Il primissimo comandamento (quarta parte)

Il primissimo comandamento (Segue)  (SEMI n. 246, Aprile 2022, Ancora l’unione)

 

Scoprire le preferenze di Dio

Al di là dei soli comandamenti di Dio e dei consigli evangelici, come sapere in una certa situazione la soluzione che Dio preferisce? Chi mi dice se Gesù preferisce che occupi la mia domenica pomeriggio andando a passeggiare, oppure andando a visitare un malato in ospedale, sapendo che entrambe le cose sono compatibili con i comandamenti di Dio e i consigli evangelici? Abbiamo visto il mese scorso che in una storia d’amore, questo genere di scelta suppone che colui o colei che io amo mi indichi lui stesso quello che preferisce, al di là delle buone ragioni o meno, legate alle due soluzioni. E colui o colei che io amo, non mi imporrà la sua preferenza, ma lascerà piuttosto che io la indovini, perché si tratta non tanto di soddisfare un bisogno, ma piuttosto di manifestare la nostra volontà di vivere in comunione con l’altro. Cercando di fare piacere al nostro amico, si tratta allora di entrare nel suo sguardo, di lasciarmi in qualche modo trasformare in lui, e di vedere le cose come lui li vede. Questo è tutto il tema della preghiera o più generalmente della vita spirituale del cristiano, tra Dio e noi. In effetti, solo e soltanto al termine di una lunga frequentazione il suo sguardo diventerà il mio:

 

Nella misura in cui guardiamo più vivamente il nostro riflesso che appare in uno specchio, questo riflesso ci guarda ancor più attentamente; e nella misura in cui Dio getta più amorevolmente i suoi dolci occhi sulla nostra anima che è fatta a sua immagine e somiglianza, la nostra anima guarda reciprocamente la sua divina bontà più attentamente ed ardentemente, corrispondendo, secondo la sua piccolezza, a tutti gli accrescimenti che questa sovrana dolcezza fa del suo divino amore verso di lei.

Francesco di Sales (1567-1622), Trattato dell’Amore di Dio, III, 2

 

Questa progressiva chiarificazione dello sguardo interiore corrisponde a quello che i maestri cristiani chiamano “via illuminativa”, cioè la crescita in lucidità nella percezione del mistero di Dio e della sua volontà, man mano che si avanza nella vita spirituale. Prima, i comandamenti di Dio e i consigli evangelici indicavano il cammino del nuovo cristiano e ve lo riportavano quando se ne allontanava: egli era nella “via purgativa”. Ora, a forza di guardare la divina bontà più attentamente ed ardentemente”, di illuminazione in illuminazione, ha a poco a poco “rivestito i sentimenti di Gesù Cristo (Fil 2,5) e la via illuminativa l’introduce ormai alla “via unitiva”, con una percezione quasi spontanea della volontà di Dio. Ѐ in questa via che le preferenze di Gesù diventano le nostre, non più come doveri penosi che bisogna assolvere trascinandosi faticosamente ma come la felicità della più grande unione possibile in tutte le circostanze.

Ma finché non saremo nella via illuminativa, non conosceremo questa spontaneità dell’amore perfetto e non vedremo che confusamente quello che Dio preferisce, provando nella nostra volontà una resistenza a compierlo. Perché? Perché un Nemico è là, cercando in ogni modo di ostacolare questa unione, suggerendo cattive ragioni per non volere quel che Dio vuole: È proprio vero che Dio vi ha detto: «Non dovete mangiare nessun albero del giardino?» (Gn 3,13) – …non ha detto veramente così, ha detto tutt’altro…. Quando questa discussione interiore ci sembra insormontabile:

 

Se non arriverete a conoscere la volontà di Dio, lasciate che vi dia un consiglio per la vostra condotta. Se avete davanti due azioni o anche due modi di comportarvi; fare o omettere qualche cosa, e non sapete cosa sia meglio, la prima cosa da fare sempre, è di esaminarvi, e allora la cosa più sicura da fare è quella più contraria alla natura. Scegliere quello che maggiormente gratifica le inclinazioni naturali, è scegliere la cosa meno sicura. Infatti, più si vive secondo la natura e i suoi piaceri, meno si vive secondo Dio e la sua volontà. Più si vuole vivere secondo lo Spirito, più si deve imparare a morire alla natura propria.

Taulero, Sermone 33

 

Questo vuol dire che Dio preferisce sempre quello ci piace meno? No, ma che il Nemico si adopera sempre a farci trovare piacevole quello che dispiace a Dio: il frutto dell’albero «sembrava buono da mangiare e gradito agli occhi» (Gn 3,6). Il Nemico incoraggia l’animale che è in noi, perché il movimento della natura è opposto a quello dell’amore: la natura isola e mette in competizione laddove l’amore unisce, e il Nemico vuole ostacolare proprio l’unione a Dio e ai fratelli. Per questo tra due soluzioni ugualmente ragionevoli, san Giovanni della Croce esplicita Taulero invitando l’amico di Dio a scegliere quello che gratifica meno la natura:

 

Che si faccia in modo di orientarsi non verso il più facile, ma verso il più difficile; non verso il più gradevole, ma verso il meno gradevole, non verso quello che soddisfa di più il gusto, ma verso quello che dà meno gusto; non verso il riposo, ma verso quello che dà più fatica, etc.

La Salita del Monte Carmelo, I, 13

 

Queste raccomandazioni sono state spesso mal comprese, per non aver rispettato il contesto: san Giovanni della Croce non cerca lo sgradevole in se stesso, ma l’amore per l’amore, per cui lo sgradevole diventa solo un pretesto per farne a meno, poiché il Nemico gioca sulla confusione mortifera tra piacere e felicità. L’alpinista sa bene che è spiacevole graffiarsi le mani contro la roccia, ma questo non intacca la sua felicità di arrivare alla vetta. Laddove il tentatore ci proporrà sempre la pomata per le mani, san Giovanni della Croce ci inviterà ad andare avanti, senza trascurare la pomata, ma senza farne una condizione per continuare l’ascesa. Nel superamento di lui stesso, egli si scoprirà infine nell’unione con Dio in vetta alla montagna, e in quel momento la volontà di Dio sarà perfettamente chiara. Da quel momento in poi vivrà ciò come una preferenza e non più come un dovere penoso:

 

Se si agisce così, di buon grado, facendo in modo di conformare la propria volontà, in poco tempo vi si troverà grande delizia e consolazione, operando con ordine e discernimento.

Ibidem

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