Semi di contemplazione

Numero 247 – Maggio 2022 – L’Equilibrio contemplativo

L’Equilibrio Contemplativo

Autore: Beata Anna di San Bartolomeo

 

COMMENTO DI PADRE MAX HUOT De LONGCHAMP

L’AUTORE Anna Garcia nacque nel 1549, ad Almendral, in Castiglia, da una numerosa famiglia di agricoltori benestanti, e divenne all’età di 20 anni una delle compagne di Teresa d’Avila che cominciava a intraprendere la riforma del Carmelo. Analfabeta, ne fu la prima sorella conversa e ricevette il nome di Anna di San Bartolomeo.

IL TESTO Anna di San Bartolomeo ha imparato a scrivere solo dopo essere entrata al Carmelo e la tradizione ci dice che fu un miracolo! Di lei ci restano alcuni opuscoli sulla formazione delle novizie, un’autobiografia redatta sotto l’ordine dei suoi superiori e un gran numero di lettere. Bérulle ne fu destinatario privilegiato. Mal redatte, da una donna che non era mai stata a scuola, il loro interesse risiede nella loro spontaneità e nella loro assenza di ogni pretesa letteraria. Mentre il lirismo di Teresa d’Avila rischia di farci considerare gli stati mistici come straordinari ed eccezionali, Anna di San Bartolomeo sprigiona una rassicurante impressione di normalità, quasi di banalità, che aiuta ad addentrarci nella via del Carmelo.

§ 1. Mentre la sua biografia testimonia una vita piena di responsabilità e ricca di fenomeni soprannaturali, Anna è pienamente in queste poche righe, che mostrano la sua indifferenza a se stessa: ciò che conta per lei è l’obbedienza e la semplicità. Se le si domanda il suo parere, lei lo dà, ma sempre preferendo la vita nascosta e l’umile servizio fraterno.

§ 2. Anna di San Bartolomeo non parla che……………..

CATECHISMO SPIRITUALE

Alla scuola dei Santi

«Sono io, non abbiate paura»

1. L’infelicità è la paura

Immaginiamo per un istante che la malattia non ci faccia più paura, che l’incidente non ci faccia più paura, che il vicino non ci faccia più paura, che il poliziotto non ci faccia più paura; in breve, che la vita non ci faccia più paura: niente sarà cambiato, ma avremo ritrovato il paradiso perduto. Guardiamo più da vicino. Un amico raccontava la disavventura seguente: in occasione di una visita medica per una malattia che credeva benigna, il medico gli annunciò che le cose erano ben più gravi di quello che pensava e che i suoi giorni erano contati. Tutto d’un colpo, il mondo gli crollò addosso e la sua reazione fu un’angoscia atroce; la peggiore giornata della sua vita! Ma ecco che degli esami più approfonditi rivelarono che il medico si era sbagliato e che il male sarebbe guarito in alcune settimane. L’angoscia del malato lasciò il posto istantaneamente a un sollievo paradisiaco, come se fosse già guarito! Da questo episodio traiamo una prima conclusione: non è la malattia che rende infelice, poiché in realtà, non esisteva; non è la salute che rende felici, poiché in realtà, quel malato non era ancora completamente guarito. Dove si collocava allora la sua infelicità? Nell’ idea che si faceva della malattia. L’infelicità non è dunque nelle cose, ma nell’idea che ci facciamo delle cose o, più precisamente, nell’immaginazione.

Guardiamo ancora più da vicino. Tutti abbiamo fatto l’esperienza seguente: alla fine di una passeggiata nel bosco, ecco che al calar del sole non ricordiamo più bene dove abbiamo lasciato l’auto. Una leggera angoscia assale…cerchiamo una………

Il Tema della rubbrica è : Sepolto nel cuore di Gesù

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