Regno

Autore Pietro Crisologo s.

REGNO DEI CIELI – Fratelli, avete imparato come il Regno dei cieli, in tutta la sua grandezza, è paragonato ad un granello di senape […]. E’ questo ciò che sperano i credenti? E’ questo ciò che i fedeli attendono? […]. E’ questo “ciò che occhio non vide, orecchio udì, ciò che non è mai entrato nel cuore dell’uomo”? E’ questo ciò che l’apostolo Paolo promette e che è tenuto in serbo nel mistero ineffabile della salvezza, per quelli che lo amano? (1Cor 2,9) Non lasciamoci sconcertare dalle parole del Signore. Se, infatti, “la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1,25), questa cosa così piccola, che è il bene di Dio, è più splendida di tutta l’immensità del mondo.

Potessimo solo seminare nel nostro cuore questo granello di senape, in modo che diventi il grande albero della conoscenza (Gen 2,9), si innalzi in tutta la sua altezza per elevare il nostro pensiero fino al cielo, e spieghi tutti i rami dell’intelligenza […].

Cristo è il Regno. Come un granello di senape, è stato gettato in un giardino, il corpo della Vergine. E’ cresciuto ed è diventato l’albero della croce che copre la terra intera. Dopo essere stato macinato dalla Passione, il suo frutto ha prodotto abbastanza sapore da dare buon gusto ed aroma a tutti gli esseri viventi che lo toccano. Poiché, finché il granello di senape resta intatto, le sue virtù restano nascoste, ma esse dispiegano tutta la loro potenza quando il granello viene macinato. Così Cristo ha voluto che il suo corpo fosse macinato perché la sua forza non restasse nascosta […]. Cristo è re, poiché è il principio di ogni autorità. Cristo è il Regno, poiché in lui si trova tutta la gloria del suo regno. (PIETRO CRISOLOGO,Omelia 98 CCL 24 A, 602).

 

Autore Basilio di Cesarea S.

REGNO DEI CIELI – Spesso e con insistenza nostro Signor Gesù Cristo ha detto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24)… E ancora: “Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi” (Mt 19,21). Per chi capisce, la parabola del mercante vuol dire la stessa cosa: “Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Qui la perla preziosa indica certamente il Regno dei cieli e il Signore ci mostra che è impossibile ottenerlo se non lasciamo tutto quanto possediamo: ricchezza, gloria, nobiltà di nascita e quanto gli altri cercano con avidità. Il Signore ha anche dichiarato che è impossibile prendersi cura come si deve di quanto facciamo se la mente è presa da diverse realtà: “Nessuno può servire a due padroni” ha detto (Mt 6,24). Perciò “il tesoro che sta nei cieli” è l’unico da scegliere e dove ‘mettere’ il nostro cuore “Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21)… In verità, si tratta di portare il nostro cuore nella vita del cielo, in modo che si possa dire: “La nostra patria invece è nei cieli” (Fil 3,20). Soprattutto si tratta di cominciare ad assomigliare a Cristo, “da ricco che era, si è fatto povero per noi” (2Cor 8,9). (BASILIO DI CESAREA S., Grandi Regole monastiche, § 8).

 

Autore Grou Jean-Nicolas

REGNO DEI CIELI – Vedi Conversione

 

Autore Ronchi Ermes

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. […]»

Gesù, con due parabole simili, brevi e lampeggianti, dipinge come su un fondo d’oro il dittico lucente della fede. Evoca tesori e perle, termini bellissimi e inusuali nel nostro rapporto con Dio. Lo diresti un linguaggio da romanzi, da pirati e da avventure, da favole o da innamorati, non certo da teologi o da liturgie, che però racconta la fede come una forza vitale che trasforma la vita, che la fa incamminare, correre e perfino volare. Annuncia che credere fa bene! Perché la realtà non è solo questo che si vede: c’è un di più raccontato come tesoro, ed è accrescimento, incremento, intensità, eternità, addizione e non sottrazione . «La religione in fondo equivale a dilatazione» (G. Vannucci). Siamo da forze buone misteriosamente avvolti: Qualcuno interra tesori per noi, semina perle nel mare dell’esistenza, «il Cielo prepara oasi ai nomadi d’amore» (G. Ungaretti). Trovato il tesoro, l’uomo va, pieno di gioia, vende tutto e compra quel campo. Si mette in moto la vita, ma sotto una spinta che più bella non c’è per l’uomo, la gioia. Che muove, mette fretta, fa decidere, è la chiave di volta. La visione di un cristianesimo triste, che si innesca nei momenti di crisi, che ha per nervatura un senso di dovere e di colpa, che prosciuga vita invece di aggiungerne, quella religiosità immatura e grigia è lontanissima dalla fede solare di Gesù. Dio ha scelto di parlarci con il linguaggio della gioia, per questo seduce ancora. Viene con doni di luce avvolti in bende di luce (Rab’ia). Vale per il povero bracciante e per l’esperto mercante, intenditore appassionato e ostinato che gira il mondo dietro il suo sogno. Ma nessun viaggio è lungo per chi ama. Noi avanziamo nella vita non a colpi di volontà, ma per una passione, per scoperta di tesori (dov’è il tuo tesoro, là corre felice il tuo cuore, cfr Mt 6,21); avanziamo per innamoramenti e per la gioia che accendono. I cercatori di Dio, contadini o mercanti, non hanno le soluzioni in tasca, le cercano. Aver fede è un verbo dinamico: bisogna sempre alzarsi, muoversi, cercare, proiettarsi, guardare oltre; lavorare il campo, viaggiare, scoprire sempre, interrogare sempre. In queste due parabole, tesoro, perla, valore, stupore, gioia sono nomi di Dio. Con la loro carica di affetto, con la travolgente energia, con il futuro che dischiudono. Si rivolgono alla mia fede e mi domandano: ma Dio per te è un tesoro o soltanto un dovere? È una perla o un obbligo? Mi sento contadino fortunato, mercante dalla buona sorte. E sono grato a Colui che mi ha fatto inciampare in un tesoro, in molte perle, lungo molte strade, in molti giorni: davvero incontrare Cristo è stato l’affare migliore della mia vita! (XVII Domenica del Tempo Ordinario. Nessun viaggio è lungo per chi ama, a cura di Ermes Ronchi).

 

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