Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Semi di contemplazione

Semi di Contemplazione, foglio di spiritualità con cadenza mensile, è la traduzione curata dalla Confraternita Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, del bollettino Oraison edito dall’Association Saint Jean de la Croix con sede nella diocesi di Bourges a Mers-sur-Indre, una piccola località del Berry, nel cuore della Francia, il cui moderatore è il padre Max Huot de longchamp.

Il foglio si compone di un passo tratto da un testo della Tradizione cristiana con un breve commento sull’autore e sul contenuto, e di un approfondimento di una tematica connessa alla vita di preghiera. Una breve rubrica, a cura del moderatore della Confraternita, Mons. Antonino Raspanti, chiude il foglio. Dal numero 100 conclusa l’Orazione dalla A alla Z, p. Max risponde alle domande più frequenti in materia di Orazione attraverso le parole dei grandi amici di Dio, dando vita a L’Orazione in domande.

Il foglio intende sostenere coloro che, toccati da Cristo, hanno deciso di accogliere la Sua proposta di condividere pienamente la loro vita con Lui, lasciando entrare Cristo in ogni angolo dell’esistenza, per non dividersi mai da lui; il salmista li chiama beati perché hanno deciso nel loro cuore di intraprendere il santo viaggio. Le parole dei grandi amici di Cristo sono fonte di luce e di gioia, come sa bene chi l’ha provato: fonte di luce perché aiutano a comprendere se stessi e la strada che si sta percorrendo, spesso avara di luci; fonte di gioia perché la condivisione fraterna delle meraviglie divine operate nei fedeli accresce la gioia di ogni cristiano.
Quando Dio agisce nel credente, crea sempre qualcosa di nuovo e di irrepetibile, che compie la naturale singolarità della persona. Discernere quest’opera per assecondarla è una necessità e un travaglio, che la stessa persona vive talvolta in modo doloroso. Ella cerca riscontri che non sempre le sono concessi, con il pericolo che, delusa e scoraggiata, abbandoni il cammino. In realtà il Signore la conduce e la sostiene nella comunione dei santi, cioè la Chiesa, dove ella scopre lentamente la sua singolarità esaltata nella relazionalità.

Ci auguriamo che il presente foglio fornisca qualche piccola luce a quei beati in cammino mentre, certo, non recherà dispiacere a coloro che sono avanti in esso.

Anno: 2021 2020 2019 2018 2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010 2009 2008 2007 2006 2005 2004 2003

Numero 231 - Dicembre 2020

L'orazione che piace a Dio

Autore: Cambry (de) Jeanne

1. Se vogliamo che l’orazione sia gradita a Dio, conviene al di sopra di tutto che la nostra intenzione sia retta e rivolta alla gloria di Dio. Ogni nostra azione sarà giudicata, non secondo le opere, ma secondo le nostre intenzioni. Se esse sono malvage, anche se le opere sono buone, saranno giudicate malvage e perverse. Al contrario, se la nostra opera è indifferente o qualche volta apparentemente cattiva, ma la nostra intenzione è retta e buona, anche l’azione sarà buona e meritoria. […]
2. Tra tutte le nostre opere, l’orazione è quella che guida tutte le altre, perché senza orazione non possiamo fare cosa che valga. Allora, l’orazione deve essere, dunque, fatta più di ogni altra opera con l’intenzione più retta. Tutte le nostre azioni quali, la lettura dei libri spirituali, la meditazione…

Commento di padre Max Huot de Longchamp

L’AUTORE Jeanne nasce a Douai nel 1581, da una famiglia della buona borghesia e cresce a Tournai, dove a 23 anni entra presso le religiose agostiniane..
IL TESTO Il Trattato sulla rovina dell’amor proprio e sulla edificazione dell’amore divino, pubblicato nel 1623 a Tournai, descrive, dividendolo secondo le quattro stagioni dell’anima, tutto il percorso di una vita spirituale. Le sue 600 pagine sono semplici e profonde, ma in una lingua un po’ contorta, probabilmente perché il fiammingo era più abituale che il francese nella regione di Jeanne.
§ 1. Se facciamo le cose perché Dio ci chiede di farle, allora la nostra intenzione è retta, aldilà del risultato. L’orazione non sfugge a questa regola generale della vita cristiana: non ha altra giustificazione che la gloria di Dio, cioè la sua felicità e la nostra, che consiste totalmente nella volontà di vivere, lui e noi, nella mutua disponibilità. Jeanne risponde di fatto a chi vorrebbe trovare nella preghiera dei vantaggi o meriti; ora, la preghiera è l’amore allo stato puro, poiché l’amore consiste nell’entrare nella volontà di colui che si ama, almeno…

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi


Cos’è un atto di fede?

Ecco le prime due domande del catechismo di s. Pio X:
Sei cristiano? Io sono cristiano per grazia di Dio. Perché dici: per grazia di Dio? Rispondo: per grazia di Dio, perché essere cristiano è un dono del tutto gratuito di Dio che non possiamo meritare.

Non solo non abbiamo meritato di essere cristiani, ma non abbiamo potuto meritarlo: Dio non ha voluto che avessimo questa possibilità. «Dio ha deciso di non ricompensare che le sue opere; quello che lui stesso non ha fatto in te, non conta per niente», ci ha detto Taulero (Sermone III per l’Epifania), e ne abbiamo concluso che essere cristiano suppone solo di «lasciare Dio effondersi in noi e trasformarci in lui» (Semi n. 222). E pure, «Dio che ti creato senza te, non ti salverà senza te!», ci dirà s. Agostino. Come conciliare questa assoluta gratuità dell’opera di Dio e la nostra responsabilità nella nostra salvezza? Si tratta di tutta la questione del rapporto tra grazia e libertà o, se lo si preferisce, la questione dell’atto di fede, «atto umano, cosciente e libero», recita il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma nello stesso tempo «dono soprannaturale di Dio» (n.179-180)…

Il tema della rubrica è “Avvento: lentezza divina e pazienza umana”.

 

Numero 230 - Novembre 2020

Quando Dio si impome

Autore: Sainte Marie (di) Honoré

1. La contemplazione passiva è un puro dono di Dio, che concede quando gli piace e quando un’anima spirituale meno se l’aspetta. Infatti, accade che senza avere pensato ad una così grande grazia, ella si trova improvvisamente elevata a uno sguardo amoroso di Dio e delle sue perfezioni, durante il quale gode di una soddisfazione inspiegabile. Qualche volta, sente che entra in un dolce e tranquillo riposo e che la sua volontà brucia di un sacro amore, senza però concepire ciò che ama. Altre volte, scorge nel più intimo di se stessa un dolce raccoglimento che la colma di gioia, e infiamma la sua volontà dell’amore di Dio, senza che la sua mente sia concentrata su alcun oggetto particolare.

2. Nell’orazione passiva questa elevazione, questo sguardo avviene come in un istante e repentinamente, perché l’intelletto e la volontà sono attirati e come trasportati da una mano sovrana, senza fatica, con grande dolcezza e in modo così eccellente, che supera ogni lavoro umano e ogni sottigliezza dei demoni.
3. Un altro segno per conoscere quando si è favoriti del dono della contemplazione, è quando l’elevazione e il raccoglimento cominciano non quando l’anima vuole, ma quando piace a Dio. Si può conoscere, dice s. Teresa, quando è lo spirito di Dio che ci porta a questa orazione, o quando per un sentimento di devozione che egli ci dona, ci arriviamo noi stessi per il desiderio …

Commento di padre Max Huot de Longchamp
Questa copiosa opera (1800 pagine in tre volumi) di una erudizione fenomenale, è considerata una presentazione storicamente esaustiva della tradizione cristiana sulla contemplazione. Come spesso nell’epoca, il suo titolo completo vale come indice dei contenuti: La Tradizione dei Padri e degli autori ecclesiastici sulla contemplazione, dove si spiega quello che concerne il dogma e le pratiche di questo santo esercizio.
Mirando agli oppositori della mistica della fine del suo secolo, Honoré de Sainte Marie si rivela un teorico preciso e molto chiaro, e nello stesso tempo un esperto che si appoggia su una solida esperienza personale della vita contemplativa.
§ 1. La “contemplazione passiva” (o “infusa” dirà la maggior parte degli autori) non deve niente a colui che ne è beneficiario, così che è vissuta come una sorpresa, in rottura con il corso naturale della vita e della stessa preghiera. Honoré di Sainte Marie la descrive con tutti i mistici come piena di gioia e, nello stesso tempo, inafferrabile, perché l’anima si sente “in un dolce e tranquillo riposo, senza però concepire ciò che ama”. In quei momenti, si sente solamente pronta a tutto per Dio …


CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

Santità e mistica (seguito)
Contemplazione ed evangelizzazione


Abbiamo individuato l’esperienza contemplativa come l’evento nel quale il Verbo di Dio prende carne, diviene parola umana. Ci resta da fare un passo in più, decisivo per comprendere come si diffonde il Vangelo a partire da questa esperienza; esso ci permetterà di precisare quello che vuole dire “evangelizzare”.
Bisogna perciò considerare due dati di ogni vita contemplativa: il primo è che Cristo stesso si rende presente nel contemplativo, così realmente che parliamo della sua presenza sotto le apparenze (le “specie”) eucaristiche; il secondo è che la capacità evangelizzatrice dell’apostolo è misurata dalla sua unione a Colui che lo invia, come si è scritto a proposito di Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni: «La parte dell’uomo nell’azione, è la contemplazione».

Il contemplativo, trasformato in Gesù

Parlando dell’esperienza contemplativa come rifrazione della luce divina nella psiche umana, abbiamo potuto considerarla in continuità con il mistero dell’Incarnazione, per poco che si dia la propria energia al legame che unisce Cristo al suo discepolo, e che permette di dire che tutto ciò che è vero di lui, lo diviene anche del discepolo…


Il tema della rubrica è “Più intimo a noi di noi stessi”

 

Numero 229 - Ottobre 2020

L'orazione senza parole

Autore: Antoine Civoré

Commento di padre Max Huot de longchamp
L’AUTORE Nato e morto a Lille, Antoine Civoré entra nella Compagnia di Gesù nel 1626. Professore di lettere nei licei e formatore dei novizi della Compagnia, è soprattutto il maestro spirituale, delle religiose di Saint-André di Tournai, di cui rivide le costituzioni, ed è per loro che redige I segreti sulla scienza dei santi.

IL TESTO Abbiamo a che fare con un testo poco conosciuto, forse perché nel 1651, anno della sua pubblicazione, la diffidenza antimistica cominciava seriamente a frenare la diffusione di questo tipo di opera. Come indica il titolo completo (I segreti sulla scienza dei santi in cui sono chiariti la natura e la pratica, le fatiche e le dolcezze della vita interiore e la teologia mistica resa chiara e facile per la pratica della direzione, di un nuovo metodo tratto dai consigli dei Santi, dei Teologi, Filosofi, Medici, e dall’esperienza di molti, vi si trova una presentazione completa della vita spirituale,sostenuta da numerose letture tradizionali. Civoré è un teologo per esperienza e non per teoria, cosa rarissima dopo la triste scissione avvenuta nel XII secolo tra insegnamento teologico ed esperienza di Dio. Cresciuto con i Padri della Chiesa, ma anche con Teresa d’Avila e i maestri del Carmelo, Civoré interesserà tutti quelli che hanno bisogno di capire quello che vivono nell’orazione e troveranno in lui la luce di una intelligenza perfettamente messa al servizio della fede.
§ 1-2 Si teme spesso di non pregare bene perché …

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei Santi

Santità e mistica(seguito)

Possiamo fare qualcosa per questa presa di consapevolezza della presenza di Dio che qualifica la contemplazione? Tutti gli autori sarebbero d’accordo con Guglielmo di Saint-Thierry:

Questo modo di pensare Dio non è nelle possibilità di colui che pensa, ma nel beneplacito di colui che lo dona, fino a quando, cioè, lo Spirito Santo che soffia dove vuole, quando vuole e come vuole, e in chi vuole, non lo infonde.
Guglielmo di Saint-Thierry, Lettera ai Fratelli di Mont-Dieu, III,I

Il fenomeno della Rivelazione

Lucie Christine è passata dalla percezione nella fede di un mistero nascosto, a quella di un mistero rivelato. Certo, resta mistero, perché la fede non è assolutamente diminuita, ma in questa esperienza, quello che non si vede, non diviene meno certo di tutto quello che si vede: «Si scopre, vissuto dal mistico nella chiarezza di una evidenza, quello che ciascuno di noi sa tramite la fede e di cui vive» (G. M. Garonne).
Una immagine aiuta a comprendere questo fenomeno che è quello della Rivelazione. Nella purezza del vuoto intersiderale, il sole brilla, ma non illumina niente: è incontrando l’atmosfera che diviene visibile. «Dio è luce» ci dice S. Giovanni, ma ci dice anche: «Dio nessuno l’ha mai visto!» Per vederlo, per rivelarsi, bisogna che incontri gli strati densi della nostra atmosfera mentale, bisogna che s’incarni: «Il Figlio unico, che è nel seno del Padre, lui l’ha fatto conoscere» (Gv 1,18). Questi strati densi sono tutta la nostra psiche, con le sue componenti di memoria, di intelligenza, di volontà, di immaginazione, modellata dalla propria storia, essa stessa segnata dal peccato.
Dio brilla alla sommità della nostra psiche, nel punto in cui incontra la dimensione spirituale, per niente cieca dove «la nostra vita è nascosta in Dio con Cristo» (Col 3,3) e dove la ragione nasce dalla fede. Ma attraverso l’incarnazione, questo Dio che ci tocca dall’alto, si fa sentire, toccare, capire, «da chi vuole, quando vuole, dove vuole». Questa rifrazione nella carne, ecco l’esperienza contemplativa, che porta su «quello che abbiamo visto con i nostri occhi, quello che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita» (I Gv 1,1). Se la santità è un fatto di divinizzazione, la contemplazione è fondamentalmente un fatto di incarnazione, una venuta di Cristo nella carne, un fatto di Rivelazione.

Santità e/o contemplazione

La contemplazione, e più ancora la mistica- si usa abitualmente la parola “mistica” per indicare un grado elevato della contemplazione - è spesso considerata pericolosa...


Il titolo della rubrica è: La reclusione, purezza dell’amore

 

Numero 228 - Settembre 2020

la vita mistica

Autore: Léon di Saint-Jean

 

Commento di padre Max Huot de Longchamp.

L’AUTORE Discepolo di Jean di Saint-Samson (cf. Semi n° 21) nella sua Bretagna natale, Léon di Saint-Jean fu, allo stesso tempo, un predicatore di corte (pronuncerà le orazioni funebri di Richelieu e di Mazzarino), un umanista, un dirigente del Carmelo francese e un maestro spirituale. Lettore di Teresa d’Avila, ammiratore di Francesco di Sales e di Bérulle, commentatore ...

IL TESTO L’economia della vera devozione è una raccolta di opuscoli di formazione alla vita spirituale. Tra essi, il piccolo Trattato sull’orazione tramite la via mistica, una decina di pagine, ignora le divisioni molto nette tra meditazione e contemplazione, e più generalmente l’aspetto molto metodico dell’orazione teresiana, che Léon Saint-Jean conosce e peraltro apprezza. Quello che chiama qui “conversazione con Dio” corrisponde all’orazione dei “progredenti” in Teresa, e si può pensare che essa riguardi la maggior parte dei religiosi del suo ordine.
§ 1. Si nota il vocabolario poco classico di Léon di Saint-Jean: la “via mistica” è semplicemente il modo carmelitano di fare orazione. Essa è “conversazione con Dio” quando diviene soprattutto contemplativa. Nel secolo XVII, questa parola di conversazione doveva essere presa nel senso molto ampio di una vita comune tra due persone, e non solamente di uno scambio di parole. È caratterizzata dalla semplice presenza di Dio all’anima e dell’anima a Dio, “semplici viste” ...


CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

Le fiamme dell’inferno (fine)
Ripetiamo che bisogna qui diffidare dalle immagini troppo spesso associate all’aldilà: è sicuro che l’inferno è una disgrazia assoluta e definitiva, ma piuttosto che di spaventose torture, bisogna parlare del vuoto di una esistenza totalmente ripiegata e chiusa su se stessa. La parola qui più conveniente è quella di morte; con tutta la grande Tradizione cristiana, l’abbiamo evitata a proposito dei defunti battezzati, perché questa situazione infernale è quel che Victor Hugo riassume nella frase: «L’inferno consiste interamente in questa parola: solitudine».

Santità e mistica
Nell’ambito del nostro catechismo spirituale, è molto importante distinguere ben due componenti della vita cristiana, anche se sono spesso associati: da una parte la santità, e dall’altra parte l’esperienza che noi abbiamo di Dio stesso, o se si preferisce, l’esperienza mistica o contemplativa.
Per dire le cose sinteticamente, Teresa d’Avila è stata dichiarata santa dalla Chiesa perché lei ha condotto una vita conforme al Vangelo, e non per aver avuto estasi o visioni. In effetti,

Tutte ... 

Il tema della rubrica è
La tentazione dello scoraggiamento

Numero 227 - Luglio 2020

Quale tempo dedicare all'orazione?

Autore: Anonimo del XVIII sec.,

Commento di p.Max Huot de Longchamp
L’AUTORE Alla fine del 1771 uscì a Parigi Lo specifico dell’orazione o Trattato sull’orazione mentale in cui si trovano i modi di renderla facile, opera di 367 paginette, praticamente ignorato dagli eruditi, in cui niente permette di identificarne l’autore. La dedica a…

IL TESTO L’opera presenta in modo estremamente semplice, chiaro e completo cos’è l’orazione mentale, il modo di praticarla e le difficoltà che in essa s’incontrano. Ad uso delle persone del mondo, è un manuale molto ben scritto, che si raccomanda vivamente a coloro che hanno una grande sete di Dio, ma che spesso non osano tuffarsi nella vita d’orazione, per mancanza di una formazione spirituale necessaria.
§ 1. L’autore si rivolge qui ad “anime che sono sempre e ovunque alla presenza di Dio”, cioè ai contemplativi. Ma questa evidenza della presenza di Dio conosce, malgrado tutto, alti e bassi, e perciò queste anime “non devono convincersi che sono dispensate dal fare alcuna orazione particolare…
CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

Le fiamme dell’inferno

Abbiamo visto che tutta la felicità che desideriamo risiede in una completa comunione di vita con Dio e con i nostri fratelli (cf. Semi n 221), di modo che il cielo corrisponde alla perfezione di questa unione e l’inferno all’assoluta disunione. Per questo,
Se, per assurdo si potesse amare Dio all’inferno, e volesse mettermici, non me ne preoccuperei: perché sarebbe con me e la sua presenza ne farebbe un paradiso
Lorenzo della Risurrezione (1614-1691), L’esperienza della presenza di Dio

Quanto al purgatorio, corrisponderà allo stato imperfetto di questa comunione beata. Ma sottolineiamo che questa divisione tra i differenti gradi di unione con Dio e con i fratelli vale tanto per questa vita che per l’aldilà, anche se paradiso, inferno, purgatorio si riferiscono comunemente all’aldilà: non cadiamo nell’errore di riservare la risurrezione e la felicità eterna ad un futuro lontano, dimenticando che fin da adesso l’accesso al paradiso ci è riaperto (cf. Semi n. 224). Tramite la vittoria di Cristo nella Pasqua, in effetti,

Noi vediamo l’antica tirannide del demonio capovolta, la morte distrutta, il forte incatenato e la sua potenza abbattuta, il peccato tolto dal mondo, la maledizione cancellata, il paradiso riaperto, l’accesso al cielo ridato all’uomo, gli uomini uniti agli angeli, tolto il muro di separazione, il velo strappato, il Dio della pace che pacifica il cielo e la terra…
Il tema della rubrica è
Scambio di sguardi obliqui con la pandemia

Numero 226 - giugno 2020

«In società» con Dio

Autore: BOURGOING FRANÇOIS

COMMENTO DI PADRE MAX HUOT DE LONGCHAMP
L’AUTORE e IL TESTO Cfr. Semi n° 88
§ 1. Bourgoing ci mostra che la preghiera non è lo stabilirsi di una relazione tra Dio e noi, ma piuttosto una presa di coscienza di questa relazione già presente, e che precede perfino la nostra creazione e che suppone che siamo in via preliminare “in società” con lui, «perché sia chiaro che voi siete fatti solo d’amore» dirà santa Caterina da Siena. Quando rispondiamo a questo amore con un amore reciproco, la società diventa unione tra Dio e noi.
§ 2. La nostra società con Dio è inscindibile dal mistero dell’Incarnazione, che permette questa unione e rende possibile la preghiera. Dal canto nostro, pregare è un atto di fede, atto di conoscenza e d’amore che mette in gioco il nostro intelletto e la nostra volontà; da parte di Dio, suppone la sua grazia…

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

Azione e/o contemplazione (seguito)
Facciamo un bilancio sulle nostre prime riflessioni. Il valore aggiunto legato ad un oggetto sta nella sua capacità, attraverso una certa organizzazione della sua materia, di mettere in comunione delle persone, comunione che è l’obiettivo ultimo di tutti i nostri desideri: l’artista realizza e, contemporaneamente, rivela questa comunione e in ciò avrà contribuito alla felicità di coloro che fruiscono della sua opera.

Quello che dà il valore all’opera dell’artista definisce anche ciò che io posso, per rendere felice il malato in un letto di ospedale: non portargli cure - l’infermiere lo farà meglio di me - o belle esortazioni alla pazienza - eccellenti libri potrebbero farlo -, ma portargli il valore aggiunto, di cui si suppone io sia portatore.

Ma abbiamo visto che il valore aggiunto…

Il teme della rubrica è “Lo Spirito Santo nel Tempo Ordinario”

 

 

Numero 224 - Aprile 2020

Orazione senza pensarvi

Autore: POITIERS DE PIERRE

Commento di padre Max Huot de Longchamp
L’AUTORE, CfSemi n° 143.
IL TESTO In questa summa di vita spirituale estremamente profonda che è Il giorno mistico, Pierre de Poitiers risponde a tutta una serie di obiezioni classiche sull’orazione contemplativa, che chiama semplicemente “orazione mistica” caratterizzata dall’inattività mentale, poiché Dio si fa conoscere e amare senza che l’anima abbia a formarsene una rappresentazione. L’esperienza mostra che molti rifiutano un’orazione così semplice, perché fanno fatica a credere che la vita spirituale sia una grazia e vogliono ad ogni costo “fare” delle preghiere, come se questa grazia ne dipendesse.
§ 1. La contemplazione è “senza pensiero”, perché si pensa solo a quello che è assente, e il contemplativo vive una presenza immediata di Dio, senza riflessione né rappresentazione. “Senza pensiero” non vuol dire che il contemplativo non ha consapevolezza di questo Dio alla cui ...

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

RISUSCITATI?

Questo mese vogliamo sottolineare un errore tanto enorme quanto diffuso nella maggioranza dei cristiani di oggi. Domandate loro di scegliere molto semplicemente tra le due formule seguenti per esprimere il cuore della loro fede: Io sono risuscitato; oppure: Io muoio e in seguito risusciterò (sotto inteso: alla fine dei tempi). Ogni volta, sceglieranno la seconda formula, annullando di fatto le stesse parole di Gesù: Chiunque vive e crede in me non morirà mai (Gv11,26), questo perché colui che ascolta la mia parola e crede in Colui che mi ha mandato è passato dalla morte alla vita (Gv 5,24). Questa reintroduzione della morte là dove l’opera di Gesù è stata di annientarla -… mortem moriendo destruxit, “morendo, ha distrutto la morte” cantiamo a Pasqua- svuota totalmente il Vangelo di quello che ha di più decisivo, riducendolo pressappoco a quella celebre pagina di Châteaubriand: Volete contemplare questi monaci vestiti di sacco, che dissodano le loro …

Il tema della rubrica è
“Lo sguardo di Cristo al Padre”.

 

Numero 223 - Marzo 2020

La pura aria delle vette

Autore: BOURDON HENRI MARIE

Commento di padre Max Huot da Longchamp
L’AUTORE Cf. Semi n° 93.
IL TESTO Con la chiarezza e i mezzi tradizionali che lo caratterizzano, Boudon tocca qui un punto essenziale della vita spirituale: il contemplativo vive contemporaneamente la pace di un’anima unita perfettamente a Dio ed il combattimento al quale ci espone il peccato, poiché la grazia di Cristo non ci risparmia questo combattimento, ma ci garantisce di esserne ad ogni istante vittoriosi se soltanto lo conduciamo nella fede.
§ 1. Dio entra in noi tramite la sommità della nostra anima, chiamata anche fondo, punta, centro, cima, sostanza secondo gli autori. Ѐ lì che la nostra vita mentale trova la sua unità, lì si formano gli atti delle nostre potenze superiori (memoria, intelletto e volontà), atti tramite i quali

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

L’origine di tutti i nostri mali

Il mese scorso abbiamo visto che Dio Onnipotente è pure il Dio che ama, così che abbandonarci alla sua volontà è abbandonarci alla felicità. Da qui la sola, unica grande questione che tormenta l’umanità dalle sue origini: da dove viene questa resistenza alla volontà di Dio che ci rende infelici?
Per evitare le risposte sbagliate e preparare quella giusta, cioè quella che ci sarà data il venerdì santo, la Scrittura fin dalla sua prima pagina elimina ogni idea di un male che avrebbe qualche consistenza “in sé”: Dio ha creato tutto quello che esiste, «il cielo e la terra, l’universo visibile e invisibile» dice il Credo; e «Dio vide che era cosa buona», sette volte buono, quindi perfettamente buono (Gn 1,31). Poiché la realtà è assolutamente buona, il male non è da cercare in quello che è, ma in ciò che non è e fa solo finta di essere. Tutto il problema del male è in chi lo pone, e non problema di una percezione falsata della realtà e non problema di un difetto nell’atto creatore di Dio…

Il tema della rubrica è “Se cerchi te stesso, troverai solo te stesso”.

Numero 222 - Febbraio 2020

Perchè così pochi contemplativi?

Autore: MAURO DEL BAMBIN GESU'

Commento di pade Max Huot de Longchamp

L’AUTORE Cf. Semi n° 62
IL TESTO I due Trattati della vita interiore e mistica, datati 5 maggio 1673, l’uno di una quindicina di pagine, l’altro di una cinquantina, rispondono alle domande che un discepolo ben informato sulla vita contemplativa, pone al maestro della riforma carmelitana francese detta di “Touraine”. Vi si trova l’insegnamento di Jean de Saint-Samson, maestro dell’autore, ma formulato con la chiarezza e la limpidezza che caratterizzano Mauro. Il primo di questi trattati sembra la brutta copia del secondo e ambedue sono stati trascritti senza dubbio dal loro probabile destinatario, l’abate de Brion, autore stimato sebbene controverso,di parecchie opere di vita spirituale.
§ 1. L’espressione “vie dello Spirito”, in Mauro, è riservata agli stati propriamente mistici, distinguendola dalla via dei principianti nella vita spirituale. La via dei principianti è quella della conversione da una vita dominata dalle soddisfazioni sensibili, a una vita libera da ogni attaccamento a queste soddisfazioni. Come il suo maestro, Jean de Saint-Samson, e in verità come in tutti gli autori della sua generazione, Mauro cene ricorda la necessità con unlinguaggio unpo’ brutale (“distruggere, sradicare” …), nel quale un san Francesco di Sales, per esempio, non si riconoscerebbe; ma ciò è una caratteristica, quasi una moda, del suotempo, che non deve spaventarci. D’altra parte, Mauro dirà altrove che se Dio comincia in generale con questa fase di purgazione e conversione, questa legge non è assoluta, e che alcuni possono essere immersi nella “via dello Spirito” perfino prima di entrare nella viapurgativa,cosa che non vuol dire che ne saranno dispensati…


CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

Grazia, merito e santità

Credo in un solo Dio, creatore del cielo e della terra, dell’universo visibile e invisibile: la professione di fede cristiana si poggia sulla proclamazione di un Dio che crea tutto e che fa tutto, sulla terra come in cielo, nell’ordine naturale come nell’ordine sovrannaturale; quello che si sottolinea è che le cose sono dono di Dio, fatto a noi, non esistono e non esistiamo che puramente per amore:

Siete fatti per amore, e se l’amore si fosse ritirato dentro di me, in maniera che io non amassi il vostro essere, voi non esistereste più. Ma l’amore mio vi creò, e l’amore mio vi conserva.
S. Caterina da Siena, Dialogo 82

Così coronando i nostri meriti, Dio corona i suoi doni, dirà sant’ Agostino. Il nostro destino, o la nostra vocazione, sarà allora di lasciare spiegare in noi questo amore, questo essere del nostro essere:

Si, posso ben dire che Dio è l’essere di tutte le cose, non perché esse sarebbero quello che Egli è, ma perché «tutte le cose sono da lui, per lui e in vista di lui» (Rom 11,36). Per tutte le cose, egli è quello che esse sono; per le creature viventi, egli è anche ciò che fa la loro vita; per quelle che sono dotate di ragione, egli è ciò che le illumina; per quelle che la utilizzano bene, egli è la loro virtù; per quelle che vincono il combattimento, egli è ciò che le glorifica.
S. Bernardo, Sermone 4 sul Cantico dei Cantici,4

Fermandoci qui, fino san Bernardo, la vita cristiana consiste nel lasciare Dio effondersi in noi e trasformarci in lui, cosa che è la definizione stessa della santità:

I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e…


Il tema della rubrica è: “Ascolta figlio

 

 

 

 

Numero 221 - gennaio 2020

L'orazione, porta della Grazia

Autore: BERNIERES LOUVYGNY DEJEANN

Commento di padre Max Huot de Longchamp

L’AUTORE Cf. Semi n° 37

IL TESTO Il cristiano interiore è una raccolta di note sparse di Berniéres, raccolte dalla sua cerchia (notoriamente dalla sorella Jourdaine, religiosa) e messe in ordine (o in disordine!) dai suoi amici (come il cappuccino Louis-François d’Argentan), senza che sia stato possibile, fino ad oggi, farne una edizione critica. Nelle sue differenti versioni, questo manuale di vita spirituale conobbe un incredibile successo, le cui tracce si trovano molto bene sia nei missionari della Nouvelle-France che in Fénelon mezzo secolo dopo.
§ 1-2. «Il centro dell’anima è Dio», ci dice s. Agostino. Pertanto, andando verso questo centro, cercandovi l’unione a Dio tramite il raccoglimento, riceviamo la sua vita: ecco quello che fa dell’orazione la priorità di una vita cristiana. Le “opere esteriori” non perderanno niente, come ha dimostrato la straripante vita apostolica di Bernières, ma saranno allora animate da Dio stesso, proprio come la ruota di una macchina che, ricevendo energia dal suo mozzo, avanza sulla via. Cominciare dalle “opere esteriori”, ancheper amore di Dio, significherebbe pretendere di percorrere lo stesso tragitto spingendo la macchina a mano.
§ 3. L’orazione ci unisce a Dio: tramite questa unione la sua luce penetra in noi e viene a illuminare la nostra intelligenza, e la sua forza viene ad animare la nostra volontà. In ciò l’orazione permette di formare l’atto libero e conforme alla volontà di Dio che ci unisce a lui. Gesù non si definisce per un eccesso di generosità, né per la salvezza del mondo, ma per…


CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

La felicità di essere cristiano

Perché seguire Cristo?
Io sono venuto perché le mie pecore abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza (Gv10,10), risponde lui stesso. Non una vita per altre cose, ma la vita per la vita, una vita che basti a se stessa, una vita che non ha bisogno di cercare un’altra vita perché è essa stessa felicità e pienezza:

Ogni essere vivente cerca il riposo e cerca la felicità; alla domanda- vuoi essere felice? - nessuno esiterebbe a rispondere che è questo ciò che vuole. Ma come si perviene alla felicità e dove la si trova, gli uomini non lo sanno ed è per questo che girano in tondo. L’uomo che non crede ancora in Cristo gira in tondo, in effetti, cercando la sua patria, ma senza sapere né la strada né la meta.

Ma colui che ha incontrato Gesù,

Il Signore lo riporta sul cammino: divenuti suoi fedeli, credendo a Cristo, non si è ancora giunti in patria, ma finalmente si comincia a camminare sulla via. Su questo cammino avanziamo tramite l’amore di Dio e del prossimo. Colui che ama, corre; se ama molto, corre veloce; se ama meno, procede lentamente, se non ama per niente, resta fermo...

Il tema della rubrica è: “Verso la piena unione nel cammino quotidiano ordinario”