- Quando parliamo di elevare un’anima alla vista fissa e immobile dell’essere infinito di Dio, che è l’orazione di semplice sguardo, è assolutamente importante purificare tutte le nostre luci per ridurle all’oscurità della fede nuda, su cui deve appoggiarsi questo sguardo fisso e immobile. Altrimenti, non sarebbe una vista cristiana, ma solo la speculazione di un filosofo. Poi, è necessario impedire alla mente ogni tipo di ragionamento che la getterebbe necessariamente nella molteplicità, invece che nell’unità in cui il semplice sguardo si deve fissare. Allora Dio terrà legate tutte le potenze dell’anima, in modo che non conosceranno più nulla se non il loro Dio; ed esse non si accorgeranno se operano o meno, senza riflettere su se stesse, in modo che per tutto ciò che è al di sotto di Dio, saranno senza conoscenza e senza luci, immerse in una profonda oscurità.
- In effetti, la prima disposizione di un’anima che ha intenzione di entrare nella contemplazione, è un desiderio di ascoltare Dio: ella impone il silenzio a tutti i suoi pensieri, impedisce alla mente di fare ogni ragionamento, e non permette, perfino, alla volontà di fare alcun rumore tramite il movimento delle affezioni. Bisogna allora che lo spirito e la volontà si tacciano, e che Dio solo parli: le sue parole sono incomparabilmente più gradevoli e più efficaci di quelle degli uomini.
CATHERINE RANQUET: Lettere ai suoi direttori
(Segue)
La ricchezza inesprimibile del termine “Cuore”
Solo chi ama può pronunciare la parola «cuore» sapendo quello che dice, e solo chi è unito con amore al Signore crocifisso comprende che cosa significa parlare del «Cuore di Gesù». Così il teologo gesuita Karl Rahner apre un magnifico scritto sul Cuore di Cristo, dedicandosi poi a spiegare il valore originario della parola “cuore”.
