Il primissimo comandamento (prima parte)

Il primissimo comandamento (Segue) (SEMI n. 243, Gennaio 2022, Quando Dio semplifica tutto)

Abbiamo visto che il primissimo comandamento, è quello di coltivare la terra. Noi non siamo liberi di farne di tutto e di più per soddisfare semplicemente le nostre voglie passeggere.

 

Conoscere la volontà di Dio

Affidandoci la creazione, Dio ne fa il luogo dove vuole condurre una vita comune con noi. E questo già indica che tutto quello che riempie il nostro carrello al supermercato, lungi dall’essergli indifferente, sarà la materia prima di questa unione a lui che desidera e alla quale ci invita, perché l’anima deve comprendere che il desiderio di Dio in tutti i doni che egli ci fa, è di disporla all’unione divina (s. Giovanni della Croce). Tutto quello che c’è nel mio carrello è allora per “dispormi all’unione divina”, e aldilà, tutti i doni di Dio sono per permettermi di condurre una vita comune con lui e non una vita individuale che non riguarderebbe altri che me.

C’è in questa consegna dell’universo nelle nostre mani, un vero comandamento di Dio, salvo a rinunciare a questa vocazione dell’unione divina e a ridurre il nostro destino a quello degli animali. In effetti, vi ho creati per amore e non potete vivere senza amore, diceva Dio Padre a santa Caterina da Siena. Dunque è nella scala minuscola dei mille dettagli della vita quotidiana che sono invitato a vivere la volontà di Dio e tutta la questione sta nell’imparare a discernerla istante dopo istante:

 

La volontà di Dio non ci arriva tutta insieme e in un unico blocco, ma piuttosto a pezzi e generalmente in frazioni molto piccole. Il nostro compito è quello di riunire questi diversi frammenti e di farne una vita e una vocazione regolare. Come una lanterna nella notte, la grazia ci dà la luce per rischiarare i nostri passi, in un ambito sufficiente a prevenire gli incidenti; ma allora dobbiamo guardare dove mettiamo i piedi…Le ore sono come degli schiavi che si susseguono per portare legna alla fornace. Ogni ora viene con un suo piccolo fagotto di volontà divina sul dorso. Se così com’è, apprezziamo la nostra grazia presente, vuol dire che cominciamo a comprendere i disegni di Dio… Il momento che finisce ha più portata sulla nostra eternità del nostro intero passato e l’avvenire non ne ha affatto e diviene in qualche modo importante, a questo riguardo, solo passando pezzo per pezzo attraverso la manifattura del presente.

William Faber (1814-1863), Conferenze spirituali, pag. 388ss

 

In questa “manifattura del presente”, come discernere la volontà di Dio negli oggetti che mi si offrono sui ripiani del supermercato? Continuiamo la nostra lettura del primissimo comandamento nel libro di Genesi: Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. (Gn 2,19ss). Nel compimento di questa missione di dare il nome alle cose, abbiamo l’inizio della risposta dell’uomo a questo primissimo comandamento. Nominare, è prendere possesso, è già agire: L’essere senza nome è poca cosa che se non ha nome, non è neppur concepibile e non esiste affatto realmente (Charles Gay). Ora, il nome proprio di qualche creatura è quello per il quale Dio l’ha portata all’esistenza: Dio dice: che la luce sia, e la luce fu!, etc… Invitando l’uomo a nominare quello che ha creato, Dio lo invita ad unirsi a lui in questo atto di creazione: prima di essere una “cosa” da utilizzare, la creatura è una parola che Dio pronuncia nella sua volontà di condurre vita comune con noi.

Se volessimo fare un passo in più in merito a questo invito, sempre nel libro della Genesi, si sottolineerebbe l’episodio della torre di Babele come quello della perdita del vero nome delle cose a seguito del peccato originale e dell’inizio di un fraintendimento fondamentale tra gli uomini. È lo stesso controsenso che ci fa sprecare e accumulare nel nostro carrello merce che si accatasterà l’indomani nelle pattumiere. Così che più si consuma, meno si costruisce. Si rileverebbe soprattutto che creandoci a sua immagine, Dio ci ha reso capaci di trovare il vero nome, il vero senso delle cose, capacità che si chiama ragione, la parola latina ratio indica la qualità e quantità giuste, così che vivere razionalmente è il giusto modo di utilizzare la creazione secondo l’intenzione per la quale Dio l’ha creata.

 

Come vivere “razionalmente”?

 

Bisognerebbe riprendere qui il nostro capitolo sul “valore aggiunto” (cfr. Semi maggio 2020), cioè su questa scoperta del senso delle cose che permette di progredire nell’intelligenza della realtà, e da lì il dominio della creazione, man mano che si cresce anche nell’amore. Niente è così curioso da osservare quanto l’imparare a leggere un testo o la vita, perché si assiste allora ad una sorta di miracolo: il bambino che legge lentamente una dopo l’altra le lettere del testo che gli si propone, non dubita un istante che quel testo abbia un senso, che non è nelle lettere, ma che le lettere gli riveleranno. È in funzione di questo senso ancora nascosto che il bambino formerà le sillabe, poi le parole, poi le frasi sempre più comprensibili, fino a quella che gli rivelerà infine il senso definitivo che gli varrà una buona nota. Questa bussola che lo guida inconsciamente ha qualcosa a che vedere con quello che i filosofi chiamano legge naturale, di cui tutti siamo portatori e senza la quale non sarebbe possibile alcuna comunicazione tra gli uomini. La torre di Babele è crollata precisamente perché i suoi operai non riconoscevano, o meglio riconoscevano solo in parte quella legge naturale. La riconoscevano abbastanza per costruire dei pezzi di muro, ma non abbastanza per salire fino in cielo, ci dice il testo sacro: tale è la situazione dell’uomo smarrito a causa del peccato, finché il cielo discendendo sulla terra, non gli fa ritrovare il vero senso della sua vita. In tal modo possiamo constatare come il primo comandamento ci introduce ai dieci comandamenti, poi ai consigli evangelici, che saranno il coronamento del nostro apprendistato della volontà di Dio nella nostra vita. (Segue)

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