Cosa è un atto di fede? (terza parte)

Cosa è un atto di fede? (SEMI n. 233, Febbraio 2021, Divenire tutto)

San Francesco di Sales ci ha permesso di conciliare armoniosamente la libertà di Dio e quella dell’uomo nella formazione di un atto di fede: Dio ci propone di condividere la sua vita, ne ha messo segretamente il desiderio nei nostri cuori, ma l’uomo non è tuttavia obbligato ad accettare questa proposta, anche se rifiutarla, lo renderà infelice. Ci resta da comprendere meglio da dove viene questo desiderio segreto e di vedere come Dio ce ne farà prendere consapevolezza senza per questo costringerci a soddisfarlo.

 

L’origine della fede

È un grande mistero questo desiderio di Dio che possiamo constatare in una forma o nell’altra in ogni uomo che viene al mondo. Parlate di Dio in un salotto, nella metro o ad un amico: tutti i vostri interlocutori reagiranno dichiarandosi credenti o atei, ma nessuno resterà indifferente. Senza dubbio, questo desiderio non si esprimerà utilizzando la parola “Dio”, almeno nei nostri paesi secolarizzati dove è accuratamente evitata; il che è, dopo tutto, un modo di proteggerla. Infatti, Dio stesso proibiva a Mosè di pronunciare il suo nome e ancora oggi le bibbie ebraiche lasciano uno spazio bianco là dove questo nome dovrebbe apparire. Ma “Dio è amore”, ci dice san Giovanni e dietro questo nome che non fa paura a nessuno, si espande, senza restrizione alcuna, l’universalità del desiderio di Dio: aprite un giornale, guardate la televisione o ascoltate la radio, non si parla che di amore; tutte le canzoni sono canzoni d’amore e tutti i teleromanzi sono storie d’amore e, il più delle volte, di amore deluso. In altre parole, ogni uomo si percepisce in questo combattimento tra la grazia e il peccato che definisce la condizione umana e, in fondo, interessa solamente questo: Non c’è nessuno che non ami, sottolinea sant’Agostino, ma la questione è di sapere ciò che si ama. Non ci chiedono di non amare, ma di scegliere quello che ameremo (Sermone 34). In altri termini, di scegliere il Dio che sarà il nostro.

In questo slancio c’è quello che ci porta aldilà di noi stessi, qualcosa di inspiegabile, di primitivo, un inizio assoluto che distingue l’uomo dal più intelligente degli animali. Il bambino che nasce, sorride a quelli che gli stanno attorno, con una fiducia spontanea verso la bontà dei suoi simili e, al di là, verso la bontà del mondo che scopre. In breve, viene al mondo nella fede. Proprio all’interno di questa certezza poco a poco tesserà delle relazioni e si costruirà come persona, là dove l’animale non farà che coesistere con altri individui. Ancora sant’Agostino, ci dirà che questa fede è il primo effetto dell’amore di Dio per noi: amandoci, Dio fa nascere nei nostri cuori questo amore simmetrico al suo che ci porta, contemporaneamente, verso di lui e verso tutte le altre persone.  Non è che Dio mette amore in noi, come si mette del carburante nel serbatoio, cosicché si possa poi amare il proprio prossimo ma, essendo amore e solo amore, Dio per il fatto stesso che si dà a noi fa sì che anche noi amiamo dello stesso amore con cui Egli ama:

 

Ascoltiamo l’Apostolo Giovanni: amiamoci perché Dio stesso ci ha amati per primo. Cerca come l’uomo può amare Dio e non troverai assolutamente che questo. È Dio che per primo l’ha amato. Colui che noi abbiamo amato si è donato lui stesso, si è donato perché noi potessimo avere di che amare.

Sant’Agostino, Sermone 34

 

Ciò che i fisici chiamano la legge di azione-reazione si potrebbe applicare all’amore di Dio: un’azione genera una reazione di forza uguale e di senso contrario. In altre parole, amiamo Dio in virtù del suo amore che ha messo in noi. E sant’Agostino cita qui Rm 5, 5: L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

 

 

 

Lo sviluppo della fede

Come Dio ci farà prendere consapevolezza di questo desiderio di lui, molto spesso nascosto in fondo a noi stessi? Quando e come abbiamo riconosciuto il vero Dio? Senza dubbio siamo incapaci di rispondere: quando ce ne siamo accorti, era già troppo tardi! Ma proprio nel momento di questa presa di consapevolezza abbiamo dovuto cominciare a rispondere personalmente all’invito divino: la fede era lì, ma non l’avevamo ancora scelta. Bisogna però passare dalla fede implicita del bambino, alla fede esplicita e responsabile di colui che “sceglierà ciò che amerà”, che sceglierà, cioè, colui nel quale porrà la sua fiducia.

Dio prende dei molteplici cammini per farsi non conoscere, ma riconoscere. Il più abituale è quello della nostra famiglia: facendoci nascere in un ambiente già cristiano, Dio ci fa guadagnare molto tempo rispetto al pagano che deve partire da molto più lontano prima di porsi la domanda della fede in Gesù Cristo. Ma anche in un ambiente cristiano, bisognerà che sperimentiamo noi stessi l’attrazione del Vangelo, per questo san Francesco di Sales ci dice:

 

I mezzi tramite cui Dio, nella sua bontà, ispira, sono infiniti. Il mezzo ordinario è la predicazione; ma qualche volta quelli ai quali la parola non giova, vengono istruiti tramite la tribolazione e quelli che tramite l’ascolto delle minacce celesti sui malvagi non si correggono, apprenderanno la verità dai risultati e dagli effetti e diventeranno saggi provando l’afflizione.

Trattato sull’Amore di Dio, 8, 10

 

Qualunque sia il cammino che Dio avrà preso per farsi riconoscere, ci troveremo allora davanti alla scelta di cui ci ha parlato sant’Agostino: scegliere quello che noi ameremo, cioè scegliere tra un vero e un falso Dio. Ѐ lì che sperimenteremo l’atto di fede descritto da Francesco di Sales, l’atto più obbligatorio e nello stesso tempo più libero che l’uomo debba compiere. Il più obbligatorio: Dio ci ha creati, in primo luogo perché ci ha amati e sarà sempre troppo tardi considerare di vivere senza che ci abbia dichiarato il suo amore; nello stesso tempo è il più libero perché non saremo mai forzati ad entrare in questa logica d’amore, non saremo mai forzati ad essere felici.

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