Cos’è l’unione (terza parte)

Cosa è l’ “unione”? (Segue) (SEMI n. 241, Novembre 2021, Uniti a Dio nell’azione)

Unione e trasformazione

San Giovanni della Croce, per esempio, parlerà molto spesso di unione “trasformante”, e molti autori avranno espressioni equivalenti per indicare che una volta realizzata l’unione tra uomo e Dio, “passano” letteralmente l’uno nell’altro per formare una unità umano-divina il cui esempio è Gesù Cristo stesso nel mistero della sua incarnazione: «Dio si è fatto uomo per farci Dio» disse sobriamente s. Atanasio nel IV sec.

Perché possiamo divenire Dio, abbiamo visto che s. Basilio ci vedeva nascere portando una sorta di germe che è il principio dell’amore: E perché questo germe si sviluppi,

 

È alla scuola dei comandamenti di Dio che ci conviene accoglierlo, coltivarlo con cura, nutrirlo con intelligenza e, per grazia di Dio, condurlo alla sua perfezione.

                                                                                                                                  San Basilio di Cesarea, La grande regola, Risposta 2,1

 

Ci conviene accoglierlo”: la vita cristiana non è acquistare qualcosa, ma coltivare quello che Dio ci dà, creandoci o venendo a condividere la nostra vita facendosi uomo. In pratica,

 

Lo stato di questa unione divina consiste nel fatto che l’anima mantenga la sua volontà in una tale trasformazione nella volontà di Dio, che in lei niente si opponga alla volontà di Dio, ma in tutto e per tutto il suo movimento sia la sola volontà di Dio.

                                                                                                                                San Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, 1, 11

 

Questa volontà di Dio, è di formare Gesù in noi, per questo, basta «che l’anima mantenga la sua volontà, in una tale trasformazione nella volontà di Dio, che in lei niente si opponga alla volontà di Dio». Un lettore contemporaneo concluderà subito che quest’anima non è realmente libera, poiché non deve volere che quello che Dio vuole; e più che di trasformazione, bisognerà parlare qui di assorbimento. Abbiamo già detto che questa concezione moderna di libertà poggia sulla confusione tra fare quello che si vuole e fare qualunque cosa (cfr. Semi n° 231); non ci ritorniamo, ma poiché la vera libertà sarà/è di volere ciò che Dio farà in noi,

 

Tutto l’impegno di queste anime è di spogliarsi continuamente della propria volontà e di non turbare nella più piccola cosa l’azione di Dio, ma obbedire nella calma e nel riposo ai suoi minimi tocchi.

                                                                                                                                                 Pierre di Clorivière, Sull’orazione mentale, 40

 

Concretamente,

 

Bisogna sempre mantenersi in Gesù, partire in tutto da Gesù, non agire mai, né discutere, né pensare, né amare, né desiderare, né scegliere, né volere fuori e senza di lui; di essere infine praticamente riguardo a tutto e a tutti, puramente e pienamente lui.

Charles Gay, 124a Elevazione

 

Essere praticamente Gesù: tutta la vita cristiana consiste in questo. Non appena aderiamo alla volontà di Dio – questa è la fede – Dio fa in noi la sua volontà, e noi facciamo uno con lui. Questa unione è trasformante, non nel senso di una trasformazione ontologica, come se l’essere di Dio venga a sostituire il nostro o ad assorbirlo, ma nel senso di un arricchimento senza limite di quello che noi siamo tramite quello che Dio è:

 

Si, quest’anima piena dell’amore del diletto così dolce, desidera possederlo e desiderando possederlo, lo bacia; abbracciandolo lo stringe, si unisce a Dio e Dio a lei nella sovrana dolcezza d’amore. E allora, la forza dell’amore trasforma l’amante nell’amato, e l’amato nell’amante: l’anima infiammata dall’amore divino, tramite la forza dell’amore si trasforma in Dio, suo diletto, amato così dolcemente da lei, come il ferro incandescente riceve la sua forma dal fuoco, il suo colore, il suo calore, la sua forza ed il suo valore, come se divenisse fuoco.

                                                                                                                                                        Angela da Foligno, Liber Sororis, II, XXI

 

Numerosi sono i mistici che usano questa immagine del ferro incandescente per evocare la perfetta unione degli amanti (il fuoco ed il ferro sono indissociabili), senza per questo sminuire la distinzione tra i due (perché il fuoco non è ferro, né il ferro è fuoco). Così,

 

Come gli amanti, nei loro baci, tramite un mutuo e soave abbraccio, trasfondono l’uno nell’altro il loro spirito, così lo spirito creato si effonde interamente nello Spirito che lo crea proprio per questo e lo Spirito Creatore si infonde in lui, nella misura che vuole, e l’uomo diviene un solo spirito con Dio (cfr. 1Cor 6,17).

                                                                                                 Guillaume di Saint-Thierry, Esposizione sul Cantico dei Cantici, Strofa 8

 

Perché questa trasfusione sia possibile senza forzare la natura umana, questa doveva essere stata creata capace di vita divina. Nella narrazione biblica delle origini, questa capacità corrisponde tradizionalmente alla nostra creazione “ad immagine di Dio”, mentre la nostra creazione “a somiglianza di Dio” corrisponde alla sua piena rivelazione nell’unione, poiché il rapporto tra i due è quello che esiste tra il negativo della pellicola e la stampa positiva su classica carta fotografica. Il destino dell’immagine a divenire somiglianza spiega la facilità dell’uomo elevato alla perfetta somiglianza di Dio, cosa di cui ne hanno dato testimonianza (cfr. Semi n° 239) Gerlac Peters o Marie de l’Incarnation. In questo stato, in effetti,

 

Dio si è talmente insinuato in noi per essere principio di vita, che opera da sé in tutte le nostre potenze e muove se stesso in tutte le nostre facoltà, […] La sua vita vivifica la nostra, non più per via naturale, ma per grazia. Le potenze naturali sono elevate da Dio stesso come agente sovrannaturale e onnipotente in noi; non agisce più secondo il comune corso della natura e nei limiti che ha dato alle cose del mondo secondo la via naturale, ma è in noi come Dio, non adattandosi più e non discendendo più in noi, ma elevandoci in lui nella sua santità e nel suo essere divino.

Jean-Jacques Olier, L’anima cristallina, ed. francese Seuil, 2008, pagg. 158s

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