Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Semi di contemplazione

Semi di Contemplazione, foglio di spiritualità con cadenza mensile, è la traduzione curata dalla Confraternita Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, del bollettino Oraison edito dall’Association Saint Jean de la Croix con sede nella diocesi di Bourges a Mers-sur-Indre, una piccola località del Berry, nel cuore della Francia, il cui moderatore è il padre Max Huot de longchamp.

Il foglio si compone di un passo tratto da un testo della Tradizione cristiana con un breve commento sull’autore e sul contenuto, e di un approfondimento di una tematica connessa alla vita di preghiera. Una breve rubrica, a cura del moderatore della Confraternita, Mons. Antonino Raspanti, chiude il foglio. Dal numero 100 conclusa l’Orazione dalla A alla Z, p. Max risponde alle domande più frequenti in materia di Orazione attraverso le parole dei grandi amici di Dio, dando vita a L’Orazione in domande.

Il foglio intende sostenere coloro che, toccati da Cristo, hanno deciso di accogliere la Sua proposta di condividere pienamente la loro vita con Lui, lasciando entrare Cristo in ogni angolo dell’esistenza, per non dividersi mai da lui; il salmista li chiama beati perché hanno deciso nel loro cuore di intraprendere il santo viaggio. Le parole dei grandi amici di Cristo sono fonte di luce e di gioia, come sa bene chi l’ha provato: fonte di luce perché aiutano a comprendere se stessi e la strada che si sta percorrendo, spesso avara di luci; fonte di gioia perché la condivisione fraterna delle meraviglie divine operate nei fedeli accresce la gioia di ogni cristiano.
Quando Dio agisce nel credente, crea sempre qualcosa di nuovo e di irrepetibile, che compie la naturale singolarità della persona. Discernere quest’opera per assecondarla è una necessità e un travaglio, che la stessa persona vive talvolta in modo doloroso. Ella cerca riscontri che non sempre le sono concessi, con il pericolo che, delusa e scoraggiata, abbandoni il cammino. In realtà il Signore la conduce e la sostiene nella comunione dei santi, cioè la Chiesa, dove ella scopre lentamente la sua singolarità esaltata nella relazionalità.

Ci auguriamo che il presente foglio fornisca qualche piccola luce a quei beati in cammino mentre, certo, non recherà dispiacere a coloro che sono avanti in esso.

Anno: 2019 2018 2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010 2009 2008 2007 2006 2005 2004 2003 2002 2001

Numero 217 - settembre 2019

Dio agisce in silenzio

Autore: Séguenot Claude

Commento di padre Max Huot de Longchamp
L’AUTORE Nativo della Borgogna, Séguenot studia a Digione, poi a Bourges, e dopo una breve carriera da giurista, entra presso l’Oratorio di Francia a 28 anni. Invischiato nelle vicende politico-religiose di Port-Royal, fu rinchiuso alla Bastiglia per quattro anni, per volere di Richelieu e di p. Joseph de Tremblay, sua “eminenza grigia”…


IL TESTO Il comportamento nell’orazione per le anime che hanno difficoltà fu la sola opera spirituale importante di Séguenot. In 200 paginette, che devono molto a Padre de Condren (cf.Semi n° 36), egli espone, in modo semplice e pedagogico, lo sviluppo di una vita d’orazione, anche se il passo qui citato, è piuttosto originale poiché insiste sull’ignoranza da parte dell’anima dell’azione di Dio in lei, con termini vicini a quelli...


§ 1. Bisogna distinguere tra “pregare” e “avere coscienza di pregare”, proprio come amare e avere coscienza di amare. Chi ama, in verità, si occupa di colui che ama, ma non si occupa di sapere se ama. L’orazione è pura relazione tra Dio e l’anima e ogni ritorno su se stessi (prendendo l’iniziativa con “qualche atto dell’intelletto o della volontà”) è qualcosa di perso nell’amore…


François Malaval (1627-1719) in
PRATICA FACILE per elevare l’anima alla contemplazione

VII COLLOQUIO
3: Come tutti sono chiamati alla contemplazione (fine)
Dir.: Ma che diremo di tante anime chiamate al raccoglimento che pongono tanti impedimenti per non giungervi mai? Perché, Filotea, bisogna contare tra costoro tutti quelli che, per loro mancanza o per loro tiepidezza, sebbene per altro verso buoni e giusti, non fanno mai un passo più avanti nel cristianesimo se sono persone del mondo, né nella perfezione ecclesiastica se sono nel clero,..

VIII COLLOQUIO
1. Si può cercare la contemplazione
Fil.: È facile concludere dal vostro discorso che coloro che non hanno impedimenti di natura che li allontana dalla contemplazione,…


Il tema della rubrica è La Lectio Divina e l’unione con Cristo

Numero 216 - Luglio -Agosto 2019

Questioni di vocabolario

Autore: Alfonso Maria de’ Liguori s.

ANTEPRIMA: Molto differisce la contemplazione dalla meditazione se si va cercando Dio con la fatica del discorso; nella contemplazione senza fatica si contempla Dio già trovato. Inoltre, nella meditazione opera l’anima con gli atti delle proprie potenze; nella contemplazione opera Dio, e l’anima è puramente passiva, ricevendo solamente i doni che le vengono infusi dalla grazia, senza ch’ella operi cosa alcuna, poiché la stessa luce e amor divino, di cui allora viene ripiena, la rendono amorosamente attenta a contemplare la bontà del suo Dio, che in tal modo allora la favorisce…

Commento di padre Max Huot de Longchamp.
L’AUTORE Cfr. Semi n° 109
IL TESTO Il trattato intitolato Pratica del confessore si presenta come un manuale molto scolastico ad uso dei parroci. Sommerse in un oceano di direttive senza grande interesse per il lettore contemporaneo, una quarantina di pagine presenta in modo estremamente preciso la condotta da tenere nei confronti delle anime contemplative, dimostrando bene che s. Alfonso sa di cosa sta parlando.
§ 1. S. Alfonso mantiene qui la distinzione tradizionale tra meditazione e contemplazione: l’uomo prende l’iniziativa e agisce nella prima, mentre Dio solo agisce nella seconda in cui allora l’uomo non fa altro che ricevere la sua grazia.
§ 2-3. Dalla fine del sec. XVI, si è spiacevolmente introdotta l’espressione contemplazione acquisita, o qui riposo contemplativo per indicare il compimento della meditazione, quando diviene pura disponibilità a Dio, una volta esauriti i sentimenti, le immagini o le idee che si possono formare su di lui. Quindi, si parla di questo raccoglimento come di una contemplazione naturale (o qui raccoglimento naturale), come se la grazia di Dio non ci entrasse per niente; per distinguerla dalla contemplazione tradizionale, viene indicata con il termine contemplazione infusa, come se l’uomo non ci entrasse per niente. Questa contrapposizione è ulteriormente aggravata da quella esistente tra grazia ordinaria e grazia straordinaria, di cui s. Alfonso prende qui atto correggendola immediatamente…
Per mettere ogni cosa a suo posto, ci sembra più corretto…

François Malaval (1627-1719) in
PRATICA FACILE per elevare l’anima alla contemplazione

VII,3: Come tutti sono chiamati alla contemplazione(seguito)

Non ammettiamo, dunque, Filotea, alla contemplazione coloro che hanno una volontà interamente opposta a questo stato, e preghiamo Dio che li spogli dalle loro passioni e faccia gustare loro ciò che essi si sforzano di combattere, perché è qui particolarmente che Dio domanda uomini di pace e di buona volontà.
Non ammettiamo altrettanto in questa regione di tranquillità certi temperamenti pieni di fuoco ai quali un’applicazione moderata alla presenza di Dio non nuocerebbe in verità, ma che non sarebbero capaci di moderare la loro applicazione. Queste specie di nature sono troppo impetuose e troppo inquiete, e se la fatica esteriore e la penitenza non le hanno a suo tempo abbattute, esse si consumerebbero in quel cammino senza avanzarvi mai.
Non voglio anche certi temperamenti che sono all’estremità opposta dei primi: questi sono dei corpi pesanti e assopiti che dormono in mezzo alle loro veglie e nei quali lo spirito sembra essere seppellito nella carne e sembra non avere la libertà delle operazioni. Queste persone si assopirebbero ancor più pericolosamente tramite una continua applicazione, e correrebbero il rischio di contrarre una debilitazione di corpo e di spirito che le renderebbe inabili ad ogni cosa...


IL tema della rubrica è Dio vive nel centro della persona

 

Numero 215 - Giugno 2019

Domande mistiche

Autore: Crasset Jean

1.In quale maniera bisogna sopportare il martirio che si prova nel vedere una così grande perfezione da acquisire, e ci si vede molto lontano?

- Bisogna cercare di non vederla o, se la si vede, di non desiderarla affatto; o, se si desidera, aspettarla solo da Dio, senza trascurare però niente da parte propria. Un morto non vede e non desidera niente: per farlo andare avanti, occorre portarlo. Colui che attende qualcosa da sé, non sa cos’è l’uomo; colui che dispera di acquisire qualche virtù, non sa cos’è Dio.
2. Ci sono alcune viste che Dio dona sulla sua grandezza, in modo inspiegabile; in che modo allora bisogna comportarsi?...
L’AUTORE Cfr. Semi n° 98.

IL TESTO La 12ª e l’ultima delle Considerazioni sulle principali azioni della vita, procede per domande e risposte su alcune difficoltà classiche di una vita d’orazione. Come sempre in Crasset, eccellente pedagogo della vita interiore, esse si riferiscono all’essenziale e sono espresse molto chiaramente. Riteniamo, pertanto, di non dover aggiungere ulteriori commenti.


François Malaval (1627-1719) in

PRATICA FACILE per elevare l’anima alla contemplazione

VII Colloquio

3.Come tutti sono chiamati alla contemplazione (seguito)

Dir.:Quella gente per non volere abbandonare la propria ragione e la propria meditazione, riempie di pietre e di spine un cammino che conduce così santamente al possesso di Dio e sacrificando a Dio le potenze della nostra anima, sempre pronte ad agitarsi e agire, ci fa meglio conoscere rispetto a tutti gli altri cammini, che Dio, essendo un puro spirito, bisogna che sia adorato in spirito, poiché questa attrazione racchiude tutti i nostri ragionamenti nella fede e tutti i nostri affetti nell’amore .
Tuttavia con quale indegnità non si trattano coloro che scrivono e coloro che parlano della contemplazione! Gli uomini che li trattano così, per essere grandemente ostinati nel loro metodo, mostrano chiaro che non avendo quasi carità, non hanno potuto profittare della meditazione di cui si gloriano sì tanto, e non sono abbastanza mortificati per fare l’una o l’altra di queste orazioni.
Essi vogliono fare incessantemente considerazioni nelle loro orazioni e mettono da parte tutte le considerazioni cristiane, che occorre avere per alcune anime di pietà e persone buone che vanno a Dio più semplicemente di loro. Essi vogliono trarre pii affetti dai loro argomenti e si riempiono d’indignazione e d’acrimonia contro innocenti. Vogliono sempre fare delle domande a Dio e oltraggiano coloro che domandano soltanto Dio. Fanno dei lunghi discorsi all’indirizzo di Gesù Cristo e non ascoltano mai parlare Gesù Cristo, che non dice mai parole più frequenti al cuore di queste due: pace e carità…
Il tema della rubrica è: La guida dello Spirito Santo

Numero 214 - Maggio 2019

Maria nel cuore del mistero di Dio

Autore: William Faber

1. Era una vita meravigliosa quella che il Verbo eterno conduceva nel seno del Padre. Tuttavia, oh mistero! Egli cerca ancora una dimora creata. Nella sua dimora eterna manca, forse, qualcosa alla sua bellezza o alla sua gioia? […] Dio non sarebbe Dio se non bastasse a se stesso. Tuttavia, nelle profondità di questa sapienza senza fondo, vi era qualcosa che, ai nostri occhi, appare come un bisogno. C’è un apparente desiderio da parte di Colui il quale non può aver nulla da desiderare, perché basta pienamente a se stesso.

2. Questo desiderio apparente della Santa Trinità diventa visibile alla nostra fede nella persona del Verbo. Sembra che Dio non potesse contenersi in se stesso, che soccombesse sotto la pienezza della sua essenza e bellezohza, che dovesse uscire da se stesso, chiamare le sue creature dal nulla, appoggiarsi su di esse e schiacciarle con il suo amore, e che solo così avrebbe trovato riposo.[…] Bisogna che l’amore di Dio straripi. Ciò appare come una necessità; nondimeno, c’è sempre in Dio una libertà eternamente misurata, eternamente presente, gloriosa, calma, come la libertà che esiste in Colui che contiene uno spazio infinito all’interno di se stesso…

Commento di padre Max Huot de Longchamp
IL TESTO Betlemme, raccolta oggi dimenticata di quattro meditazioni sulla Natività, ebbe un grandissimo successo in Francia tramite le sue traduzioni. La freschezza del tono, l’assenza di ogni teologia sistematica, l’originalità e la genuinità a volte sconcertante del convertito Faber, spiegano forse il suo ruolo nell’esplosione di una spiritualità nuova all’indomani della Rivoluzione, particolarmente quella di Charles Gay la cui influenza sarà così incalcolabile sull’anima occidentale fino al Concilio Vaticano II (Cfr.Semin° 91,n° 195).
§ 1. Quando facciamo orazione, è la vita stessa di Dio che lasciamo diffondersi in noi e invaderci: nell’orazione è il mistero dell’Incarnazione che continua a compiersi, è il corpo di Cristo che si costruisce, è la vita comune di Dio e dell’uomo che si propaga attraverso i secoli. L’orazione è il luogo in cui si compie oggi l’amore eterno di Dio, la sua volontà di donarsi: “nelle profondità di questa sapienza senza fondo, c’è un’apparente desiderio da parte di Colui il quale non può aver niente da desiderare”. È questo desiderio di Dio che ci fa desiderare Dio e ci mette in orazione.
§ 2. “Bisogna che l’amore di Dio straripi”: sia la creazione, sia la sua redenzione si spiegano solamente in forza di questo straripamento. Dio non è obbligato a niente, ma nella libertà del suo amore si è obbligato a…

François Malaval (1627-1719) in

PRATICA FACILE per elevare l’anima alla contemplazione

V COLLOQUIO
L’umanità di nostro Signore Gesù Cristo è un legame della contemplazione e in che modo bisogna servirsene (seguito).

Dir. I misteri hanno il loro tempo, non li si può sempre considerare. La rappresentazione immaginaria del corpo e sangue di nostro Signore può arrecare grandi inconvenienti. E a rigor di termini il corpo che ci si rappresenta non è quello di nostro Signore: è un corpo immaginato tanto diverso nell’idea di ciascuno quanto sono differenti le menti che se ne formano il quadro. Questo corpo non rappresenta l’anima né la divinità di Gesù Cristo; di conseguenza, Filotea, il modo più nobile e spirituale di conservare l’umanità di Gesù Cristo è guardare quest’umanità con un atto semplice della fede, amandola e richiamando alla memoria che essa è il tabernacolo della divinità, il più sacro e il più santo, e la delizia del Padre eterno.[…]
VII COLLOQUIO
I. Quale grado di mortificazione richiesto per contemplare …
Il tema della rubrica è: Maria, dolcezza per Gesù Cristo

 

 

Numero 213 - Aprile 2019

Il puro amore

Autore: Fenelon (François de Salignac de la Mothe)

1.Si è tentati di credere che non si prega più Dio, non appena si cessa di gustare un certo piacere nella preghiera. Per disilludersi, bisognerebbe considerare che la perfetta preghiera e l’amore di Dio sono la stessa cosa. La preghiera non è dunque una dolce sensazione, né il fascino di una immaginazione infiammata, né la luce dello spirito che scopre facilmente in Dio delle verità sublimi, né una certa consolazione nella vista di Dio: tutte queste cose sono dei doni esteriori senza i quali l’amore può sussistere tanto più puramente, quanto più, essendo privo di tutte queste cose, che sono soltanto doni di Dio, ci si attaccherà unicamente e immediatamente a lui stesso. Ecco l’amore di pura fede, che affligge la natura perché non le lascia alcun sostegno: essa crede che tutto sia perduto, ed è per lo stesso motivo che tutto è guadagnato.


2. Il puro amore non è che nella sola volontà. Così, non è per niente un amore di sentimento, perché l’immaginazione non vi prende parte alcuna: è un amore che ama senza sentire, come la pura fede crede senza vedere. Non bisogna temere che questo amore sia immaginario, perché niente lo è meno della volontà distaccata da ogni immaginazione. Più le operazioni sono puramente intellettuali e spirituali, più esse hanno, non solo, la realtà, ma anche la perfezione che Dio domanda. L’operazione così è più perfetta; nello stesso tempo si esercita la fede e si mantiene l’umiltà. Allora l’amore è casto, perché è in Dio, in lui stesso e per se stesso, e non ci si attacca più a quello che Egli fa sentire…

Commento di p. Max Huot de Longchamp
L’AUTORE Cfr.Semi n° 60
IL TESTO Le opere di Fénelon, che occupano 36 grossi volumi nell’edizione di riferimento del 1830, comprendono particolarmente numerosi opuscoli che toccano i più diversi argomenti, raggruppati per temi. La raccolta intitolata Istruzioni e consigli sui diversi punti della Morale e della Perfezione cristiana, è particolarmente ricca per la nostra conoscenza della dottrina spirituale di Fénelon. Vi si trova abbondantemente sviluppata la sua concezione del puro amore, spesso accusata di quietismo: si vede qui che si fonda sull’esigenza di una fede assoluta, e potrebbe essere firmata benissimo da Taulero o san Giovanni della Croce.


§ 1. “La preghiera non è una dolce sensazione”: Fénelon si inserisce qui nella più pura tradizione salesiana: «Quando diciamo che non possiamo trovare Dio e che ci sembra lontano da noi, vogliamo dire che non possiamo avere il sentimento della sua presenza. Ho notato che parecchi non fanno per niente differenza tra Dio e il sentimento di Dio, tra la fede e il sentimento della fede, cosa che è un grandissimo difetto» (S. Francesco di Sales in Trattenimenti spirituali).
“La preghiera e l’amore di Dio sono la stessa cosa”: c’è preghiera non appena accettiamo di entrare in relazione con Dio, cioè non appena accettiamo la sua grazia, quali che siano gli echi (“i doni di Dio”) che questo amore susciterà in seguito nella nostra psiche, e che si tradurranno in idee, immagini o impressioni sensibili…

François Malaval (1627-1719) in
PRATICA FACILE per elevare l’anima alla contemplazione

V COLLOQUIO
L’umanità di nostro Signore GesùCristo è un legame della contemplazione e in che modo bisogna servirsene. (segue)

Dir. …È dunque certo, Filotea, che a qualunque elevazione si sia arrivati non bisogna mai abbandonare la santissima umanità di Gesù Cristo; ma ecco in che modo bisogna conservare la sua presenza. Si può trattenere l’umanità di Gesù Cristo in tre modi: la prima è di considerare i misteri e le azioni della sua vita, la seconda di rappresentarsi un’immagine del suo corpo e di conservarla nella immaginazione, la terza di pensare a lui attraverso l’intelletto o di ricordarsi di lui con la memoria. Tutte queste tre presenze sono buone, ma l’una è più conveniente dell’altra secondo il tempo, le persone e lo stato di ciascuno.
C’è un tempo per tutti i cristiani di considerare i misteri di Gesù Cristo; la Chiesa propone i principali, una volta l’anno, e li ricapitola tutti nella santa Messa, che è il memoriale, l’idea e la corona di tutta la vita di Gesù Cristo.
Le persone che si dedicano alla pietà fanno ancora di più dei cristiani comuni, costoro li richiamano di tanto in tanto e ne fanno un argomento ordinario delle loro meditazioni; soprattutto i principianti si propongono Gesù Cristo come il modello della vita perfetta, studiano questa vita con cura e la considerano passo passo per seguirla…


Il tema della rubrica è "La purezza di cuore"

Numero 212 - Marzo 2019

Amore di Dio o amor proprio?

Autore: Eudes Giovanni S.


1. In ogni cosa che suor Maria ha fatto e sofferto, non ha avuto mai altra pretesa se non quella di piacere a Dio e seguire la Sua santa volontà, senza aver alcun riguardo né per il merito né per la ricompensa che ne avrebbe potuto ricevere. Anzi,non sopportava neppure l’idea stessa di merito e ricompensa perché avrebbe voluto che il servizio a Dio fosse compiuto non per considerazioni ma unicamente per puro amore di Lui stesso.
2. […] Nostro Signore le ha fatto conoscere la differenza che esiste tra chi agisce per amor proprio e chi invece per amore Suo, senza desiderare altra cosa se non quella di piacergli e seguire in tutto e per tutto la Sua divina volontà. Questi assomiglia a un viaggiatore che, procedendo sul suo cammino bello e sicuro, corre prontamente e si spoglia tutto nudo per andare più veloce; chi agisce per interesse, assomiglia invece ad un uomo che cammina in un dedalo, caricandosi di tutto quello che incontra e può risultargli utile in qualunque occasione. Egli non guarda quello che è più gradito a Dio, ma solo quello che è più utile e meritorio per sé. Reputa tutti i cammini buoni purché ci trovi un guadagno per sé. Un tale uomo avanza molto poco, lavorando parecchio. Coloro che seguono il primo cammino sono i veri figli di Dio; i prezzolati, invece, coloro che s’incamminano per il secondo sentiero…

L’AUTORE Marie des Vallées (1590-1656), semplice contadina della bassa Normandia, maltrattata nella sua infanzia, screditata come falsa visionaria per tutta la sua vita, accusata di stregoneria e trattata come una posseduta, fu non di meno una delle anime più belle di un secolo e di una regione dove insieme coesistevano diavolerie e potenti esperienze mistiche.
IL TESTO La vita ammirabile di Maria delle Valli e delle cose prodigiose accadute in lei, è una raccolta che s. Giovanni Eudes compila dal 1655 dei dati biografici e dei “detti” della sua diretta quasi analfabeta, ma perfettamente lucida nelle più alte vie della vita spirituale.
§ 1. Il disinteresse è essenziale all’amore. Certo, la parola “merito” è consacrata dalla tradizione teologica, ma non fraintendiamo: in senso stretto, nella vita cristiana non ci sono altri meriti al di fuori di quelli di Gesù Cristo, e i nostri meriti sono commisurati alla nostra unione con lui che ci permette di beneficiarne senza dover noi stessi acquisirli. “Non è per la grandezza delle nostre azioni che siamo graditi a Dio, ma per l’amore con il quale le compiamo: è l’amore che conferisce la perfezione e il valore alle nostre opere” (s. Francesco di Sales)…

François Malaval (1627-1719) in
PRATICA FACILE per elevare l’anima alla contemplazione
Quinto colloquio
L’UMANITÀ DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO È UN LEGAME DELLA CONTEMPLAZIONE E IN CHE MODO BISOGNA SERVIRSENE (SEGUITO)

Dir.: Questa calma dura a lungo, Filotea?
Fil.: Dura tanto a lungo quanto la mia applicazione, ma la natura è inferma e cade successivamente nelle sue ordinarie distrazioni. Tuttavia mi sembra che esse non sono così grandi né turbolente come quelle da cui l’anima è da poco libera; come la pentola di cui ho portato il paragone riprende le sue ebollizioni, ma non con l’agitazione e la veemenza di prima.
Dir.: Un pensiero pio che non fosse di Gesù Cristo, produrrebbe in voi lo stesso effetto?
Fil.: In verità potrebbe raccogliermi, perché ho appreso alla scuola della contemplazione a raccogliermi con tutte le cose, con gli uomini, con gli animali, con le piante e infine con tutto ciò che si vede di giorno nel mondo e con tutto ciò che si sente dire di bene o di male; e ciò dolcemente, in un tratto, in un batter d’occhio, guardando semplicemente la cosa che sembra sempre avere in fondo il nome di Dio che l’ha fatta o che la permette, come alcuni frutti o erbe di cui si gustano e si mangiano soltanto le estremità…
Il tema della rubrica è “La speranza e il vuoto purificante”

 

Numero 211 - Febbraio 2019

Quando l'inferno diventa paradiso

Autore: Alexandre Piny

1 Sebbene nello stato del puro amore non si ricerchino affatto i propri vantaggi e interessi, tuttavia il puro amore non lascia di procurarcene ancora di più grandi, poiché è assolutamente vero che Dio pensa sempre e solo a noi e ad arricchirci spiritualmente, quando noi dimentichiamo noi stessi per pensare solo a lui. È altrettanto vero che i nostri interessi sono sempre e soltanto suoi quando, per effetto di questo puro amore, li perdiamo nella volontà e nel beneplacito di Dio. Questa è la disposizione interiore necessaria per procurarci una vita felice e contenta, così come una morte dolce e tranquilla ci conduce con sicurezza nella beata eternità…

Commento di Padre Max Huot de Longchamp
L’AUTORE Cfr. Semi n° 51
IL TESTO Contemporaneo di Fénelon, si confrontò come lui con l’opposizione al giansenismo dilagante, Piny spinge fino al limite l’invito all’abbandono tra le mani di Dio come chiave di ogni vita spirituale, come lo indica il titolo completo dell’opuscolo da cui abbiamo tratto questo brano: Stato del puro amore per arrivare presto alla perfezione, tramite il solo “fiat” detto e reiterato in ogni tipo di occasione, pubblicato nel 1676. La lingua è un po’ pesante, e ci siamo permessi di rettificarla in qualche punto…

François Malaval (1627-1719) in
PRATICA FACILE per elevare l’anima alla contemplazione

Secondo Colloquio

Dove si spiega la natura della contemplazione, che è già passata in abitudine e produce una familiarità tra Dio e l’anima(seguito).

È un gusto, perché l’anima fa con diletto ciò che faceva prima con fatica. È un gusto, perché si sente più forte e più sostenuta di quanto non lo era con la semplice luce. È un gusto, perché essa diluisce e condisce con la sua dolcezza tutto ciò che facciamo. Un gusto sperimentale, non nell’opinione o nella ragione, perché altre opinioni e altre ragioni potrebbero farci cambiare, ma un’esperienza chiara e sensibile che non possiamo spiegare, ma nemmeno negare. Un gusto di Dio, non semplicemente delle sue perfezioni, dei suoi misteri, dei suoi favori, ma di Dio stesso nel quale troviamo una compiacenza amorosa e un sovrano riposo; bastandoci che sia Dio, senza rendere particolare questo sguardo né fare riflessioni sul modo in cui Dio si lascia vedere e gustare, perché ciò sarebbe disturbare la sua operazione. Un gusto di Dio presente, visto che la presenza di Dio che ce l’ha arrecato, persevera in noi con questa dolcezza intima e che l’uno è fortificato dall’altra…


Il tema della rubrica è: La rivelazione cosmica

 

Numero 210 - Gennaio 2019

La contemplazione terreno di santità

Autore: Vital Lehodey

1. La contemplazione mistica non è la perfezione, né il mezzo necessario per arrivarvi, perché Dio la dona solamente a chi vuole, mentre tutti sono invitati a divenire perfetti. Si sono sempre viste grandi anime che non erano contemplative e contemplativi che erano lontani dalla perfezione. Dice s. Francesco di Sales: «Molti dei santi che sono in cielo, non furono mai in estasi o rapiti dalla contemplazione; infatti, quanti martiri e grandi santi e sante vediamo nella storia che non hanno mai avuto nell’orazione altro privilegio se non quello della devozione e del fervore…

L’AUTORE Cfr. Semi n° 69

IL TESTO Le vie dell’orazione mentale vuol essere un manuale fondamentale sull’iniziazione alla preghiera interiore, redatto da un abate per i suoi monaci. Pubblicato nel 1906, diventerà un classico della formazione religiosa, molto presto e al di là dei monasteri, privilegiando la contemplazione in un’epoca in cui un certo moralismo predominava nella spiritualità della vita consacrata. La redazione un po’ scolastica non impedisce di rivelare la profonda esperienza contemplativa del suo autore, ambito nel quale rimane una guida molto…


François Malaval (1627-1719) in
PRATICA FACILE per elevare l’anima alla contemplazione

SECONDO COLLOQUIO

Dove si spiega la natura della contemplazione, che è già passata in abitudine e produce una familiarità tra Dio e l’anima.

Dir.: Questa abitudine di guardare Dio senza fatica e senza grande applicazione ci rende familiari poco a poco alla compagnia di Dio e ci fa gustare le sue dolcezze. Ci sono degli amici gentili, Filotea, che hanno rinunciato ai complimenti e alla formalità con i loro amici; non si perde tempo a far loro degli ossequi studiati e scomodi; si presentano da sé e si lasciano vedere in tutta libertà. È così di Dio, che ci cerca con più brama e più ardore di quanto noi non cerchiamo noi stessi, essendo venuto al mondo soltanto per abitare in noi. Allorché le anime lo hanno ricevuto con la presenza familiare che comunica loro, egli non è più semplicemente loro ospite come nei giusti, che pensano a lui solo in certi momenti e lo lasciano nella loro…
Il tema della rubrica è: Combattere la negligenza