Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

L'orazione in domande

«Lei non cessa di ripetere che la preghiera è grazia. Se la grazia è veramente preveniente, a che serve andare al catechismo, o invitare la gente a pregare? E in ogni caso, come e perché cominciare se la grazia non c’è?».
«Ho l’abitudine di pregare per i defunti. Ma mi domando perché. È efficace? Quelli della mia famiglia che nomino nella mia preghiera, usciranno prima degli altri dal purgatorio?».
«Perché alcuni sono “programmati” per essere contemplativi e altri no? In che misura una persona vicina (coniuge, parente, sacerdote…) può aiutarci a passare nella categoria dei contemplativi, se siamo “programmati non contemplativi”»?
«Si può considerare l’adorazione del Santissimo Sacramento come tempo di orazione? L’una può sostituire l’altra?»
«Lo sviluppo di una vita di orazione è legato a una pratica frequente della confessione?»
«La lectio divina può sostituire l’orazione? Qual è il loro rapporto? Come praticare la prima in vista della seconda?».
«S. Teresa D’Avila, nel suo Libro delle fondazioni , ripete che “ non c’è alcun cammino che conduca più velocemente alla suprema perfezione se non quello dell’obbedienza». Qual è il posto dell’obbedienza in una vita di orazione?
«Molta gente pretende di aver incontrato Gesù, e di averne ricevuto direttamente dei messaggi molto chiari. Ma dall’uno all’altro, questi messaggi fanno dire a Gesù delle cose contraddittorie. Come sapere se vengono realmente da lui?».
«Gli autori che lei cita, soprattutto Francesco di Sales, ci invitano spesso all’abbandono. Ma come sapere se questo abbandono non è semplicemente la tiepidezza di un’anima che, con il pretesto di lasciar fare al Buon Dio, è in realtà indifferente a Gesù?»
«Si parla spesso di “offrire” le nostre preoccupazioni, dolori, e altre prove al Buon Dio, come se questo gli facesse piacere, o ancora di privarci di questa o quella cosa piacevole per offrirla in sacrificio a Lui: il buon Dio ama veramente vederci soffrire?».
«Oltre che offrirci a Dio quando non possiamo fare altrimenti, bisogna fare un passo in più, rinunciando intenzionalmente a qualcosa di piacevole, cioè quello che si chiama “fare un sacrificio”? Dio chiede ciò?».
«In fondo, qual è lo scopo della vita spirituale? È l’orazione? L’unione con Dio? Vivere quaggiù secondo la volontà di Dio?»
«I santi, e in primo luogo Gesù stesso, ci invitano a portare la nostra croce. Questa è una conseguenza del peccato? La Santa Vergine l’ha provato? Senza peccato originale, Adamo ed Eva avrebbero conosciuto la croce? Eva avrebbe evitato i dolori del parto?»
«S. Francesco di Sales ci dice che è l’amore a dare il valore a tutte le nostre opere. Ma l’amore non si sente e non si quantifica! Allora, come sapere se le cose si fanno con molto o con poco amore? E quale posto dare nell’amore ai sentimenti?».
«Le “notti dell’anima” di cui ci parla s. Giovanni della Croce, sono obbligatorie per il progresso della vita spirituale?»
«La devozione al Sacro Cuore, con ciò che evoca di sensibile e di sentimentale, non è in concorrenza, se non addirittura in contraddizione, con la fede pura e semplice alla quale i santi non cessano di invitarci?».
«I testi di Semi ci invitano spesso a vivere secondo il “beneplacito” di Dio e a seguire le sue “ispirazioni”. Ma come conoscere questo beneplacito, al di là dei dieci comandamenti? Come sapere, per esempio, se una decisione, come quella di fare un ritiro durante le mie vacanze, quando nessun comandamento me la impone chiaramente, sia proprio “ispirata” da Dio?».
«Lei ci invita spesso a non scoraggiarci davanti al tedio, alle distrazioni e ad altre aridità dell’orazione; ma nonostante le buone intenzioni non noto nessun miglioramento, e dopo anni, io sono sempre così stanco, distratto e arido…: non è piuttosto segno che non sono fatto per questo?».
«La ricerca della solitudine nella vita contemplativa non è forse una mancanza di carità verso i nostri fratelli?».
«Questa lettura spirituale (o lectio divina), che ci raccomanda tanto, è proprio necessaria? La Santa Vergine o la stessa Teresa di Lisieux, per non parlare del curato d’Ars, non ne facevano tanta! E la maggior parte dei suoi lettori non ha fatto studi necessari per leggere gli autori che presenta o, molto semplicemente, non ha il tempo di leggerli perché deve lavorare o dedicarsi ai propri figli…».
La nostra preghiera in che cosa può essere utile ai nostri defunti? Perché “pregare per le anime del purgatorio”? Dio attende la nostra preghiera per far loro misericordia
In qualche numero di Semi invitate a non fare e a non cercare altro se non la sola volontà di Dio; ma come conoscere la volontà di Dio?».
«Se piove, è Dio che lo vuole!», scrivevate in Semi di qualche mese fa; ma se qualcuno muore in un incidente, o quando si scatena uno tsunami, voi dite che è sempre Dio che lo vuole? Come rispondere a chi si rivolta contro Dio davanti ad eventi del genere?  
«Qual è la differenza tra la meditazione buddhista e l’orazione contemplativa cristiana?»
«Quando leggo Teresa d’Avila o Giovanni della Croce, o tanti altri autori citati in Semi, ho spesso l’impressione che parlino di cose che non mi accadranno mai, e questo mi scoraggia un po’… “Notti dell’anima”, “unione trasformante”, “matrimonio spirituale”…sono proprio necessari per essere un buon cristiano? La santità è così eccezionale?»
«Una grandissima sensibilità è un handicap in una vita spirituale?»
«Come sapere quando è giunto il momento di non fare più ricorso al direttore spirituale, o di non meditare più, o di lasciare questo o quel metodo d’orazione? Più genericamente, come sapere se ci si può azzardare a “volare con le proprie ali” nella vita spirituale?».
«Come sapere quando è arrivato il momento di non fare più ricorso al direttore spirituale, o di non meditare, o di lasciare questo o quel metodo d’orazione? Più genericamente, come sapere se si può rischiare di “volare con le proprie ali” nella vita spirituale?». (Seguito del numero precedente e conclusione)
«Perché Dio permette che i suoi migliori amici siano spesso quelli più provati? Perché l’insieme incredibile di malattie di Marta Robin? Perché le stigmate di Padre Pio? Perché la derelizione interiore di Madre Teresa? Perché alcuni aggiungono ancora dell’altro, flagellandosi, digiunando, dormendo sulla nuda terra?».
«Si afferma sempre che non bisogna avere paura di Dio; ma a forza di voler rassicurare gli scrupolosi, non crede che finiremo per mancargli di rispetto?».
«Credo di avere delle buone abitudini religiose: recito una o due preghiere mattina e sera, vado a messa la domenica, ma non ho fatto mai seriamente orazione. E a forza di leggere questo foglio, mi è venuta la voglia di provare. Allora, come cominciare?»
«Angela da Foligno fa dire a Gesù che lei è la sua preferita, lo stesso Caterina da Siena e molti altri! Dio può avere delle preferenze tra i suoi figli? Una maggiore intimità con alcuni piuttosto che con altri?».
«Dopo essermi entusiasmata per la radicalità di s. Giovanni della Croce (“tutto e niente”), ho trovato subito che questo era difficile: “scegliete sempre ciò che è più faticoso, meno piacevole, etc.!” Allora ho preferito provare s. Teresa del Bambini Gesù, la via dell’infanzia spirituale che sembrava a prima vista più alla mia portata. Anche lì, però, mi sono presto scoraggiata: avendo contato 35 volte la parola “sacrificio” nella sua Storia di un’anima, ho pensato che q
«Avete parlato il mese scorso di una via “di inutilità e di affezione”, aldilà dell’infanzia spirituale e dell’abbandono, “via del cuore per quelli che mancano di forza fisica; potete precisare questa via, mentre i maestri ci consigliano piuttosto di diffidare dei sentimenti nella vita spirituale?».
«In che modo un amore particolarmente intenso, per esempio, come quello di uno sposo per la sua sposa, o di una madre per il proprio figlio, può contribuire a una maggiore santità? E aldilà, come conciliare la vita cristiana come amore incondizionato per Cristo e i nostri affetti umani?»
«Come conciliare la vita cristiana come amore incondizionato di Cristo e i nostri affetti terreni, come per esempio quello per uno sposo o per un amico?»
«Fare orazione, è riposare in Dio, abbandonarsi alla sua volontà. Questo riposo non è forse impossibile o meglio non sarebbe forse molto egoista, vedendo l’angoscia e lo stress dei nostri contemporanei vittime dell’ateismo e dell’assurdità di certe ideologie?»
«Ho una regola personale che prevede un tempo di orazione quotidiana di circa mezz’ora. Agli inizi vi ero fedele al minuto; adesso ho l’impressione che questa precisione sia un po’ artificiosa. È così importante che la durata dell’orazione sia precisamente rispettata?».
«Bisogna darsi dei tempi precisi di preghiera? Posso pregare il rosario durante questo tempo o almeno una parte di questo tempo? O meglio questo tempo deve essere riservato alla sola meditazione della parola di Dio?».
«Nel nostro tempo, gli scandali si moltiplicano all’interno della Chiesa intorno a fondatori per lungo tempo considerati autentici profeti. Come essere sicuri che un maestro spirituale non sia un menzognero e che il suo insegnamento non ci trascini fuori dalla vera fede?»
Ho molto semplicemente la sensazione di perdere il mio tempo nell'orazione: non ho che distrazioni, non mi rende migliore, e durante questo tempo potrei fare delle cose utili al prossimo
Dopo mesi che mi impegno ad essere fedele all'orazione, ho l'impressione di essere sempre meno fedele all'insieme della mia vita cristiana. E sono giunta al punto di chiedermi se devo veramente continuare ...
Per degli anni, prima bambina poi fanciulla, rendevo grazie dopo la comunione con fervore. Adesso, anche con i più bei testi, al massimo dopo cinque minuti, sono assolutamente all’asciutto, distratta, etc.
Nonostante le buone risoluzioni che prendo, il mio tempo di orazione trascorre a fantasticare. In fondo, io mi domando se ciò sia grave…
Quando voglio fare orazione, le sollecitazioni più ridicole (rimettere altra legna nel fuoco, chiudere una finestra…) mi assalgono, invece mi raccolgo spontaneamente davanti a un bel paesaggio, come se il solo fatto di cercare di pregare mi impedisse di pregare!
Come sapere se sono chiamato ad una vita di orazione più sviluppata? Più abbondante in ogni caso della media dei cristiani? Devo ricorrere a un direttore spirituale per saperlo?
Lei dice spesso che la vita spirituale non è una questione di esserne degni. Ma io sono paralizzato dall’evidenza della mia indegnità… Dei peccatori come me possono veramente fare orazione? Non dovrebbero prima essere un po’ più santi?
Cerco da diversi anni un direttore spirituale, e vado da un fallimento all’altro. S. Francesco di Sales, per esempio, ci dice tuttavia che averne uno è indispensabile. Allora, Dio come può lasciarmi così a secco?
Quanto tempo si deve riservare ogni giorno all’orazione? Il massimo sarebbe consacrarle tutto il mio tempo libero?
Supponiamo che quanto scritto sopra sia rispettato, dobbiamo consacrargli tutto il tempo libero?
«Dai ritiri spirituali alle sessioni di formazione o nelle scuole di preghiera, mi sono stati proposti molti metodi di orazione … senza successo! In effetti, esiste un metodo e, se sì, è indispensabile?»
Dal momento in cui si fa la volontà di Dio, si è uniti a lui e si è santi; così che in realtà si fa orazione per tutta la giornata! Perché, allora, riservare dei momenti particolari all’orazione?
Ora, all’interno di questa vocazione fondamentale all’unione divina, come mantenere questa unione fuori dai momenti di orazione, allorché l’azione richiede tutta la nostra attenzione, e molto spesso ci distrae dal pensiero di Dio?
Non riusciamo a pregare insieme in famiglia… È possibile avere una vita di preghiera intensa, quando il coniuge non lo comprende?
E l’interferenza tra la direzione spirituale e la vita familiare? È delicato confidare al proprio direttore delle cose che non si dicono al proprio coniuge… Il direttore può turbare la vita coniugale o suscitare gelosie?
Secondo quanto dite, più ci sono secchezze, prove, distrazioni nella vita spirituale, meglio è! Bisogna allora rifiutare tutto ciò che è gradevole?
Recitare il rosario non è forse un modo di fare orazione?
Si può realmente donare la propria vita a Dio come s. Teresa d’Avila o s. Giovanni della Croce, amando totalmente qualcun altro nello stesso tempo? Amare Dio «con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le proprie forze» lascia posto a un fidanzato o a dei figli?
Si può, si deve incoraggiare un’amicizia come quella di s. Francesco di Sales e s. Giovanna di Chantal?
Da quale età un bambino può praticare l’orazione?
C’è un metodo specifico d’orazione per i bambini?
La pratica della vita di orazione porta alla vita apostolica?
Si può fare orazione durante la messa? Quando il mio dovere di stato non mi permette di aver tempo sufficiente per la messa e per l’orazione, che scegliere?
Qual è il tipo di rapporto tra l’orazione e l’ufficio divino? Non si può, contemporaneamente, raccogliersi e pensare a ciò che dicono i salmi che si recitano?
«Qual è il posto di Satana nella vita spirituale? Come sapere se non sono vittima dei suoi inganni quando io credo di avere a che fare con Dio?»
Come sapere se sono chiamato/a alla vita contemplativa? Come sapere se ho una «vocazione»?
Come sapere se si ha una «vocazione»? (segue)
«Amo molto i testi che ogni mese leggo in Semi. Ma perché non mi hanno insegnato ciò al catechismo? Perché non veniamo educati all’orazione fin dall’inizio della vita cristiana?».
«S. Teresa d’Avila e molti altri ci parlano delle meraviglie del “matrimonio spirituale” e altre situazioni paradisiache per coloro la cui vita spirituale si sarà sviluppata fino al culmine. Una tale felicità è realmente possibile, o questo è solo un modo di dire? E se sì, con quale frequenza? Non bisogna attendere di essere morti per conoscere la vera felicità?».
C’è una posizione migliore di un’altra per fare orazione?
Qual è il ruolo della Vergine Maria nella vita di orazione?
Qual è il ruolo degli angeli nella vita spirituale? E in primo luogo, esistono?
Come spiegare le visioni, le rivelazioni, le stigmate e gli altri fenomeni straordinari nella vita contemplativa?
Tra questi fenomeni, come discernere i veri dai falsi?
Nel corso dell’orazione, sono disturbato da pensieri orribili, da tentazioni blasfeme e da altre immagini ossessive … Il demonio c’entra qualcosa? Devo continuare a fare orazione in queste condizioni? C’è un rimedio?
C’è una relazione tra la pratica delle mortificazioni (privarsi di questo o quel piacere, obbligarsi a cose sgradevoli, ecc.) e la crescita spirituale?
«Mi si domanda spesso di pregare per questa o quella persona. Ciò serve a qualcosa? Posso cambiare la volontà di Dio sugli altri? La preghiera di intercessione fa parte dell’orazione? Quando penso a una persona precisa, mi sembra di pregare meno bene…»
« So bene che l’orazione è un tempo donato a Dio, ma io ho ugualmente l’impressione di “perdervi” il mio tempo, mentre ci sarebbero tante cose utili da fare per i miei fratelli!»
«Malgrado tutti i miei sforzi, durante l’orazione mi addormento! Che fare?»
«La pratica dell’orazione può essere un rimedio a certi mali psichici?»
«Una malattia psichica è di ostacolo a una vita di orazione? »
«Penso che la nostra epoca abbia un grande bisogno non tanto di essere messa in guardia contro gli eccessi della mortificazione, quanto piuttosto di essere incoraggiata a rischiare nella sequela del Signore sulla via dello sforzo e del sacrificio…».
«Si può fare orazione guidando l’auto?»
È necessario darsi un tempo minimo di orazione? Anche se si tratta solo di dieci o quindici minuti, questo “obiettivo” mi sembra che mi faccia concentrare sul mio orologio… Un principiante può non fissare alcun termine di tempo, provando a essere attento semplicemente alla presenza del Signore per quanto lo può, anche se questa è senza dubbio all’inizio molto modesta…?