unione con Dio: l’annientamento vero. Questo annientamento non è distruzione ma leggerezza dell’anima e indifferenza a se stessi. Questa indifferenza non è insensibilità bensì attenzione a Gesù solo poiché “l’inferno degli inferni e di non amarvi”. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Sensibile (2).Il tema della rubrica è: Portare ogni cosa nella pazienza.

Numero 85 - Settembre 2007

La fecondità dell'anima in Dio

Autore: Guyon Jeanne-Marie, 1648-1717

Scritto a 34 anni, I torrenti spirituali, costituisce il capolavoro dell’autrice in cui vi descrive, in un centinaio di pagine, la trasformazione dell’anima in Dio corrispondente ad una crescente passività nell’orazione. L’azione dell’anima, consumata nell’unità divina, si confonde con quella di Dio che fa essere. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Sensibile (1). Il tema della rubrica è: Accoglienza e non violenza.

Numero 84 - Luglio/Agosto 2007

Quando Dio ti tocca

Autore: Angeles Juan de los, 1540?-1609

Entrato nell’ordine dei francescani della provincia riformata di s. Pietro d’Alcantara, l’autore lascia una decina di trattati sulla vita spirituale. Questa pagina è tratta dal Manuale di vita perfetta, seconda parte della Conquista del Regno di Dio, opera composta da sei dialoghi tra maestro e discepolo sulla vita d’orazione. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Sensi (spirituali). Il tema della rubrica è: Pregare con sincera devozione.

Numero 83 - Giugno 2007

Azione o agitazione

Autore: Lombez Ambroise de, 1708-1778

Il Trattato della pace interiore è il testo più conosciuto di quest’autore, entrato a sedici anni presso i Cappuccini e soprannominato per la sua dolcezza rassicurante il “Francesco di Sales del XVIII secolo”. In quattro parti egli v’insegna la pratica di una calma interiorità, in un’epoca peraltro poco mistica. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Segreto. Il tema della rubrica è: La conoscenza di sé e di Dio.

Numero 82 - Maggio 2007

Amare Dio essenzialmente

Autore: Saint'Augustin Michel de, 1622-1684

Associando il Carmelo e la mistica nordica, la Introduzione al Carmelo è una presentazione completa della vita religiosa attorno ai tre voti e ad un commentario della regola del Carmelo. Il passo qui citato vede nella perfezione contemplativa il raggiungimento del voto di povertà, principio del distacco interiore senza il quale l’unione a Dio non potrebbe essere senza intermediario. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Secchezza. Il tema della rubrica è: Lo Spirito compie la promessa.

Numero 81 - Aprile 2007

Conoscere Dio per esperienza

Autore: Puente Luis de la, 1554-1624

La Guida spirituale comprende quattro trattati che ricoprono l’insieme della vita spirituale. Il terzo trattato, detto "della contemplazione", si conclude con il testo qui citato. La contemplazione è l’effetto dell’abitazione delle tre persone divine nella nostra anima; così non si conosce Dio dall’esterno, come oggetto di riflessione, ma intimamente, vivo in noi. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Scrupoli. Il tema della rubrica è: Cristo in noi, speranza della gloria.

Numero 80 - Marzo 2007

Un'orazione rilassata

Autore: Giovanni di Avila , 1499-1569

Audi filia, manuale di una vita cristiana fondata sull’unione a Gesù, presenta il metodo di orazione ricevuto dalla Devotio Moderna dei paesi del nord che sboccerà presto nella scuola carmelitana. Non si entra in orazione per dovere ma per amore; pertanto, nell’orazione è buono tutto ciò che porta ad amare di più Dio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Satana. Il tema della rubrica è: Il roveto ardente.

Numero 79 - Febbraio 2007

Quando la grazia non si sente

Autore: Reims Jean François de, † 1660

Nel suo trattato La vera perfezione,  J.F de Reims, entrato nell’ordine dei cappuccini di Troyes nel 1615, declina il tema della presenza di Dio: vivere alla presenza di Dio è vivere quaggiù ciò che i beati vivono in cielo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Santità. Il tema della rubrica è: Dio parla nei santi.

Numero 78 - Gennaio 2007

Per passare dal nulla al tutto

Autore: Barré Nicolas, 1621-1686

Il tutto di Dio opposto al nulla dell’uomo sono i due poli della mistica dell’autore, entrato nell’ordine dei Minimi nel 1640. Il nostro ruolo nella vita spirituale non è di fare ma di cessare di fare, di accettare di essere presi per mano verso un esodo che diviene Pasqua, un passaggio dai falsi beni all'unico vero. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Sapienza. Il tema della rubrica è: La grande opera dell’uomo.

Numero 77 - Dicembre 2006

Amare da morire

Autore: Gertrude di Helfta s., 1256-1302

Raccolta di meditazioni e preghiere sotto forma di dialoghi tra Gertrude e Cristo, le Rivelazioni e Esercizi rivelano l’intimità e l’audacia caratteristiche della mistica femminile medievale. Il contesto letterario è generalmente quello della liturgia e l’estratto qui riportato corrisponde alla preghiera della sera di Gertrude. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo R come Riposo. Il tema della rubrica è: Il Battesimo di Giovanni.

Numero 76 - Novembre 2006

Orazione senza fatica

Autore: Chapman John, 1865-1933

Pragmatico direttore spirituale, il quale orienta le anime il più possibile verso la contemplazione, J. Chapman si rivolge a coloro che Dio invita a vivere l’orazione, per quanto arida, come una semplice presenza a Dio presente. Mentre il falso contemplativo fugge fuori dalla vita concreta, un segno della chiamata vera è il volere potentemente ciò che Dio vuole in tutte le situazioni. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo R come Rinuncia. Il tema della rubrica è: Testimoni di Gesù risorto.

Numero 75 - Ottobre 2006

Un amore trasparente

Autore: Bertot Jacques, 1620-1681

Uno dei grandi direttori spirituali del 17 secolo, J. Bertot ricorda nelle sue Lettere la necessaria trasparenza della fede, al di là di ogni esperienza sensibile di Dio, per quanto mistica sia. Lungi dal desolarsi per non sentire nulla nell’orazione, l’anima deve allora rallegrarsene. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo R come Raccoglimento. Il tema della rubrica è: L’umiltà.

Numero 74 - Settembre 2006

Il peccato, trampolino per l'orazione

Autore: Scupoli Lorenzo, 1530-1610

Edito a Venezia nel 1588 senza nome di autore, il Combattimento spirituale, piccolo manuale di fiducia assoluta nella bontà di Dio e sfiducia verso se stessi, conobbe un immenso successo. La pagina qui ripresa prefigura la dottrina salesiana: attenzione alla presenza amorosa di Dio nei minimi dettagli della vita più comune. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo Q come Quiete. Il tema della rubrica è: La preghiera tra parola e silenzio.

Numero 73 - Luglio/Agosto 2006

Orazione e pace dell'anima

Autore: Pontico Evagrio, 346?-399

Il Trattato dell’Orazione, raccolta di 153 sentenze sulla vita interiore, è costituito da altrettante note d’alta densità sulla preghiera cristiana. Fedeli alla tradizione dei Padri del deserto ciascuna di loro condensa in poche parole lapidarie una lunga osservazione della vita spirituale nella ricerca dell’hésychia, cioè della pace dell’anima soprannaturalmente liberata dalle passioni. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Purificazione. Il tema della rubrica è: Se si crede, si ha stabilità.

Numero 72 - Giugno 2006

Orazione attiva e orazione passiva

Autore: Martin Claude, 1619-1696

Figlio di Maria dell’Incarnazione, C. Martin distingue in questo passo la contemplazione infusa dalla contemplazione acquisita, culmine dell’attività dell’uomo in preghiera nel momento in cui questa sfocia su una pura e silenziosa disponibilità alla grazia. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Purgatorio. Il tema della rubrica è: “Chi non odia se stesso, non è degno di me”.

Numero 71 - Maggio 2006

Nello scoraggiamento

Autore: Gratry Alphonse, 1805-1872

Esempio della spiritualità romantica, questo dialogo tra Gesù e la Samaritana mira più a risvegliare l’emozione che a sviluppare un’analisi razionale di una lucida esperienza personale della vita interiore. Gratry assimila qui la voce della coscienza a quella di Dio nell’uomo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Purezza. Il tema della rubrica è: L’amore scaccia il timore.

 

Numero 70 - Aprile 2006

Un buon uso delle distrazioni nell'orazione

Autore: Saint-Jure Jean-Baptiste, 1558-1657

Della stessa generazione di Lallemant e di Surin, l’autore rivela nella sua opera un’eccellente pedagogia spirituale, frutto di un’evidente esperienza personale della vita interiore: la pagina qui citata ne è un chiaro esempio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Provvidenza. Il tema della rubrica è: Il Risorto è Spirito vivificante.

Numero 69 - Marzo 2006

Sul buon uso della desolazione

Autore: Lehodey Vital d., (1857-1948)

Nel Santo Abbandono, sintesi della disposizione interiore che domina la spiritualità moderna dopo s. Francesco di Sales, l’autore mostra come l’anima è invitata, in tutte le situazioni, ad aderire con fiducia cieca alla sola volontà di Dio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Progresso. Il tema della rubrica è: Dio mette alla prova il suo eletto.

Numero 68 - Febbraio 2006

Riposare in Dio

Autore: Grou Jean-Nicolas, 1731-1803

Nel Manuale delle anime interiori, raccolta di circa sessanta colloqui, si riconosce la tradizione salesiana dell’abbandono. Come il rumore di una autovettura in piena velocità sull’autostrada si fa dimenticare dal passeggero, così l’anima armoniosamente unita a Dio non fa più rumore: i santi, pur sembrando non far niente hanno, tuttavia, cambiato il mondo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Paura. Il tema della rubrica è: La preghiera e l’amore.

Numero 67 - Gennaio 2006

Atti e stato di orazione

Autore: Marmion Columba b.,1858-1923

Non ci sono differenze tra ciò che Dio dice e ciò che fa, perché la parola di Gesù, che ci giunge attraverso il Vangelo, risuona in noi come l’eco del reale; così l’attenzione alla Parola di Dio diviene in noi attenzione a Dio stesso stabilendoci in una presenza continua a Lui. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Perfezione. Il tema della rubrica è: La perla preziosa del silenzio.

Numero 66 - Dicembre 2005

La croce, sorgente di vita

Autore: Favre Pierre b., 1506-1546

Il Memoriale, diario intimo redatto nel 1542 testimonia l’efficacia spirituale dei principi di s. Ignazio e contemporaneamente l’entusiasmo apostolico della prima generazione gesuita a cui appartiene l’autore. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Peccato. Il tema della rubrica è: Comunione e obbedienza.

Numero 65 - Novembre 2005

Quando l'orazione diventa teologia ...

Autore: Tommaso d'Aquino s., 1225-1274

Pensare per s. Tommaso è pensare con Cristo, ecco perché il suo pensiero è interamente interiore all’orazione. È nell’umanità di Gesù che la sua divinità si rivela e la teologia diventa possibile. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Povertà. Il tema della rubrica è: Avvento di laboriosa attesa.

Numero 64 - Ottobre 2005

La chiave di tutta la felicità

Autore: Maestro Eckhart Giovanni, 1260-1328

Le Istruzioni spirituali, destinate ai fratelli novizi, sono perfettamente rappresentative della mistica renana con la sua particolare nota di radicalità e amore del paradosso qui espressa attraverso la tensione estrema posta tra il tutto di Dio e il nulla dell’uomo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Pazienza. Il tema della rubrica è: Amore e conoscenza.

Numero 63 - Settembre 2005

Dio o impressione di Dio?

Autore: Walter Hilton ( +1396)

Il discernimento degli spiriti, cioè l’autenticazione di una vita spirituale, è sempre stata una preoccupazione essenziale della tradizione cristiana. Il criterio ultimo sarà sempre quello della qualità oggettiva del nostro attaccamento a Gesù. Per precisare questo criterio l’autore pone le questioni classiche che si trovano già in s. Atanasio nel IV secolo e che troveremo ancora in epoca moderna negli Esercizi di s. Ignazio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Padre Nostro. Il tema della rubrica è: La fede di Abramo.

Numero 62 - Luglio/Agosto 2005

Beata notte dell'anima

Autore: Maur del Bambin Gesù , 1617-1690)

Nella Teologia cristiana e mistica l’autore analizza l’evoluzione dell’anima dalle prime sollecitazioni divine alla piena consumazione del matrimonio spirituale. Nel passo citato vediamo le conseguenze ultime di un abbandono assoluto nelle mani di Dio da parte dello spirituale che fa di Dio il suo Tutto. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Paternità spirituale. Il tema della rubrica è: L’uniformità alla volontà di Dio.

Numero 61 - Giugno 2005

Un canto dolce come il miele

Autore: Rolle Richard, † 1349

Il Fuoco dell’Amore, il più conosciuto dei trattati di questo autore, sviluppa il tema della vita spirituale come canto dell’anima sotto l’azione dello Spirito Santo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Passività. Il tema della rubrica è: Festa e gratitudine.

Numero 60 - Maggio 2005

L'amore è sempre ragionevole

Autore: Salignac de la Mothe-Fénelon François de, 1651-1715

Se Dio è amore, l’uomo è ragione, ecco perché non potrebbe esservi opposizione tra questi nella vita cristiana, spiega Fénelon. Quando il posto di ogni cosa è rispettato, secondo l’ordine di Dio, Dio si dà a noi attraverso ogni cosa. Ogni concorrenza tra creatura e creatore scompare e tutto diventa occasione di unione a Dio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Passione (di Gesù). Il tema della rubrica è: Un filiale affettuoso augurio.

Numero 59 - Aprile 2005

Un amore che prende tutto

Autore: Morice Madeleine, 1736-1769

Nello stralcio qui riportato l’abbandono più radicale e più verticale rappresenta il tema dominante dei mistici del 18 secolo. L’anima prigioniera dell’amore, teme soltanto che l’amore allenti la sua stretta, ma ne gode senza esservi legata, totalmente pronta a non goderne mai se Dio lo vuole poiché l’amore è tale nella reciproca libertà delle parti. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Passione. Il tema della rubrica è: “Dal profondo a Te grido!”

Numero 58 - Marzo 2005

Insostituibile orazione

Autore: Eudes Giovanni, 1601-1680

Nella Vita e regno di Gesù nelle anime cristiane sono riassunte le prediche missionarie dell’autore. Vita di Gesù in noi, l’orazione è altresì la partecipazione alla vita della Trinità, degli angeli e dei santi; pertanto, essendo totalmente soprannaturale non richiede altro da parte nostra se non il nostro abbandono fiducioso a Colui che sappiamo presente nel silenzio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Pace. Il tema della rubrica è: Accusa e giustificazione di sé.

Numero 57 - Febbraio 2005

Un Dio intensamente presente

Autore: Chardon Luigi, 1595-1651

La Croce di Gesù permette di concepire l’intera vita spirituale come il protrarsi del mistero della Croce nell’anima del discepolo di Gesù. Prendere coscienza della presenza d’immensità di Dio, vale a dire del fatto che in ogni istante noi siamo soltanto nella Sua volontà di farci essere, ed essere per partecipazione a ciò che Egli è, rappresenta il cuore di tutta la vita contemplativa. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo O come Orazione. Il tema della rubrica è: Dimensione penitenziale della vita cristiana.

Numero 56 - Gennaio 2005

Sul buon uso delle malattie

Autore: Gertrude di Helfta s.,1256-1301

L’Araldo dell’Amore divino è uno dei titoli sotto i quali sono conosciuti i cinque libri che raccolgono le rivelazioni di s. Gertrude. Sulla linea di s. Bernardo questi scritti testimoniano una percezione molto viva dell’umanità di Cristo, sviluppata sul registro dello sposalizio fra Dio e l’anima. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo O come Opere. Il tema della rubrica è: Ripartire da Cristo.

Numero 55 - Dicembre 2004

La felicità di amare Dio

Autore: Schmitz-Rouly Jeanne, 1891-1979

Redatte per i suoi direttori, le note di J. Schmitz-Rouly rivelano i momenti di pienezza di cui è favorita, che si alternano con momenti di aridità interiore e permettono di afferrare nel vivo l’irruzione di Dio in una vita peraltro ordinaria. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo O come Obbedienza. Il tema della rubrica è: Il Natale e l’orazione.

Numero 54 - Novembre 2004

Sia fatta la tua volontà

Autore: Taulero Giovanni, 1300?-1361

Le Istituzioni tauleriane raggruppano testi di numerosi autori reno-fiamminghi, da Eckart a Ruusbroec o al suo contemporaneo Rulman Marswin. L’invito all’indifferenza assoluta ai nostri stati d’animo denota l’ispirazione tauleriana di questo testo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo N come Notte. Il tema della rubrica è: La giustizia degli affetti.

Numero 53 - Ottobre 2004

Il cuore dell'unione a Dio

Autore: Gerlac Peters, 1378-1411

Il Soliloquio infiammato invita a cercare nel raccoglimento e nella relazione personale con Cristo le certezze e gli appoggi. Al termine del suo raccoglimento, l’anima ormai “passata in Dio” riveste tutte le proprietà di Dio: è la vita sovraessenziale di Ruusbroec, vita comune, cioè in modo indissociabile contemplativa e attiva. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo N come Nudità. Il tema della rubrica è: “Così ho visto Gesù”.

Numero 52 - Settembre 2004

L'orazione di quiete

Autore: Clorivière Pierre de, 1735-1820

Il passaggio qui citato, tratto da Considerazioni sull’esercizio della preghiera e dell’orazione, mostra l’ingresso dell’anima nella contemplazione: essa non è inerte ma sposa le modulazioni dell’amore che le impone il suo ritmo, la sua intensità e la sua libertà. Essa è quiete quando si vuole ciò che Dio vuole e non quando si cerca il riposo per il riposo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo M come Mistico. Il tema della rubrica è: Esperienza mistica e speranza umana.

Numero 51 - Luglio/Agosto 2004

L'orazione del cuore

Autore: Piny Alexandre, 1640-1709

Lungi dall’essere una fuga in una falsa spontaneità amorosa, il puro amore è un investimento totale della volontà dell’uomo in quella di Dio, senza altra contropartita se non questo amore stesso, spogliato da ogni gratificazione sentimentale o anche intellettuale. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo M come Mortificazione. Il tema della rubrica è: Il cuore dell’abisso.

Numero 50 - Giugno 2004

Meditazione e contemplazione

Autore: Alcantara Pedro de, 1499-1562

Nel Trattato dell’orazione e della meditazione P. de Alcantara descrive l’itinerario spirituale che,  incominciando da una fase in cui si riflette molto, la meditazione, giunge ad un punto in cui l’amore incomincia a crescere senza alcuno sforzo mentale, in proporzione al nostro silenzio interiore, ecco la contemplazione. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo M come Morte. Il tema della rubrica è: Temere la morte?

Numero 49 - Maggio 2004

La forza dell'amore

Autore: Agostino d'Ippona s., 354-430

Commentando il Salmo 96 nella sua Omelia 34, s. Agostino sviluppa la sua intuizione fondamentale: tutto è grazia nella vita cristiana, inclusa la risposta che diamo alla grazia perché Dio ci ha dato ciò con cui l’avremmo amato. Nel dizionario di spiritualità leggiamo M come Mondo. Il tema della rubrica è: Il sangue ci lava da ogni colpa.

Numero 48 - Aprile 2004

Gesù Cristo, ieri, oggi e sempre

Autore: Bérulle Pierre de, 1575-1629

Collegando direttamente alla stessa fonte la storia di Gesù con la nostra, Bérulle consente una lettura soprannaturale immediata di ogni minima circostanza della nostra vita poiché ogni cristiano, secondo la sua vocazione propria, entra nel mistero di Gesù e nei suoi “stati”. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo M come Misericordia. Il tema della rubrica è: La bellezza del Dio fatto carne e crocifisso.

Numero 47 - Marzo 2004

Risuscitare con Cristo

Autore: Anonimo

La Perla evangelica descrive la vita cristiana quale incorporazione mistica ai diversi “stati” di Gesù. In questo passo, Dio parla all’anima in un dialogo dell’anima sola con Dio solo. Il tema è l’assunzione dell’anima in Dio per mezzo della sua conformazione all’umanità di Gesù. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo M come Merito. Il tema della rubrica è: La tentazione attacca la gratuità dell’amore di Dio.

Numero 46 - Febbraio 2004

Dalla lettura alla contemplazione

Autore: Guigo II, † 1193

Breve trattato sulle grandi leggi della preghiera interiore, La scala del Paradiso o Scala dei monaci di clausura mostra in questo passo come secondo i momenti della vita e la vocazione propria di ognuno si susseguono diverse percezioni sovrapposte della presenza di Dio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo M come Meditazione. Il tema della rubrica è: L’obbedienza al momento presente.

Numero 45 - Gennaio 2004

Infine libero

Autore: Raguin Yves, 1912-1998

In Cammini della Contemplazione, scritti sul mistero cristiano vissuto a contatto con l’Oriente, l’autore sviluppa una calma penetrazione al cuore dell’esperienza di Dio. Il passo mostra lo schiudersi dell’anima pervenuta a maturità; da quel momento in poi ella gode in pienezza dell’opera di Cristo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo M come Maria. Il tema della rubrica è: La negligenza della disobbedienza.

Numero 44 - Dicembre 2003

Fondere d'amore

Autore: Harphius (=Henri van Erp), 1400?-1477

Nello Specchio di perfezione, elemento centrale della Theologia mystica, l’autore espone il doppio effetto che produce il tocco di Dio nell’anima allorché vuole penetrarla: esteriormente la sua attività è plasmata dalla grazia di Dio, mentre interiormente essa tende sempre più ad inabissarsi nel godimento di Dio stesso. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo M come Matrimonio. Il tema della rubrica è: Pregare è correre verso l’amore.

Numero 43 - Novembre 2003

L'orazione, cammino di felicità

Autore: Barbançon Costantin de, 1582-1631

L’intero itinerario spirituale mostra come dopo il peccato originale noi ci volgiamo verso il nostro lato malvagio cosicché Dio non penetra al di là della sommità del nostro spirito. Egli è allora percepito da noi come assente, perché gli interdiciamo di dimorare in noi. Ritornare alla felicità presuppone la nostra conversione, cioè il nostro raccoglimento. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo L come Luce. Il tema della rubrica è: Umiltà intima e fiducia in Dio.

Numero 42 - Ottobre 2003

Affinché l'anima salga sempre

Autore: Canfield Benedict of, 1562-1610

Il passo, tratto da La Regola di Perfezione, affronta l’eterna questione della desolazione interiore di coloro i quali non potendo più meditare non riescono tuttavia a riposare il loro spirito nella semplice attenzione contemplativa a Dio presente: l’unica orazione valida è quella di accettare quella che Dio dona, nel momento in cui la dona. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo L come Libertà. Il tema della rubrica è: Gesù piantato nel cuore dell’uomo.

Numero 41 - Settembre 2003

Essere tutto in colui che è tutto

Autore: Angela da Foligno s., 1249-1309

Nel Libro di suor Angela da Foligno, s. Angela ricorda che Dio è amore e soltanto amore e di questo amore siamo tutti destinati a vivere in una crescita continua fino alla perfetta trasformazione nell’Amore stesso. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo L come Lettura. Il tema della rubrica è: Uno straccio in bocca a un cane.

Numero 40 - Luglio/Agosto 2003

Non essere niente per essere tutto

Autore: Mechtilde del Santo Sacramento s.,, 1614-1698

Rappresentante della spiritualità dell’abbandono, Mechtilde mette in luce l’onnipotenza amorosa di Dio dinanzi alla consapevolezza della nostra totale impotenza. In questa sua Lettera del 1667, rivolta ad un’anima scrupolosa che interpreta facilmente come punizione del suo peccato l’assenza sensibile di Dio, ella la invita ad abbandonarsi nella certezza del Suo Amore. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo L come Lacrime. Il tema della rubrica è: La verità e la fede nutrono la persona.

Numero 39 - Giugno 2003

L'orazione, dolce madre

Autore: Caterina da Siena s., 1347-1380

In questa sua Lettera 26, s. Caterina descrive la preghiera come un modo di vivere sotto lo sguardo di Dio che vale in quanto volontà nostra di fare la sua volontà. Quando il primo piano della nostra coscienza è occupato dal lavoro da compiere, la preghiera rimane in secondo piano, sotto forma di “santo desiderio”. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo G come Gioia. Il tema della rubrica è: La gloria dell’uomo è Dio.

Numero 38 - Maggio 2003

La grazia è modesta

Autore: Tommaso da Kempis, 1379?-1471

L’ Imitazione di Cristo è un insieme di sentenze destinate alla ruminazione continua dello spirituale. L’insistenza sull’umiltà, il disprezzo di sé, la fuga dalle apparenze, anche religiose, dà la sua tonalità di fondo a una vita cristiana in grave crisi istituzionale. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo I come Intenzione. Il tema della rubrica è: La fede in Gesù risorto.

Numero 37 - Aprile 2003

Santità o perfezione

Autore: Bernières-Louvigny Jean de, 1602-1659

In questa sua Lettera del 6 agosto 1641, l’autore chiarisce che non si diventa santi imitando i santi ma facendo la volontà di Dio indicata attraverso le “impressioni”, cioè in una logica di vita che si impone a noi se rimaniamo saldi nella nostra intenzione di fare tutto per il Suo amore. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo I come Intenzione (retta). Il tema della rubrica è: Tutto è compiuto!

Numero 36 - Marzo 2003

Eucaristia e vita spirituale

Autore: Condren Charles de, 1588-1641

In questa Lettera, l’autore vede ogni cosa con gli occhi di Gesù che si offre eternamente al Padre. La ragion d’essere dell’Incarnazione, del sacerdozio e della vita cristiana è la volontà di Gesù di amplificare incessantemente questo sacrificio iniziato al cuore della Trinità e che si consuma oggi nell’umanità. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo I come Imperfezione. Il tema della rubrica è: L’umiltà del Signore.

Numero 35 - Febbraio 2003

Quando amore trionfa

Autore: Beatrice di Nazareth, 1200?-1268

Le sette maniere di amare è quel che resta di un’opera molto ricca di questa mistica di espressione germanica. Descrivendo l'esperienza mistica, Beatrice presenta tutta la vita spirituale come il gioco d’Amore, nel quale l’anima-sposa cresce e fiorisce a misura del suo abbandono alla grazia. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo I come Impassibilità. Il tema della rubrica è: I tesori della Sposa.

Numero 34 - Gennaio 2003

Credere per comprendere

Autore: Anselmo d'Aosta s., 1033-1109

Il Proslogion si sviluppa su una cinquantina di pagine come una fervente meditazione sull’idea stessa di Dio. La presenza di Dio si rivela prologo all’idea che noi ci facciamo di Lui, essendo l’assoluto di Dio la condizione stessa del pensiero dell’uomo, perché la realtà di Dio è la condizione stessa della realtà delle cose. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo I come Immagine. Il tema della rubrica è: L'amore dei nemici.

Numero 33 - Dicembre 2002

Sul buon uso degli scrupoli

Autore: Camus Jean-Pierre, 1584-1652

Assieme alle distrazioni, gli scrupoli sono le difficoltà meno gravi e contemporaneamente le più ingombranti della vita spirituale. L’autore stana il nostro amor proprio, rimuovendo ogni scusa per non avanzare speditamente e gioiosamente nell’unione con Dio, dietro il falso pretesto d’indegnità. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo U come Umiltà. Il tema della rubrica è: Attesa e affetti.

Numero 32 - Novembre 2002

Una tenebra luminosa

Autore: Gregorio di Nissa, verso 330-394

Il passo tratto da La vita di Mosè, scritto negli ultimi anni di vita di Gregorio, descrive l’ascensione del Sinai da parte di Mosè come figura dell’ascensione dell’anima verso Dio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo U come Umanità. Il tema della rubrica è: Fissare lo sguardo sul Crocifisso.

Numero 31 - Ottobre 2002

A lode della sua gloria

Autore: Elisabetta della Trinità b., 1880-1906

In una lunga meditazione sull’essenza della vita cristiana rivolta alla sorella “Guite” (Marguerite), Elisabetta spiega che alla pura gratuità dell’amore di Dio deve corrispondere la pura gratuità del nostro amore perché la Sua gloria è la nostra felicità e la nostra felicità è il condividere la sua gloria. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo G come Grazia. Il tema della rubrica è: Il silenzio tra amore e intelligenza.

Numero 30 - Settembre 2002

Lasciati amare

Autore: Anonimo

L’autore anonimo di questo passo si rivolge a coloro che hanno scelto la solitudine per coltivarvi la “vita perfetta”, cioè la vita più contemplativa possibile. La contemplazione, come la nube dell’Esodo, è contemporaneamente luminosa agli occhi dell’anima e oscura agli occhi del corpo. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo G come Gloria. Il tema della rubrica è: L’amore al silenzio.

Numero 29 - Luglio/Agosto 2002

Un raccoglimento pieno di Dio

Autore: Osuna Francisco de, 1492-1541

L’autore riserva la parola “recogido” (raccolto) a coloro che Dio introduce nel semplice raccoglimento silenzioso che non è un vuoto mentale ma l'accoglienza di Colui che avvertiamo lì e sentiamo bastare alla nostra felicità. Nell’armonia ritrovata della nostra creazione, Dio potrà allora riflettersi in noi, imprimendo la sua immagine. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo F come Fede. Il tema della rubrica è: Il dovere di pregare sempre senza stancarsi.

Numero 28 - Giugno 2002

Amore che agisce e amore che fruisce

Autore: Ruusbroec Giovanni, 1293-1381

Nel Libriccino delle Chiarificazioni, rispondendo alle accuse di quietismo, Ruusbroec insiste sui due versanti dell’unione con Dio: come amore attivo, ci fa compiere tutte le opere che Dio richiede, come amore che fruisce, ci stabilisce nella piena felicità della vita divina. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo F come Fedeltà. Il tema della rubrica è: Chi si umilia sarà esaltato.

Numero 27 - Maggio 2002

Gesù nostra madre

Autore: Norwich Julian of, verso 1343-1413

Con termini di grande precisione teologica l’autrice insiste sulla tenerezza di Dio per l’uomo. Dio non ci rimprovera mai nulla, Egli si preoccupa soltanto di rialzarci quando cadiamo e più la caduta è grave, più si rivela il suo amore. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo E come Estasi. Il tema della rubrica è: La spirito dilata il cuore.

Numero 26 - Aprile 2002

La forza della debolezza

Autore: Teresa del Bambin Gesù s., 1873-1897

Solo l’amore misura i nostri atti, perché soltanto l’amore è reale; pertanto, lasciarsi amare è lasciarsi introdurre nel cuore del reale, nel cuore del Tutto di Dio. S. Teresina fa dell’impotenza la molla della sua unione a Dio, avanzando di gioia in gioia tra le prove più rudi del corpo e dell’anima fino ad una morte pienamente vissuta come esplosione di vita. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Prove. Il tema della rubrica è: La gioia della libertà.

Numero 25 - Marzo 2002

Lodi dell'orazione

Autore: Granada Luìs de, 1504-1588

Porta reale per entrare nel cuore di Dio, l’orazione è il punto di equilibrio della vita cristiana, l’uomo vi attinge luce e forza per una conversione permanente e per una conformazione crescente a Gesù, spiega L. di Granada entrato a 20 anni presso i domenicani. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo I come Inferno. Il tema della rubrica è: L’Agnello mansueto.

Numero 24 - Febbraio 2002

Il desiderio di Dio, motore dell'orazione

Autore: Langeac Robert de, 1877-1947

L’autore spiega in questo passo come Dio solleciti l’anima in modo progressivo: all’inizio della vita interiore, il desiderio di Dio è flebile, i primi tocchi di Dio sono scorti come un bisogno vago di Lui, ma esso sarà il motore di tutta la vita spirituale e la felicità eterna consisterà in un continuo appagamento di un desiderio che rinasce incessantemente e che in certi momenti s’infiammerà. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo S come Scrittura. Il tema della rubrica è: La sfida della quaresima.

Numero 23 - Gennaio 2002

Quietismo o quiete

Autore: Milley François-Claude, 1668-1720

In questa lettera F. Milley s’indirizza ad un’anima che Dio invita alla contemplazione e che esita a superare il passo dell’abbandono totale tra le Sue mani. Se dall’esterno si può confondere quiete con quietismo, armonia e ozio, è nel senso in cui l’amore raggiunge una tale trasparenza che finisce, agli occhi di coloro che non sono mai stati innamorati, per somigliare all’indifferenza. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo D come Dolcezza. Il tema della rubrica è: Nel regno della morte nessuno t’invoca.

Numero 22 - Dicembre 2001

Nulla di così sicuro come la notte

Autore: Molinos Miguel de, 1628-1696

Nella sua Guida spirituale M. Molinos spiega come la pietra d’inciampo di ogni vita spirituale è la necessaria impotenza in cui non si può formare più alcun progetto, stato proprio di ogni anima che è introdotta da Dio nella contemplazione. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo D come Distrazioni. Il tema della rubrica è: Ti espongo la mia causa e resto in attesa…

Numero 21 - Novembre 2001

Un amore incandescente

Autore: Saint-Samson Jean de, 1571-1636

Gli insegnamenti spirituali di quest’autore sono all’origine della riforma detta di Turenna del carmelo francese, segnata dal misticismo e dall’austerità. La nostra felicità è di amare Dio perfettamente e ciò è possibile sulla terra come in cielo, anche se la morte inaugura una nuova dilatazione di questa felicità. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo D come Discernimento. Il tema della rubrica è: Signore, sei mio scudo tutt’intorno.

Numero 20 - Ottobre 2001

La felicità dell'unione con Dio

Autore: Maria dell'Incarnazione b., 1599-1672

L’autrice è immersa molto presto nelle delizie dell’unione totale a Dio caratterizzata dal matrimonio spirituale. Ciò è stato reso possibile per tutti dalla resurrezione di Gesù, ma pochi ne approfittano e non tutti sono chiamati a vivere questa unione secondo la stessa consapevolezza. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo D come Direzione. Il tema della rubrica è: Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.

Numero 19 - Settembre 2001

Cos'è la preghiera

Autore: Giovanna di Chantal s., 1572-1641

Fondatrice della Visitazione con s. Francesco di Sales, s. Giovanna spiega alle visitandine come le vie di Dio nell’anima sono totalmente insensibili perché soprannaturali. Non il sentimento che ne abbiamo ma il compimento della sua volontà è l’indizio più certo della sua presenza in noi. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo D come Desiderio. Il tema della rubrica è: “La sua legge medita giorno e notte”.

Numero 18 - Luglio/Agosto 2001

Beata solitudine

Autore: Guglielmo di Saint-Thierry, 1085-1148

L’autore paragona il ruolo svolto dalla cella del religioso a quello di un piccolo deserto individuale, propizio ad un’esperienza radicale di Dio. Anche se qui si rivolge a dei monaci, ciò che Guglielmo dice della solitudine si applica a tutti coloro per i quali cercare il volto di Dio è il cuore della vita. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo D come Deserto. Il tema della rubrica è: Fedeltà alla preghiera.

Numero 17 - Giugno 2001

Alla sorgente della contemplazione

Autore: Blois Louis de, 1506-1566

Nella Istituzione spirituale troviamo alcune delle pagine più lucidi e potenti sulla trasformazione dell’uomo in Dio. In questo passo è riassunto il movimento ascensionale di trasformazione dell’anima quando si lascia portare dal soffio divino. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo D come Depressione. Il tema della rubrica è: Lo Spirito di verità.    

Numero 16 - Maggio 2001

La preghiera, Pasqua di Cristo in noi

Autore: Bonaventura s., 1221-1274

Fedele  alla  lettura  classica della Bibbia, s. Bonaventura mira a farci comprendere che si compie in noi oggi ciò che è iniziato nella storia santa: la Pasqua del popolo ebraico anticipa quella di Gesù, che continua in quella del cristiano. Tutta la vita cristiana consiste in questo passaggio dalla morte (Egitto pagano) alla vita eterna (la terra promessa) lungo un esodo che abbraccia il progresso dell’anima. Nell'orazione dalla A alla Z leggiamo: C come Croce. Il tema della rubrica è: Lo Spirito chiede per noi con gemiti ineffabili.

Numero 15 - Aprile 2001

Le audacie dell'amore

Autore: Lorenzo della Risurrezione, 1614-1691

Dio è più che l’amore di Dio: Egli è l’amore alla sua fonte. A questa fonte vuole andare fra’ Lorenzo, nella pura trasparenza di un dono di sé che non s’ingombra con la propria felicità. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo C come Contraddizioni. Il tema della rubrica è: Conformarsi al Crocifisso.

Numero 14 - Marzo 2001

La sovrana libertà di Dio

Autore: Surin Jean-Joseph, 1600-1665

Allievo dei gesuiti prima di entrare a sua volta nella Compagnia, Surin descrive la vocazione del contemplativo come una seduzione da parte di Dio che colloca la vittima in una logica diversa da quella del mondo. Questa separazione da ciò che prima la faceva correre, poco a poco la spoglia da se stessa, dilatandola secondo la misura di Dio. Nell'orazione dalla A alla Z leggiamo C come Contemplare. Il tema della rubrica è: In cammino verso la Pasqua.

Numero 13 - Febbraio 2001

Orazione in vacanza

Autore: Liberman François, 1802-1852

In questa lettera a un confratello in vacanza F. Liberman lo mette in guardia dal ricadere nella logica di una vita regolata dalle contentezze naturali; questa vigilanza permette a Dio di esercitare su di noi la sua attrazione laddove la nostra negligenza ci trascina nella pura distrazione da lui. Nell'orazione dalla A alla Z leggiamo C come Consolazione. Il tema della rubrica è: Nascondimento e libertà.

Numero 12 - Gennaio 2001

Alcune trappole del demonio

Autore: Lallemant Louis, 1588-1635

Nella Dottrina spirituale, raccolta di appunti presi dai suoi discepoli, L. Lallemant sottolinea come la pace e la tranquillità sono indizio dell’accordo profondo con la volontà di Dio; ecco perché tutto ciò che toglie la pace e la tranquillità viene dal demonio il quale mira ad intaccare l’armonia tra il Padre e i suoi figli. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo C come Conoscere. Il tema della rubrica è: La vita nascosta di Gesù.

 

Numero 11 - Dicembre 2000

Quando il fervore sembra raffreddarsi (2)

Autore: Teresa di Avila s., 1515-1582

Una grande legge della vita spirituale è che il demonio si attacca molto più alla nostra vita di preghiera che alle nostre virtù perché l’orazione non è altro che la consegna deliberata di noi stessi nelle mani di Dio. La trappola del peccato originale, denunciata da s. Teresa, è quella di pensare di dover correggersi prima di abbandonarsi alla misericordia di Dio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo P come Principiante. Il tema della rubrica è: La triplice venuta di Gesù.

Numero 10 - Novembre 2000

Quando il fervore sembra raffreddarsi

Autore: Caussade Jean Pierre de, 1675-1751

La parola chiave di  questo discepolo di Fénelon e di Francesco di Sales, è abbandono. Egli vuole condurre la donna a cui scrive, preoccupata dalla sua apparente tiepidezza nella preghiera, alle conseguenze ultime di questo atteggiamento di fondo: abbandonare perfino l’abbandono stesso, cioè non pretendere di controllare la propria vita spirituale. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo C come Carne. Il tema della rubrica è: Dell’infelicità dell’inferno che dura per sempre.

Numero 9 - Ottobre 2000

L’autenticità della contemplazione

Autore: Rigoleuc Giovanni, 1596-1658

Pedagogo della vita interiore, l'autore si rivolge ad un'anima preoccupata di non poter pensare a Dio durante la sua orazione. Egli indica i criteri molto semplici per capire se questo vuoto dell’anima è realmente l’aspetto esterno ed inverso della sua pienezza di Dio, un’orazione di quiete, un dolce riposo dell’anima in Dio. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo C come Certezza. Il tema della rubrica è: Il misterioso scambio.

Numero 8 - Settembre 2000

Amare Dio così come è

Autore: Caterina da Genova s., 1447-1510

Della nobile famiglia dei Fieschi, s. Caterina parla solo dell’amore puro, vero, netto, amore di Dio per l’uomo o amore dell’uomo per Dio, esso esprime la loro mutua donazione incondizionata. La felicità dell’uomo, creato ad immagine di Dio, è misurata da questo amore che basta a se stesso. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo B come Beneplacito. Il tema della rubrica è: Svuotamento e libertà.

Numero 7 - Luglio-Agosto 2000

Quando Dio s’impone in una vita

Autore: Lucie Christine (pseudonimo di Bertrand-Boutlé Mathilde), 1844-1908

 

L'autrice descrive in termini concreti e riscontrabili da tutti la più alta esperienza di Dio, contrassegnata dal suo carattere improvviso e dal coinvolgimento dei sensi spirituali. La vera contemplazione rende più lucidi su Dio, più desiderosi di conformarsi alla Sua volontà e più risoluti nell'eseguirla. Nell'orazione dalla A alla Z leggiamo B come Beatitudine. Il tema della rubrica è: Santità oltre i limiti umani.  

Numero 6 - Giugno 2000

Quando soffrire non è più soffrire

Autore: Suso Enrico b., 1295-1366

Discepolo di Eckart e contemporaneo di Taulero, Suso spiega alla sua figlia spirituale come la sofferenza non è altro che un divorzio tra la nostra volontà e quella di Dio, tanto che il ritrovare la volontà di Dio dissolve la questione della sofferenza: uscendo dall’illusione di una vita diversa dalla Vita usciamo dal peccato originale. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo A come Aspirazione. Il tema della rubrica è: Il desiderio di Gesù.

Numero 5 - Maggio 2000

Amare l’amore

Autore: Bernardo di Chiaravalle s., 1090-1153

Dio non serve a nulla e tutto lo serve, Egli spiega tutto e non è spiegato da nulla. Egli è necessario e bastevole alla felicità dell’uomo poiché l’uomo è chiamato a essere Dio, tanto che la sua felicità è la stessa di quella di Dio, spiega l’autore, abate di Chiaravalle e all’origine del prodigioso rinnovamento monastico dei Cistercensi, nel suo famoso Sermone 83 sul Cantico dei Cantici. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo A come Ascesi. Il tema della rubrica è: Preghiera e annuncio di Cristo.

Numero 4 - Aprile 2000

È faticoso essere perfetti?

Autore: Francesco di Sales s., 1567-1622

Nel corso di una delle sue “conversazioni” con le religiose della Visitazione, l’autore, vescovo di Annecy e fondatore con s. Giovanna di Chantal delle Figlie di Santa Maria (Visitazione), spiega che né il merito, né la santità sono lo scopo della vita cristiana bensì Dio-Amore a cui ci uniamo amando a nostra volta, perché amare è accogliere il Suo amore e vivere la Sua vita: più si ama, più l’amore ci rende capace di amare. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo A come Aridità. Il tema della rubrica è: Pregare.

 

Numero 3 - Marzo 2000

Che cos’è la contemplazione?

Autore: Malaval François, 1627-1719

La contemplazione è una semplice e amorevole vista di Dio, uno stato di presenza a Dio “in sordina”, che non impedisce di fare ciò che si deve fare anche se questo stato ha bisogno di essere riattivato con dei momenti durante i quali ci si occupa esplicitamente di Lui e che corrispondono al tempo propriamente dedicato alla preghiera, spiega l’autore immenso contemplativo e pedagogo della vita interiore, nella sua opera Pratica Facile della Contemplazione. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo A come Angoscia. Il tema della rubrica è: I santi.

 

Numero 2 - Febbraio 2000

La trasformazione dell’anima in Dio

Autore: Giovanni della Croce s., 1542-1591

Riformatore della vita carmelitana con s. Teresa d’Avila, commentando Gv 3,5, s. Giovanni della Croce  presenta tutto l’itinerario dell’anima come nascita dell’uomo nuovo generato in noi dallo Spirito Santo. Quando l’accordo tra la volontà di Dio e la volontà dell’uomo è perfetto, l’anima diventa trasparente alla luce divina, non essendo più visibile né da se stessa, né dagli altri, né dal demonio che ha presa solo sull’immaginazione. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo A come Amare. Il tema della rubrica è: Nel cuore di Dio.

Numero 1 - Gennaio 2000

Lo Spirito Santo, luce e calore dell’anima

Autore: Ugo di San Vittore, 1096-1141

Canonico regolare nell'abbazia di S. Vittore e maestro dell'importante scuola abbaziale, Ugo descrive l’esperienza di Dio che si sviluppa sui tre livelli dell’anima, il cui centro di gravità è Dio. Tradizionalmente questo sviluppo corrisponde a tre fasi spirituali o vie: la via purgativa (principianti), la via illuminativa (progredenti), la via unitiva (perfetti). Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo A come Azione. Il tema della rubrica è: Lettura e scrittura.

Numero 0 - Dicembre 1999

L’orazione venuta di Cristo nell’anima

Autore: Taulero Giovanni, 1300?-1361

Commentando per i domenicani di Strasburgo il Vangelo della salita a Gerusalemme, fatta da Gesù di nascosto per la festa giudaica delle Capanne (Gv 7), uno dei grandi maestri della mistica renana, descrive l’esperienza contemplativa come la venuta nascosta del Cristo nell’anima. Nell’orazione dalla A alla Z leggiamo A come Abbandono.