Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Semi di contemplazione

Semi di Contemplazione, foglio di spiritualità con cadenza mensile, è la traduzione curata dalla Confraternita Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, del bollettino Oraison edito dall’Association Saint Jean de la Croix con sede nella diocesi di Bourges a Mers-sur-Indre, una piccola località del Berry, nel cuore della Francia, il cui moderatore è il padre Max Huot de longchamp.

Il foglio si compone di un passo tratto da un testo della Tradizione cristiana con un breve commento sull’autore e sul contenuto, e di un approfondimento di una tematica connessa alla vita di preghiera. Una breve rubrica, a cura del moderatore della Confraternita, Mons. Antonino Raspanti, chiude il foglio. Dal numero 100 conclusa l’Orazione dalla A alla Z, p. Max risponde alle domande più frequenti in materia di Orazione attraverso le parole dei grandi amici di Dio, dando vita a L’Orazione in domande.

Il foglio intende sostenere coloro che, toccati da Cristo, hanno deciso di accogliere la Sua proposta di condividere pienamente la loro vita con Lui, lasciando entrare Cristo in ogni angolo dell’esistenza, per non dividersi mai da lui; il salmista li chiama beati perché hanno deciso nel loro cuore di intraprendere il santo viaggio. Le parole dei grandi amici di Cristo sono fonte di luce e di gioia, come sa bene chi l’ha provato: fonte di luce perché aiutano a comprendere se stessi e la strada che si sta percorrendo, spesso avara di luci; fonte di gioia perché la condivisione fraterna delle meraviglie divine operate nei fedeli accresce la gioia di ogni cristiano.
Quando Dio agisce nel credente, crea sempre qualcosa di nuovo e di irrepetibile, che compie la naturale singolarità della persona. Discernere quest’opera per assecondarla è una necessità e un travaglio, che la stessa persona vive talvolta in modo doloroso. Ella cerca riscontri che non sempre le sono concessi, con il pericolo che, delusa e scoraggiata, abbandoni il cammino. In realtà il Signore la conduce e la sostiene nella comunione dei santi, cioè la Chiesa, dove ella scopre lentamente la sua singolarità esaltata nella relazionalità.

Ci auguriamo che il presente foglio fornisca qualche piccola luce a quei beati in cammino mentre, certo, non recherà dispiacere a coloro che sono avanti in esso.

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Numero 239 - Settembre 2021

L'anima, specchio di Dio

Autore: Quiroga José di Jesús-Maria

Commento di padre Max Huot de Longchamp
L’AUTORE Nato in Galizia, nipote del cardinale Gaspare di Quiroga, il futuro José di Jesús-María ricevette una formazione letteraria e giuridica accurata a …
IL TESTO Questa breve Risposta ad un dubbio si colloca nell’appendice del manoscritto autografo dell’ Apologia mistica di Giovanni della Croce, opera maggiore di Quiroga in difesa del grande riformatore. Quest’opera è rappresentativa del suo metodo: nei dibattiti dottrinali, ritornare alla Tradizione e per questo citare i maestri riconosciuti tali dalla Chiesa, particolarmente s. Dionigio, s. Agostino, s. Tommaso e s. Bernardo. Il punto trattato qui è centrale: la contemplazione propriamente detta è un fatto sovrannaturale e per questo suppone che l’uomo si applichi ad un atto di fede più totale possibile, così da permettere a Dio di unirsi a lui e trasformarlo in lui…

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

Cosa è “l’unione”?
Abbiamo iniziato il nostro catechismo spirituale (Semi n. 221) con la nozione più fondamentale della visione cristiana delle cose, quella dell’ unione, intesa come unione a Dio, inglobante la comunione con i fratelli. Con questo concetto inizia il nostro credo…

Come è vissuta l’unione con Dio?

Cominciamo con la descrizione che da dell’unione a Dio, un contemporaneo e amico di Tommaso da Kempis, il mistico Gerlac Peters, nel suo Soliloquio infiammato. L’interesse del suo proposito è che egli descrive un’esperienza e non fa teoria su quello che potrebbe essere questa unione. Non si troverà alcuna metafisica in queste righe, ma una testimonianza diretta sulla gioia di essere cristiano, le cui parole possono essere comprese da tutti gli innamorati del mondo:

Sotto questa luce, vedo che mi ami straordinariamente, e che se dimoro in te, è anche vero che tu non devi essere inquieto di te, non dovrai essere…

Il tema della rubrica è “Vita attiva e vita contemplativa”

 

Numero 238 - Luglio-Agosto 2021

La morte dell'Amore proprio

Autore: Isabella Bellinzaga

Commento di Padre Max Hout de Longchamp

L’AUTORE Si sanno poche cose sulla mistica Isabella Lomazzi (1551-1624), conosciuta sotto il nome di suo zio, che l’aveva adottata. La si incontra nell’ambiente gesuita di Milano, e anche vicina a s. Carlo Borromeo di cui fu una collaboratrice.

IL TESTO Abbiamo già incontrato Isabella Bellinzaga associata al suo confessore, il gesuita Achille Gagliardi, come autore del Compendio della perfezione cristiana (cf. Semi 173). Questo Trattato sull’amor proprio fa parte dei numerosi testi spirituali pubblicati dal pastore Pierre Poiret a Colonia attorno al 1700, quando le condanne per quietismo limitavano fortemente le pubblicazioni dei testi mistici in ambito cattolico. Nella sua prefazione, Poiret ci dice che non ha letto l’originale italiano, e che è partito da una bruttissima edizione francese del 1629, che non ha esitato a rimaneggiare. Così com’è, questo testo è ......

1. Cos’è la perfezione? Nel vocabolario cristiano non è l’impeccabilità del moralista, ma la maturità spirituale, quella di un amore senza riserve. E l’amore è maturo quando non pensa più a se stesso né alla sua eventuale perfezione. Non si tratta di rinunciare a essere perfetti, ma di non inquietarsene. La perfezione è un equilibrio, non una prestazione, così come è .......

2. Si cerca sempre di impadronirsi dei doni di Dio dimenticando il donatore, dato che spesso il progresso spirituale è accompagnato da una certa euforia: “la conoscenza ed il sentimento che si hanno di lui, danno piacere e contentezza”.

 CATECHISMO SPIRITUALE 

 alla scuola dei Santi

«Questo è il mio corpo» (fine)

Nutrirsi è assorbire quello che si mangia e si beve per trasformarlo ed esserne trasformati, questo è assimilare ed essere assimilati. Scegliendo i gesti che dicono questa assimilazione nel momento in cui inizia la sua Passione, mettendoli in parallelo con la lavanda dei piedi, Gesù esprime questo amore “fino al culmine”, che è il suo per noi, e nello stesso tempo.......... 

Il segreto del curato d’Ars o che vuol dire “evangelizzare”?

 Con questo nuovo capitolo del nostro catechismo spirituale, vorremmo riflettere sul fenomeno seguente: prendete un sermone del santo curato d’Ars; quando lo pronuncia lui, cento persone si convertono; lo stesso sermone pronunciato da voi, non ne converte dieci. Ecco la domanda: dove si nasconde la molla della conversione? O se si preferisce: dove si nasconde l’efficacia del curato d’ Ars? Ѐ a questa domanda che si tenterà di rispondere in questo mese.  Precisiamo che parlando di “conversione”, parliamo ..........

Il tema della Rubrica è : Accidia e preghiera.

 

Numero 237 - Giugno 2021

Lettura Spirituale e Orazione

Autore: Fènelon De la Mothe Francois

Vero: La lettura non deve farsi né per curiosità, né per il desiderio di giudicare il proprio stato o di decidere da se stessi le proprie letture; né per un certo gusto per ciò che chiamiamo spirito e cose elevate. Bisogna leggere i libri più santi e anche la Scrittura, sotto la guida di pastori o di direttori che ricoprono i loro ruoli. Sta a loro valutare se ogni fedele sia abbastanza preparato, se il suo cuore sia abbastanza purificato e docile per ogni diff...

Falso: La lettura, anche dei libri più santi, è inutile per quelli ai quali Dio stesso insegna interamente e immediatamente. Non è necessario che queste persone abbiano posto il fondamento dell’istruzione comune: esse devono solo attendere ogni luce di verità dalla loro orazione. Per quanto riguarda le letture ......

Commento di Padre Max Hout de Longchamp

L’AUTORE Cfr. Semi n. 60, 103, 194 e 213. A quelle notizie aggiungiamo qualche riga di Saint-Simon: «Il suo viso era grave, gentile, serio e gaio; ascoltava allo stesso modo il dottore, il vescovo e il gran signore; quello che emergeva, così come in tutta la sua persona, era la finezza, lo spirito, la grazia, la buona educazione e soprattutto la nobiltà. Occorreva fare uno sforzo per non vederlo»...

IL TESTO La Spiegazione delle massime dei santi sulla vita interiore si inserisce nella disputa tra Bossuet e Fénelon che culminerà, per ragioni essenzialmente politiche nella condanna di quest’ultimo per quietismo nel 1699. Per sostenere la sua posizione, Fénelon aveva costituito un ricco dossier di citazioni di autori classici, la cui pubblicazione nel 1697 riprendeva soltanto le conclusioni, suddivise in 45 articoli corrispondenti ai 45 punt...

1. L’intenzione di colui che pratica la lettura spirituale è quella di ricevere le parole di quel dialogo con Dio che si chiama orazione. Ecco perché essa deve trovarci in un atteggiamento di dipendenza dalla Parola di Dio e pertanto di obbedienza ai pastori della Chiesa, perché sono quelli a cui Gesù ha dato l’incarico di autenticare la sua Parola e di annunciarla ai fedeli. In effetti, poiché questa Parola ha l’autorità di Cristo stesso, non si tratterà di esaminarla con i nostri propri lumi, ma di comprenderla......

2. Poiché la lettura è al servizio dell’orazione, non appena la presenza di Dio s’ impone con una certa evidenza, essa ha assolto al suo ruolo. Questa evidenza non è psicologica, non è un’impressione della presenza di Dio, ma spirit...

CATECHISMO SPIRITUALE

Alla scuola dei Santi  

<< Questo è il mio corpo>> ( seguito)

La comunione spirituale 

Abbiamo compreso che il gesto liturgico di ricevere corporalmente Cristo durante la messa, manifesta la vita comune di due persone che hanno peraltro l’intenzione di donarsi totalmente l’uno all’altro, essendo il dono del loro corpo il pieno compimento di questa intenzione. Abbiamo compreso anche che questo gesto liturgico sarebbe privato del suo senso, se non corrispondesse a una vita effettivamente comune in tutti gli ambiti tra i due partners. Questa vita comune si chiama comunione spirituale: La manducazione spirituale della carne spirituale di Cristo non consiste in nient’altro che nel mettere il nostro cuore in suo potere, tramite atti e applicazione della volontà.

Guillaume di Sai...

Perché questo gesto della manducazione?

Abbiamo appena visto che l’eucarestia ricopre tutta la vita del cristiano in quanto essa mira all’unione completa a Cristo. Questo ci permette di comprendere la scelta che Cristo ha fatto di questo gesto della manducazione per significarla: Noi mangiamo il nostro Dio. Di quale amm...

Il tema della Rubrica è : La giustizia della Croce 

 

Numero 236 - Maggio 2021

Amare l'Amore

Autore: Dominique di Saint-Albert

1. L’esercizio dell’orazione e della conversazione interiore con Dio conduce l’anima a una vita da serafino sulla terra, poiché brucia continuamente d’amore, non respira che amore. Non si pensi che i veri contemplativi siano oziosi: sono continuamente in azione, nel più alto modo possibile sulla terra; cioè operano con un amore effettivo di purissima carità, di quella carità il cui atto nel loro spirito è quello stesso dei beati. I beati vivono di quello che Dio è in se stesso e riposano soltanto in ciò; a loro, per essere felici, basta che Dio sia ciò che è. La stessa cosa accade, proporzionalmente, per le anime veramente contemplative: lo sguardo con cui guardano Dio, porta un ricordo affettuoso di quello che lui è in se stesso, esse vi applicano la loro volontà e trovano in ciò un infinito compiacimento.
2. Poiché questa bontà infinita di Dio merita una compiacenza infinita di cui la creatura non è capace e poiché l’anima in pellegrinaggio quaggiù non ha alcun confine che limiti il suo amore, ella è insaziabile in questo amore e in questa compiacenza. Così non dice mai che ciò basta, ma sempre ama Dio e lo desidera con questo puro amore d’amicizia. In questo consiste la beatitudine di questa vita: amare di un amore di carità attualmente e senza riserve. Non siamo in questo mondo per conoscere Dio, ma per amarlo; dobbiamo desiderare di conoscerlo solo per amarlo. Non è la misura della nostra conoscenza, ma quella del nostro amore che dispone …
Commento di padre Max Huot de Longchamp.
L’AUTORE Vincent Eschard nasce a Rennes nel 1596 e lì passerà essenzialmente la sua breve vita. Dopo i suoi studi presso il collegio dei gesuiti della città, entra al vicino Carmelo con il nome di Dominique di Saint-Albert…
IL TESTO Diamo qui due passi del Trattato molto squisito e mistico sull’orazione mentale, rimasto allo stato di manoscritto. L’originale è significativo in quanto ci permette di leggere i puri gioielli mistici della riforma del Carmelo francese, prima che l’influenza della riforma spagnola la facesse dimenticare. In effetti, il linguaggio di Dominique è terribilmente aspro, come quello del suo grande amico e maestro Jean de Saint-Samson, al limite del quasi incomprensibile, pieno di parole strane prese in prestito dagli autori reno-fiamminghi, particolarmente Ruusbroec e Harphius. L’ultima frase, per esempio - Ama! Ama colui che ti ama eternamente ed infinitamente! - è un’ eco evidente di questo contributo nordico.
§ 1. Dall’orazione sulla terra al godimento pieno di Dio nell’aldilà, la continuità è assoluta: noi sperimentiamo la stessa vita divina, in modo minore nella fede, in modo magg…


CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

«Questo è il mio corpo» (seguito)

Quanto scritto precedentemente sottolinea qualche pratica eucaristica deviante, che testimonia una comprensione molto insufficiente di quello che avviene sull’altare.


Il “diritto” alla comunione eucaristica

Una linea di frattura particolarmente netta separa nelle comunità cristiane i favorevoli e i contrari ad ammettere alla comunione eucaristica persone in situazioni coniugali “irregolari”: coloro che convivono senza essere sposati, i divorziati civilmente risposati, etc. Che questo genere di questione sia così messo ai voti può già sorprendere; comunque, contentiamoci qui di porre bene la questione. Che sia o no in situazione cristiana “regolare, non conferisce alcun diritto alla comunione, più di quanto non si abbia quello di essere amico di qualcuno così come non esiste alcun diritto di essere amico di qualcuno e ancor meno di divenire suo spo…


Il modo di comunicarsi

Le norme liturgiche relative al modo di comunicarsi sono precise e ricche di significato. Il Messale Romano, regolando i riti della messa per tutta la Chiesa di tradizione latina, richiede che la comunione abbia luogo nel punto di incontro tra due processioni, quella del celebrante e degli altri ministri che arrivano dal coro e quella dei fedeli che arrivano dalla navata. Questo incontro, spesso, messo in risalto dalla mensa eucaristica nell’architettura delle nostre chiese, è quello della Chiesa celeste e della Chiesa terrena, che sposa il doppio movimento dell’incarnazione e sottolinea che comunicarsi è proprio di…

Il tema della Rubrica è: “L’esame di coscienza”

 

Numero 235 - Aprile 2021

Le visite del Diletto

Autore: Ugo di san Vittore

Commento di padre Max Huot de Longchamp.
L’AUTORE Di una nobile famiglia della Sassonia, Ugo ricevette la sua formazione umana e religiosa al monastero di Hamersleven (tra Hannover e Magdeburgo) filiale dell’abbazia canonicale parigina di Saint…
IL TESTO: Ugo di San Vittore, la cui influenza per tutto il Medioevo, non avrà eguali se non nel suo contemporaneo s. Bernardo, fu anzitutto un mistico. Tra le migliaia di pagine delle sue opere, il breve trattato La caparra dell’anima, sotto forma di dialogo tra l’anima che interroga e l’uomo che le risponde, è una ricerca sull’amore puro. Il testo segue i meandri del desiderio di Dio che abita l’anima, fino a quando non sia riconosciuto in Gesù, lo Sposo che educa la sposa fino alla consumazione del matrimonio spirituale.
§ 1. L’anima scelta da Dio per sposa è attirata da lui senza che lei riesca ad identificarlo: tutta la vita spirituale sarà una partita a nascondino, durante la quale Dio si mostra abbastanza per farsi desiderare, (“ti ha inviato …

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

«Questo è il mio corpo» (seguito)
Ricordiamo che questo slancio verso l’altro, che ci porta a fare uno con lui, parte dal più profondo di noi stessi, dal punto in cui diciamo “io”, dove siamo una persona; via via che questo slancio si sviluppa, il “sé”, cioè tutto quello che costituisce la nostra personalità, tutto quello che permette all’ “io” di sentire, di comprendere e di volere, è progressivamente riorientato verso questo altro, per formare con lui un nuovo soggetto, un noi. Questo “noi” non è un “io” sommato ad un “tu”, ma “io in te e tu in me”: allora l’unione è realizzata, l’amore è compiuto ed il desiderio è soddisfatto; i rapporti hanno lasciato il posto alle relazioni e l’individuo è diventato una persona.
Ricordiamo che nel “noi” così formato, l’altro non è più percepito come altro, ma come me stesso, senza per questo identificarsi a me: è divenuto “me stesso in lui” nell’unità del soggetto. Sottolineiamo ancora che questo noi viene mantenuto fino a che non ci occupiamo, lui ed io, di altro rispetto a lui e io, finché non ci occupiamo insieme di un terzo. Ѐ il caso, per esempio, dei genitori che dicono “noi” rivolgendosi al loro figlio, ma questo noi ridiventa io e tu non appena cessano di prendersene cura. Quel che si vuol dire è che bisogna essere tre per fare uno e che l’amore è insieme unione e apertura: le due prime persone sono unite tramite la terza e la terza esiste come persona solamente nell’unione delle prime due. Questo è quello che noi esprimiamo nel Credo quando diciamo che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio…

Il tema della rubrica è “Gesù abbandonato è tutto”.

 

Numero 234 - Marzo 2021

Orazione di semplice quiete

Autore: Anonimo del XVII secolo

Abstract

Commento di Padre Max Huot de Longchamp:

IL TESTO §1. Quali sono le difficoltà alle quali questa lettera allude? L’autore si rivolge a quelli che Dio è in procinto di mettere nella “orazione di quiete”, ci dice il titolo. Si tratta di coloro che nella loro vita hanno fissato solidamente la pratica dell’orazione metodica, cosa che spesso ha corrisposto a un periodo durante il quale hanno sperimentato un certo fervore, rendendo facili e gradevoli i momenti passati in preghiera. La loro orazione consiste essenzialmente nel “pensare” a Dio. Ma più o meno chiaramente, le distrazioni, l’inaridimento dei sentimenti e una vera ripugnanza a “pensare” succedono a questo primo fervore: senza rendersene conto, l’anima è entrata nella contemplazione e penetra in quella che s. Giovanni della Croce chiama “notte dei sensi”, perché ormai Dio non si fa più sentire. Se nessuno le spiega questo fenomeno - e in questo un direttore spirituale competente è di grande aiuto - l’anima sarà tentata di dedurne che non è fatta per l’orazione o molto tentata di forzarsi a “sentire” Dio come prima, invece di continuare in una fede più radicale una vita di preghiera che aveva iniziato con l’aiuto del suo primo fervore. Più queste difficoltà si presenteranno, più il loro superamento libererà la grazia della fede che in ultima analisi, è la sola cosa che conta in una vita cristiana ...

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

«Questo è il mio corpo»

Se esiste un dato della nostra fede di cui nessuna metafisica potrà mai rendere conto, è proprio quello della presenza eucaristica di Gesù. Quando prende il pane e ci dice «Questo è il mio corpo», una nuova realtà rimpiazza la precedente, questa discontinuità tra prima e dopo la consacrazione impedisce, di fatto, ogni spiegazione di quello che è successo. Perché non è successo niente: non si tratta di una evoluzione, ma di un cambiamento, di una mutazione e sappiamo soltanto che sulla parola di Gesù quello che continua a sembrarci pane è diventato altra cosa e questo perché «la parola di Cristo, che ha potuto fare dal nulla ciò che non era, non ha potuto cambiare le cose che sono in ciò che non erano?» (Sant’Ambrogio, Sui Misteri).
La filosofia è qui immersa in abissi di riflessione. Cosa vuol dire “essere”, dal momento che ciò che è, può cessare di essere senza che ce ne accorgiamo? Quello che è bianco può cessare di essere, senza cessare di essere...

Il tema della rubrica è "La mala pianta della mormorazione"

 

Numero 233 - febbraio 2021

Divenire tutto

Commento di padre Max Huot de Longchamp

L’AUTORE Nato a Issoudun, nel Berry, nel 1704, Guillame Berthier entrò presso i gesuiti a 18 anni e cominciò una carriera d’insegnante. Ultimo direttore gesuita del periodico Mémoires de Trévoux, si segnalò per la veemente opposizione a Voltaire e agli enciclopedisti. La soppressione della Compagnia di Gesù in Francia nel 1763 ne fece il precettore del futuro Luigi XVI. Espulso dalla Francia nel 1764, passò dieci anni di studio in Germania e Svizzera, prima di concludere la sua vita a Bourges nel 1782.

IL TESTO Storico, polemista, biblista, teologo, Guillaume-François Berthier è stato anche un eccellente autore spirituale. I suoi numerosi opuscoli in questo ambito sono stati raccolti in cinque volumi di Riflessioni Spirituali, pubblicati all’inizio della Rivoluzione. Il quarto volume riporta undici Lettere sulle opere di s. Giovanni della Croce, nelle quali espone con notevole chiarezza quel che è la vera esperienza mistica.
§ 1. Tutto e niente, cioè il tutto di Dio e il niente dell’uomo: a partire da queste due parole che riassumono la dottrina di san Giovanni della Croce, Berthier espone in modo geometrico lo sviluppo della vita spirituale. Dio ci ha voluto pura capacità di accoglierlo, di unirci a lui, per condurre vita comune con lui: la parola unione...

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

Cosa è un atto di fede?
San Francesco di Sales ci ha permesso di conciliare armoniosamente la libertà di Dio e quella dell’uomo nella formazione di un atto di fede: Dio ci propone di condividere la sua vita, ne ha messo segretamente il desiderio nei nostri cuori, ma l’uomo non è tuttavia obbligato ad accettare questa proposta, anche se rifiutarla, lo renderà infelice. Ci resta da comprendere meglio da dove viene questo desiderio segreto e di vedere come Dio ce ne farà prendere consapevolezza senza per questo costringerci a soddisfarlo.

L’origine della fede
È un grande mistero questo desiderio di Dio che possiamo constatare in una forma o nell’altra in ogni uomo che viene al mondo. Parlate di Dio in un salotto, nella metro o ad un amico: tutti i vostri interlocutori reagiranno dichiarandosi credenti o atei, ma nessuno resterà indifferente. Senza dubbio, questo desiderio non si esprimerà utilizzando la parola “Dio”, almeno nei nostri paesi secolarizzati dove è accuratamente evitata; il che è, dopo tutto, un modo di proteggerla. Infatti, Dio stesso proibiva a Mosè di pronunciare il suo nome e ancora oggi le bibbie ebraiche lasciano uno spazio bianco là dove questo nome dovrebbe apparire. Ma “Dio è amore”, ci dice san Giovanni e dietro questo nome che non fa paura a nessuno, si espande, senza restrizione alcuna, l’universalità del desiderio di Dio: aprite un giornale, guardate la televisione o ascoltate la radio, non si parla che di amore; tutte le canzoni sono canzoni d’amore e tutti i teleromanzi sono storie d’amore e...

Il tema della rubrica è "

Numero 232 - gennaio 2021

Contemplazione attiva o azione contemplativa

Autore: Bernières Jean de Louvigny

IL TESTO § 1. Berniéres oppone sempre la vera e la falsa vita: i veri amici di Dio si sentono in esilio in questa valle di lacrime e le loro vere gioie sono nel raccoglimento “che mette un’anima in un riposo e in una quiete dolcissima e la riempie di una pace molto profonda”. Certo, il temperamento di Bernières, un po’ melanconico, ha qualcosa a che vedere con questa mancanza di gusto per il mondo; ma quando Dio dona un tale temperamento - e lo ha spesso dato ai suoi più grandi amici, come s. Bernardo o santa Teresa del Bambino Gesù – fa risparmiare del tempo a quelli, che senza ciò, resterebbero alla superficie di loro stessi; in più, questa sensazione di essere estraneo alla folla (“discorsi comuni, sebbene pienamente innocenti, sono fastidiosi”) è legata a una estrema lucidità sulla fragilità di un mondo nel quale passiamo, ma che non può renderci felici.
“Le occasioni stesse di servire il prossimo, sebbene molto sante, non sono adatte a questo tempo”. Dio conosce l’accusa di egoismo che non si è mai mancato di lanciare ai contemplativi! Egli è certo del rischio di confondere la “quiete molto...

CATECHISMO SPIRITUALE
Alla scuola dei santi

Cos’è un atto di fede? (seguito)

Continuiamo a meditare il testo di Francesco di Sales che ci mostra come un atto di fede si forma nell’accettare liberamente la grazia di Dio: è lui che prende l’iniziativa di invitarci a vivere in conformità alla sua volontà ma, nello stesso tempo, non ci forza assolutamente. La fiducia è qui il vero nome della fede. Così davanti alle leggi divine:

Ciò che è tanto mirabile quanto vero, è quando la nostra volontà segue l’attrazione e acconsente al movimento divino, lo segue liberamente, proprio come liberamente resiste, quando resiste.

Alcuni obietteranno qui che Dio avrebbe dovuto domandarci il nostro parere prima di significarci la sua volontà! Ma questo è confondere la vera libertà di seguire questa volontà e la falsa libertà di fare qualsiasi cosa. Non compete a chi guida l’auto di modificare il tracciato stradale, ma gli compete di seguirlo piuttosto che andare a cadere nel fossato scegliendo di guidare chissà come, cosa che, dopo tutto, è pure un possibile uso della propria libertà. In questo senso, non seguendo la volontà di Dio, andremo nel fossato di una vita che non andrà oltre il cimitero e ciò non è esattamente una punizione, ma una conseguenza che avremo liberamente scelto. Allo stesso modo occorre comprendere la sanzione del peccato: Dio solo crea la strada, uscirne non porta da nessuna parte o, meglio, conduce solo ad un vicolo cieco, che è in fin dei conti quello della morte eterna. Questo equilibrio tra due libertà, quella di Dio che offre e quella dell’uomo che accetta o rifiuta, apre lo spazio all’atto di fede, cioè all’adesione libera e cosciente alla volontà di Dio, fede che salva in quanto vuol dire accogliere la vita eterna.
San Francesco di Sales illustrerà questo accoglimento tramite un’immagine: quando dormiamo nella morte eterna (questo è l’effetto del peccato originale), spetta a Dio suonare la campana per svegliarci, ma spetta a noi di alzarci, oppure di smorzare il risveglio per continuare a dormire:

Il tema della rubrica è "L’atto di offerta"