Autore Malaval F.
MEDITAZIONE AFFETTIVA E ISTRUTTIVA – La meditazione può essere considerata in due modi: o come un’istruzione dell’anima ai misteri della fede e alle virtù cristiane o come una meditazione affettiva, che fornisce al cuore la materia per infuocarsi nell’amore divino. Ora non è tanto la meditazione istruttiva che è una disposizione a questa orazione, quanto la meditazione infiammata, perché la meditazione nel primo modo (istruttiva) moltiplica molto i ragionamenti e le immagini, la seconda (affettiva) al contrario contentandosi di poca materia, s’infiamma dal principio con affetti vivi e serrati e sembra andare più dritta a Dio della prima, avvicinandosi così all’atto semplice della contemplazione, che infiamma la volontà sulla sola fede di Dio presente. (MALAVAL F., Pratica facile per elevare l’anima alla contemplazione, Dial. II, colloquio 7°)
Autore De’ Paoli Vincenzo
Mie care figlie, forse mi direte che siete poco raccolte, anche quando pregate, che non riuscite a stare un quarto d’ora senza distrarvi. Non meravigliatevi. I più grandi servitori di Dio sono a volte nelle stesse pene. Uno di questi giorni parlavo con un buon sacerdote , convertito da qualche anno, che passa tanto tempo a pregare Dio. Mi diceva che spesso non prova né piacere né soddisfazione, tranne quello di dire: “Mio Dio, sono qui alla vostra presenza per fare la vostra santissima volontà. E’ abbastanza che mi vedete qui”. Fate lo stesso. (…)
Un mezzo facilissimo è prendere come soggetto della vostra preghiera la passione di nostro Signore. Non c’è una di voi che non sappia tutto ciò che è successo lì, sia per averlo sentito predicare, sia per averci meditato. Figlie mie, quale mezzo eccellente per pregare la passione di Nostro Signore! E’ una fontana della giovinezza dove troverete tutti i giorni qualcosa di nuovo. San Francesco non aveva altro per pregare che la passione di Nostro Signore e raccomanda a tutti i suoi cari figli spirituali di servirsene continuamente. E dove pensate, figlie mie, che il grande san Bonaventura prendesse tutta la sua scienza? Nel sacro libro della Croce. Farete bene ad abituarvi. Ve lo consiglio. (DE’ PAOLI VINCENZO, Colloqui con le Figlie della carità, conferenza del 22 gennaio 1645).
Autore Thomas Merton
La nostra meditazione deve iniziare anzitutto con la presa di coscienza del nostro nulla e della nostra impotenza in presenza di Dio. Questa non è una esperienza necessariamente affliggente o scoraggiante. Al contrario, può essere profondamente pacifica e gioiosa dal momento che ci mette in contatto diretto con la sorgente di ogni gioia e di ogni vita. Uno dei motivi che impedisce di iniziare la nostra meditazione forse è perché non facciamo mai realmente e seriamente questo ritorno al centro del nostro nulla davanti a Dio. Così non entriamo mai nella realtà più profonda del nostro rapporto con lui.
In altre parole, meditiamo solo in “spirito”, in immaginazione, o tutt’al più in desiderio, considerando le verità religiose con distacco, da un punto di vista puramente obiettivo. Non cominciamo col cercare di “trovare il nostro cuore”, cioè ad immergerci in un’acuta consapevolezza del fondo del nostro essere, davanti a Dio e in Dio. Per “trovare il nostro cuore” e ritrovare questa percezione della nostra identità interiore, dobbiamo prima riconoscere che il nostro io esteriore e quotidiano è in gran parte una maschera e una creazione immaginaria. Questo non è il nostro vero io. In verità, ciò non è facile da trovare. Si nasconde nell’oscurità e nel “nulla”, in quel centro dove siamo direttamente dipendenti da Dio. […]
Nel contesto della fede cristiana, dunque, lo scopo della meditazione non è quello di giungere ad avere una conoscenza oggettiva e apparentemente “scientifica” di Dio, ma di giungere a conoscerlo realizzando che il nostro stesso essere è penetrato dalla sua conoscenza e dal suo amore per noi. Paradossalmente, la nostra conoscenza di Dio è una conoscenza non di lui come oggetto della nostra ricerca, ma di noi stessi in quanto dipendiamo dalla conoscenza salvifica e misericordiosa che Egli ha di noi. È nella misura in cui siamo conosciuti da Lui che troviamo il nostro essere e la nostra vera identità in Cristo. Lo conosciamo in noi stessi e attraverso noi stessi nella misura in cui la sua verità è la sorgente del nostro essere, e il suo amore misericordioso è il cuore stesso della nostra vita e della nostra esistenza. Non abbiamo altra ragione di esistere se non quella di essere amati da lui come nostro Creatore e Redentore, e di amarlo a nostra volta.
Non c’è vera conoscenza di Dio che non comporti una percezione profonda e un’accettazione intima e personale di questa relazione profonda tra noi e Lui. L’intero scopo della meditazione è quello di rendere più penetrante questa consapevolezza del rapporto fondamentale della creatura con il Creatore e del peccatore con il Redentore. (Thomas Merton, Le vie della vera preghiera, cap. XI e XIV, in Semi di contemplazione N. 284, Ottobre 2025).
