Ordine

Autore Francesco di Sales s.

ORDINE, ARMONIA, BELLEZZA – L’unione nella distinzione costituisce l’ordine; l’ordine genera l’armonia e la proporzione, e l’armonia, quando si attua nelle cose integre e complete, realizza la bellezza. Un esercito è bello quand’è schierato con tutti i reparti disposti secondo le specialità, di modo che la distinzione si riduca soltanto al rapporto esistente tra loro per comporre un solo esercito. Perché una musica sia bella, non si richiede soltanto che le voci siano nitide, chiare e ben distinte, ma che siano legate tra loro in modo tale da costituire una piacevole consonanza e armonia, in forza dell’unione esistente nella distinzione e della distinzione esistente nell’unione delle voci che, non senza ragione, viene chiamata accordo discordante, o meglio, discordia concorde […]. La bellezza e la bontà benché abbiano qualcosa in comune, non sono la stessa cosa: infatti il bene è ciò che piace all’appetito e alla volontà, il bello ciò che piace all’intelletto e alla conoscenza; o, per dirla in altro modo: il bene è ciò la cui fruizione ci diletta, il bello ciò la cui conoscenza ci rallegra. […]. Essendo dunque il bello chiamato bello perché la sua conoscenza piace, è necessario che, oltre all’ unione e alla distinzione, all’integrità, all’ordine e all’armonia delle parti, possieda anche molto splendore e chiarezza per potere essere conoscibile e visibile. Le voci per essere belle, devono essere chiare e limpide, i discorsi comprensibili, i colori vivaci e risplendenti: l’oscurità, l’ombra, le tenebre sono brutte e rendono brutte tutte le cose, perché in esse nulla è conoscibile, né l’ordine, né la distinzione, né l’unione, né l’armonia. (FRANCESCO DI SALES s., Trattato dell’amor di Dio, RUGGERO BALDONI (Edd), San Paolo 2011, p. 123).

 

Autore De Caussade J. P.

ORDINE DI DIO – Dio parla ancor oggi come parlava un tempo ai nostri padri , quando non c’erano ne direttori ne metodi. Il momento dell’ordine di Dio costituiva tutta la spiritualità; questa non era stata ancora ridotta a un’arte che la spiegasse in modo così sottile e così dettagliato e che racchiudesse tanti precetti, istruzioni e massime. Indubbia mente le nostre attuali esigenze comportano tutto ciò, ma non era cosl nei tempi passati allorché c’ era maggior rettitudine e semplicità. Si sapeva soltanto che ogni momento reca con sé un dovere che si deve adempiere con fedeltà, e questo era sufficiente per le persone spirituali di allora, e tutta la loro attenzione vi si concentrava costantemente. A somiglianza delle lancette che indicano le ore e che ad ogni minuto corrispondono allo spazio che debbono per correre, il loro spirito, mosso senza posa dall’impulso divino, si trovava istintivamente rivolto verso il nuovo oggetto che si presentava, secondo l’ordine di Dio, a ogni ora del giorno. (DE CAUSSADE J. P., l’abbandono alla divina Provvidenza, S. Paolo 1986, p. 23).

 

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