Distacco

Autore Merton Thomas

La «cecità» nei confronti delle cose esteriori è un problema di interpretazione e valutazione. Il contemplativo non cessa di conoscere gli oggetti esterni. Ma cessa di essere da essi. Cessa di dipendere da essi. Cessa di trattarli come definitivi. Li valuta in un modo diverso, ed essi non sono più oggetto di desiderio o di paura, ma rimangono neutri e come se fossero vuoti fin quando anch’essi non siano stati riempiti dalla luce di Dio. (MERTON T., L’esperienza interiore. Note sulla contemplazione, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005, p. 46).

 

Autore Merton Thomas

L’essere distaccati dalle cose non significa stabilire una contraddizione tra le «cose» e «Dio», come se Dio fosse un’altra «cosa» e le Sue creature fossero le sue rivali. Noi non ci distacchiamo dalle cose per unirci a Dio, ma piuttosto ci distacchiamo da «noi stessi» per vedere e servirci di ogni cosa in Dio e per Dio. È questa una prospettiva totalmente nuova che molte persone, anche profondamente morali ed ascetiche, non riescono ad afferrare fino in fondo. Non esiste perversità nelle cose create da Dio, e nessuna cosa che a Lui appartiene può essere di ostacolo alla nostra unione con Lui. L’ostacolo si trova in noi stessi, ossia nella tenace necessità di conservare la nostra volontà separata, esteriore, egoistica. È quando riferiamo ogni cosa a questo nostro falso «io» esteriore che ci alieniamo dalla realtà e da Dio. È allora che il nostro falso io diventa il nostro dio, e noi amiamo tutte le cose per amore di questo falso io. Ci serviamo di ogni cosa, per così dire, per adorare questo idolo che è il nostro io immaginario. Ciò facendo pervertiamo e corrompiamo le cose, o piuttosto, rendiamo corrotte e peccaminose le nostre relazioni con esse. Con ciò noi non rendiamo perverse le cose, ma ce ne serviamo per accrescere il nostro attaccamento al nostro io illusorio. ».(MERTON T., Semi di contemplazione, B. TASSO – E. LANTE ROSPIGLIOSI (Edd), Ed. Garzanti, 1991, p. 26).

 

Autore Giovanni della Croce s.

Se vuoi trovare la pace e la serenità dell’anima e servire davvero Dio, non ti accontentare di ciò che hai lasciato, perché forse trovi un impedimento nella vita nuova che stai ora percorrendo, come o più di prima. Distaccati da tutto ciò che ti resta e afferra quella sola che ha tutto in sé, cioè la santa solitudine, unita alla preghiera e alla lettura santa e divina; persevera in questa, dimentico ti tutte le cose create» Giovanni della Croce, Detti di luce e amore, LVIII, in pp. 114-115, S. Giovanni della Croce dottore della Chiesa. Opere, (Ed) FERDINANDO DI S. MARIA OCD VI ed., Roma 1991, p. 1093.

 

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